Nuove tutele per i disabili, automobilisti e non?

Riporto un articolo sufficientemente esaustivo tratto da Sicurauto.it del 19.06.2019

In arrivo nuove tutele per gli automobilisti disabili e, nel contempo, sanzioni più severe per chi utilizza irregolarmente il contrassegno riservato ai portatori di handicap. Sono questi, infatti, gli aspetti più significativi di un emendamento alla riforma del nuovo Codice della Strada presentato in commissione Trasporti alla Camera dal deputato pentastellato Carlo Ugo De Girolamo, primo firmatario della proposta. L’iter legislativo per l’approvazione definitiva delle modifiche inizierà a breve, quindi per la piena entrata in vigore bisognerà attendere ancora alcuni mesi. Salvo possibili stravolgimenti durante il passaggio in Aula.

LA DEFINIZIONE DI “UTENTI VULNERABILI” NEL NUOVO CODICE DELLA STRADA.
Il testo presentato dall’On. De Girolamo introduce nel CdS la definizione di “utenti vulnerabili”, che comprende anche i motociclisti. “Vogliamo introdurre un nuovo concetto di mobilità urbana, più sostenibile e sicura”, ha spiegato il deputato del M5S. “A chiunque circoli sulle strade italiane, che sia a piedi o su due ruote, dev’essere garantito il massimo della sicurezza. Tra gli utenti vulnerabili rientrano anche gli automobilisti disabili, per i quali si prevedono tutele specifiche”.

SANZIONI PIÙ PESANTI PER CHI OCCUPA GLI SPAZI RISERVATI AI DISABILI.
Nel dettaglio, se l’emendamento passerà esattamente come è stato presentato, ci saranno multe sempre più pesanti per chi parcheggia davanti agli scivoli riservati ai disabili. Un atteggiamento scorretto e disonesto che colpisce persone che hanno bisogno vitale di questi spazi, oltre ad averne diritto. Inoltre aumenteranno le sanzioni per gli incivili che posteggiano l’auto negli spazi riservati agli invalidi. E anche per chi utilizza irregolarmente il pass destinato ai portatori di handicap. Abitudine, se così vogliamo chiamarla, molto più radicata di quanto si pensi…

I VEICOLI PER DISABILI POTRANNO PARCHEGGIARE GRATIS SULLE STRISCE BLU.
“Proprio così”, ha confermato De Girolamo. “Nel mio emendamento all’articolo 1 del testo sulle modifiche al Codice della Strada è previsto il raddoppio della sanzione amministrativa e un incremento nella detrazione dei punti della patente al fine di prevenire la sosta indebita sugli stalli riservati alle persone disabili, oltre a punire l’abuso e l’uso indebito del contrassegno”. Al contrario, sarà consentito ai veicoli per disabili di parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu, nel caso in cui non ci siano posti riservati. “Su mia proposta”, ha concluso il deputato, “È prevista anche l’aggiunta di un nuovo tipo di segnale verticale che, integrando la segnaletica esistente, darà agli utenti della strada messaggi di tipo sociale o di sensibilizzazione su questioni di rilievo per la comunità. Tra cui il rispetto degli spazi per i disabili”.

Festa del lavoro ma per i disabili lo è di meno: solo il 20 per cento è occupato.

Posto un trafiletto da il “redattore sociale” e aggiungo alcune considerazioni a margine.
Il mondo della disabilità è molto sfaccettato e articolato. In parecchi e in parecchie circostanze abbiamo potuto dimostrare che, messi in condizione di operare, possiamo dare il nostro contributo alla società. E allora perchè continuano a persistere questi pregiudizi? Cosa hanno di diverso le donne dagli uoumini nel campo lavorativo, e cosa avranno poi di diverso le donne disabili dalle donne normali? Certamente, la festa del lavoro per i disabili è meno festa che per gli altri e lo capirete anche da questo articolo.

Redattore Sociale del 30.04.2019

Festa del lavoro, disabilita’ esclusa: meno del 20% ha un impiego

Denuncia della Fish: la presenza di limitazioni funzionali continua ad esercitare un forte impatto sull’esclusione dal mondo lavorativo. Circa il 70% delle persone con disabilità è inattiva. E la situazione è più grave per le donne. Falabella: “Si emanino presto Linee guida per il collocamento mirato”.

ROMA. La Festa del Lavoro non è per tutti: secondo l’Istat, meno del 20% delle persone con disabilità tra i 15 e i 64 anni risulta occupata. Lo ricorda la Fish, alla vigilia del Primo maggio, evidenziando anche che la quota degli inattivi appare più che doppia tra le persone con disabilità rispetto a quella osservata nell’intera popolazione (quasi il 70% contro circa il 31%). La situazione si aggrava se alla condizione di disabilità si aggiunge anche la differenza di genere: le donne con disabilità risultano più discriminate nel mondo del lavoro sia rispetto agli uomini con disabilità, sia nei confronti delle altre donne senza disabilità.

Quanto alle condizioni di lavoro, l’Ottava Relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 68/99 rileva che “i rischi a cui sono esposte le persone con disabilità riguardano l’assunzione con i contratti di lavoro precario e l’attribuzione di basse qualifiche”. E’ evidente, per la Feish, che ci sia una “urgente necessità di modificare le politiche, i servizi, gli incentivi, i controlli per una reale inclusione lavorativa”. A partire dall’emanazione delle Linee guida per il collocamento micrato, come ricorda il presidente della Fish Vincenzo Falabella, “previste dal decreto legislativo 151/2015, uno strumento di indirizzo essenziale. Ma manca anche un’altra importante attuazione di quello stesso decreto – aggiunge: la costituzione della Banca dati sul collocamento, strumento fondamentale per il controllo e per le politiche attive. Entrambi gli atti spettano al Ministero del Lavoro cui FISH si rivolge ancora una volta per sollecitarne l’adozione. Si ricerca e richiede inclusione anche per uscire dal ghetto dell’assistenzialismo – conclude – Si invoca una cultura nuova fondata sui diritti umani e sulle pari opportunità, una visione che produca effetti reali e ricadute concrete sulle condizioni di vita di migliaia di persone con disabilità”.

Se la società fosse più furba ….

Riporto un estratto da un articolo de “la repubblica”: perchè mi piacciono le iniziative originali e coraggiose e tanto meglio se provocatorie. Anche perchè davvero se la società fosse più furba, saprebbe cogliere dalle varie disabilità risorse e forze per ritemprarsi, per rigenerarsi. Chi combatte contro una disabilità, una ingiustizia, porta in sè valori positivi, è costretto a farlo e non perchè è migliore; Questi valori sono: la capacità di accettare, di lottare e di essere paziente.
La Repubblica del 08-03-2019

A spasso con Fiamma contro l’indifferenza

Fiamma Satta è una donna speciale, coraggiosa, con grande spirito di iniziativa.
«Le persone puntano a eliminare la disabilità. Quando giravo col bastone e non stavo ancora in sedia a rotelle, ai tempi del programma radiofonico Fabio e Fiamma, se andavo ospite in tv mi chiedevano: “Le dispiace se il bastone lo leviamo che non è tanto telegenico?”». Stavolta è protagonista con la sua carrozzella, si è inventata un format, A spasso con, con cui debutta domani su La7 alle 11 all’interno del programma di Myrta Merlino, che il sabato si intitola L’aria che tira- Il diario.
Va a spasso per Roma con Carlo Verdone. «Questo è un numero zero, ma la mia idea è cambiare il personaggio che mi spinge», racconta. «Non andiamo in giro a indagare, come faccio da anni sulla Gazzetta dello sport, quando denuncio l’inciviltà delle barriere o la mancanza di accessi per i disabili. Con il mio accompagnatore ci godiamo una passeggiata all’insegna della parola “inclusione”, perché la disabilità non sia più vista con compassione, paura o sospetto, ma sia considerata come un aspetto normale del vivere civile: vado al cinema, in libreria, a comprare un paio di mutande». La coppia non è passata inosservata: «Abbiamo girato a gennaio, è stato bellissimo», spiega la giornalista divertita, «pensavo che Carlo fosse più in difficoltà invece dopo dieci metri, nonostante Via Giulia sia una strada difficile, mi sono sentita sicura. Lo fermavano ogni dodici secondi, non c’erano le barriere architettoniche ma quelle umane. Ho scoperto quello che già sapevo, che è amatissimo». E con lei come si comportavano? «Con me erano incuriositi, non capivano bene cosa stessimo facendo, c’erano due operatori ma non giravamo un film».

