L’ESTENUANTE FATICA DEL CAMBIAMENTO. (PARTE I)

Il cambiamento talvolta ci assale: lo temiamo, lo subiamo, ci mette in crisi, ci crea disagio facendoci sperimentare la nostra proverbiale inadeguatezza; mentre talvolta siamo proprio noi i protagonisti di un cambiamento, auspicandolo e lavorando alacremente per realizzarlo.
Ma perchè cambiare e cosa è il cambiamento? Il cambiamento è naturale, tutto è cambiamento: temperatura, ma anche il nostro umore, le circostanze: fattori interni ed esterni. Le persone per cambiare qualcosa, muovono energie perchè tendono a realizzare cose buone e nuove. Ma cambiare punti di vista, abitudini, modalità è estremamente faticoso: consuma molte energie il doversi riprogrammare, accettare il contributo e le idee degli altri. Dicono i soliti studiosi che, mentre nel 1940 la conoscenza cambiava ogni 2 anni, nel 2004 siamo passati a 18 mesi e oggi? Oggi cambia tutto ogni 11 ore; non è sorprendente?
E allora! mentre un tempo l’unità di misura era l’esperienza, oggi di questa non ce ne facciamo molto. Oggi il parametro sembra essere il sapersi districare in modo critico: il discernimento e soprattutto la flessibilità. Abbiamo tutti una zona di confort che, a dirla tutta, si è di molto assottigliata. Un tempo un padre poteva dire a suo figlio (lascia fare a me che ho esperienza”, oggi i figli ci prendono il telecomando o l’iphone e risolvono a noi i problemi. Non possiamo ovviamente avere tutte le risposte e diventa fondamentale sapere dove andare a prendere queste risposte, vagliarle criticamente e farne tesoro. Naturalmente tutto va troppo veloce ed è inutile e impossibile raggiungere la perfezione; dobbiamo dosare le nostre energie fisiche e soprattutto mentali per resistere appunto al cambiamento.
Il cambiamento ci costa paure, fatica e aggressività; dobbiamo dunque dialogare (valorizzare al massimo il lavoro in gruppo),, ascoltare, pensare alla crescita e ai benefici che ne derivano. Se ci si allena ai cambiamenti, sviluppiamo una muscolatura più forte.
Ci sono trappole che vanno scoperte e disinnescate…….

SE SEMBRA IMPOSSIBILE, ALLORA SI PUÒ FARE.

le sfide piccole e grandi, mi hanno sempre affascinato; sono state il viatico della mia vita, la molla che mi ha lanciato nel superamento degli ostacoli.

mi ha catturato il titolo di questo libro di beatrice vio, la famosa schermitrice paraolimpica, “se sembra impossibile allora si può’ fare”. mi sono sentito personalmente coinvolto: stesso approccio alla vita, stessa volontà’ di non arrendersi affrontando le difficoltà’ con il sorriso.

magari non diventerà’ una scrittrice, pero’ la lettura risulta scorrevole e finisce per diventare un libro motivazionale, di stimolo per tutti quelli che, pur avendo tutto, si deprimono, si piangono addosso e buttano via le energie migliori lamentandosi.

Ho letto-ascoltato il libro da audible, una piattaforma di libri letti da lettori professionisti che aggiungono valore all’opera stessa. Ho inserito qualche scampolo nel video che ho fatto per youtube.

https://youtu.be/PrIPl3-JfJI

LA NOVITA’ PIU’ ECLATANTE DI IOS 12? FORSE LA APP COMANDI.

Da qualche tempo è uscita la versione 12 di ios: il sistema operativo dei nostri iphone. Le novità non sembrano essere così evidenti, e comunque non sono di quelle che saltano all’occhio: un po’ di emoticons, qualche restiling grafico e poco altro.

Con la versione attuale di ios però. è stata resa disponibile una app che, con un po’ di dedizione, può esserci utile. Si chiama comandi e deve essere scaricata dall’appstore. Con questa app, è possibile programmare una serie di operazioni e farle svolgere lanciando il programma che viene generato, anche associandola ad una parola che può essere registrata su Siri: l’assistente del nostro cellulare. All’apertura della app, si presentano 2 sezioni: la libreria, dove ci saranno i programmi personali che produciamo, e la galleria, molti programmi già pronti all’uso. Si possnno condividere con gli amici. Qualche esempio: possiamo localizzarci, sapere quanto tempo impiegheremo per tornare a casa, comunicarlo ai nostri familiari via messaggio e farci, nel mentre, leggere un libro ascoltarci della buona musica. Possiamo associare questa procedura automatizzata ad una o 2 parole che registriamo su siri, per esempio (sto arrivando). Quello che si potrà fare dipende solo dalla nostra creatività, dal tempo che vogliamo dedicare per preparare questo programma e dal vantaggio che ce ne deriverà. Così possiamo trovare programmi già pronti di traduzione e invio per mail, conversioni tra formati diversi, generazione di codici qr per passare connessioni di reti, consultazione rapida di orari ferroviari, appuntamenti condizionati e innumerevoli altre cose.
Sul mio canale youtube ho prodotto un video che ne mostra le potenzialità.

https://youtu.be/ukYzqMQC1XI

SIAMO TUTTI PERENNEMENTE DISTRATTI!

