La storia delle cuffie

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Servizi e contenuti di facebook e instagram più accessibili per i disabili? ma …. siamo sicuri?

Riporto il contenuto, al solito troppo, diciamo così, divulgativo di servizi utili su facebook e instagram in favore dei disabili. Ma poi mi corre l’obbligo di completare con alcune considerazioni da fruitore.
“da Disabili.com del 07-01-2019”.

Le novita' Facebook, Instagram, Skype, servizi e contenuti piu' accessibili agli utenti disabili

Dalla possibilità di inserire il testo alternativo delle immagini ai sottotitoli in tempo reale, come si muovono i big di internet per l’accessibilità dei contenuti grazie all’Intelligenza Artificiale.

Al ristorante è difficile resistere alla tentazione di immortalare e condividere immediatamente su Instagram il nostro piatto artistico (ah davvero sarebbe così difficile?); al concerto una serie di foto a raffica da sotto il palco non la fai per una story in diretta (anche un non vedente?)? Le famose ginocchia in primo piano su sfondo marittimo, poi, sono il tormentone visivo delle vacanze mostrate su Facebook, un po’ per restare in contatto per gli amici, un po’per dire io sono in spiaggia e voi no ?ma anche no*!
Insomma, la nostra vita ormai è sempre più distillata in immagini condivise in tempo reale sui social, dove la foto la fa da padrona, a discapito del testo.
In considerazione di questo, grazie all’intelligenza artificiale i colossi del web sociale si stanno adeguando per rendersi più accessibili anche alle persone con disabilità della vista i contenuti che quotidianamente tutti noi produciamo attraverso le immagini.

DESCRIZIONE FOTO INSTAGRAM. L’ultima novità arriva da Instagram, che ha annunciato due nuovi miglioramenti per favorire la fruizione dei suoi contenuti da parte delle persone ipovedenti o non vedenti che usano il principale social dedicato alle immagini, amatissimo in particolare dai più giovani, che lo scelgono sempre più spesso, abbandonando Facebook. Instagram, fanno sapere dal quartier generale dell’azienda, ha introdotto due funzioni: il testo alternativo automatico per le immagini, e la possibilità di inserirlo a mano da parte dell’utente. Il testo alternativo non è altro che la descrizione di ciò che è contenuto nell’immagine, che viene letta dallo screen reader della persona non vedente. Instagram ha quindi introdotto questa funzione che può essere sia manuale (l’utente scrive lui la descrizione della foto) sia automatica per Feed, Ricerca e Profilo della app, basata sulla tecnologia di riconoscimento degli oggetti. (qui viene spiegato come fare).

DESCRIZIONE FOTO TWITTER E FACEBOOK- Anche il social di microblogging tradizionalmente più legato alla scrittura, coi suoi 280 caratteri di cinguettii si sta aprendo di più alle immagini. Anche per questo motivo, ormai già da un po’ Twitter ha introdotto la possibilità di inserire a mano una descrizione della foto che si condivide, così che la persona non vedente possa conoscerne il contenuto attraverso lo screenreader. Facebook invece ha da tempo adottato l’intelligenza artificiale per la descrizione automatica di immagini e foto, attraverso l’ausilio del VoiceOver. Anche in questo caso, la descrizione è “ a grandi linee”, segnalando all’utente che la foto può contenere “due persone”, “un’automobile”, ecc.per attivare questa funzione basta andare nelle impostazioni generalidi Facebook.

SOTTOTITOLI IN TEMPO REALE SU SKYPE. Ma non ci sono solo immagini: i sistemi di messaggistica istantanea si adeguano per rendere le conversazioni sempre più accessibili ai propri utenti. Lo ha fatto anche Skype, che ha appena annunciato il lancio dei sottotitoli in tempo reale nelle videochiamate, luna funzionalità che verrà gradualmente resa disponibile per tutti, disponibile su Skype nella versione 8 su Android (6.0+), tablet Android, iPhone, iPad, Linux, Mac, Windows e Skype per Windows 10 (versione 14).
Utile in questo caso alle persone sorde o con problemi di udito, questa funzionalità dovrebbe permettere di leggere in tempo reale ciò che la persona dall’altro capo dello smartphone sta dicendo, grazie a sottotitoli che scorreranno sotto. Al vaglio sembra anche una futura opzione di sottotitoli in una finestra laterale. L’opzione può essere attivata in maniera predefinita dalle Impostazioni o attivata per la singola telefonata, selezionando + durante la chiamata, e scegliendo “attiva sottotitoli”.

