Interessante workshop all’università di Alessandria, sulle sintesi vocali. Possono essere di supporto per gli studenti con DSA?

Possibile utilizzare una sintesi vocale per gli studenti con Dsa?
Pubblico nel mio blog un articolo da “corriere al”, perchè ho partecipato a questa iniziativa.
È possibile utilizzare strumenti come le sintesi vocali per aiutare gli studenti con DSA nel loro percorso di studi? A questa domanda hanno provato a rispondere Abilitando Onlus e il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale.
Mercoledì 27 febbraio gli studenti del DISIT hanno partecipato ad un incontro in cui è stato presentato un panorama sui software di sintesi vocale gratuiti attualmente disponibili per PC Windows e dispositivi mobili Apple. Queste soluzioni, originariamente nate per aiutare persone con disabilità visive, si dimostrano un valido supporto a costo zero anche per studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, per facilitarli nell’apprendimento delle materie di studio.
La sintesi vocale, infatti, è la trasformazione del testo scritto in testo parlato grazie alla particolare tecnologia text-to-speech (TTS), cioè “dal testo al vocale”: il testo in formato digitale viene trasformato in una traccia audio, ed è così possibile arrivare ad una autonomia nella lettura e, soprattutto, nello studio.
Nel corso dell’incontro, sotto forma di workshop in uno dei laboratori di informatica del Dipartimento, sono stati utilizzati lo screen reader gratuito NVDA in ambiente Office per la lettura di documenti ed è stata presentata la sintesi vocale Voice Over in ambiente Apple.
La singolare iniziativa, rivolta agli studenti e ai docenti del DISIT è stata organizzata dall’associazione Abilitando Onlus in collaborazione con Valter Scarfia, vicepresidente dell’Unione Ciechi Piemonte, e dal Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica.
Si tratta della prima iniziativa organizzata a seguito della convenzione che è stata recentemente sottoscritta dall’Associazione Abilitando che si occupa di tecnologie applicate al mondo della disabilità (e che organizza l’omonimo evento a Bosco Marengo e ha ricevuto importanti riconoscimenti come la Medaglia del Presidente della Repubblica e l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo) e il dipartimento alessandrino dell’Ateneo.
La convenzione suggella una collaborazione ormai consolidata da tempo che già aveva portato alla creazione dell’applicazione per smartphone “GuidApp”, creata per permettere a persone non vedenti o ipovedenti di fruire in piena autonomia di mostre e musei, e lanciata in occasione della mostra “Alessandria città delle biciclette”.
«Abbiamo sottoscritto questa convenzione – dice Paolo Robutti, presidente e fondatore di Abilitando – con il fine di collaborare stabilmente tra di noi e con altri enti di ricerca e associazioni. La nostra ambizione è di partecipare insieme a bandi di progetto a livello nazionale e internazionale e di realizzare progetti coinvolgendo gli studenti del DISIT, sostenendo e promuovendo tesi di laurea triennali e magistrali che affrontino il tema della disabilità e della tecnologia, per superare quegli ostacoli che ancora oggi si frappongono alla piena autonomia della persona con disabilità».
«La stipula della convenzione tra il DISIT e Abilitando – sottolinea il professor Massimo Canonico, docente di Informatica del DISIT – ufficializza una collaborazione che già da alcuni anni ci vede coinvolti. Infatti, grazie a questa collaborazione si è potuto erogare borse di studio che hanno reso possibile la creazione di vari progetti riguardanti lo sviluppo di applicazioni mobili atte a favorire l’accesso museale oppure la consultazione di quotidiani online per persone ipo o non vendenti. Questa convenzione è quindi un incentivo a proseguire questa strada con l’obiettivo di rendere sempre più inclusivi i prodotti informatici nell’immediato futuro».
Referenti scientifici della collaborazione sono: Paolo Robutti, presidente di Abilitando Onlus, e Massimo Canonico, docente di Informatica del DISIT.

Il Braille al microscopio, parte quarta: evoluzione continua.

