Dieci buoni motivi per leggere.

Prendendo spunto dalle conclusioni dell’articolo precedente dove ho constatato con amarezza che non ce la facciamo a convincere i nostri amici ad appassionarsi alla lettura, ma che valga comunque sempre la pena dare stimoli e motivazioni, ripropongo il mio video nel quale enumeravo 10 buoni motivi per leggere.
http://www.youtube.com/watch?v=8LR0wVSS1f4

1 – per diventare scrittori, o comunque per imparare a scrivere, bisogna fare scorpacciate di libri;
2 – leggere è un cibo per la mente e, per questo motivo, deve essere buono;
3 – leggere trasforma la realtà: se sei sul metrò di primo mattino e ti aspetta una grigia giornata di lavoro e fuori piove, puoi sentire l’odore del mare solo con la magia della lettura;
4 – un libro ti aiuta a stare con i piedi per terra, può sembrare una contraddizione ma non lo è: Chi è depresso non legge e perde il contatto con la realtà. Entrare nelle storie degli altri è un esercizio semplice che ci aiuta a sentirci più leggeri;
5 – Ti impedisce di sbattere la testa contro il muro per lo stress: lo prova uno studio condotto da David Lewis neuropsicologo dell’università del Sussex. Ha dimostrato che bastano 6 minuti di lettura per abbassare lo stress del 68 per cento;
6 – Leggere è il segreto di chi ha successo. Questa condizione personalmente non mi affascina, anche perchè non è detto che basta il successo per essere migliori, anzi!
7 – La lettura è il metodo migliore per non rimbambirsi davanti alla televisione: perchè, diciamocelo, tra un buon libro e una telenovela, la scelta non si pone; o si!
8 – Ci evita cattive figure: arricchisce il vocabolario, sfrucullia le nostre sinapsi e insegna il corretto uso dei verbi: perchè se io non avrei letto pile di libri ….
9 – cancella il piattume e ci permette di sperimentare i sentimenti e le emozioni dei personaggi dei libri che stiamo leggendo rinverdendo vecchi e nuovi fremiti;
10 – è una coccola per la mente. Quando leggiamo ci prendiamo il tempo per noi, è un momento solo nostro, scegliamo di regalarci altri spicchi di vita ed emozioni.

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Ma come facevamo quando Aranzulla non c’era!

A chi non è capitato di imbattersi nel portale di Salvatore Aranzulla nel momento in cui cercava una soluzione ad un suo problema tecnico, che in quel frangente diventa prioritario. (Non sapevo come uscirne, per fortuna c’è san Aranzulla che mi è venuto in soccorso). Ha ragione chi lo afferma, l’importante è risolvere. Però, c’è un però. Con il suo portale Aranzulla ha fatto un mare di soldi, che non è di per sè deprecabile. Ma in che modo ha potuto farlo? Semplicemente sottoponendo a google articoli prolissi, quasi enciclopedici, per assecondare a suo vantaggio i criteri di indicizzazione e posizionamento di google stesso. Anche in questo caso niente di male: tutti vorremmo fare come lui e per questo è indubbiamente un grande. Ma allora perchè è stato depennato da wikipedia e di cosa lo accuso. Anzitutto perchè, per quanto ridondante, il buon Aranzulla non è enciclopedico. C’era un tempo in cui se cercavo su internet una procedura semplice per attivare una sintesi vocale sul mio pc, trovavo una soluzione chiara che in 3 righe, mi metteva in condizione di lavorare con la sintesi vocale. Ora, una volta inviata la mia richiesta, mi ammicca subito come prima scelta scoraggiiandomi dal proseguire oltre, il portale di Aranzulla. (Hei amico/ vorresti attivare una sintesi vocale sul tuo pc e non sai come fare? nessun problema, ci sono qui io apposta per spiegartelo in Pochi ?pochi?) passaggi. Anzitutto se hai intenzione di attivare una sintesi vocale, significa che probabilmente sei non vedente; e allora, lascia che ti spieghi chi sono non vedenti ”” Bene, ora che sai chi sono i non vedenti, passiamo a spiegare cosa sono le sintesi vocali e a cosa servono ”’). A questo punto, quando l’ambiente è già saturo di fumo perchè l’arrosto è già carbonizzato, Talvolta la soluzione è approssimativa, lacunosa e inconcludente. Ti attacchi al telefono e rintracci qualcuno che in 3 minuti ti fornisce gli strumenti giusti per far parlare il tuo benedetto schermo. Non avrai capito niente da Salvatore, ma in compenso lo hai ulteriormente arricchito e un non vedente finalmente sa chi sono i non vedenti: forse/ Intanto la ricerca grazie a Salvatore Aranzulla e a google, è peggiorata di parecchio, per assecondare la logica del profitto.

