Cosa succederà ai libri? Dialogo sul passato e il presente della lettura

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Audiolibri per tutti: perchè e come reperirli!

è chiaro che, nonostante la crisi della lettura, come molte altre cose del resto, il libro svolge ancora una funzione fondamentale nel campo dell’educazione, della trasmissione del sapere, della migliore gestione del tempo libero. Lo scopo però di questo povero articolo, è quello di dare alcune informazioni su dove trovare gli audiolibri che rappresentano un diverso modo di leggere (della serie, non ci sono più scuse … chi vuole leggere può farlo da subito); a proposito: voi che potete scegliere, cosa ne pensate? vi piace leggere-ascoltare? Di questo vorrei argomentare in un altro articolo.
Siamo anni luce, per fortuna, dai tempi in cui esisteva solo il libro cartaceo, e per noi non vedenti la situazione era davvero drammatica anche se abbiamo fatto di necessità virtù. Una biblioteca sola in Italia, pochissimi testi e in pochissime copie: se volevi leggerti un libro, lo dovevi richiedere e sperare che non fosse parcheggiato a Siracusa o a Pinzolo, ti arrivavano valige con chili e chili di volumi, ecco qui i Vangeli che possono essere tascabili, mentre in Braille sono 4 tomi enormi). Volumi, che poi dovevi leggere velocemente e riportare alle poste per spedirli.

vangeli in braille a confronto con la copia in nero.

Ora abbiamo diverse alternative: libri Braille che con le stampanti sono più disponibili, ebooks, scanner per leggere immediatamente ciò che ci interessa anche se dobbiamo dannarci per la correzione dei testi, i testi che possono essere letti tramite il pc o in Braille oppure con sintesi vocali e infine gli audiolibri. Passiamo allora ad un elenco ragionato di risorse che non può essere esaustivo, ma che è una buona base per operare delle ottime scelte.
Sono numerose infatti le piattaforme che permettono una prova gratis, chi un mese, chi due, per capire se questo metodo possa fare per noi.
Si tratta di romanzi che vengono letti da voci adatte a fare ciò, a volte anche più di una. A noi non resta che accendere il dispositivo, sia iphone che pc o lettore cd, e mettere le cuffie ed ascoltare, anche senza cuffie naturalmente, mentre si stira o si fanno lavori manuali.
Audible: www.audible.com che mette a disposizione un numero di libri sempre maggiore in molte lingue ai suoi abbonati. La quota è di 9 euro al mese e il servizio può essere provato per un mese gratuitamente: sia su iphone o smartphone che su pc.
Storytel: www.storytel.com che offre una prova di 14 giorni e presenta innumerevoli testi e classici. Da sito o da app.
Liberliber www.liberliber.com offre innumerevoli libri gratuitamente, ma con una esigua donazione è possibile aiutarli nel loro progetto.
Le registrazioni del programma “ad alta voce” sono disponibili gratuitamente nel loro sito. https://www.raiplayradio.it/programmi/adaltavoce/archivio/audiolibri/
Altro sito di libri classici e non.
https://www.classicipodcast.it/
Una playlist di altri libri reperibile su youtube, continuamente aggiornata.
https://www.youtube.com/playlist?list…
Audioteka.co.it è un servizio mobile per la vendita di audiolibri. I migliori audiolibri di editori rispettabili. Centinaia di ore disponibili gratuitamente per l’ascolto.
https://audioteka.com/it/
https://emonsaudiolibri.it/audiolibri
ottima casa editrice di audiolibri.
Poi esistono alcune piattavorme appositamente dedicate ai non vedenti che quindi sono fruibili solo mediante presentazione di certificati attestanti l’invalidità di cui non parlerò oggi.
Insomma, vi bastano? Qui mi fermo lasciando a chi ne avrà voglia di continuare la ricerca: io ho sostanzialmente scritto la stringa Audiolibri sul solito Google.