Ad un osservatore accorto non può sfuggire lo stato di distrazione nel quale siamo immersi. Non possiamo rinunciare al cellulare che consultiamo centinaia di volte al giorno: mentre lavoriamo, mangiamo, guidiamo, guardiamo un film, siamo a letto. Molte sono le conseguenze di questo nostro atteggiamento: intanto non riusciamo più a concentrarci su una cosa alla volta facendo tutto in modo approssimativo. E tanto per sfatare una leggenda metropolitana, il nostro cervello non è concepito per il tanto auspicato multitasking: attitudine a fare più cose contemporaneamente; purtroppo in questo le macchine ci battono clamorosamente. Riusciamo a portare avanti molte cose a patto che svolgiamo rigorosamente una attività dopo l’altra. Da qui lo stress, il senso di inadeguatezza che ci induce alla fretta del giudizio sulle persone e le cose. Ma c’è un altro fattore apparentemente positivo ma che è già diventato negativo: abbiamo debellato la noia. Non ci annoiamo più; non abbiamo più il tempo di farlo: quando dobbiamo aspettare l’autobus, guardiamo i post di Facebook sul cellulare o giochiamo. Ricordo che quando ero piccolo tornando a casa dal collegio mi annoiavo e chiedevo ai miei di farmi fare qualcosa: mi ingegnavo per trascorrere le lunghe ore pomeridiane con occupazioni varie. La noia è un meccanismo che ci rende creativi, stimola il pensiero che è anestetizzato quando siamo concentrati, si fa per dire, sui nostri cellulari. Già il tempo utilizzato per chattare, giocare, smanettare, è letteralmente rubato alle letture, agli incontri con gli amici. Cerchiamo di pensarci ogni tanto tra un messaggio di WhatsApp e l’altro.

NON SAPPIAMO ASCOLTARE!

Quante volte vi sarà capitato di assistere a dialoghi tra 2 persone che si parlano addosso senza prestare il minimo ascolto a ciò che hanno da dirsi; certo che a volte l’eloquio è povero e probabilmente non varrebbe neppure la pena di essere ascoltato. Tutti affannati sul loro binario parallelo che corre accanto a quello del loro interlocutore senza mai incontrarsi in un dialogo minimamente costruttivo. è piuttosto buffo assistervi ma, spesso questi dialoghi sono l’anticamera dell’aggressività e della violenza che da verbale sfocia in quella fisica. Tutti a far prevalere le proprie ragioni, sordi a quelle degli altri. Eppure siamo stati creati con un apparato fonetico e 2 organi preposti all’ascolto ma, evidentemente chi sente non è detto che ascolti. L’ascolto è una pratica complessa che esige un esercizio, una scuola, una disciplina: ne faccio esperienza quotidiana per la mia esigenza di dover leggere ascoltando. Se non sei abituato, dopo alcuni minuti lattenzione è già svanita e ben presto arriva un sonno profondo, pari a quello che sperimenti davanti alla televisione. Per qualcuno l’ascolto è una vera arte; eppure prevalgono i parlatori, quelli che ti intortano, ti plasmano, magari per venderti un prodotto o una ideologia. Ma perchè accade tutto ciò. Forse è sempre stato così, l’uomo apprezza sempre le cose più superficiali, da sempre, non c’è tempo per ascoltare, forse non serve? Servirebbe invece a noi stessi perchè l’ascolto è alla base dell’apprendimento, dell’accoglienza, della pazienza, della meditazione, della ricchezza interiore. La parola invece può essere violenta, maldicente, rumorosa e diventa, consolatrice, generativa, solo se sgorga dopo un lungo periodo di ascolto. Ascoltiamo quindi almeno il doppio di quanto parliamo/ auguriamocelo e lavoriamo per questo.

COSA SI POTREBBE FARE PER VALORIZZARE LE RISORSE DEI DISABILI!

Prendo spunto da un comunicato dell’agenzia Adnkronos del 17-07-2017, UN TANTINO VECCHIO MA ANCORA ATTUALE.

In questo comunicato si sostiene che 8 disabili su 10 sono disoccupati, e che quindi si dovrebbe porre una particolare attenzione per l’inserimento e la valorizzazione dei disabili.

Certo! siamo portati a considerare le persone per quello che non hanno, piuttosto che per quello che, in base ad una analisi più attenta, potrebbero avere, e finiamo per disperdere risorse, capacità facendo pesare sulla collettività questa miopia.