“A spasso con” è una passeggiata contro il cinismo e l’indifferenza.
«Cosa vorrei che arrivasse al pubblico? Che la disabilità fa parte della vita, non si deve fare finta di niente, non bisogna voltarsi dall’altra parte. È ora di cambiare, stiamo tornando indietro col razzismo e l’emarginazione; è un momento difficile, lo sguardo si posa sempre su chi è diverso. Nella mia visione del mondo il disabile è portatore di forza. Chiunque stia combattendo è portatore di valori positivi, perché ha la capacità di accettare, lottare e essere paziente. La società dovrebbe farsi furba e usufruire di questa forza, ma viviamo in tempi ottusi».

Il Braille al microscopio: parte terza.Ma prima del Braille?

Oggi è il giorno del metodo di lettura e scrittura per non vedenti: il Braille. Ma prima, come si o non si scriveva, leggeva, si o non si istruivano i non vedenti.

Per molti secoli, il conciliare lettura e scrittura per ciechi, in un unico sistema, sembrava un ostacolo insormontabile e senza soluzione. Già nell’antichità si considerava l’immagine mentale del reale, quella percepita attraverso la vista. Le scritture erano una interpretazione grafica di linguaggi dei segni che rappresentavano visivamente oggetti o situazioni. L’associazione della scrittura coi simboli visibili, per millenni, ha escluso il cieco dal produrre delle sue scritture, nonostante il mito ci parli di ciechi poeti ed indovini e la storia ricordi ciechi valenti in matematica e musica. Pertanto la comunicazione tra ciechi o tra ciechi e vedenti, era per via orale o affidata alla scrittura di vedenti. Questa è una delle ragioni per cui non ci sono scritti vergati e tramandati da persone non vedenti. Passarono dei millenni prima che il problema della rappresentazione scritta, basata su rappresentazioni grafiche con metodi e codici fondati su altra percezione sensoriale diversa dalla vista, trovasse sperimentatori per una soluzione valida. Tra i diversi ricercatori, il gesuita, matematico e naturalista italiano, Francesco Lana de Terzi (1631-1687), che ideò un sistema con un codice che non si fondava sulla riproduzione in rilievo delle lettere dei vedenti, ma su un suo particolare alfabeto tattile che, purtroppo, il suo ideatore non comprese che il tatto riconosce meglio il punto della linea.

Un altro tipo di risposta al problema, venne daltipografo francese Pierre Morreau, il quale ideò, nel 1640, un suo sistema basatosulla lettura con caratteri mobili. Le varie proposte solutive e la crescentecoscienza verso i più deboli, ci porta nella Francia della seconda metà delSettecento, periodo nel quale la società è all’alba di importanti cambiamenti. Inquel periodo si erano avuti dei movimenti pedagogici in favore dei sordomuti,ed in misura minore in favore dei ciechi. Intorno al 1780, a Parigi, viveva Valentin Haüy, direttore dell’Istituto dei Ciechi, pare che rimase colpito dadei ciechi suonatori ambulanti, vestiti in modo ridicolo per divertire ilpubblico. Fu molto impressionato da come i ciechi riconoscessero al tatto lemonete date loro in elemosina. Da questa osservazione Valentin Haüy intuì chese i ciechi distinguevano le monete col tatto, avrebbero potuto farlo anche conle lettere dell’alfabeto. Tradusse in pratica l’idea, mise a punto e sperimentòcon successo un sistema tattile, basato su delle lastre metalliche, sulle qualierano incisi i caratteri che poi venivano impressi su fogli di carta inumidita.Era un sistema di lettura per ciechi, a segni orizzontali. I libri stampati conquesto sistema erano grandi e pesanti, lunghi 60 centimetri eciascuno pesava più di 6 o 7 chilogrammi.

Nel 1786, orgoglioso della sua scoperta, Haüyintrodusse alla Corte di Luigi XVI i primi ciechi capaci di leggere, ma il Renon mostrò grande interesse. Nel 1787, sempre a Parigi, fu pubblicato il primolibro con questa tecnica, una pubblicazione che sintetizzava le teorie diValentin Haüy sull’educazione dei ciechi, con le quali sosteneva che letecniche ed i metodi educativi per i ciechi dovevano essere analoghi a quelliper i vedenti. Qualche anno dopo, nel 1791, la Costituente Francese dimostrògrande interesse e fondò l’Istituto dei Giovani Ciechi a Parigi. Però non tuttoandò bene per Valentin Haüy, ebbe situazioni e sorti non sempre favorevoli e lascuola venne chiusa. La scuola e le sorti di Haüy ebbero un andamento ed esiti,per certi versi, simili a quelli della Rivoluzione Francese. Al sistema diValentin Haüy va riconosciuto il merito d’aver cambiato la situazione che finoa quel tempo relegava il cieco al ruolo di assistito, portandolo a quello disoggetto di educazione. Come detto, era un’epoca in cui, sia nella stessaFrancia, sia in altri Paesi, cresceva l’attenzione per l’uguaglianza e spiegail motivo perchè ciò avvenga proprio in quel periodo, in cui avviene anche ilcambiamento del concetto di cecità che per lungo tempo aveva relegato il nonvedente in condizione di subumanità, principalmente dovuta alla preclusione all’accessoall’istruzione. Quindi la mancanza di cultura ed il pregiudizio nonriconoscevano al cieco parità di pieni diritti, e di doveri, come cittadinocapace di intendere e volere. Sempre in quell’epoca, furono fondate scuole diistruzione, educazione e preparazione professionale dei non vedenti, oltre chenella predetta Francia, anche in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda,Italia, Stati Uniti ed altri Paesi. Infine, sempre riferito all’epoca, nellasocietà avveniva una trasformazione che, da agricola, andava versol’industrializzazione (1780, James Watt inventa la macchina a vapore). Ilfattore lavoro investiva anche il cieco che, fino ad allora, poteva lavorarenei campi o nell’artigianato minore. Al lavoratore si richiedeva una crescenteprestazione fisica e sensoriale e pertanto ciò escludeva gli inabili. Torniamoalla ricerca di metodi; dopo quello di Haüy seguì quello dell’austriaco Johann Wilhelm Klein (1765-1848), il quale insegnava a Vienna il metodo inventato daHaüy e scoprì che il tatto è più stimolato dalla scrittura a puntini che daquella a tratto unico.

Un altro sistema, alquanto ingegnoso e basatosulla rappresentazione in rilievo con dei puntini, è quello dell’italiano Luigi Ballù e rappresentava un primo passo verso la scrittura da parte deiciechi. Il sistema di Ballù “riproduce” i caratteri del nero con una serie di puntiniin rilievo. Questa tecnica, anche se apprezzabile per la tattilità dei puntinie la leggibilità da parte del vedente, era di una certa complessitàrealizzativa da parte del cieco e comportava un dispendio notevole di carta edi tempo per scriverlo.

Sul sistema ideato da Ballù ci soffermiamo un po’in quanto merita qualche attenzione. Basato sulla giusta intuizione che ilpunto fosse più riconoscibile dell tratto, permetteva anch’esso, come per ilBraille, una forma di scrittura da parte dei ciechi ed una lettura sia da partedei vedenti, sia dei non vedenti. Purtroppo, presentava alcuni svantaggi,rispetto al Braille: non era semplice ed il numero elevato dei puntini non lo rendevafacile alla lettura tattile. Di seguito alcune immagini di scrittura Ballù,ormai una rarità, realizzate ai nostri giorni dal prof. Domenico

Scrittura Ballù.
Scrittura Ballù, altro esempio.

Ravizza per questa pubblicazione.

La nuova Sala blu 2 + al servizio dei disabili.

Da:Giornale UICI

Disabilità, ecco la nuova app Salablu+:l’ausilio 2.0!

di Lorenzo Imperiale

La nuova Applicazione sarà dedicata allepersone con disabilità o ridotta mobilità (anche temporanea) che viaggiano intreno: dall’ausilio interattivo a quello pratico, ecco tutte le novità di“Salablu+”.

“Salablu+” (letta “Sala Blu Plus”) è lanuova app di RFI che consentirà di prenotare i servizi di assistenza della SalaBlu con maggiore semplicità e risparmio di tempo, dando la possibilitàall’utente di accedere anche a servizi aggiuntivi.

Richiedere e prenotare assistenzacomodamente dal proprio smartphone dunque, da oggi non è più utopia: questosarà infatti l’obiettivo di questa nuova applicazione, presentata alla stazioneTermini di Roma dall’ad e dg di RFI, Maurizio Gentile, da Simona Cristofari,Responsabile Servizi alla Clientela di RFI, da Carmela Apice, Project managerpresso RFI Rete ferroviaria Italiana e da Roberto Spina, Responsabile eDirettore ADR. Come spettatori interessati, erano presenti alla conferenzastampa di presentazione anche Annita Ventura, Consigliere Nazionale dell’UnioneItaliana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Roma e Salvatore Romano, DirettoreGenerale della medesima Onlus.