Dieci buoni motivi per leggere.

Prendendo spunto dalle conclusioni dell’articolo precedente dove ho constatato con amarezza che non ce la facciamo a convincere i nostri amici ad appassionarsi alla lettura, ma che valga comunque sempre la pena dare stimoli e motivazioni, ripropongo il mio video nel quale enumeravo 10 buoni motivi per leggere.
http://www.youtube.com/watch?v=8LR0wVSS1f4

1 – per diventare scrittori, o comunque per imparare a scrivere, bisogna fare scorpacciate di libri;
2 – leggere è un cibo per la mente e, per questo motivo, deve essere buono;
3 – leggere trasforma la realtà: se sei sul metrò di primo mattino e ti aspetta una grigia giornata di lavoro e fuori piove, puoi sentire l’odore del mare solo con la magia della lettura;
4 – un libro ti aiuta a stare con i piedi per terra, può sembrare una contraddizione ma non lo è: Chi è depresso non legge e perde il contatto con la realtà. Entrare nelle storie degli altri è un esercizio semplice che ci aiuta a sentirci più leggeri;
5 – Ti impedisce di sbattere la testa contro il muro per lo stress: lo prova uno studio condotto da David Lewis neuropsicologo dell’università del Sussex. Ha dimostrato che bastano 6 minuti di lettura per abbassare lo stress del 68 per cento;
6 – Leggere è il segreto di chi ha successo. Questa condizione personalmente non mi affascina, anche perchè non è detto che basta il successo per essere migliori, anzi!
7 – La lettura è il metodo migliore per non rimbambirsi davanti alla televisione: perchè, diciamocelo, tra un buon libro e una telenovela, la scelta non si pone; o si!
8 – Ci evita cattive figure: arricchisce il vocabolario, sfrucullia le nostre sinapsi e insegna il corretto uso dei verbi: perchè se io non avrei letto pile di libri ….
9 – cancella il piattume e ci permette di sperimentare i sentimenti e le emozioni dei personaggi dei libri che stiamo leggendo rinverdendo vecchi e nuovi fremiti;
10 – è una coccola per la mente. Quando leggiamo ci prendiamo il tempo per noi, è un momento solo nostro, scegliamo di regalarci altri spicchi di vita ed emozioni.

Perchè si scrive?