Perchè si scrive?

Oggi che il foglio virtuale restava desolatamente vuoto, da qualche giorno non succedeva ed era inevitabile che accadesse, mi sono posto alcune domande. Perchè si scrive: cosa ci spinge a farlo, e perchè ci piace che qualcuno ci legga? Così ho cercato le motivazioni che hanno indotto scrittori a scrivere, assolutamente conscio del fatto che i motivi possono essere migliaia, e che, di questo ne sono convinto, chi più legge, più è in grado di scrivere. HO trovato un testo di Primo Levi che enumerava 9 motivi per cui uno è indotto a scrivere ma, precisa, che ciascuno potrebbe trovarne mille altri. Chissà se qualcuno mi aiuta a trovarne di suoi o nuovi. Questi nove motivi li estraggo liberamente dal suo testo.
“Non sempre uno scrittore è consapevole dei motivi che lo inducono a scrivere, non sempre è spinto da un motivo solo, non sempre gli stessi motivi stanno dietro all’inizio ed alla fine della stessa opera. Mi sembra che si possano configurare almeno nove motivazioni, e proverò a descriverle; ma il lettore, sia egli del mestiere o no, non avrà difficoltà a scovarne delle altre. Perché, dunque, si scrive”?
1) Perché se ne sente l’impulso o il bisogno. È questa, in prima approssimazione, la motivazione più disinteressata. L’autore che scrive perché qualcosa o qualcuno gli detta dentro non opera in vista di un fine; dal suo lavoro gli potranno venire fama e gloria, ma saranno un di più, un beneficio aggiunto, non consapevolmente desiderato. Difficile pensare ad un artista così puro di cuore!
2) Per divertire o divertirsi. Fortunatamente, le due varianti coincidono quasi sempre: è raro che chi scrive per divertire il suo pubblico non si diverta scrivendo, ed è raro che chi prova piacere nello scrivere non trasmetta al lettore almeno una porzione del suo divertimento. A differenza del caso precedente, esistono i divertitori puri, spesso non scrittori di professione, alieni da ambizioni letterarie o non, privi di certezze ingombranti e di rigidezze dogmatiche, leggeri e limpidi come bambini, lucidi e savi come chi ha vissuto a lungo e non invano. Il primo nome che mi viene in mente  è quello di Lewis Carroll, il timido decano e matematico dalla vita intemerata, che ha affascinato sei generazioni con le avventure della sua Alice, prima nel paese delle meraviglie e poi dietro lo specchio. La conferma del suo genio affabile si ritrova nel favore che i suoi libri godono, dopo più di un secolo di vita, non solo presso i bambini, a cui egli idealmente li dedicava, ma presso i logici e gli psicanalisti, che non cessano di trovare nelle sue pagine significati sempre nuovi. È probabile che questo mai interrotto successo dei suoi libri sia dovuto proprio al fatto che essi non contrabbandano nulla: né lezioni di morale né sforzi didascalici.
3) Per insegnare qualcosa a qualcuno. Farlo, e farlo bene, può essere prezioso per il lettore, ma occorre che i patti siano chiari. A meno di rare eccezioni, come il Virgilio delle Georgiche, l’intento didattico corrode la tela narrativa dal di sotto, la degrada e la inquina: il lettore che cerca il racconto deve trovare il racconto, e non una lezione che non desidera. Ma appunto, le eccezioni ci sono, e chi ha sangue di poeta sa trovare ed esprimere poesia anche parlando di stelle, di atomi, dell’allevamento del bestiame e dell’apicultura. Non vorrei dare scandalo ricordando qui La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, altro uomo di cuore puro, che non si nasconde la bocca dietro la mano: non posa a letterato, ama con passione l’arte della cucina spregiata dagli ipocriti e dai dispeptici, intende insegnarla, lo dichiara, lo fa con la semplicità e la chiarezza di chi conosce a fondo la sua materia, ed arriva spontaneamente all’arte.
