I nuovi assistenti vocali casalinghi tra dubbia utilità e paranoie.

Da pochi mesi le nostre case, anche per il costo non proibitivo, sono state dotate di un nuovo soprammobile assai curioso che, diversamente da statuette e portaceneri che sono di godimento all’occhio ma sostanzialmente cattura polvere, esaudisce le richieste più varie, dando informazioni, attivando caloriferi, mettendo musica o declamandoci la ricetta degli gnocchi alla romana. Ma come facevamo prima? avevamo gli assistenti vocali sugli smartphone; ma ancora prima? consultavamo l’enciclopedia o il ricettario, oppure semplicemente non potevamo contare su questa informazione e ce ne facevamo una ragione. La pubblicità del ragazzo che chiede ad alexa di creare l’atmosfera giusta per la cenetta con la ragazza, è fuorviante: forse il ragazzo non può mettere la musica, accendere le luci, accendere il condizionatore o preparare un risotto o un koctail di gamberi in autonomia? Quel ragazzo deve sapere che, atmosfera o no, il buon esito della cena dipende da lui e lei. Insomma, tutto quello che i commercianti Amazon dicono sull’utilità di questo apparato, andrebbe ridimensionato. A

ltra storia è per le persone con disabilità: un non vedente che potrà gestire condizionatore e caldaia, oltre che luci e tv, la lettura di un libro, un disabile motorio che potrà aprire la porta, alzare tapparelle e tende esterne sarà evidentemente felice di poterlo fare in autonomia. Magari non si tratta ancora di intelligenza artificiale, che potrà prendere decisioni al posto dell’utente, e forse è ancora meglio così, nonostante quello che si afferma. Siamo solo agli inizi della domotica e ancora dovremo attendere sviluppi al momento imprevedibili. Siamo comunque alle solite: questi assistenti vocali rappresentano si una novità, ma non così eclatante, epocale come i venditori ci vorrebbero far credere per indurci all’accquisto, abbagliati dalle meraviglie che si possono fare e talmente impazienti da correre al primo centro commerciale pronti alla spesa.
Ma passiamo alle paranoie complottiste. Girano su youtube innumerevoli video che indurrebbero al sospetto che amazon eco lavori indirettamente per la Cia. Se si chiede infatti, cosa sia la Cia, Amazon risponde correttamente che si tratta della agenzia di spionaggio statunitense che rivolge le sue attenzioni all’estero, controllando anche i rapporti interpersonali e acquisendo informazioni. Se però chiedi (ma tu per chi lavori?” ti risponde che lavora per Amazon. Allora osi: “amazon lavora per la cia?” e qui amazon eco fa un gran lavoro: fino a qualche tempo fa, semplicemente si spegneva; ora ti risponde che Lei lavora per Amazon. Ma io non ti ho chiesto se tu lavori per la Cia, ti ho chiesto se Amazon lavora per la Cia; Alexa imperterrita risponde che Lei lavora per Amazon, eludendo la risposta diretta. Qualcuno ipotizza che viene data la solita risposta tipicamente giuridica anglosassone: “mi appello al quinto emendamento per non essere incriminato”. A mio avviso, semplicemente, proprio perchè ancora non è una intelligenza artificiale, gli operatori di Amazon non hanno implementato questa risposta nel database. La riprova è che, se chiedi se lavora per me, Lei continua con la solita risposta. Scherzi a parte però, non vi lascia un pochino in ansia il fatto di sapere che ci sono microfoni sensibili costantemente aperti in casa? Non più tardi di qualche mese fa, Amazon era finita sui giornali per aver erroneamente messo on line ore e ore di conversazione di un appartamento in Germania; perfino i discorsi degli occupanti e le loro cantate sotto la doccia. E allora, ne vale davvero la pena?

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