RACCONTARE, RACCONTARSI: MA PERCHÉ?

Prima o poi ci sorprendiamo a raccontare e a raccontarci; Magari davanti ad una birra, con amici, nelle chat e nei social, ma questo aspetto meriterebbe un approfondimento a parte.

E’ innegabile che l’istinto al racconto abita in noi, è innato: proprio come l’aria che respiriamo: ha tramandato avvenimenti per millenni, personaggi politici, sportivi, di spettacolo sentono l’esigenza di raccontare la loro vita; anche noi nei blog, in Facebook raccontiamo con più
o meno superficialità le nostre piccole traversie quotidiane.

Ma perché raccontiamo, a cosa ci serve? Vorrei andare oltre all’esibizionismo pur presente, all’autocompiacimento narcisistico che prima trovavamo nei bar e ora in internet. Chi si racconta vuol riprendere in mano il tempo e coniugare passato, presente e futuro. Per chi crede la Fede cristiana è l’intreccio fra due racconti: quello della nostra esistenza quotidiana con la storia del Signore Gesù. E` che, con il racconto di sé a sé o di sé ad altri, noi ricuperiamo il gusto di vivere. Riprendiamo in mano il tempo e ne intuiamo il senso. Per chi racconta, il tempo non è un capriccioso procedere in balia del caso; né il rigido ripetersi dei cicli della storia. Chi racconta sa coniugare uno sguardo al passato fatto di gratitudine, uno al futuro carico di speranza e uno al presente percepito come ricco di significato e come appello di responsabilità. Raccontare aiuta dunque ad amare la propria vita. Certo, la nostra storia avrebbe potuto essere migliore, con qualche spreco di meno e forse con una dose maggiore di responsabilità. Ma raccontare aiuta a fare pace, a godere della propria vita così come è stata, semplicemente perché è la propria, nei suoi risvolti più nobili e in quelli meno gloriosi, nelle sue conquiste e nelle sue fragilità. Il miglior modo per trovare il «senso» (come significato e come direzione) della propria esistenza è dunque di raccontarla.

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VIAGGIO NEL BENE E NEL MALE DEL NOSTRO TEMPO: UN LIBRO DI VALORE ASSOLUTO.

La recensione in video su YouTube. La mia, ovviamente.Questo libro di recensioni ne avrà avute innumerevoli e tutte sicuramente migliori della mia. Questa estate seguendo l’impetuoso fiume delle mie letture, accanto a libri meno impegnati, mi sono piacevolmente imbattuto in “un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani.

Di lui a me piace la curiosità instancabile del viaggiatore, la fascinazione del passato unita alla speranza del presente e del futuro, e molto altro. Di frasi estremamente significative riportate nel libro, bisognerebbe riempire un intero taquino così come di molte storie tratte dalla saggezza di varie filosofie e religioni. Ne riporto solo una emblematica sul fatto che per essere testimoni Veri occorre vivere pienamente l’esperienza di ciò che si vuole testimoniare: “Bisogna personalmente fare l’esperienza per capire. Altrimenti si resta solo alle parole che di per sé non hanno alcun valore, non fanno né bene né male”; e di parole nel nostro tempo se ne dicono e scrivono con piglio bulemico.

Ma ecco la storia:

“Gandhi conosceva questa verità e la praticava.

Un giorno una madre gli portò suo figlio. Aveva quindici anni e il medico gli aveva ordinato di non mangiare più zucchero altrimenti la sua vita sarebbe stata in pericolo. Il ragazzo non sentiva ragione, continuava a rimpinzarsi di dolciumi e la madre sperava che Gandhi la potesse aiutare. Gandhi ascoltò, poi disse: «Ora non posso farci niente. Tornate fra una settimana».

Quando tornarono, Gandhi prese il ragazzo da parte e gli parlò. Da allora il ragazzo non toccò più niente di dolce. «Gandhi-ji, come hai fatto?», gli chiesero i suoi seguaci. «Semplice», rispose la Grande Anima. «Per una settimana io stesso non ho toccato zucchero e così, quando ho parlato a quel ragazzo sapevo cosa voleva dire non mangiarlo e sono stato convincente.»