Evoluzione continua del Braille
Il Braille è giovane, ha quasi due secoli, altro che vetusto e superato. Diversamente da come può sembrare, il Braille non incontrò i favori che possiamo credere. Per qualche tempo sembrò che il sistema dovesse morire col suo inventore; avversato dagli stessi educatori vedenti che lo consideravano ulteriormente emarginante. Persisteva l’idea che il Braille rendesse i ciechi dei diversi, come se a creare diversità fosse il sistema e non la minorazione sensoriale.
Tale idea la si trova concretizzata nell’accoglimento verso il sistema ideato dall’inglese William Moon, divenuto cieco a 21anni, il quale nel 1845 mise a punto un sistema tattile che si basava sulla rappresentazione delle lettere dell’alfabeto in rilievo, modificate e semplificate
per migliorare la percezione tattile: 5 lettere erano ridisegnate completamente, 14 modificate
parzialmente e 8 rimaste invariate.
Nel 1847, in Inghilterra, fu pubblicato il primo libro stampato col sistema Moon e l’idea ebbe un successo che perdurò. Ancor oggi, alcuni sostengono che chi è divenuto cieco in età avanzata, incontrerebbe meno difficoltà nell’apprendere la lettura col Moon piuttosto che col Braille.

Nel 1868, quattro studiosi non vedenti, guidati dal Dr. Thomas Armitage, fondarono la “British and Foreign Society for Improving the Embossed Literature of the Blind”. Questo piccolo gruppo di amici crebbe fino a diventare il RNIB (Royal National Institute for the Blind) il maggior sostenitore del Braille in Europa e la più grande associazione inglese dei ciechi.

Il Braille, in Francia, a metà del XX secolo, ebbe il riconoscimento dello stato. L’ONU, nel 1952, l’ha proclamato sistema universale di lettura e di scrittura dei ciechi.
Attualmente il Braille è utilizzato in quasi ogni lingua conosciuta e perciò è un sistema che ha avuto delle implementazioni nel tempo.
Quando Louis Braille mise a punto il primo alfabeto, lo fece basandosi su quello francese ed i segni erano bastanti per l’alfabeto. Col tempo e mano a mano che il Braille veniva adottato da altri Paesi, per esigenze di altri alfabeti, il codice originale ebbe delle implementazioni con nuovi segni.
Ciò è stato possibile perchè, come è poi stato dimostrato, la codifica di Louis Braille è di tipo “binario”, ossia ricorda quella che, molti anni dopo, si utilizzò per i calcolatori elettronici che tutti noi conosciamo.

Attualmente l’U.N.E.S.C.O. ha un comitato permanente con il compito di adattare il Braille alle diverse lingue.
Come detto, il Braille fu arricchito di nuovi segni, man mano che nuovi alfabeti e nuove regole imponevano nuove espressioni.
Con l’avvento dell’informatica si presentò un nuovo problema, come adattare la segnografia del Braille, basata sui 6 puntini, quindi 64 combinazioni possibili, in una sola cella, alle 256 combinazioni dell’alfabeto informatico ASCII (American Standard Code for Information
Interchange ). Si trovò una soluzione e nacque il Braille informatico, basato su 8 puntini.

Se vi capiterà quindi di sentire qualcuno che parla di Braille informatico, è corretto, perchè anche tra i ciechi ci sono dei programmatori informatici.
E grazie a questo adattamento, l’informatica ha reso più giovane e duttile il Braille, eliminando quei limiti di cui accennavo negli articoli precedenti: peso e costo dei libri e del processo di produzione, deterioramento dei puntini, impossibilità di accedere alla gran parte della cultura. Da quel momento è stato possibile produrre stampanti a prezzi sempre inferiori, display Braille nei quali si possono immagazzinare centinaia di libri e documenti e che possono tradurre gli schermi dei pc e degli smartphones.
Anche in Italia ci sono stati degli aggiornamenti dei segni e quelli riportati nella tavola seguente, sono quelli in uso dal 1998, dove ci sono un paio di piccolissimi cambiamenti rispetto al codice precedente, codice tuttora largamente usato dai ciechi italiani.

Braille informatico a 8 punti.

Testi ed immagini da ” Braillaltramente” di Antonio Azzalin – Edibraille – 2015 e ristampa 2016.

Ho passato la notte con l’amica geniale.