Questo nuovo servizio 2.0 permetterà atutti gli utenti disabili o con mobilità precaria che ne usufruiranno, dicostruire il proprio viaggio in maniera semplice, intuitiva ed immediata,consultando in tempo reale i tabelloni degli orari di partenza e arrivo diqualsiasi stazione, di ricevere notifiche riguardo il proprio itinerario e dicontattare un operatore di Sala Blu per un servizio di assistenza di qualsiasitipo. Quest’ultimo è inoltre arricchito con la nuova funzionalità web-chatdedicata alle persone con disabilità uditiva. L’Applicazione quindi,certificata ASPHI (Tecnologie Digitali per migliorare la qualità di vita dellepersone con disabilità), assisterà gli utenti in tutte le fasi del viaggio,dalla preparazione all’arrivo in stazione, passando al trasporto a bordo deltreno.

Ha spiegato Gentile: “È possibileeffettuare la prenotazione anche 1 ora prima. Tanta l’attenzione verso l’utentequanto la cura della scelta del personale delle imprese appaltatrici cheeseguono l’azione fisica dell’accompagnamento al treno. Stiamo anche pensando adelle forme meno impegnative come delle rampe che sto facendo progettare dallanostra direzione tecnica per rendere ancora più semplice e più immediata lapossibilità di muoversi. Stiamo inoltre effettuando un massiccio investimentoper quanto riguarda un ulteriore abbattimento delle barriere architettoniche,perché sia la possibilità di muoversi liberamente nella stazione che averebisogno di un’assistenza specifica, devono essere elementi che qualificano ilnostro servizio ed elementi che vengono incontro al cliente. Questa nuova appservirà proprio ad allargare questa possibilità di accesso, che ritengo unodegli elementi che avvicinerà ancora di più il cittadino ad un servizioferroviario di qualità”.

È intervenuta poi Simona Cristofari,Responsabile Servizi alla Clientela di RFI: “Oggi abbiamo inserito un nuovotassello molto importante, che è quello della frontiera dell’accessibilitàdigitale, sapendo che questo non è un tema non così scontato. Passiamo quindidal viaggio virtuale del nostro utente con disabilità al viaggio fisico,passando dal luogo storico della “Sala Blu” a quello digitaledell’applicazione, senza più vincoli di fasce orarie per prenotare i bigliettidi viaggio. I tempi dell’app erano quindi maturi e, grazie anche all’aiuto deivostri betataster delle vostre associazioni, abbiamo potuto realizzarla,venendo sempre incontro alle esigenze degli utenti e migliorandola”.

L’ingegnere Apice ha poi spiegato lefunzionalità dell’app nel dettaglio: “L’app “Salablu+” si pone come unassistente virtuale che accompagna il passeggero durante tutte le fasi del suoviaggio, come se fosse un’estensione della “Sala Blu”. Vi si può accedere conle stesse credenziali con le quali è possibile entrare nel sito “Sala BluOnline”, e si presenta con una Homepage semplice ed intuitiva con solamente 6box principali: “Nuova richiesta di assistenza”, “Viaggi in autonomia”,Tabelloni orari”, “Stazioni”, “I miei viaggi” e “Altro”. “Attraverso ilservizio “Nuova richiesta di assistenza” l’utente può chiedere un servizio alle“Sale Blu” e questa richiesta viene presa in carico in tempo reale daglioperatori. Ci sono casi in cui il passeggero viaggia in autonomia: in questicasi, l’utente può comunque pianificare il suo viaggio e attraverso lafunzionalità “Viaggi in autonomia”, specificando le stazioni di partenza e diarrivo, può seguire l’andamento del suo treno. C’è poi la possibilità divisionare il tabellone orari e l’elenco delle stazioni, alle quali sono poi legatetutte le info riguardanti l’accessibilità. Il pulsante “I miei viaggi” invece èriepilogativo: qui troverete l’elenco di tutti i viaggi che avete prenotatoattraverso la “Sala Blu” e anche attraverso “Viaggi in autonomia”, con lapossibilità anche di richiedere un contatto con un assistente della Sala. Lasezione “Altro” infine propone l’informativa della privacy ed un tutorial”. Haconcluso poi Apice: “Quest’app è integrata con gli strumenti nativi dei nostridevice: ad esempio, se noi abbiamo attivato la funzionalità “voice over”, l’appsarà in grado di leggere in “voice over”, così anche il non vedente potrà avereaccessibilità a tutte le informazioni presenti nell’app.

È nuovamente intervenuta Simona Cristofaririguardo i non udenti: “Questo fatto ci è stato segnalato dalle persone condisabilità uditive, le quali non avevano le stesse opportunità degli altriviaggiatori nell’interagire con le Sale Blu. Abbiamo quindi ufficializzato ilcanale chat di “Sala Blu Online”, il quale permette di chattare in tempo realecon assistenti di “Sala Blu”, dando la possibilità ai non udenti di chiedere lecose che tutti gli altri possono chiedere via telefono”.

Ha concluso poi la conferenza stampa ildottor Spina di Aeroporti di Roma: “Mi fa molto piacere far parte di questoprogetto. Siamo così in grado i offrire un servizio che facilitil’attraversamento dell’aeroporto, affiancato da un collegamento ferroviarioefficiente, integrato alla strutta aeroportuale. L’obiettivo adesso è quello dipromuoverne la fruizione affinché molte più persone potranno utilizzarla”.

Al momento delle domande, ha preso poi laparola Salvatore Romano, Direttore Generale UICI: “L’app va a completare questodiscorso importante della completa autonoma delle persone che viaggiano. Questoè un servizio eccellente: i numeri ci fanno capire quanto la clientela apprezziquesto servizio. Da parte nostra un plauso a quella che è l’iniziativa e ilmassimo della disponibilità a collaborare nella crescita di questo servizio.Noi chiediamo però la massima attenzione, perché può capitare, in un serviziocosì complesso, che non ci si ritrovi con gli appuntamenti con gli operatori: ame, come a tanti altri, è capitato di non riuscire ad incontrare l’operatore,così si rischia di perdere proprio il viaggio. Vorrei chiedere questo: qualisono attualmente all’interno dell’app le soluzioni implementate e quali no?”

Alla domanda ha risposto la dottoressaCristofari: “Una delle cose che lei ha citato, e alla quale teniamo molto, è iltema del disorientamento delle persone non vedenti che si muovono da soleall’appuntamento con gli operatori della “Sala Blu”: esiste un pulsante di“recall” che permette di richiamare l’operatore e che si avvia automaticamentein corrispondenza di un viaggio nel quale è stata richiesta assistenza, nonperò in caso di viaggi in autonomia”.

Ha poi aggiungo l’ingegner Apice:“Cliccando questo pulsante, dopo qualche minuto riceve la chiamatadell’operatore della “Sala Blu”, il quale ha tutte le info dell’utente e puòcosì sapere chi sta contattando”.

Ha ripreso poi la parola Romano perun’altra domanda: “Un’altra questione riguarda i tempi di prenotazione: l’appdovrebbe essere intelligente e riconoscere i tempi. Se io sulla tratta Roma –Bologna, come da regola, posso prenotare fino ad 1 ora prima, noi chiederemoche l’app quantomeno si avvicini a questi standard, perché 24 ore ci sembranodavvero troppe”.

La dottoressa Crtistofari ha poi risposto:“Le 24 ore sono cautelative: abbiamo utilizzato lo stesso criterio di mail e“Sala Blu Oline”. È ovvio che tutta la normativa chiede tempi più veloci, neltempo ci adegueremo e velocizzeremo il tutto. In questa fase abbiamo utilizzatoun metodo più cautelativo per evitare qualche defaillance, nel tempomiglioreremo”.Einsteindiceva: “Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mainessuna di esse potrà porne uno”. È proprio questo l’obiettivo di “Salablu+”:gli utenti pongono dei problemi, l’app li risolve in maniera rapida edefficace. L’aiuto 2.0 serve ad offrire al cittadino un’assistenza a 360 gradiche sia in grado di integrarlo sempre di più all’interno della società e direnderlo autonomo all’interno di contesti che, solo qualche anno fa, sembravaimpossibile che lo potesse diventare”!

Il Braille al microscopio. prima parte.

Libro braille aperto.

Da oggi fino al 21 febbraio, dedicherò diversi articoli, qualche immagine o video al metodo di scrittura e lettura Braille, data la sua importanza cruciale per i non vedenti che, Grazie a questo grandissimo metodo inventato da Louis Braille, hanno acquistato dignità di uomini e donne, finalmente soggetti educabili. Ma perchè fino al 21 febbraio? Semplicemente perchè con l’approvazione della legge 126/2007 il Parlamento italiano ha stabilito che il 21 febbraio di ogni anno sia dedicato alla celebrazione della Giornata Nazionale del Braille.

http://www.youtube.com/watch?v=JfW95KsJmn4
Video in occasione della giornata nazionale del Braille.