Indubbiamente passi avanti se ne sono fatti, altri ce ne
sono da fare, ma la fame ci è venuta proprio mangiando ed è per questo
che a volte ci riteniamo più digiuni di quanto sia in realtà.
In effetti le app dei social sono generalmente più
accessibili, e lo sapete il perchè? perchè vengono realizzate da aziende statunitensi. Lungi da me magnificare la politica degli Stati Uniti, dove se fai un incidente per strada prima ti chiedono che tipo di assicurazione hai e poi
chiamano l’ambulanza. Ogni posto ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma
gli Stati Uniti sull’accessibilità sia del mondo fisico che digitale,
sono mille passi avanti all’Europa e 5000 alla nostra Italia.
Se da 20 anni usiamo i computer con Windows, è perché negli USA la legge
sull’accessibilità impone allo Stato di acquistare solo prodotti che
possano essere utilizzati dai disabili. Microsoft che voleva riempire
gli uffici delle amministrazioni pubbliche americane di computer con
Windows ha dovuto lavorare di concerto con l’allora Henter Joyce, oggi
Freedom Scientific, perché Jaws, il lettore dello schermo con sintesi vocale, funzionasse a dovere.
Oggi possiamo usare un computer Mac e anche Windows, fin
dalla prima accensione perché i sistemi operativi li fanno in America.
Venti anni fa neanche desideravamo la banca accessibile, perchè neppure ce la immaginavamo. Oggi la desideriamo perché Facebook e Whatsapp ci dimostrano che se si vuole, si può fare. Ora sta a noi
lavorare perché migliori il quadro normativo, perché le aziende che
producono il software siano informate delle nostre necessità.
Vogliamo parlare poi dei giornalisti che scrivono di accessibilità per i disabili? Bene! parliamone. Mi piacerebbe sapere se hanno provato a navigare su instagram o anche il più accessibile facebook con una sintesi vocale a bordo di iphone o smartphone. A parte le descrizioni delle immagini, che da sole non bastano per considerare accessibile, fruibile una app o software. Il focus delle sintesi non resta sempre su ciò che si vorrebbe fare, alcuni menu non sono navigabili e neppure è agevole fare un post. Non parliamo, anzi si, di telegram totalmente, desolatamente silenzioso nonostante richieste e petizioni, e potrei continuare con alcune app di banche, servizi di trasporto e siti della pubblica amministrazione locale e nazionale.
C’è la tendenza a semplificare, a far passare una notizia ordinaria come un autentico scoop. Ma un giornalista non dovrebbe vagliare, analizzare, domandare, verificare?

Il web

Il web

https://squarcidisilenzio.wordpress.com/2019/01/06/il-web/
— Leggi su squarcidisilenzio.wordpress.com/2019/01/06/il-web/

Ho lasciato il link di un articolo che sottoscrivo e condivido invitandovi alla lettura. Io parto da una esperienza diversa che porta a trarre le stesse conclusioni dell’articolo in questione. Ho cominciato con facebook timidamente, quasi contro voglia con l’account creato da un mio amico quasi contro la mia volontà. Così è stato anche con youtube che per 4 anni non ha visto un video. Poi ho individuato potenzialità e possibilità per far conoscere la mia attività, per dare un senso. Ho quindi raccolto le farie sfide sui social: pagina facebook, video tutorial su youtube, instagram che non digerisco proprio e da ultimo il blog. Davvero aveva ragione Umberto Eco quando affermava che:
«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».
Senza troppo approfondire, resta il problema: cosa fare, come difendersi o, se è ancora possibile, come bonificare, valorizzare. Ciascuno di noi sperimenta la sua strategia: indifferenza, bloccare gli odiatori o gli elementi di disturbo ma, su un punto credo non si debba negoziare. Abitare i social, affinare i nostri criteri di selezione, di scelta di contenuti e persone. Anche qui mi soccorre Umberto Eco, Bauman e molti altri: la cultura non è sapere tutto ma, sapere dove cercare ciò che ci serve in quel momento senza attingere nel fango dei pregiudizi, delle tesi già preconfezionate o smaccatamente populiste e demagogiche. La voglia di comunicare sinceramente esiste ancora e anche nei social al di là dei like, delle emoticons, delle immagini superficiali, dei distillati di odio e di invidia. Le perle ci sono anche qui e dovbiamo solo con pazienza affinare la nostra capacità di recuperarle.

