Può forse un cieco guidare un altro cieco? la parabola dei ciechi.

“Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno entrambi in un fosso?”

Prendo spunto da questo versetto del Vangelo di Luca ma anche dal quadro “la parabola dei ciechi” di Peter Bruegel il vecchio, nonché da un video di Diego Fusaro nel quale mi sono imbattuto girellando su youtube. Ma andiamo con ordine.

Il vangelo

Gesù ci mette in guardia sulle guide delle comunità che, magari per presunzione o superbia, finiscono per essere più cieche delle persone guidate. Il cieco si affida ciecamente, (bel gioco di parole): si abbandona al punto che molto spesso non capisce neppure la strada che sta percorrendo. Sull’accompagnamento scriverò successivamente per averci riflettuto al punto di farne un intervento sull’accompagnamento nella catechesi, ma posso senz’altro affermare che non basta vederci bene per accompagnare bene, che se un cieco conosce un luogo o una situazione può essere senza alcun dubbio d’aiuto e guidare un altro cieco: perché l’accompagnamento è soprattutto Coinvolgimento e chi può essere più coinvolto nella storia di un cieco se non un altro cieco! Nella realtà, i migliori insegnanti dei non vedenti sono altri non vedenti, le motivazioni che spingono un non vedente a sollevarsi dalla disperazione e dalla frustrazione per riprendere la sua vita in mano, sono date principalmente da altri non vedenti che sono Visti come modelli.

Il quadro di Bruegel.

Si tratta di una pittura del 500 su tela, piuttosto grande. Sono rappresentati 6 pellegrini inevitabilmente ciechi; il pittore ha studiato, o quantomeno osservato attentamente anche le varie patologie oculari. È ovviamente tratto dalla parabola di Luca e questi ciechi, guidati da un cieco, finiscono per precipitare nell’abisso, senza neppure avere la percezione di precipitarci. Si tratta di un’opera d’arte che si può ammirare presso il museo nazionale di Capodimonte a Napoli. Significativa è anche la sua storia recente: considerata dal gerarca nazzista Goering preziosa, era stata trafugata e portata in una miniera di sale austriaca. Recuperata e riconsegnata da alcduni studiosi a Napoli.

Il video di Fusaro.

Dico subito che non mi è piaciuto se considero gli aspetti banali: non sono un filosofo. Audio pessimo, forse poco coinvolgimento e nessun accenno alla realtà dei fatti. Concordo sul fatto che da sempre l’immagine della cecità è una potente metafora della dimensione spirituale di assenza e di consapevolezza. Si tratta di una metafora ma anche di un pregiudizio: è opinabile il fatto che un non vedente, solo per il fatto di esserlo, è assente o inconsapevole. Ci sono criteri diversi ma, non si può dire che uno che non vede è inconsapevole di ciò che lo circonda. L’analisi probabile di Bruegel e oltre Bruegel, mi trova concorde. L’odierna società del tecnocapitalismo globalizzato ci pone in uno stato simile all’immagine rappresentata che diventa fortemente significativa e profetica. Siamo come dei ciechi che seguono un cieco (spiritualmente cieco, vorrei aggiungere), per precipitare tutti in un abisso, in una spirale nichilistica. Siamo tutti dominati da una insensatezza dominante già profetizzata da Nietsche e Kierkegaard quando diceva che siamo tutti in una barca il cui timoniere è il cuoco di bordo. Sotto questo aspetto si, il quadro di Bruegel è davvero un monito fortissimo, stiamo vivendo la Notte buia della nostra civiltà, così tenebrosa che, come affermava Heidegger, non siamo più neppure in grado di vedere la tenebra in cui siamo avvolti.

Allora siamo spacciati? già precipitati?

Vero è che viviamo senza interrogativi, che non ce li poniamo neanche più,che comunque ci illuminerebbero il cammino, vero è anche che non abbiamo punti di riferimento e senza questi, lo testimoniano i ciechi, al buio si precipita invariabilmente. Banalmente io qualche interrogativo me lo pongo: siamo davvero inconsapevoli di ciò che ci sta accadendo? Ma davvero non abbiamo punti di riferimento? Traendo spunto dalla mia realtà imperfetta, posso dire che diverse persone sono Consapevoli (le sentinelle dell’aurora), che lottano e sono animate dalla Speranza che è una punta di candela ma pur sempre qualcosa in una notte di tenebra. Posso ancora dire che, dalla mia esperienza di cieco, per orientarsi bastano pochissimi punti di riferimento ritenuti banali e privi di senso da chi vede abituato alla globalità delle cose e non vive di dettagli: l’odore del pane in una via, il terreno sconnesso sotto i piedi, il suono delle stoviglie di un ristorante, il suono di rimbalzo di un muro o il vuoto che, stando concentrati si percepisce. Buttiamo via gli stereotipi, abbattiamo i pregiudizi ed esorcizziamo le paure che, loro si, ci paralizzano.

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