Il braille è il sistema di lettura e scrittura in rilievo, ideato dal francese Louis Braille, per consentire anche ai ciechi di leggere e di scrivere, di comunicare, di fissare il proprio pensiero, di studiare, di lavorare e di integrarsi nel contesto sociale di appartenenza. Con l’approvazione della legge 126/2007, il Parlamento italiano, primo nel mondo, almeno in questo, ha riconosciuto l’importanza fondamentale di una scrittura dedicata, per una minoranza, altrimenti condannata irreparabilmente all’emarginazione. I ciechi di tutto il mondo sono consapevoli dell’importanza decisiva che l’invenzione di Louis Braille ha avuto per la loro vita. Senza l’alfabeto ideato da Louis Braille, essi sarebbero rimasti indefinitamente esclusi dalla cultura e dal lavoro, i soli mezzi grazie ai quali hanno potuto liberarsi dalla condizione di perenne dipendenza dalla compassione e dalla beneficenza, degli altri, per divenire protagonisti consapevoli della loro integrazione socialEvoluzione della scrittura.

Se pensate che l’invenzione della scrittura risale a più di 4500 anni fa, e la scrittura Braille risale al 1825-50, avrete la consapevolezza di quanto tempo si sia perso e di quanto sia stato fatto in questi 180 anni. E’ stata dunque una autentica rivoluzione sociale e civile, che ha liberato risorse utili, la cultura dei non vedenti, non ancora valorizzate e sfruttate a pieno; ancora aleggiano pregiudizi che devono essere spazzati via dai non vedenti stessi che a volte non si sentono ancora liberi.
Ma analizziamo il metodo per comprenderne l’originalità: consiste in primo luogo nella perfetta rispondenza alle esigenze della percezione tattile che, contrariamente alla percezione visiva, parte dal particolare per approdare al globale: così, la persona normodotata entra in una stanza e abbraccia con lo sguardo la sua globalità per poi giungere ai particolari, sedie, tavolo, mobili, quadri. Il non vedente, esplora il tavolo, la sedia e gli altri oggetti che, grazie agli schemi mentali non deve esplorare in modo approfondito e si farà successivamente la mappa mentale della stanza nella sua interezza. Interessante sarebbe raccontare come si è giunti al sistema attuale, in estrema sintesi, prima venivano rapresentate le lettere in nero in rilievo e per esplorare solo una lettera, spesso il dito esploratore doveva attivare fino a 25 micro movimenti del polpastrello. Per questo i prerequisiti del Braille sono fondamentali per un bambino: lateralità, conoscenza dello schema corporeo, motricità. la fondamentale preoccupazione di Braille fu quella di trovare una scrittura leggibile per mezzo delle dita. «Il lettore cieco non conta i punti in rilievo, come non pochi sembrano credere, ma percepisce delle strutture costituite di punti, in modo tale che i complessi meglio individuabili non sono quelli costituiti da un minor numero di punti, bensì quelli rappresentati da forme più peculiari» (Henri). Semplificando, per percepire l’insieme di puntini sotto il polpastrello, non è necessario alcun micromovimento e la velocità ci guadagna considerevolmente.
Ma allora! possiamo diminuire la distanza dei puntini per recuperare spazio che è il limite più grave del Braille? è possibile con una combinazione che non supera i 6 punti rappresentare gli alfabeti delle varie lingue, la matematica, la musica e il disegno? Ce ne occuperemo.

Non di sola carta: esperienze di un lettore per passione.


Immagine libro braille.


mani che leggono con l’optacon.

Per coltivare le proprie passioni si compiono sacrifici decisamente irrazionali: ho speso cifre iperboliche per i pc, per gli scanner che mi permettevano di leggere quando gli ebook erano una promessa, ho passato notti insonni intorno ai pc, alla musica da ascoltare e suonare. Io poi sono patologico: mi appassiono a molte cose e finisco per esaurirmi e non eccellere in niente. Fermiamoci per ora alla lettura. Forse la fame ti viene quando non hai da mangiare: già ho scritto dei pochissimi libri disponibili in Braille, del mio barare sull’età per carpire libri al bibliotecario del collegio. Ho 2 ricordi straordinari della mia infanzia di lettore: il bibliotecario per farci leggere libri, si sottoponeva ad ore ed ore di dattilografia, facendosi dettare libri che trascriveva; semplicemente commovente il suo sforzo che io premiavo ovviamente leggendo il libro appena dattilografato. Una assistente al doposcuola, l’unica, ci chiamava tutti intorno e ci leggeva ad alta voce i libri di Salgari che ascoltavamo in trance. Ho cominciato poi ad ascoltare i libri registrati su audiocassette: l’ascolto dei libri implica una concentrazione particolare per non arrivare a russare più forte della fonte sonora. All’università, dopo la proverbiale crisi per non poter disporre di libri giuridici, avevo studiato una soluzione col mio ex direttore del collegio, che alla sua chiusura era stato trasferito alla biblioteca civica di Torino, per farmi registrare i libri sui quali studiavo per poi restituire le audiocassette alla biblioteca che le metteva a disposizione di altri. Sono orgoglioso di aver così costituito il primo nucleo di audiolibri della biblioteca. Ho trovato autentici angeli dalle voci sgraziate che, con letture e pronunce terribili, mi hanno comunque permesso di laurearmi e specializzarmi in diritto internazionale. Le possibilità di leggere si sono ampliate: per qualche tempo ho letto con l’optacon, apparecchio costosissimo acquistato in America che consisteva in una telecamera che si faceva scorrere sul foglio, collegata ad una matrice tattile di 144 lamelle che ti vibravano sotto il polpastrello dell’indice sinistro che dopo un po’ ti facevano formicolare tutta la mano. Ho ancora questo cimelio, eppure con quell’apparecchio infernale ho consultato codice civile ed altri, libri, cartine geografiche e stradali e i primi pc commodore, 286 e simili.

Io che leggo con l’optacon

Sono passato alle nastroteche, alle cassette a 4 piste, riversate successivamente su cd e mp3, alle letture scansionando interi libri che poi venivano letti da sintesi vocali marziane all’inizio e via via sempre più performanti. Ho sperimentato radio web dove venivano mandati libri a ciclo continuo. Sono passato alla battaglia con gli editori per ottenere la copia digitale accanto a quella cartacea con risultati poco apprezzabili, ma ricordo la denuncia ad alcuni di noi della Rowling, si proprio lei, per aver divulgato la copia presa allo scanner di un suo libro stra venduto.

E ora che possiamo acquistarci gli ebook a prezzi inferiori al cartaceo da leggerci con gli smartphone, ora che possiamo acquistare o reperire audiolibri letti ad arte da voci professionali, mi duole constatare che in pochi leggono assiduamente. Che in pochissimi sosterrebbero il sacrificio di stare ore allo scanner, di farsi martoriare un dito o di attendere per mesi una copia da leggere o pagare un lettore per farsi registrare un testo, di spendere cifre da capogiro per acquistare una Barra Braille per metterci sopra i libri da leggere e consultare. E le riflessioni potrebbero continuare: in realtà non abbiamo più fame, ci crogioliamo nelle nostre case e nelle tecnologie e non dobbiamo stupirci della decadenza della nostra cultura e della nostra civiltà.

Inclusione scolastica e tecnologia: si può portare l’iphone in classe?