CHI SONO GLI AUDIODESCRITTORI? INTERVISTA AD ALESSANDRA NOVELLI

Già ho trattato l’argomento audiodescrizione in un precedente articolo del blog, inserendo anche un video sul canale youtube per darne una breve dimostrazione, ma vorrei approfondire l’argomento.
Ho avuto la fortuna di incontrare Alessandra che si definisce appunto una audiodescrittrice:
D: cosa fa un audiodescrittore e quale è stato il percorso per diventarlo.
R: Caro Valter, intanto ti ringrazio per l’interesse e per il tuo impegno nel voler diffondere anche quest’aspetto dell’accessibilità su cui si sta cercando di lavorare molto. Da qualche tempo, appunto, mi occupo di audiodescrizioni. Tuttavia, ammetto che mi fa ancora specie definirmi “audiodescrittrice” perché ogni prodotto ti pone davanti a sfide nuove e in questo lavoro non si finisce mai di imparare. Volendo provare a riassumere in poche parole cosa fa un audiodescrittore, direi che si occupa di rendere accessibile dei contenuti alle persone cieche e ipovedenti. Ho parlato di “contenuti” in modo generico perché esistono diversi tipi di audiodescrizione: quella filmica, quella museale, quella teatrale… L’obiettivo primario di questa disciplina, di questa tecnica, è appunto quello di tradurre le immagini in parole. Come dice Joel Snyder, uno dei massimi esperti nel settore, “the visual is made verbal”. Io nello specifico per ora ho lavorato su alcuni prodotti televisivi seriali e su un lungometraggio. In ambito audiovisivo, l’audiodescrizione è una traccia vocale che si aggiunge al prodotto originale, che descrive la scena in atto inserendosi nelle pause tra i dialoghi e i rumori significativi. Mi trovo sempre un po’ in difficoltà quando devo provare a spiegare ad amici e conoscenti cosa sia l’audiodescrizione, perché lo stupore è sempre dietro l’angolo! Si fa un po’ fatica a pensare in primis che i ciechi e gli ipo possano essere interessati a un’esperienza così visiva, come potrebbe essere la visione di un film, e una volta superato quell’ostacolo mi trovo spesso a spiegare anche le dinamiche interne del mio lavoro. La domanda che sorge spontanea di solito è “Ah, ma quindi tu registri la voce…?”. Ecco, no. Rendere accessibile un film è frutto di un lavoro sinergico e complesso, realizzato da diverse professionalità. Io, nel mio piccolo, mi occupo della stesura dell’audiodescrizione ovvero della scrittura del testo, composto da diverse “stringhe” (segmenti) di audiodescrizione associate a specifici time code. Le stringhe redatte da me o dai miei colleghi vengono poi registrate da speaker professionisti che danno appunto voce alle nostre parole.
Il profilo professionale come il percorso formativo dell’audiodescrittore è ancora oggetto di studio e definizione. Ci sono appunto diverse ricerche in atto in Italia e in Europa che mirano a definire questa professione, quali siano i requisiti e quale la formazione. Io arrivo da un percorso di studi di stampo linguistico: mi sono laureata in Scienze della Mediazione Linguistica a Torino e successivamente ho conseguito il diploma di Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale. Essendo l’audiodescrizione uno dei tipi di traduzione audiovisiva nel contesto dell’accessibilità (insieme, tra gli altri, alla sottotitolazione per sordi), ho avuto la fortuna di studiare audiodescrizione durante il master, con docenti e professionisti del settore. Tuttavia, il primo contatto (e anche la prima occasione di formazione) è avvenuto durante un corso formativo di accessibilità ai prodotti audiovisivi svoltosi a Torino. Mi ero iscritta inizialmente soprattutto per la parte dedicata alla sottotitolazione per sordi (oggetto della mia tesi triennale) ma, studiando audiodescrizione, ammetto di aver veramente scoperto un mondo. Successivamente ho voluto approfondire lo studio della materia nella mia tesi di master e ho poi partecipato a un corso di resa accessibile in ambito teatrale a Milano. Il valore aggiunto di queste due esperienze formative è stato senza dubbio il tirocinio: abbiamo avuto la fortuna di lavorare rispettivamente a un film e a uno spettacolo teatrale e, assistere alla resa accessibile e alla visione in sala, insieme a sordi, ciechi e ipovedenti è stato qualcosa di davvero emozionante.