Oggi che il foglio virtuale restava desolatamente vuoto, da qualche giorno non succedeva ed era inevitabile che accadesse, mi sono posto alcune domande. Perchè si scrive: cosa ci spinge a farlo, e perchè ci piace che qualcuno ci legga? Così ho cercato le motivazioni che hanno indotto scrittori a scrivere, assolutamente conscio del fatto che i motivi possono essere migliaia, e che, di questo ne sono convinto, chi più legge, più è in grado di scrivere. HO trovato un testo di Primo Levi che enumerava 9 motivi per cui uno è indotto a scrivere ma, precisa, che ciascuno potrebbe trovarne mille altri. Chissà se qualcuno mi aiuta a trovarne di suoi o nuovi. Questi nove motivi li estraggo liberamente dal suo testo.
“Non sempre uno scrittore è consapevole dei motivi che lo inducono a scrivere, non sempre è spinto da un motivo solo, non sempre gli stessi motivi stanno dietro all’inizio ed alla fine della stessa opera. Mi sembra che si possano configurare almeno nove motivazioni, e proverò a descriverle; ma il lettore, sia egli del mestiere o no, non avrà difficoltà a scovarne delle altre. Perché, dunque, si scrive”?
1) Perché se ne sente l’impulso o il bisogno. È questa, in prima approssimazione, la motivazione più disinteressata. L’autore che scrive perché qualcosa o qualcuno gli detta dentro non opera in vista di un fine; dal suo lavoro gli potranno venire fama e gloria, ma saranno un di più, un beneficio aggiunto, non consapevolmente desiderato. Difficile pensare ad un artista così puro di cuore!
2) Per divertire o divertirsi. Fortunatamente, le due varianti coincidono quasi sempre: è raro che chi scrive per divertire il suo pubblico non si diverta scrivendo, ed è raro che chi prova piacere nello scrivere non trasmetta al lettore almeno una porzione del suo divertimento. A differenza del caso precedente, esistono i divertitori puri, spesso non scrittori di professione, alieni da ambizioni letterarie o non, privi di certezze ingombranti e di rigidezze dogmatiche, leggeri e limpidi come bambini, lucidi e savi come chi ha vissuto a lungo e non invano. Il primo nome che mi viene in mente  è quello di Lewis Carroll, il timido decano e matematico dalla vita intemerata, che ha affascinato sei generazioni con le avventure della sua Alice, prima nel paese delle meraviglie e poi dietro lo specchio. La conferma del suo genio affabile si ritrova nel favore che i suoi libri godono, dopo più di un secolo di vita, non solo presso i bambini, a cui egli idealmente li dedicava, ma presso i logici e gli psicanalisti, che non cessano di trovare nelle sue pagine significati sempre nuovi. È probabile che questo mai interrotto successo dei suoi libri sia dovuto proprio al fatto che essi non contrabbandano nulla: né lezioni di morale né sforzi didascalici.
3) Per insegnare qualcosa a qualcuno. Farlo, e farlo bene, può essere prezioso per il lettore, ma occorre che i patti siano chiari. A meno di rare eccezioni, come il Virgilio delle Georgiche, l’intento didattico corrode la tela narrativa dal di sotto, la degrada e la inquina: il lettore che cerca il racconto deve trovare il racconto, e non una lezione che non desidera. Ma appunto, le eccezioni ci sono, e chi ha sangue di poeta sa trovare ed esprimere poesia anche parlando di stelle, di atomi, dell’allevamento del bestiame e dell’apicultura. Non vorrei dare scandalo ricordando qui La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, altro uomo di cuore puro, che non si nasconde la bocca dietro la mano: non posa a letterato, ama con passione l’arte della cucina spregiata dagli ipocriti e dai dispeptici, intende insegnarla, lo dichiara, lo fa con la semplicità e la chiarezza di chi conosce a fondo la sua materia, ed arriva spontaneamente all’arte.