L’inserimento nella scuola pubblica dei ragazzi disabili , ipo e non vedenti nello specifico, è ormai da parecchi anni una realtà: perfettibile, con evidenti preoccupanti lacune, ma un valore non più negoziabile, patrimonio culturale della scuola tutta.
Non affronto qui le problematiche inerenti l’inadeguatezza delle strutture e delle risorse umane impiegate; io, da operatore tecnico appassionato di ausili, della tecnologia che può rendere un grande servizio ai disabili garantendo sempre più opportunità, vorrei sottolineare alcuni aspetti non trascurabili che ogni operatore accorto dovrebbe considerare.
La tecnologia, che lo si voglia o no, ci plasma modificando modalità e abitudini: basta considerare il tempo che utilizziamo durante la giornata per vivere una seconda vita su facebook o in compagnia dei nostri vari smartphones in tempi così rapidi che l’aggiornamento tecnologico non si propone ma si impone; se vogliamo che gli aspetti positivi dell’homo tecnologicus prevalgano su quelli negativi.
Per i disabili la tecnologia è una risorsa per superare, almeno in parte, gli handicaps che la menomazione comporta. Siamo così passati, per i non vedenti, dal Braille come unico mezzo per apprendere, ai pc fissi e portatili ingombranti e poco pratici, ai tablet e agli smartphones più maneggevoli e più alla portata delle nostre tasche. Anche questi ultimi così dovrebbero a mio avviso entrare nel quotidiano delle aule per offrire sempre più validi strumenti di formazione ed apprendimento. Il Braille non è semplicemente superato ma, potenziato: i non vedenti possono scrivere e leggere direttamente in Braille mediante terminali Braille di dimensioni e peso contenuti connessi con gli smartphones. C’è di più: i caratteri possono essere digitati direttamente in Braille sugli schermi utilizzando le 6 dita come fossero 6 punteruoli facendo anche a meno delle tastiere speciali costose, voluminose e rumorose. Ormai le sintesi vocali hanno raggiunto qualità eccelse e gli ebooks possono essere letti-ascoltati da lettori sempre più accessibili evitando alla collettività ingenti spese per la produzione di testi Braille che sono poche decine di migliaia a fronte delle svariate centinaia di migliaia di pubblicazioni sfornate in tutto il mondo. Si supera l’accesso diversificato alla cultura in potenziale simbiosi con i ragazzi normodotati.
Spesso per gli operatori, la mancanza di aggiornamento causa ansie e frustrazione e finiscono per definire la tecnologia una fastidiosa difficoltà, piuttosto che una risorsa da gestire per motivare i disabili all’impiego quotidiano. Posso testimoniare il fatto che pochi ragazzi ed adulti si avvalgono della tecnologia per sfruttare al massimo le loro qualità, per paura, per un senso di inadeguatezza, magari anche per pigrizia, dal momento che si preferisce Fare piuttosto che Far Fare a loro, anche per un malcelato pessimismo dei loro educatori o, ancor peggio, per una loro ritrosia per non chiamarla Ignoranza.

Memoria della disabilità: non un rituale ma un preciso impegno.

Il giorno della memoria e la disabilità: non un rituale, ma un preciso impegno.


«Il Giorno della Memoria del 27 Gennaio non sia un rituale, ma un impegno, per ricordare che di fronte a quei terribili eventi che portarono allo sterminio di centinaia di migliaia di persone con disabilità, non va mai abbassata la guardia, perché il pericolo di discriminazioni è sempre in agguato»: è questo il filo conduttore di una serie di eventi e iniziative promossi in occasione dell’imminente Giorno della Memoria del 27 Gennaio, dedicato a tutte le vittime dell’Olocausto, tra le quali vi furono anche tantissime persone con disabilità.

da “superando” del 24/01/2019.
«Com’è ben noto, il 27 gennaio di ogni anno si celebra il Giorno della Memoria, ricorrenza dedicata alle vittime dell’Olocausto. Una data non casuale: il 27 gennaio 1945, infatti, i soldati russi entrarono ad Auschwitz, scoprendo quell’orrore che gli storici chiamano “male assoluto”. C’è chi parla di 11 milioni di morti, alcuni si spingono fino a 17 milioni. Tanti furono gli ebrei, i dissidenti politici, i rom, gli omosessuali che perirono per la folle teoria della “razza pura”. Prima della “soluzione finale”, però, che portò alla morte milioni di persone, il regime nazista si “esercitò” sui disabili, ritenuti indegni di vivere, un peso economico per la società e un pericolo per la salvaguardia della popolazione “sana”. Un accanimento organizzato, iniziato nel 1939, chiuso ufficialmente due anni dopo, in realtà proseguito fino al termine del conflitto, segretamente e – se possibile – in modo ancora più crudele. Vennero uccise tra le 200.000 e le 300.000 persone affette da malattie ereditarie, tra loro moltissimi bambini. Un Olocausto parallelo tenuto seminascosto per quasi mezzo secolo, che soltanto negli ultimi anni è venuto alla luce, grazie soprattutto alle iniziative promosse in occasione del Giorno della Memoria».
Così Stefania Delendati aveva aperto, su queste stesse pagine, un suo esaustivo approfondimento, dedicato alla cosiddetta Aktion T4, ovvero allo sterminio di tantissime persone con disabilità durante il regime nazista, per far capire l’attenzione con cui ormai da anni seguiamo tali vicende, cercando di mantenere sempre accesi i riflettori sulle stesse, informando e diffondendo notizie su specifici eventi.

Un particolare impegno, poi, nel tenere viva la memoria su questa terribile realtà è arrivato in questi anni soprattutto dall’AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente) e dalla presidente di essa Silvia Cutrera, innanzitutto con la realizzazione di due documentari dal riconosciuto valore storico e sociale, dei quali ci siamo a suo tempo ampiamente occupati.
Si tratta di Vite indegne, dedicato appunto al Progetto Aktion T4 e di Otto Weidt – Uno tra i Giusti, sulla figura di un piccolo imprenditore con disabilità visiva, ricordato anche come “lo Schindler cieco”, che durante la seconda guerra mondiale attuò una serie di strategie per garantire la sopravvivenza degli operai ebrei della sua fabbrica di spazzole.
Nei vari convegni e incontri di cui ha partecipato in questi anni, Cutrera non ha mai smesso di ricordare che «non va mai abbassata la guardia, rispetto a quegli eventi, perché il pericolo di discriminazioni è sempre in agguato».

Sono tutti “semi”, questi, che un numero crescente di organizzazioni ha voluto raccogliere, promuovendo a propria volta mostre, incontri nelle scuole e altre iniziative.
Tra gli eventi organizzati in occasione dell’ormai imminente Giorno della Memoria di quest’anno, ne ricordiamo qui di seguito tre, il primo dei quali in una scuola superiore di Catanzaro – l’Istituto Giovanna De Nobili – in programma per la mattinata di domani, 25 gennaio, e intitolato semplicemente Vite indegne di essere vissute. Il programma di sterminio nazista “Aktion T4”.
A organizzare l’incontro, insieme alla scuola ospitante, è stata l’ANPI locale (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), rappresentata per l’occasione dal proprio presidente Mario Vallone. Ospite d’onore della giornata sarà proprio Silvia Cutrera, confermando in tal modo la propria attenzione ad esporre questi argomenti soprattutto all’interno delle scuole.

Degna di nota, poi, è la riproposizione, da parte dell’ANFFAS di Bassano del Grappa (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) della mostra intitolata Perché non accada mai più. Ricordiamo, aperta al pubblico dal 26 gennaio al 3 febbraio presso la Biblioteca Civica della vicina Rosà.
«Visitare questa mostra – dichiara Rosanna Frare, vicepresidente dell’ANFFAS di Bassano – è un’occasione per i nostri giovani di conoscere e per gli adulti di ricordare e celebrare i valori della pacifica convivenza umana, del rispetto della diversità e dell’uguaglianza del genere umano oggi così attuali».
«Siamo molto orgogliosi di collaborare con l’ANFFAS per questa importante mostra – aggiunge Chiara Granzotto, assessore alla Cultura del Comune di Rosà, che patrocina l’iniziativa – perché come Amministrazione Comunale vogliamo far comprendere appieno, soprattutto alle future generazioni, il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Il tutto con l’auspicio che si fortifichi la consapevolezza di quella che ha rappresentato una delle pagine più tristi che la nostra storia ricordi, affinché queste atrocità non si ripetano mai più».
Ad arricchire l’esposizione, vi saranno anche i documentari Mea Culpa e Berlin, Tiergartenstrasse. L’altra Shoah, che grazie a un lungo e meticoloso lavoro fatto di interviste a studiosi e testimoni, «riportano alla luce – come sottolineato dall’ANFFAS – il clima sociale, politico e psicologico nel quale teorie razziali e considerazioni economiche, insieme a una forte azione di propaganda hanno prodotto un vero e proprio progetto di annientamento dei malati, percepiti come un peso gravoso per la parte sana del “corpo sociale” ariano».

E da ultimo, ma non ultimo, il “dono” ai Cittadini che in occasione del Giorno della Memoria ha voluto fare l’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, all’insegna di un messaggio quanto mai preciso: «Il 27 Gennaio non sia un rituale, ma un impegno».
Si tratta di un video inedito (disponibile a questo link), realizzato lo scorso anno e intitolato Come tutti gli esseri umani anche tu nasci fragile, che si basa su un colloquio tra la presidente dell’Associazione Alessia Brunetti e Andrea Canevaro, docente emerito dell’Università di Bologna, studioso di prestigio internazionale, ritenuto uno dei “padri” della Pedagogia Speciale nel nostro Paese.
Testimonianza di grande spessore – curata dal Gruppo Multimediale dell’Associazione Impronta di Rimini, composto da persone con disabilità – il documento filmato fa emergere con semplicità, ma anche con tutta la potenza delle parole, la necessità di scegliere con chiarezza tra umanità e disumanità, e di farlo in ogni momento, contro ogni stigma, pregiudizio e discriminazione.
Il video rientra nell’àmbito di Vedo Curriculum, progetto con cui l’Associazione Italiana Sindrome X Fragile si è aggiudicata lo scorso anno il Premio della Giuria OMAR (Osservatorio Malattie Rare), dedicato alla comunicazione sulle Malattie Rare, come avevamo riferito a suo tempo. A tal proposito sono già stati ultimati alcuni nuovi video centrati sull’esperienza di persone con la Sindrome X Fragile, che prossimamente verranno anch’essi diffusi.