4) Per migliorare il mondo. Come si vede, ci stiamo allontanando sempre più dall’arte che è fine a se stessa. Sarà opportuno osservare qui che le motivazioni di cui stiamo discutendo hanno ben poca rilevanza ai fini del valore dell’opera a cui possono dare origine; un libro può essere bello, serio, duraturo e gradevole per ragioni assai diverse da quelle per cui è stato scritto. Si possono scrivere libri ignobili per ragioni nobilissime, ed anche, ma più raramente, libri nobili per ragioni ignobili. Tuttavia, provo personalmente una certa diffidenza per chi “sa” come migliorare il mondo; non sempre, ma spesso, è un individuo talmente innamorato del suo sistema da diventare impermeabile alla critica. C’è da augurarsi che non possegga una volontà troppo forte, altrimenti sarà tentato di migliorare il mondo nei fatti e non solo nelle parole: così ha fatto Hitler dopo aver scritto il Mein Kampf, ed ho spesso pensato che molti altri utopisti, se avessero avuto energie sufficienti, avrebbero scatenato guerre e stragi.
5) Per far conoscere le proprie idee. Chi scrive per questo motivo rappresenta soltanto una variante più ridotta, e quindi meno pericolosa, del caso precedente. La categoria coincide di fatto con quella dei filosofi, siano essi geniali, mediocri, presuntuosi, amanti del genere umano, dilettanti o matti.
6) Per liberarsi da un’angoscia. spesso lo scrivere rappresenta un equivalente della confessione o del divano di Freud. Non ho nulla da obiettare a chi scrive spinto dalla tensione: gli auguro anzi di riuscire a liberarsene così, come è accaduto a me in anni lontani. Gli chiedo però che si sforzi di filtrare la sua angoscia, di non scagliarla così com’è, ruvida e greggia, sulla faccia di chi legge; altrimenti rischia di contagiarla agli altri senza allontanarla da sé.
7) Per diventare famosi. credo che solo un folle possa accingersi a scrivere unicamente per diventare famoso; ma credo anche che nessuno scrittore, neppure il più modesto, neppure il meno presuntuoso, neppure l’angelico Carroll sopra ricordato, sia stato immune da questa motivazione. Aver fama, leggere di sé sui giornali, sentire parlare di sé, è dolce, non c’è dubbio; ma poche fra le gioie che la vita può dare costano altrettanta fatica, e poche fatiche hanno risultato così incerto.
8) Per diventare ricchi. Non capisco perché alcuni si sdegnino o si stupiscano quando vengono a sapere che Collodi, Balzac e Dostoevskij scrivevano per guadagnare, o per pagare i debiti di gioco, o per tappare i buchi di imprese commerciali fallimentari. Mi pare giusto che lo scrivere, come qualsiasi altra attività utile, venga ricompensato. Ma credo che scrivere solo per denaro sia pericoloso, perché conduce quasi sempre ad una maniera facile, troppo ossequente al gusto del pubblico più vasto e alla moda del momento.
9) Per abitudine. Ho lasciato ultima questa motivazione, che è la più triste. Non è bello, ma avviene: avviene che lo scrittore esaurisca il suo propellente, la sua carica narrativa, il suo desiderio di dar vita e forma alle immagini che ha concepite; che non concepisca più immagini; che non abbia più desideri, neppure di gloria e di denaro; e che scriva ugualmente, per inerzia, per abitudine, per “tener viva la firma”. Badi a quello che fa: su quella strada non andrà lontano, finirà fatalmente col copiare se stesso. È più dignitoso il silenzio, temporaneo o definitivo.
Sicuramente più dignitoso il silenzio. Ovviamente poco da aggiungere, anche se Primo Levi non poteva forse neppure immaginare internet e i blog. Io fondamentalmente scrivo per una ragione: ho bisogno di riordinare, classificare e distillare idee; non per farmi delle idee immutabili, piuttosto per non mutuare pedissequamente giudizi premasticati dagli altri. Capita quindi che mi attraversi un pensiero, una intuizione: ci lavoro, la ripenso, leggo e alla fine, per evitare che l’idea venga schiacciata dalla mole di altre idee e dati, la devo mettere per iscritto. Probabilmente se scrivessi un racconto o un romanzo avrei altre motivazioni ma, è appurato che non sono uno scrittore e che il mio intento è ben più modesto. E allora quale è di questi o di altri il vostro motivo preferito, ammesso che abbiate avuto il coraggio di arrivare alla fine?