4) Per migliorare il mondo. Come si vede, ci stiamo allontanando sempre più dall’arte che è fine a se stessa. Sarà opportuno osservare qui che le motivazioni di cui stiamo discutendo hanno ben poca rilevanza ai fini del valore dell’opera a cui possono dare origine; un libro può essere bello, serio, duraturo e gradevole per ragioni assai diverse da quelle per cui è stato scritto. Si possono scrivere libri ignobili per ragioni nobilissime, ed anche, ma più raramente, libri nobili per ragioni ignobili. Tuttavia, provo personalmente una certa diffidenza per chi “sa” come migliorare il mondo; non sempre, ma spesso, è un individuo talmente innamorato del suo sistema da diventare impermeabile alla critica. C’è da augurarsi che non possegga una volontà troppo forte, altrimenti sarà tentato di migliorare il mondo nei fatti e non solo nelle parole: così ha fatto Hitler dopo aver scritto il Mein Kampf, ed ho spesso pensato che molti altri utopisti, se avessero avuto energie sufficienti, avrebbero scatenato guerre e stragi.
5) Per far conoscere le proprie idee. Chi scrive per questo motivo rappresenta soltanto una variante più ridotta, e quindi meno pericolosa, del caso precedente. La categoria coincide di fatto con quella dei filosofi, siano essi geniali, mediocri, presuntuosi, amanti del genere umano, dilettanti o matti.
6) Per liberarsi da un’angoscia. spesso lo scrivere rappresenta un equivalente della confessione o del divano di Freud. Non ho nulla da obiettare a chi scrive spinto dalla tensione: gli auguro anzi di riuscire a liberarsene così, come è accaduto a me in anni lontani. Gli chiedo però che si sforzi di filtrare la sua angoscia, di non scagliarla così com’è, ruvida e greggia, sulla faccia di chi legge; altrimenti rischia di contagiarla agli altri senza allontanarla da sé.
7) Per diventare famosi. credo che solo un folle possa accingersi a scrivere unicamente per diventare famoso; ma credo anche che nessuno scrittore, neppure il più modesto, neppure il meno presuntuoso, neppure l’angelico Carroll sopra ricordato, sia stato immune da questa motivazione. Aver fama, leggere di sé sui giornali, sentire parlare di sé, è dolce, non c’è dubbio; ma poche fra le gioie che la vita può dare costano altrettanta fatica, e poche fatiche hanno risultato così incerto.
8) Per diventare ricchi. Non capisco perché alcuni si sdegnino o si stupiscano quando vengono a sapere che Collodi, Balzac e Dostoevskij scrivevano per guadagnare, o per pagare i debiti di gioco, o per tappare i buchi di imprese commerciali fallimentari. Mi pare giusto che lo scrivere, come qualsiasi altra attività utile, venga ricompensato. Ma credo che scrivere solo per denaro sia pericoloso, perché conduce quasi sempre ad una maniera facile, troppo ossequente al gusto del pubblico più vasto e alla moda del momento.
9) Per abitudine. Ho lasciato ultima questa motivazione, che è la più triste. Non è bello, ma avviene: avviene che lo scrittore esaurisca il suo propellente, la sua carica narrativa, il suo desiderio di dar vita e forma alle immagini che ha concepite; che non concepisca più immagini; che non abbia più desideri, neppure di gloria e di denaro; e che scriva ugualmente, per inerzia, per abitudine, per “tener viva la firma”. Badi a quello che fa: su quella strada non andrà lontano, finirà fatalmente col copiare se stesso. È più dignitoso il silenzio, temporaneo o definitivo.
Sicuramente più dignitoso il silenzio. Ovviamente poco da aggiungere, anche se Primo Levi non poteva forse neppure immaginare internet e i blog. Io fondamentalmente scrivo per una ragione: ho bisogno di riordinare, classificare e distillare idee; non per farmi delle idee immutabili, piuttosto per non mutuare pedissequamente giudizi premasticati dagli altri. Capita quindi che mi attraversi un pensiero, una intuizione: ci lavoro, la ripenso, leggo e alla fine, per evitare che l’idea venga schiacciata dalla mole di altre idee e dati, la devo mettere per iscritto. Probabilmente se scrivessi un racconto o un romanzo avrei altre motivazioni ma, è appurato che non sono uno scrittore e che il mio intento è ben più modesto. E allora quale è di questi o di altri il vostro motivo preferito, ammesso che abbiate avuto il coraggio di arrivare alla fine?