Ah, Gandhi!

Poco prima che fosse assassinato qualcuno gli chiese quale fosse il messaggio della sua vita. E lui rispose: «La mia vita è il mio messaggio»”.

Viaggiare per Tiziano Terzani è stata la sua ragione di vita e, quando gli è stato diagnosticato un cancro, la sua risposta è stata immediata e istintiva: continuare a viaggiare concretamente e simbolicamente alla ricerca … Anche il tema della morte che noi esorciziamo con metodo, è affrontato con originalità in questo libro.

Lascio il link per l’acquisto eventuale su Amazon, nel caso foste stati minimamente incuriositi. Io lo ho letto, o meglio ascoltato, su Audible: una piattaforma sempre più ricca ed interessante di audiolibri. L’ascolto, se il lettore è bravo, risulta davvero coinvolgente.

 

Audible:

www.audible.it

TECNOLOGIA: LUCI ED OMBRE.

Il mio video sulla tecnologia.La parola tecnologia indica: tutte quelle tecniche utilizzate per produrre oggetti atti a migliorare le condizioni di vita dell’uomo;
non sono solo realizzazioni concrete, ma anche procedure astratte. Di sicuro hanno cambiato la vita, i pensieri e le abitudini di ciascuno di noi. Ma in
meglio o in peggio? Le luci le vediamo tutti, anzi spesso ci abbagliano: comodità impensabili solo pochi anni fa, maggiore produttività, migliore gestione
del tempo, nuove insperate possibilità. Le ombre ci sfuggono, distratti come siamo. Davvero ci fanno bene la televisione, il cellulare, il wifi, i cibi
industriali, le auto? tanto per citare alcuni ritrovati della tecnologia. E che dire della nostra socialità, dei nostri pensieri anestetizzati, della nostra
pigrizia nei movimenti, della nostra noia, della nostra distrazione perenne, del nostro sentirci costantemente inadeguati. Di certo ogni progresso comporta
un prezzo da pagare ma purtroppo non possiamo ne riportare indietro la merce, ne recuperare il rimborso del prezzo pagato che a volte è troppo alto. Non
abbiamo il tempo e le forze per metabolizzare, elaborare strategie di difesa. Dobbiamo allora fare appello alla nostra capacità di discernimento al quale
bisogna essere educati: sapere cosa utilizziamo e quanto, imparare a rinunciare a qualcosa, darci i tempi per pensare, leggere e ancora leggere fidandoci
delle sentinelle che ci avvisano di pericoli in avvicinamento.

VIETATO LAMENTARSI.

Sicuramente non ERA passata inosservata la notizia del cartello che era apparso sulla porta di casa Santa Marta. Era stato donato a papa Francesco un cartello dallo psicoterapeuta Salvo Noè durante una udienza, con 2 parole molto semplici: vietato lamentarsi. Si perché siamo tutti lagnosi e ci lamentiamo proprio di tutto; sempre: del tempo “troppo Caldo”, “troppo freddo”, Che fastidio questo o quello. Si sbuffa per una cosa che ci viene detta, ci si lamenta per l’insoddisfazione che ci induce una certa cosa: ci si lamenta proprio sempre.

L’atteggiamento ci fa diventare dei perenni vittimisti e di ogni cosa vediamo esclusivamente il lato negativo. Tutto ciò è distruttivo: la parola è generativa, se dico che una persona è antipatica, induco gli altri a pensare che questa è davvero antipatica. Certo la lamentela è talmente istintiva che dobbiamo dominarci per evitare di farla; certo che produciamo uno sforzo per trovare dei lati positivi ma, se lo faremo più e più volte, questo stile diventerà per noi abitudine e i risultati poi saranno tangibili. Qualcuno potrebbe reagire dicendo che infondo l’entusiasmo non dà da mangiare, però l’entusiasmo e comunque un pensiero positivo può trovare il modo per cercarci da mangiare.

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