D: Cosa si cura in una audiodescrizione, sia da un punto di vista tecnico che concettuale! In pratica, cosa andrebbe sottolineato in una audiodescrizione perché sia efficace per un non vedente che a questa si affida.
R: Questa è un’ottima domanda! Nonostante in Italia non esistano ancora delle linee guida ufficiali condivise dalle diverse realtà che si occupano di AD, gli studi e le buone prassi a livello europeo e mondiale insegnano che la traccia descrittiva deve, appunto, descrivere le immagini al fine di rendere a parole la stessa sequenza vista da uno spettatore vedente. Purtroppo e ovviamente le immagini non si possono descrivere nella loro totalità e quindi è necessario priorizzare i vari elementi visivi, scegliendo e descrivendo quelli che veicolano meglio il significato del film. Il principio chiave è di quello di tradurre in parole ciò che si vede e con lo stesso ritmo con cui lo spettatore vedente recepisce e comprende un’informazione. Se, ad esempio, nella prima scena di un film vi è un personaggio vestito con dei jeans e una maglietta rossa e non parla, nella scena successiva che lo vedrà protagonista dovrò sfruttare un elemento utilizzato nella prima descrizione per fornire al cieco/all’ipo la possibilità di riconoscerlo al pari di un vedente, in mancanza dell’aiuto della voce stessa del personaggio, dicendo: “Sopraggiunge l’uomo con la maglietta rossa.” Questo è un piccolo esempio ma calza a pennello per far capire la parità di ritmo e di comprensione che lo spettatore vedente e non vedente devono avere.
Una cosa che mi aveva stupito, all’inizio, era l’utilizzo dei colori e di alcuni dettagli molto specifici che ci venivano richiesti nei primi esercizi, come l’età. Si sconsiglia infatti di utilizzare i termini vaghi, anche e soprattutto per l’età (come “un uomo giovane, un uomo di mezza età”), privilegiando invece l’utilizzo di termini precisi e di un linguaggio ricco, vivido e suggestivo. I colori invece, oltre all’importante significato narrativo, caratterizzante e registico che possono avere in un film, sono importanti sia per gli spettatori con un residuo visivo sia per chi ha avuto esperienza dei colori in precedenza e che potrebbe averli ben impressi nella memoria. Dal punto di vista temporale, l’audiodescrizione viene resa utilizzando verbi al tempo presente proprio per trasferire al meglio la simultaneità dell’azione. Si inserisce nelle pause tra i dialoghi e i rumori significativi che non vanno coperti ma anzi, “ancorati” alle parole quando necessario. Ovviamente, facendo ciò, si deve cercare di avere rispetto dei silenzi e del ritmo voluto dal regista: inserirsi tra le pause non vuol dire riempire e sovraffollare. Una lunga scena di silenzio potrà essere intervallata da brevi stringhe descrittive che guideranno lo spettatore nella comprensione della scena, dando però lo stesso respiro voluto dal regista. Inoltre, sullo stile dell’audiodescrizione si discute ancora molto: ci sono scuole di pensiero (e di fruitori finali) che apprezzano di più uno stile soggettivo e personale, quasi narrativo, altre che prediligono uno stile oggettivo e descrittivo. Personalmente, e per come si sta evolvendo l’AD, ho fatto mio l’approccio descrittivo con l’attenzione, però, al dettaglio e al linguaggio che, come detto prima, deve poter veicolare a parole tutte le sfumature dell’immagine che scorre davanti ai miei occhi. Rispetto delle scelte di regia e rispetto del fruitore finale.