A RICORDO DI UN BEL MOMENTO CULTURALE, SUL BUIO E LA LUCe.

Lo scorso 27 dicembre, praticamente lo scorso anno, ho partecipato ad un momento di festa organizzato dall’associazione Colibrì. Si è trattato di un momento di scambio di frammenti di letture che ciascuno ha proposto sul tema del buio e della luce: seguito da un ottimo rinfresco. Ho avuto modo di leggere, nella circostanza, un minuscolo frammento tratto da un libro di uno scrittore non vedente che conosco. L’autore Roberto Turolla in questo libro “I racconti del buio”, ambienta i suoi racconti al buio appunto, dove i colori, con hanno una valenza così determinante come il resto della letteratura. Mi piace lasciare in questa circostanza alcune parole della sua postfazione.

“Gran parte delle persone vedenti forse non ha mai nemmeno immaginato che cosa voglia dire per un non vedente scrivere narrativa. Eppure credo sia davvero importante che se ne parli, affinché le disabilità escano dal recinto delle forme difettose e vengano invece percepite e trasformate in abilità precise, regolate da tecniche proprie. In questo modo i normodotati possono superare un’involontaria o pigra modalità pietistica di rapporto col disabile ed entrare in una piena e completa parità, seppure su territori diversi.
In sostanza è soltanto la conoscenza profonda del mondo dell’altro che cancella, azzera e annulla le distanze, perché se il vedente entra in profondità in relazione con il mio meccanismo compositivo e per così dire osserva la mia mente che si muove alla ricerca di parole che non posso marcare con l’etichetta visiva capirà che, semplicemente, funziono in un modo diverso dal suo, che sono una persona con caratteristiche proprie, anche se diverse dalle sue. In questo modo sparirà ogni forma di pietismo. Molte persone rispetto alla disabilità adottano comportamenti pietistici in buona fede, soltanto perché non hanno strumenti per comprendere che vi sono abilità altre dalle proprie, quindi non sanno come intercettare quel problema che il disabile segnala. Se invece le persone vengono messe al corrente del meccanismo, del motore operativo di un disabile si rendono conto che è semplicemente un altro motore, non che manca il motore”.

IL DRAMMA DI ACHILLE E LA TARTARUGA.

Nei miei corsi agli insegnanti di sostegno, a proposito di tecnologia legata alle disabilità, espongo sempre questo binomio: Achille e la tartaruga. Achille è l’evoluzione tecnologica, veloce, impetuosa, straripante. La Tartaruga: lenta, impacciata, confusa. Più volte ho evidenziato Luci ed Ombre della tecnologia; indubbi vantaggi che consentono di svolgere diverse mansioni che prima erano precluse ma, contestualmente, inducono dipendenze, ansia da prestazione.
Qui un mio articolo precedente per approfondire: https://vscarfia.com/2018/11/07/tecnologia-luci-ed-ombre/ o anche sul mio canale youtube: www.youtube.com/c/valterscarfia
Quando un disabile ha acquisito finalmente una abilità tecnologica e sarebbe pronto per sfuttarla a pieno, ecco che Achille è già corso avanti imponendo nuove tecnologie, nuove opportunità e la Tartaruga mestamente deve faticosamente fare un balzo in avanti. Quale insegnamento possiamo trarne da tutto ciò? è proprio possibile che la Tartaruga possa diventare Achille? oppure, non sarebbe meglio per tutti che Achille diventasse la Tartaruga?
Le “lepri tecnologiche”, che corrono sempre più velocemente con il solo scopo di arrivare prime, non sapranno costruire un mondo duraturo, pacifico e solidale.
La strategia della tartaruga è la sola desiderabile se vogliamo un mondo sostenibile, perché permette alla società di darsi il tempo di imparare a vivere insieme.

  • Riccardo Petrella –
    Questa citazione, a mio avviso, racchiude un messaggio molto preciso, denuncia la nostra nuova schiavitù, subdola perchè ci illude di acquisire maggiore libertà proprio mediante l’utilizzo totale della tecnologia. Lo scenario lo conosciamo tutti o quasi, tutti o quasi siamo convinti che il famigerato progresso, proprio perchè è così travolgente e disordinato, ci svilisce, ci frustra ma a conti fatti, chi ha il coraggio della lentezza? Eppure, tutti siamo pronti a denunciare l’insensatezza del nostro incedere vorticoso. Ogni innovazione ci coglie assolutamente impreparati: la abbracciamo non riuscendo a capire se sarà una innovazione utile. E allora! la domanda del secolo: cosa possiamo fare per rallentare, per metabolizzare ogni innovazione e capire se potrà essere una reale conquista?
    Qualche abbozzo di soluzione: Perchè non cogliere questo binomio (Achille e la Tartaruga) come emplematico di un allarme! Perchè non recuperare dalle disabilità la riflessione di essere più prudenti nelle scelte, nelle nuove tecnologie.
    La cultura: la lettura, la visione o ascolto di scrittori e poeti,anzichè la televisione e simili ci dà strumenti più idonei per difenderci dall’aggressione delle novità a tutti i costi, ci consente di fare selezione, di assumere principi e fare ordine su ciò che più contae ciò che non conta affatto.
    Le piccole soste ai box della cultura, della dimensione spirituale per chi ha il dono della Fede, ci consente di avere su tutto questo uno sguardo più limpido, più disinteressato e obbiettivo.
    LO so, lo so, queste sono solo parole ma le parole hanno significati diversi a seconda di chi le legge e ….. chissà che, mentre per alcuni resteranno parole, per altri saranno uno stimolo ad operare un mutamento anche infinitamente piccolo. Sono tanti infinitamente piccoli che poi potrebbero creare un movimento significativo in questo mondo.