Attaccata sui social perchè non vedente o donna?

Annalisa Minetti

Attaccata dai social perchè è non vedente o donna?

La cantante Annalisa Minetti, non vedente, è stata attaccata duramente sui social perché diventata mamma per la seconda volta. Confesso di non essere propriamente un estimatore della cantante: le sue sparate contro i cani guida, contro l’uso del bastone bianco e uno strano giudizio sull’autonomia personale, mi trovano in totale disaccordo, ma sono sempre più allergico a questi attacchi che nascondono, neanche poi troppo, una patologia da non sottovalutare. Il problema sono i social o davvero si pensa che una donna con disabilità non possa diventare madre? La sua disabilità condiziona il suo diritto di diventare genitore? Perchè Andrea Bocelli, non vedente pure lui, può avere figli e la Minetti no? Si è scatenata una tempesta dopo che lei ha pubblicato su Instagram una foto con in braccio la sua ultima nata, Elena, mentre festeggia un bel 27 all’università. Un duro affronto per gli haters (odiatori). Ma ecco un campionario di accuse: “ma come, sei disabile, canti, balli, presenti programmi, e ora diventi anche mamma per la seconda volta?” “Come’è possibile raccogliere così tante medaglie dal paniere della vita partendo da una condizione come la tua?”, “io certo non vorrei fare cose oltre la normalità solo per apparire normale”. E ancora: “sei una persona piena di sé, sei una privilegiata”, “io Non avrei messo al mondo dei figli che non potrei mai vedere”.
Ma non succede solo alla Minetti; Anche la campionessa paraolimpica Bebe Vio, ha dovuto incassare insulti anche più pesanti. Nel mio piccolo anche io sono stato apostrofato su Instagram dove ho inviato una foto: “abbiamo capito che non hai gli occhi, ma sono cazzi tuoi e non sei neppure intelligente, mi stai sul …. “. Naturalmente, dopo un minuto di stupore, il poveretto è stato immediatamente bloccato.

Secondo me i social stanno sfuggendo al nostro controllo e L’invidia sociale galoppa e monta sulla rete. I social network dovevano rappresentare l’alba di una democrazia finalmente compiuta e invece sembra stiano diventando uno strumento di odio e inciviltà. La tecnologia è molto più avanti rispetto alla comprensione che noi abbiamo dei suoi effetti su noi stessi. Tant’è vero che sta producendo delle conseguenze che non avevamo proprio previsto. Come sostiene la psicanalista americana Sherry Turkle, dovremmo amare “la nostra tecnologia a sufficienza da cercare di comprenderla e amare a sufficienza noi stessi da comprendere gli effetti che essa ha su di noi”. E’ evidente il fatto che un certo uso dei social sta innescando una pericolosa deriva, una inesorabile dissoluzione della civiltà. non esiste solo la mamma, ma anche la figura paterna e le rispettive famiglie. Chi sui social attribuisce alla Minetti il privilegio di avere chissà quale rete intorno, dimostra come oggi tendiamo a pensare agli altri come individui isolati e soli, fuori dalla comunità. Il problema è che oggi ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri. Invece dovremmo poter pensare a una società che ti aiuta e ti assiste, soprattutto se sei in una condizione di fragilità. E in Italia, esiste per fortuna una tradizione, non sempre adeguatamente valorizzata, composta dal terzo settore, dalle associazioni, dal volontariato». Una rete preziosa che si occupa delle nostre fragilità. Questa rete è messa a dura prova anche da questi atteggiamenti sui social; pensiamoci.

Servizi e contenuti di facebook e instagram più accessibili per i disabili? ma …. siamo sicuri?

Riporto il contenuto, al solito troppo, diciamo così, divulgativo di servizi utili su facebook e instagram in favore dei disabili. Ma poi mi corre l’obbligo di completare con alcune considerazioni da fruitore.
“da Disabili.com del 07-01-2019”.

Le novita' Facebook, Instagram, Skype, servizi e contenuti piu' accessibili agli utenti disabili

Dalla possibilità di inserire il testo alternativo delle immagini ai sottotitoli in tempo reale, come si muovono i big di internet per l’accessibilità dei contenuti grazie all’Intelligenza Artificiale.

Al ristorante è difficile resistere alla tentazione di immortalare e condividere immediatamente su Instagram il nostro piatto artistico (ah davvero sarebbe così difficile?); al concerto una serie di foto a raffica da sotto il palco non la fai per una story in diretta (anche un non vedente?)? Le famose ginocchia in primo piano su sfondo marittimo, poi, sono il tormentone visivo delle vacanze mostrate su Facebook, un po’ per restare in contatto per gli amici, un po’per dire io sono in spiaggia e voi no ?ma anche no*!
Insomma, la nostra vita ormai è sempre più distillata in immagini condivise in tempo reale sui social, dove la foto la fa da padrona, a discapito del testo.
In considerazione di questo, grazie all’intelligenza artificiale i colossi del web sociale si stanno adeguando per rendersi più accessibili anche alle persone con disabilità della vista i contenuti che quotidianamente tutti noi produciamo attraverso le immagini.

DESCRIZIONE FOTO INSTAGRAM. L’ultima novità arriva da Instagram, che ha annunciato due nuovi miglioramenti per favorire la fruizione dei suoi contenuti da parte delle persone ipovedenti o non vedenti che usano il principale social dedicato alle immagini, amatissimo in particolare dai più giovani, che lo scelgono sempre più spesso, abbandonando Facebook. Instagram, fanno sapere dal quartier generale dell’azienda, ha introdotto due funzioni: il testo alternativo automatico per le immagini, e la possibilità di inserirlo a mano da parte dell’utente. Il testo alternativo non è altro che la descrizione di ciò che è contenuto nell’immagine, che viene letta dallo screen reader della persona non vedente. Instagram ha quindi introdotto questa funzione che può essere sia manuale (l’utente scrive lui la descrizione della foto) sia automatica per Feed, Ricerca e Profilo della app, basata sulla tecnologia di riconoscimento degli oggetti. (qui viene spiegato come fare).

DESCRIZIONE FOTO TWITTER E FACEBOOK- Anche il social di microblogging tradizionalmente più legato alla scrittura, coi suoi 280 caratteri di cinguettii si sta aprendo di più alle immagini. Anche per questo motivo, ormai già da un po’ Twitter ha introdotto la possibilità di inserire a mano una descrizione della foto che si condivide, così che la persona non vedente possa conoscerne il contenuto attraverso lo screenreader. Facebook invece ha da tempo adottato l’intelligenza artificiale per la descrizione automatica di immagini e foto, attraverso l’ausilio del VoiceOver. Anche in questo caso, la descrizione è “ a grandi linee”, segnalando all’utente che la foto può contenere “due persone”, “un’automobile”, ecc.per attivare questa funzione basta andare nelle impostazioni generalidi Facebook.

SOTTOTITOLI IN TEMPO REALE SU SKYPE. Ma non ci sono solo immagini: i sistemi di messaggistica istantanea si adeguano per rendere le conversazioni sempre più accessibili ai propri utenti. Lo ha fatto anche Skype, che ha appena annunciato il lancio dei sottotitoli in tempo reale nelle videochiamate, luna funzionalità che verrà gradualmente resa disponibile per tutti, disponibile su Skype nella versione 8 su Android (6.0+), tablet Android, iPhone, iPad, Linux, Mac, Windows e Skype per Windows 10 (versione 14).
Utile in questo caso alle persone sorde o con problemi di udito, questa funzionalità dovrebbe permettere di leggere in tempo reale ciò che la persona dall’altro capo dello smartphone sta dicendo, grazie a sottotitoli che scorreranno sotto. Al vaglio sembra anche una futura opzione di sottotitoli in una finestra laterale. L’opzione può essere attivata in maniera predefinita dalle Impostazioni o attivata per la singola telefonata, selezionando + durante la chiamata, e scegliendo “attiva sottotitoli”.