E così questa notte ho fatto le 2 per concludere il primo libro della Ferrante “l’amica geniale”, con la conseguenza logica che ho trascorso le ore successive in bianco. Il giorno seguente solitamente è un dramma: sbadigli continui, un caffè in più, fatica estenuante per restare attenti al lavoro; ma chi me lo ha fatto fare!
Quando finisci un libro ti assale una sensazione strana, mista al dispiacere di uscire da una storia, provo la voglia di restarci nella storia ma anche il desiderio di ritrovare un’altra storia per immergerti. Avevo visto, ed è strano per uno come me che potrebbe stare senza la televisione, il romanzo in tv che ho trovato piuttosto lento e a tratti noioso. Ero sicuro che il libro mi avrebbe però coinvolto e così è stato. Mi ha colpito la capacità di raccontare tenendoti incollato alle pagine, la sua abilità di osservare il mondo circostante. Il fascino comntraddittorio che sprigiona Napoli del dopoguerra con la sua miseria, la sua violenza nei nuclei familiari. Fascino contraddittorio perchè, se da un lato mi appassionavo alle sfacettature e ai particolari, dall’altro provavo repulsione per tutta questa violenza, questo melodramma. Sucuramente è stata per me una calamita per la mia testa. Ora aspetterò forse un giorno o due per rituffarmi in una altra storia.
Ho letto l’amica geniale dall’audiolibro su Audible: anche in questo caso la lettura di una profressionista che passava disinvoltamente dall’italiano all’accento napoletano ha reso le pagine più vivide e cariche di emozioni forti.

Il Braille al microscopio: parte terza.Ma prima del Braille?

Oggi è il giorno del metodo di lettura e scrittura per non vedenti: il Braille. Ma prima, come si o non si scriveva, leggeva, si o non si istruivano i non vedenti.

Per molti secoli, il conciliare lettura e scrittura per ciechi, in un unico sistema, sembrava un ostacolo insormontabile e senza soluzione. Già nell’antichità si considerava l’immagine mentale del reale, quella percepita attraverso la vista. Le scritture erano una interpretazione grafica di linguaggi dei segni che rappresentavano visivamente oggetti o situazioni. L’associazione della scrittura coi simboli visibili, per millenni, ha escluso il cieco dal produrre delle sue scritture, nonostante il mito ci parli di ciechi poeti ed indovini e la storia ricordi ciechi valenti in matematica e musica. Pertanto la comunicazione tra ciechi o tra ciechi e vedenti, era per via orale o affidata alla scrittura di vedenti. Questa è una delle ragioni per cui non ci sono scritti vergati e tramandati da persone non vedenti. Passarono dei millenni prima che il problema della rappresentazione scritta, basata su rappresentazioni grafiche con metodi e codici fondati su altra percezione sensoriale diversa dalla vista, trovasse sperimentatori per una soluzione valida. Tra i diversi ricercatori, il gesuita, matematico e naturalista italiano, Francesco Lana de Terzi (1631-1687), che ideò un sistema con un codice che non si fondava sulla riproduzione in rilievo delle lettere dei vedenti, ma su un suo particolare alfabeto tattile che, purtroppo, il suo ideatore non comprese che il tatto riconosce meglio il punto della linea.

Un altro tipo di risposta al problema, venne daltipografo francese Pierre Morreau, il quale ideò, nel 1640, un suo sistema basatosulla lettura con caratteri mobili. Le varie proposte solutive e la crescentecoscienza verso i più deboli, ci porta nella Francia della seconda metà delSettecento, periodo nel quale la società è all’alba di importanti cambiamenti. Inquel periodo si erano avuti dei movimenti pedagogici in favore dei sordomuti,ed in misura minore in favore dei ciechi. Intorno al 1780, a Parigi, viveva Valentin Haüy, direttore dell’Istituto dei Ciechi, pare che rimase colpito dadei ciechi suonatori ambulanti, vestiti in modo ridicolo per divertire ilpubblico. Fu molto impressionato da come i ciechi riconoscessero al tatto lemonete date loro in elemosina. Da questa osservazione Valentin Haüy intuì chese i ciechi distinguevano le monete col tatto, avrebbero potuto farlo anche conle lettere dell’alfabeto. Tradusse in pratica l’idea, mise a punto e sperimentòcon successo un sistema tattile, basato su delle lastre metalliche, sulle qualierano incisi i caratteri che poi venivano impressi su fogli di carta inumidita.Era un sistema di lettura per ciechi, a segni orizzontali. I libri stampati conquesto sistema erano grandi e pesanti, lunghi 60 centimetri eciascuno pesava più di 6 o 7 chilogrammi.