D: Cosa si audiodescrive oltre ad un film?
R: Come ti anticipavo prima, non esiste solo l’audiodescrizione filmica ma gli ambiti di applicazione sono davvero molteplici e, aggiungo, sorprendenti. Ad esempio, si possono audiodescrivere gli spettacoli teatrali, il balletto, l’opera, il circo. Ma anche gli eventi sportivi, i convegni. Per non parlare dell’importantissimo contesto museale ed espositivo in generale: musei, gallerie, parchi, siti archeologici. Ogni tipo di audiodescrizione ha quindi, ovviamente, delle specifiche tecniche e di linguaggio proprie dell’ambito di applicazione. Tuttavia, l’obiettivo di inclusione e di accessibilità rimane il filo conduttore e il motore comune.
D: Puoi parlarci della tua esperienza umana: perché ti appassiona l’audiodescrizione, hai avuto modo di percepire che è stata realmente utile?
R: In questi anni ho avuto la fortuna di poter affiancare allo studio e alla teoria diverse esperienze concrete. Molte persone si affacciano al mondo delle disabilità per contatti personali, per amicizie, per necessità. Io credo di aver fatto il percorso inverso. L’interesse e la curiosità mi hanno portato a conoscere prima il mondo della sordità (grazie allo studio della Lingua dei Segni Italiana) e poi dei ciechi e degli ipovedenti. Entrando a passi cauti e leggeri ho poi avuto la fortuna di incontrare e conoscere persone meravigliose, che ora posso chiamare amiche e che spesso sono la mia cartina tornasole per una resa accessibile efficace. Nel mio lavoro attuale, posso dire di lavorare praticamente in coppia con una collega e amica ipovedente. In questo ambito avere un feedback da qualcuno che potenzialmente è il fruitore finale è fondamentale. La fortuna maggiore è che nel mio caso si tratta anche di qualcuno che opera nel settore. La scorrevolezza, la chiarezza dei contenuti e del linguaggio, la forza delle immagini sono tutti aspetti su cui ci confrontiamo molto e dopo ogni dialogo e revisione mi sento arricchita. Nell’ambito, invece, delle mie esperienze formative precedenti, ho avuto occasione di partecipare a due momenti che considero come punti focali del mio percorso a livello umano.
Il primo è stato un momento formativo presso l’APRI di Torino in cui abbiamo lavorato sull’accompagnamento in sala di ciechi e ipovedenti. È stata una piccola rivoluzione. Sapere come accompagnare una persona, rispettando spazi, autonomia e intimità, ha infranto per fortuna tutta una serie di preconcetti che la quotidianità ti porta ad avere. Una delle frasi che più mi ha colpito è stata: “Non siamo pacchi ma persone quindi chiedeteci se abbiamo bisogno di una mano e, se accettiamo, diteci dove ci state accompagnando così da renderci consapevoli degli spazi e autonomi nel momento in cui ci lascerete.” A Milano, invece, durante lo spettacolo reso accessibile da noi corsisti, ho potuto accompagnare uno spettatore cieco durante la visita tattile che ha preceduto lo spettacolo e, successivamente, anche in sala. Nell’intervallo sono andata a salutarlo e sono stata travolta da domande, curiosità e complimenti per il lavoro sullo spettacolo. Con il suo auricolare aveva potuto seguire tutta la narrazione, complessa e densa di colpi di scena (si trattava di una rappresentazione dell’Otello), ed era impaziente che ricominciasse il secondo tempo. A fine spettacolo mi ha salutato, mi ha stretto la mano con vigore e mi ha chiesto: “Quand’è il prossimo?”. Credo che questa frase, più di tutto, risponda alla tua domanda.
D: Immagino che ci sia ancora molta strada da fare, che non sempre viene compresa la reale portata e che quindi sia ancora carente la sensibilità per questa possibilità. Cosa si potrebbe fare per promuovere le audiodescrizioni?
R: Devo ammettere che la situazione in Italia è decisamente deludente rispetto a quella di alcuni stati anche vicini ma molto si sta facendo in questo momento e molto si farà ancora! L’audiodescrizione è uno strumento di inclusione per la persona cieca e ipovedente, permette di accedere a informazioni e cultura al pari livello di chi ci vede quindi non si tratta di una velleità artistica o traduttiva ma di diritto, appunto, all’informazione e alla cultura. Di sicuro il lavoro più importante che si sta facendo è quello di provare a sensibilizzare le istituzioni, al fine di regolamentare e di far rispettare le norme già esistenti in materia. A livello più popolare o locale, credo che ci sia bisogno di uscire dagli enti e dalle associazioni e fare sì che gli operatori della cultura sposino la causa e siano loro stessi promotori di inclusività. Il mio sogno sarebbe riunire nella stessa stanza e nella stessa occasione chi si occupa di cultura (musei, operatori di cinema, teatro, compagnie stesse) e chi ne fruirebbe, per mostrare a tutti le potenzialità e i benefici, anche economici, di una cultura accessibile a tutti. Se io, cieco o ipovedente e appassionato di cinema, mi sento anche invitato e benvoluto in sala al pari di tutti gli altri spettatori, il mio desiderio di uscire di casa e partecipare a un’esperienza collettiva e culturale della città credo potrebbe aumentare di molto. Ovviamente, anche altri elementi della catena dell’accessibilità devono funzionare: dalla formazione del personale all’accessibilità del sito web del cinema in cui un cieco o un ipo può trovare informazioni sugli orari delle proiezioni (vedi dimensione testo, contrasto, ecc.). Chiudo con un pensiero prendendo l’esempio dell’app di MovieReading che tu stesso hai promosso nel tuo video. L’app permette di accedere e ascoltare, gratuitamente, le audiodescrizioni di alcuni film in uscita dal giorno stesso della diffusione nei cinema. Se io, gestore del cinema, sono informato e aggiornato, posso essere il primo a promuovere l’utilizzo dell’app dicendo che il tal film, accessibile, viene proiettato nel mio cinema in questi giorni e in questi orari. Non è questo l’obiettivo degli spazi culturali? Raggiungere le persone?