Indubbiamente passi avanti se ne sono fatti, altri ce ne
sono da fare, ma la fame ci è venuta proprio mangiando ed è per questo
che a volte ci riteniamo più digiuni di quanto sia in realtà.
In effetti le app dei social sono generalmente più
accessibili, e lo sapete il perchè? perchè vengono realizzate da aziende statunitensi. Lungi da me magnificare la politica degli Stati Uniti, dove se fai un incidente per strada prima ti chiedono che tipo di assicurazione hai e poi
chiamano l’ambulanza. Ogni posto ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma
gli Stati Uniti sull’accessibilità sia del mondo fisico che digitale,
sono mille passi avanti all’Europa e 5000 alla nostra Italia.
Se da 20 anni usiamo i computer con Windows, è perché negli USA la legge
sull’accessibilità impone allo Stato di acquistare solo prodotti che
possano essere utilizzati dai disabili. Microsoft che voleva riempire
gli uffici delle amministrazioni pubbliche americane di computer con
Windows ha dovuto lavorare di concerto con l’allora Henter Joyce, oggi
Freedom Scientific, perché Jaws, il lettore dello schermo con sintesi vocale, funzionasse a dovere.
Oggi possiamo usare un computer Mac e anche Windows, fin
dalla prima accensione perché i sistemi operativi li fanno in America.
Venti anni fa neanche desideravamo la banca accessibile, perchè neppure ce la immaginavamo. Oggi la desideriamo perché Facebook e Whatsapp ci dimostrano che se si vuole, si può fare. Ora sta a noi
lavorare perché migliori il quadro normativo, perché le aziende che
producono il software siano informate delle nostre necessità.
Vogliamo parlare poi dei giornalisti che scrivono di accessibilità per i disabili? Bene! parliamone. Mi piacerebbe sapere se hanno provato a navigare su instagram o anche il più accessibile facebook con una sintesi vocale a bordo di iphone o smartphone. A parte le descrizioni delle immagini, che da sole non bastano per considerare accessibile, fruibile una app o software. Il focus delle sintesi non resta sempre su ciò che si vorrebbe fare, alcuni menu non sono navigabili e neppure è agevole fare un post. Non parliamo, anzi si, di telegram totalmente, desolatamente silenzioso nonostante richieste e petizioni, e potrei continuare con alcune app di banche, servizi di trasporto e siti della pubblica amministrazione locale e nazionale.
C’è la tendenza a semplificare, a far passare una notizia ordinaria come un autentico scoop. Ma un giornalista non dovrebbe vagliare, analizzare, domandare, verificare?

autonomia e tecnologia: un binomio inficiato da pregiudizi.

AUTONOMIA E TECNOLOGIA.

Vorrei trattare, per restringere il campo, di autonomia in relazione alle disabilità e al rapporto ormai assodato che esiste con la tecnologia. Facciamo però alcuni distinguo:
A – l’autonomia è auspicabile per tutti ma, è un traguardo che implica costanza e un dispendio in competenze ed energie e soprattutto, la si deve voler conseguire fortemente;
B – è un concetto ampio e ciascuno può raggiungere l’autonomia in un campo e non in altri, così: se posso essere indipendente in informatica, potrei non riuscire ad esserlo in mobilità o in cucinab
C – L’autonomia reale è impossibile per chiunque e, a magior ragione, è un miraggio per un portatore di handicap. Noi esseri umani, in quanto animali sociali, siamo sostanzialmente interdipendenti gli uni dagli altri: io potrei installare un sistema operativo su un pc ma, avrò bisogno di un meccanico per farmi riparare l’auto, che poi io in quanto non vedente, non potrei neppure guidare.
Ciò premesso, cominciamo a sgombrare il campo da qualche pregiudizio sull’argomento. è opinione piuttosto diffusa che la tecoologia rende autonomi e troppo spesso, ogni innovazione tecnologica è accolta con aspettative troppo alte: oserei dire miracolistiche.Sarebbe divertente elencare qualche articolo giornalistico dal titolo roboante del tipo: (inventata la nuova retina artificiale che donerà la vista ai ciechi), oppure, (con le nuove auto con guida automatizzata, anche i ciechi potranno utilizzarla) e potrei continuare con telecamere che leggono, riconoscono e via di seguito. ANzitutto una considerazione già esposta in articoli precedenti: la tecnologia, proprio perchè utilizza un apparato, rende dipendenti dall’apparato stesso. Io sto scrivendo ad esempio, con un display Braille che funziona alimentato o a batteria che, se fosse scarica, non mi consentirebbe di scrivere o leggere, ma di esempi ne potrei fare moltissimi altri: non potremmo viaggiare se il serbatoio dell’auto fosse vuoto eccetera. Allora è più corretto affermare che la tecnologia è un grande aiuto, e risolve gradualmente innumerevoli difficolt[. Rende possibili operazioni impensabili solo qualche anno fa, concede enormi opportunità. Però non risolve radicalmente la nostra “gognata autonomia, e a volte, bisogna volerlo risolvere. E poi, a parte le difficoltà psicologiche, i limitidi ciascuno di noi, la scarsa informazione, esiste, la grande difficoltà di comprendere la reale portata di certe tecnologie, la grande fatica per acquisire le competenze necessarie. Tutti ostacoli reali d non sottovalutare: insomma la lotta è ardua ma una grande motivazione, la soddisfazione di godere il frutto dei piccoli risultati conseguiti quatidianamente, ci rendono più forti e desiderosi di poocedere oltre.

IL TEATRO ON AIR “ACCESSIBILE” CHE SI AFFIDA SOLO ALLA PAROLA.

Da ” Redattore Sociale del 02-01-2019″.

Nessuna scenografia, nessun costume, un cartellone compostointeramente da spettacoli di lettura: è Teatro on air, il teatro pensato per chi, di solito, a teatro non riesce ad andare. Il pubblico potrà essere presente in sala o seguire gli spettacoli tramite la web radio dell’Istituto dei Ciechi di Bologna.

MASSA MARITTIMA. Portare il teatro alle persone che hanno difficoltà a raggiungerlo: persone cieche, con disabilità, malate e anziane. Un’intera stagione teatrale accessibile che rinuncia alla scenografia, ai costumi, alle azioni e si affida solo alla parola. Si chiama Teatro on air e il suo cartellone è composto interamente da spettacoli di lettura. Tutti gli appuntamenti andranno in scena all’ex Convento delle Clarisse di Massa Marittima: il pubblico potrà essere presente in sala, ma potrà seguire gli spettacoli anche online in diretta, gratuitamente, tramite la web radio dell’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza.

Teatro on air prenderà il via il 9 febbraio per concludersi il 4 maggio. Parte del cartellone è in via di definizione, ma alcune date sono già state confermate. Il giorno del debutto Giuseppe Cederna porterà in scena “Odisseo il migrante”; il 9 marzo Paolo Sassanelli reciterà il “Grande inquisitore di Dostoevskij”; Ivano Marescotti il 30 marzo sarà sul palco con “L’uomo nell’astuccio di Cechov”; il 4 maggio, la serata conclusiva, sarà la volta di “Parole note live”, con Giancarlo Cattaneo e Maurizio Rossato di Radio Capital.
“Sono tutti spettacoli di qualità, scelti e concordati con gli interpreti per poter essere fruiti in questo modo – spiega Massimiliano Gracili dell’associazione grossetana Liber Pater, direttore artistico di Teatro on air –. La fruizione dal vivo sarà identica a quella per radio: vogliamo contribuire allo sviluppo culturale di un territorio e compiere un atto di generosità a favore della collettività, dei giovani e delle persone meno fortunate. Non è stato un percorso semplice, abbiamo incontrato tanti problemi: la Siae, per esempio, non prevedeva norme per regolare iniziative di questo tipo”.

È possibile sostenere il progetto partecipando alla campagna di crowdfunding lanciata per l’occasione: “Mi chiamo Sonia e ho 53 anni – si legge nella presentazione –. Sono cieca, amo il teatro e le storie. Mi piacciono talmente tanto che, nonostante la mia cecità, faccio parte di una compagnia di teatro amatoriale”. Sonia è Sonia Lenzi, membro da anni di Liber Pater. “Andare a teatro, raggiungerlo fisicamente, per quelli come me è molto difficile, spesso impossibile, e quando riesco ad andarci ho bisogno di qualcuno che mi descriva e spieghi ciò che sta avvenendo. L’accesso alla cultura per moltissime persone non è affatto facile: così abbiamo deciso di provare a realizzare una stagione teatrale che colmasse almeno in parte la disuguaglianza che c’è tra chi può muoversi autonomamente e chi non può”. Liber Pater da anni propone letture ad alta voce, lo scorso aprile ha realizzato Parole e voci, festival di lettura scenica: “Collaborare con una persona cie ca, imparare a conoscerne le necessità, è stato fondamentale per convincerci a lavorare in questa direzione. Il suo apporto è stato innegabilmente importante”.