Nel 1786, orgoglioso della sua scoperta, Haüyintrodusse alla Corte di Luigi XVI i primi ciechi capaci di leggere, ma il Renon mostrò grande interesse. Nel 1787, sempre a Parigi, fu pubblicato il primolibro con questa tecnica, una pubblicazione che sintetizzava le teorie diValentin Haüy sull’educazione dei ciechi, con le quali sosteneva che letecniche ed i metodi educativi per i ciechi dovevano essere analoghi a quelliper i vedenti. Qualche anno dopo, nel 1791, la Costituente Francese dimostrògrande interesse e fondò l’Istituto dei Giovani Ciechi a Parigi. Però non tuttoandò bene per Valentin Haüy, ebbe situazioni e sorti non sempre favorevoli e lascuola venne chiusa. La scuola e le sorti di Haüy ebbero un andamento ed esiti,per certi versi, simili a quelli della Rivoluzione Francese. Al sistema diValentin Haüy va riconosciuto il merito d’aver cambiato la situazione che finoa quel tempo relegava il cieco al ruolo di assistito, portandolo a quello disoggetto di educazione. Come detto, era un’epoca in cui, sia nella stessaFrancia, sia in altri Paesi, cresceva l’attenzione per l’uguaglianza e spiegail motivo perchè ciò avvenga proprio in quel periodo, in cui avviene anche ilcambiamento del concetto di cecità che per lungo tempo aveva relegato il nonvedente in condizione di subumanità, principalmente dovuta alla preclusione all’accessoall’istruzione. Quindi la mancanza di cultura ed il pregiudizio nonriconoscevano al cieco parità di pieni diritti, e di doveri, come cittadinocapace di intendere e volere. Sempre in quell’epoca, furono fondate scuole diistruzione, educazione e preparazione professionale dei non vedenti, oltre chenella predetta Francia, anche in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda,Italia, Stati Uniti ed altri Paesi. Infine, sempre riferito all’epoca, nellasocietà avveniva una trasformazione che, da agricola, andava versol’industrializzazione (1780, James Watt inventa la macchina a vapore). Ilfattore lavoro investiva anche il cieco che, fino ad allora, poteva lavorarenei campi o nell’artigianato minore. Al lavoratore si richiedeva una crescenteprestazione fisica e sensoriale e pertanto ciò escludeva gli inabili. Torniamoalla ricerca di metodi; dopo quello di Haüy seguì quello dell’austriaco Johann Wilhelm Klein (1765-1848), il quale insegnava a Vienna il metodo inventato daHaüy e scoprì che il tatto è più stimolato dalla scrittura a puntini che daquella a tratto unico.

Un altro sistema, alquanto ingegnoso e basatosulla rappresentazione in rilievo con dei puntini, è quello dell’italiano Luigi Ballù e rappresentava un primo passo verso la scrittura da parte deiciechi. Il sistema di Ballù “riproduce” i caratteri del nero con una serie di puntiniin rilievo. Questa tecnica, anche se apprezzabile per la tattilità dei puntinie la leggibilità da parte del vedente, era di una certa complessitàrealizzativa da parte del cieco e comportava un dispendio notevole di carta edi tempo per scriverlo.

Sul sistema ideato da Ballù ci soffermiamo un po’in quanto merita qualche attenzione. Basato sulla giusta intuizione che ilpunto fosse più riconoscibile dell tratto, permetteva anch’esso, come per ilBraille, una forma di scrittura da parte dei ciechi ed una lettura sia da partedei vedenti, sia dei non vedenti. Purtroppo, presentava alcuni svantaggi,rispetto al Braille: non era semplice ed il numero elevato dei puntini non lo rendevafacile alla lettura tattile. Di seguito alcune immagini di scrittura Ballù,ormai una rarità, realizzate ai nostri giorni dal prof. Domenico

Scrittura Ballù.
Scrittura Ballù, altro esempio.

Ravizza per questa pubblicazione.

Il Braille al microscopio: parte seconda. Flessibile e futuribile.

Dunque questi limiti della soglia percettiva del Braille, sono davvero invalicabili? Pare proprio di si; tenendo conto dei limiti invalicabili della soglia percettiva del tatto, Louis Braille, proprio perché si era avvalso della sua esperienza personale di non vedente insegnante di musica, aveva potuto definire con precisione le dimensioni dei caratteri del proprio sistema, tanto che non hanno ottenuto significativi successi tutti i tentativi di utilizzare caratteri con dimensioni ridotte. Mi è capitato tra le mani un tentativo giapponese di produrre scrittura con caratteri più contenuti che pregiudicavano notevolmente la comprensione e la velocità; Un altro esempio eclatante era la moneta delle vecchie 500 lire, lo ricordate? che la zecca aveva prodotto stampando la cifra con spazi talmente ridotti tra i puntini, che la comprensione era proprio compromessa. Dunque, la soglia percettiva tattile presenta limiti davvero invalicabili e la riduzione dello spazio e del volume deve passare da altre strade che vedremo.