Hai voglia di parlare di valorizzazione e di inserimento con delle cifre così disarmantie deludenti: i pregiudizi, come serpenti, di cui parlavo in un video sul mio canale, resistono e si perpetuano.

http://www.youtube.com/watch?v=f2HEK2nWcBc

In quest ocontesto desolante, la nuova figura del Disability manager, che dovrebbe avere competenze manageriali ed economiche, oltre che psicologiche e sociali, potrebbe giocare un ruolo importante. In Italia si tratta di una figura ancora poco sperimentata ma già ampiamente diffusa in Europa. Mi piacerebbe capire di più, definire meglio il ruolo ma soprattutto sapere quanto margine di man ovra ha: in pratica, cosa può fare di concreto per valorizzare le risorse dei disabili che sono davvero tante e possono contribuire allo sviluppo umano ed economico dell’intera nazione. Chissà se se si riesce ad approfondire questo tema in un qualche modo! Nel caso si potesse, lascio la tribuna aperta:

che idee avete del disability manager?

Può operare concretamente per la valorizzazione delle risorse dei disabili?

Chi è tenuto a promuovere iniziative tese a valorizzare competenze e sensibilità, lo ripeto, utili per tutti?

ACCESSIBILITÀ DEI SERVIZI PUBBLICI A SPORTELLO; A CHE PUNTO SIAMO?

Tutto sembrerebbe scontato: legge Stanca, diversi regolamenti e circolari, che non lascerebbero scampo, ormai il disagio dei cittadini è vecchia storia ….. ma a chi non è mai capitato di aver trovato personale allo sportello decisamente non preparato ad affrontare problematiche inerenti le persone disabili

ma non solo, anche per gli anziani in difficoltà con la tecnologia, che balbetta frasi cariche di ansia che fanno inferocire chi le ascolta.

Già è difficile raggiungere lo sportello: corridoi, scale, tornelli, prenotazione del numero; per non parlare dei bancomat, vero spauracchio anche solo per gli anziani,posto dove apporre la firma, imbarazzo dell’impiegato che, se è incline alla bontà, magari ti aiuta! eccetera.

Nelle leggi e circolari si manifesta il diritto di esprimere la propria volontà in autonomia, ma come? Predisponendo, ad esempio, i servizi in tutti i canali di comunicazione possibili (telefono, mail, internet). In una circolare, 3/17, si raccomanda la formazione del personale, oltre che l’utilizzo dei nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia Vengono inoltre date indicazioni: sulla gestione delle attese agli sportelli, sulla mobilità all’interno degli uffici, sulla predisposizione di postazioni adeguatamente attrezzate con ausili assistivi con lo scopo di permettere alle persone di portare a termine le operazioni in autonomia. La circolare sembra chiara ….. ora gli enti pubblici non avrebbero più alibi per ottemperare a queste direttive. Ci riusciranno, oppure prevarrà ancora il pressappochismo, lo spontaneismo, la superficialità che si è impadronita di tutti noi? Ma, che dite! che conosco già la risposta?

Come un non vedente può “vedere” un film senza farselo raccontare?

Sono un appassionato di cinema: mi piace molto frequentare le sale cinematografiche, anche se oggi frequentare il cinema è piuttosto anacronistico: i film ce li vediamo a casa, anche se non è proprio lo stesso.
Il problema si presentava quando era necessaria una descrizione dell’accompagnatore di turno nei momenti privi di dialoghi. Ricordo ad esempio, uno spezzone del film “il pianista”, nel quale ci sono più di 10 minuti senza alcun dialogo: la scena riprendeva ciò che vedeva dalla finestra un ebreo nascosto, un assalto dei partigiani polacchi ad una caserma occupata dai tedeschi. Così poteva accadere che, o il film ci veniva descritto con dovizia di particolari a voce sostenuta provocando le ire dei vicini di posto, oppure quando i nostri accompagnatori, sopraffatti dalla vergogna o troppo presi dalle vicende cinematografiche, si dimenticavano di descrivere particolari significativi. Per non parlare di ciò che avviene a casa dove si finisce per stressare i familiari per sapere qualche particolare: “e allora! cosa sta succedendo”, e lascio solo immaginare il fastidio di dover chiedere e quello di dover rispondere.
Ora esiste una app sugli smartphone che può risolvere questo aspetto. Si chiama Movie Reading, ma come funziona? La si scarica, ci viene proposto un catalogo, ancora troppo povero, si scarica la audio descrizione e si porta il nostro smartphone al cinema. Si attende pazientemente l’inizio del film, si toglie l’illuminazione al cellulare per non dare fastidio in sala, ci si mette la cuffia e si attiva l’app. Questa si sincronizza con l’audio che viene captato e nei momenti in cui la descrizione è necessaria, la si può ascoltare dalla cuffia stessa.
Il video che propongo, consente di farsi un’idea di ciò che avviene. In https://youtu.be/lsguKNyqZEM questo modo si può andare al cinema con gli amici godendo a pieno dei vari passaggi del film.
Ma cos’è una audio descrizione? Praticamente è la lettura di ciò che lo scenografo scrive per dare istruzione agli attori di quali devono essere i gesti da compiere oltre al dialogo e va a coprire gli spazi vuoti nei quali, in assenza di parole, il non vedente non potrebbe avere alcuna informazione.
C’è da augurarsi che questa lodevole iniziativa possa continuare in modo da consentire di inserire nel catalogo l’audio descrizione dei film che escono.