Il progetto, realizzato da Liber Pater con la cooperativa Arcobaleno e il sostegno del Comune di Massa Marittima, è frutto della collaborazione tra Unione italiana ciechi e ipovedenti, Lega italiana lotta alla distrofia muscolare, Anmil e Favo, la Federazione Italiana delle associazioni di volontariato in oncologia. (Ambra Notari)



A RICORDO DI UN BEL MOMENTO CULTURALE, SUL BUIO E LA LUCe.

Lo scorso 27 dicembre, praticamente lo scorso anno, ho partecipato ad un momento di festa organizzato dall’associazione Colibrì. Si è trattato di un momento di scambio di frammenti di letture che ciascuno ha proposto sul tema del buio e della luce: seguito da un ottimo rinfresco. Ho avuto modo di leggere, nella circostanza, un minuscolo frammento tratto da un libro di uno scrittore non vedente che conosco. L’autore Roberto Turolla in questo libro “I racconti del buio”, ambienta i suoi racconti al buio appunto, dove i colori, con hanno una valenza così determinante come il resto della letteratura. Mi piace lasciare in questa circostanza alcune parole della sua postfazione.

“Gran parte delle persone vedenti forse non ha mai nemmeno immaginato che cosa voglia dire per un non vedente scrivere narrativa. Eppure credo sia davvero importante che se ne parli, affinché le disabilità escano dal recinto delle forme difettose e vengano invece percepite e trasformate in abilità precise, regolate da tecniche proprie. In questo modo i normodotati possono superare un’involontaria o pigra modalità pietistica di rapporto col disabile ed entrare in una piena e completa parità, seppure su territori diversi.
In sostanza è soltanto la conoscenza profonda del mondo dell’altro che cancella, azzera e annulla le distanze, perché se il vedente entra in profondità in relazione con il mio meccanismo compositivo e per così dire osserva la mia mente che si muove alla ricerca di parole che non posso marcare con l’etichetta visiva capirà che, semplicemente, funziono in un modo diverso dal suo, che sono una persona con caratteristiche proprie, anche se diverse dalle sue. In questo modo sparirà ogni forma di pietismo. Molte persone rispetto alla disabilità adottano comportamenti pietistici in buona fede, soltanto perché non hanno strumenti per comprendere che vi sono abilità altre dalle proprie, quindi non sanno come intercettare quel problema che il disabile segnala. Se invece le persone vengono messe al corrente del meccanismo, del motore operativo di un disabile si rendono conto che è semplicemente un altro motore, non che manca il motore”.

IL 2018 PER I DISABILI, PICCOLO BILANCIO.

Solitamente gli ultimi giorni dell’anno sono dedicati ai bilanci, e io non sfuggo a questa consuetudine, anche per fare mente locale: capire cosa si è fatto e cosa resta ancora da fare; molto, ovviamente.
La novità più eclatante è questo nuovo ministero per la famiglia e le disabilità con un aumento di 100 milioni ain bilancio e alcune pensioni che, a certe condizioni potranno essere portate a 780 euro.
Il ministero può piacere o no ma, ora esiste e dovremo verificare se e quanto sarà utile: al momento si è appena insediato.
Il “piccolo aumento”. 100 milioni in più per la non autosufficienza: l’aumento del fondo è la buona notizia che la legge di bilancio contiene e destina alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Il fondo per il 2018 – lo ricordiamo – ammontava a 462,2 milioni di euro, di cui 447,2 destinati alle regioni, 15 al ministero delle Politiche sociali. La relativa proposta di decreto di ripartizione delle risorse è stata presentata a fine ottobre alla Conferenza unificata. Con l’incremento previsto dalla legge di bilancio, la somma arriverebbe quindi a quasi 600 milioni. Per alcune associazioni, “uno sforzo irrisorio”, che andrebbe incrementato.
Il reddito di cittadinanza dovrebbe partire a febbraio del 2019, con un decreto atteso in gennaio che dovrà determinare limiti e paletti, credo molto stringenti.
Nella cultura in generale il tema della disabilità si fa lentamente strada imponendosi nei libri, in tv, nei film e in passerella. Così abbiamo un fiorire di libri, film di registi e associazioni, comparse di disabili in tv: una lenta affermazione registrata da qualche anno. Anche le paraolimpiadi hanno avuto una eco maggiore e le l’edizione invernale in Corea ha visto la partecipazione di 567 atleti provenienti da 49 diverse delegazioni; più delle scorse edizioni.
Passiamo ora però alle aspettative disattese. Nulla di fatto sulla legge sul caregiver familiare, nonostante sia stata invocata da numerose associazioni che tutelano i diritti dei disabili.
La riforma del sostegno, è ancora lontana. L’inclusione scolastica, malgrado le promesse, non ha ancora visto una riforma che a fine 2018 ha subito una battuta d’arresto, anche se il governo sostiene che sarà varata nel 2019.
Delusione anche per il piano non autosufficienza. Il tavolo interministeriale è stato costituito ma a tutt’oggi non ha ancora elaborato un piano strutturale, nè si conosce l’ammontare delle risorse disponibili.
Naturalmente si prevedono azioni di protesta.

IL DRAMMA DI ACHILLE E LA TARTARUGA.

Nei miei corsi agli insegnanti di sostegno, a proposito di tecnologia legata alle disabilità, espongo sempre questo binomio: Achille e la tartaruga. Achille è l’evoluzione tecnologica, veloce, impetuosa, straripante. La Tartaruga: lenta, impacciata, confusa. Più volte ho evidenziato Luci ed Ombre della tecnologia; indubbi vantaggi che consentono di svolgere diverse mansioni che prima erano precluse ma, contestualmente, inducono dipendenze, ansia da prestazione.
Qui un mio articolo precedente per approfondire: https://vscarfia.com/2018/11/07/tecnologia-luci-ed-ombre/ o anche sul mio canale youtube: www.youtube.com/c/valterscarfia
Quando un disabile ha acquisito finalmente una abilità tecnologica e sarebbe pronto per sfuttarla a pieno, ecco che Achille è già corso avanti imponendo nuove tecnologie, nuove opportunità e la Tartaruga mestamente deve faticosamente fare un balzo in avanti. Quale insegnamento possiamo trarne da tutto ciò? è proprio possibile che la Tartaruga possa diventare Achille? oppure, non sarebbe meglio per tutti che Achille diventasse la Tartaruga?
Le “lepri tecnologiche”, che corrono sempre più velocemente con il solo scopo di arrivare prime, non sapranno costruire un mondo duraturo, pacifico e solidale.
La strategia della tartaruga è la sola desiderabile se vogliamo un mondo sostenibile, perché permette alla società di darsi il tempo di imparare a vivere insieme.

  • Riccardo Petrella –
    Questa citazione, a mio avviso, racchiude un messaggio molto preciso, denuncia la nostra nuova schiavitù, subdola perchè ci illude di acquisire maggiore libertà proprio mediante l’utilizzo totale della tecnologia. Lo scenario lo conosciamo tutti o quasi, tutti o quasi siamo convinti che il famigerato progresso, proprio perchè è così travolgente e disordinato, ci svilisce, ci frustra ma a conti fatti, chi ha il coraggio della lentezza? Eppure, tutti siamo pronti a denunciare l’insensatezza del nostro incedere vorticoso. Ogni innovazione ci coglie assolutamente impreparati: la abbracciamo non riuscendo a capire se sarà una innovazione utile. E allora! la domanda del secolo: cosa possiamo fare per rallentare, per metabolizzare ogni innovazione e capire se potrà essere una reale conquista?
    Qualche abbozzo di soluzione: Perchè non cogliere questo binomio (Achille e la Tartaruga) come emplematico di un allarme! Perchè non recuperare dalle disabilità la riflessione di essere più prudenti nelle scelte, nelle nuove tecnologie.
    La cultura: la lettura, la visione o ascolto di scrittori e poeti,anzichè la televisione e simili ci dà strumenti più idonei per difenderci dall’aggressione delle novità a tutti i costi, ci consente di fare selezione, di assumere principi e fare ordine su ciò che più contae ciò che non conta affatto.
    Le piccole soste ai box della cultura, della dimensione spirituale per chi ha il dono della Fede, ci consente di avere su tutto questo uno sguardo più limpido, più disinteressato e obbiettivo.
    LO so, lo so, queste sono solo parole ma le parole hanno significati diversi a seconda di chi le legge e ….. chissà che, mentre per alcuni resteranno parole, per altri saranno uno stimolo ad operare un mutamento anche infinitamente piccolo. Sono tanti infinitamente piccoli che poi potrebbero creare un movimento significativo in questo mondo.