In secondo luogo, vanno segnalate la semplicità e la razionalità del sistema, costituito dalle sessantaquattro combinazioni di sei punti, (compreso lo spazio vuoto). I punti sono organizzati in serie ricorrenti, in modo tanto razionale, da consentire ad un adulto di apprenderlo facilmente in poche ore.Braille.

Le lettere base sono 10, che vanno dalla a alla j, e possono essere facilmente memorizzate. Le seconde 10 lettere, dalla k alla t, sono la risultante delle prime 10 con l’aggiunta di un puntino in basso a destra. I segni di interpunzione, punto, virgola eccetera, sono le stesse 10 lettere spostate in basso sul casellino. Altri segni li otterremo con le solite 10 lettere con l’aggiunta dei due puntini in basso, mentre i numeri sono le ormai proverbiali 10 lettere precedute da un segno convenzionale chiamato Segnanumero. Queste 10 magiche combinazioni le utilizziamo anche per produrre musica, sostituendo il pentagramma. È tuttavia possibile, mediante l’unione di più segni, ottenere un numero anche più elevato di simboli, particolarmente utili per la trascrizione della musica, della matematica e delle scienze.
Ma le caratteristiche straordinarie del metodo Braille non finiscono ancora qui. Il sistema risulta estremamente duttile e flessibile, tanto che, con i soliti sei punti, ricorrendo a piccoli accorgimenti, i ciechi hanno la possibilità di leggere e di scrivere tutti i testi di loro interesse. Lingue antiche e moderne, le lingue slave, l’arabo, il cinese (i ciechi cinesi, per scrivere in braille, hanno sostituito gli ideogrammi con una scrittura fonetica, così come gli arabi e i russi).
Ma la grande sorpresa è rappresentata dal fatto che il Braille ha superato a pieni voti la sfida dell’informatica che, lungi dal decretarne la sua morte definitiva come era previsto da molti esperti pedagogisti e tiflologi, lo potenzia e ne riduce drasticamente i suoi limiti. Questo passaggio è importante al punto che sarà l’oggetto di un prossimo articolo.

Il Braille al microscopio. prima parte.

Libro braille aperto.

Da oggi fino al 21 febbraio, dedicherò diversi articoli, qualche immagine o video al metodo di scrittura e lettura Braille, data la sua importanza cruciale per i non vedenti che, Grazie a questo grandissimo metodo inventato da Louis Braille, hanno acquistato dignità di uomini e donne, finalmente soggetti educabili. Ma perchè fino al 21 febbraio? Semplicemente perchè con l’approvazione della legge 126/2007 il Parlamento italiano ha stabilito che il 21 febbraio di ogni anno sia dedicato alla celebrazione della Giornata Nazionale del Braille.

http://www.youtube.com/watch?v=JfW95KsJmn4
Video in occasione della giornata nazionale del Braille.

Il braille è il sistema di lettura e scrittura in rilievo, ideato dal francese Louis Braille, per consentire anche ai ciechi di leggere e di scrivere, di comunicare, di fissare il proprio pensiero, di studiare, di lavorare e di integrarsi nel contesto sociale di appartenenza. Con l’approvazione della legge 126/2007, il Parlamento italiano, primo nel mondo, almeno in questo, ha riconosciuto l’importanza fondamentale di una scrittura dedicata, per una minoranza, altrimenti condannata irreparabilmente all’emarginazione. I ciechi di tutto il mondo sono consapevoli dell’importanza decisiva che l’invenzione di Louis Braille ha avuto per la loro vita. Senza l’alfabeto ideato da Louis Braille, essi sarebbero rimasti indefinitamente esclusi dalla cultura e dal lavoro, i soli mezzi grazie ai quali hanno potuto liberarsi dalla condizione di perenne dipendenza dalla compassione e dalla beneficenza, degli altri, per divenire protagonisti consapevoli della loro integrazione socialEvoluzione della scrittura.

Se pensate che l’invenzione della scrittura risale a più di 4500 anni fa, e la scrittura Braille risale al 1825-50, avrete la consapevolezza di quanto tempo si sia perso e di quanto sia stato fatto in questi 180 anni. E’ stata dunque una autentica rivoluzione sociale e civile, che ha liberato risorse utili, la cultura dei non vedenti, non ancora valorizzate e sfruttate a pieno; ancora aleggiano pregiudizi che devono essere spazzati via dai non vedenti stessi che a volte non si sentono ancora liberi.
Ma analizziamo il metodo per comprenderne l’originalità: consiste in primo luogo nella perfetta rispondenza alle esigenze della percezione tattile che, contrariamente alla percezione visiva, parte dal particolare per approdare al globale: così, la persona normodotata entra in una stanza e abbraccia con lo sguardo la sua globalità per poi giungere ai particolari, sedie, tavolo, mobili, quadri. Il non vedente, esplora il tavolo, la sedia e gli altri oggetti che, grazie agli schemi mentali non deve esplorare in modo approfondito e si farà successivamente la mappa mentale della stanza nella sua interezza. Interessante sarebbe raccontare come si è giunti al sistema attuale, in estrema sintesi, prima venivano rapresentate le lettere in nero in rilievo e per esplorare solo una lettera, spesso il dito esploratore doveva attivare fino a 25 micro movimenti del polpastrello. Per questo i prerequisiti del Braille sono fondamentali per un bambino: lateralità, conoscenza dello schema corporeo, motricità. la fondamentale preoccupazione di Braille fu quella di trovare una scrittura leggibile per mezzo delle dita. «Il lettore cieco non conta i punti in rilievo, come non pochi sembrano credere, ma percepisce delle strutture costituite di punti, in modo tale che i complessi meglio individuabili non sono quelli costituiti da un minor numero di punti, bensì quelli rappresentati da forme più peculiari» (Henri). Semplificando, per percepire l’insieme di puntini sotto il polpastrello, non è necessario alcun micromovimento e la velocità ci guadagna considerevolmente.
Ma allora! possiamo diminuire la distanza dei puntini per recuperare spazio che è il limite più grave del Braille? è possibile con una combinazione che non supera i 6 punti rappresentare gli alfabeti delle varie lingue, la matematica, la musica e il disegno? Ce ne occuperemo.

Come leggere i messaggi Whats app senza far comparire la spunta blu!

“E insomma! ti ho mandato un messaggio e so che lo hai letto, perchè non mi vuoi rispondere”. “Perchè non ti sopporto”, verrebbe istintiva la risposta; Bene! se sai di non poterti controllare, allora sappi che ci sono più modi per leggere senza far sapere allo scrivente che hai effettivamente letto, e che, per fatti tuoi, non vuoi rispondere nè ora, nè mai.
1 – puoi semplicemente disattivare nelle impostazioni le conferme di lettura;
2 – Su android puoi utilizzare il widget ufficiale di whats app;
3 – Su iphone puoi ricorrere a Siri “leggi nuovi messaggi su whats app” o “leggimi gli ultimi messaggi su whats app”;
4 – leggere i messaggi dalla schermata di blocco o dal centro notifiche;
Disattivare le conferme di lettura: piuttosto semplice sia da android che da ios ma devi sapere che poi neppure tu sarai più in grado di capire se sei stato letto e nei gruppi le conferme restano. Le conferme si disattivano dalle impostazioni, account, privacy e si possono riattivare per ripristinarle.
Leggere dalla schermata di blocco: è attivato di default sia su android che su Ios ma, meglio controllarlo. Se il messaggio è più breve di 200 caratteri, lo potrai leggere tutto senza entrare in chat dall’anteprima.

Widget whats app di android: è un ulteriore altra modalità per leggerti il messaggio. Purtroppo su Ios vengono aggiornate le chat più recenti e gli aggiornamenti di stato.
Leggile con siri: puoi, come ho già scritto o dicendo “hei siri”, oppure se lo hai disattivato come me per non consumare troppa batteria, esercitando la proverbiale pressione prolungata sul tasto laterale se hai l’iphone x e superiori, o il tasto home se hai iphone 8 o inferiori.

Leggere è una questione di performance?

La velocità, sempre la velocità: l’efficienza. La lettura è un vero piacere e quindi, come spiega questo articolo, dipende: ogni lettura ha un suo ritmo e non serve forzarlo.