TEST DI ORCAM MYEYE: TELECAMERA PER LEGGERE TESTI, RICONOSCERE VOLTI ED ALTRO.

Pubblico con piacere un test completo su ORCAM MYEYE: un apparato da inserire sugli occhiali per riconoscere testi, banconote, volti delle persone ed altro.

di Nunziante Esposito: coordinatore della commissione nazionale ausili e tecnologie della Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti.

test pratico di utilizzo. Agosto – Ottobre 2018.

Durante i tre mesi di utilizzo pratico in oggetto ho avuto la possibilità di utilizzare questo dispositivo che consente di leggere, riconoscere volti e oggetti attraverso una telecamera, provandolo praticamente in tutte le condizioni che si può utilizzare e per tutte le cose che faccio tutti i giorni.

<Anche se questo dispositivo è molto piùutile ad un Ipovedente, ho avuto modo di apprezzarlo anche da cieco assoluto.Infatti, questo ausilio, che in precedenza era composto da due componenti, una unità centrale di una grandezza poco più grande di un pacchetto di sigarette collegata con un cavetto ad un supporto sul quale erano montati una telecamera ed un altoparlante in miniatura, ora si compone del solo supporto che oltre a contenere come prima una telecamera ed un altoparlante in miniatura, al suo interno contiene anche tutta l’elettronica di gestione miniaturizzata.

Il piccolo supporto di una decina di centimetri,costituisce praticamente tutto l’ausilio e viene agganciato alla stecca di un paio di occhiali comuni tramite un supporto magnetico.

Praticamente, all’ausilio è fissato un piccolo magnete con il polo positivo, mentre alla stecca degli occhiali, a destra o a sinistra e a propria scelta, viene fissato un altro magnete con polo negativo.

Per tutte le indicazioni di montaggio e di utilizzo, fare riferimento alla guida in italiano molto accurata che viene fornita assieme a questo ausilio.

L’aggancio dell’ausilio agli occhiali è di una semplicità unica, proprio perché, non appena si avvicina l’ausilio alla stecca degli occhiali, si posiziona immediatamente e correttamente, proprio per l’attrazione generata dai due magneti di polarità opposta.

OrCam MyEye dalla parte piatta lato stecca degli occhiali, dove è presente il magnete di aggancio, presenta un piccolo pulsante che consente di accendere o mettere in pausa l’ausilio, ed un led di segnalazione.

Dal lato opposto, abbiamo un piccolo schermo touch con il quale si possono dare i comandi per le varie funzioni.

L’ausilio, tramite il suo laccetto,  può essere portato comodamente al collo, e, all’occorrenza,lo si aggancia al suo supporto sugli occhiali per utilizzarlo.

Il dispositivo ha un caricatore della batteria interna con una presa micro USB che è posizionata lato altoparlante, lato oppostoalla telecamera. La presa micro USB è delicata e si deve fare attenzione quando si mette il dispositivo sotto carica. Inoltre, nelle spiegazioni è raccomandato,per caricare la batteria, di utilizzare solo il caricatore originale.

La batteria, ovviamente,  ha una durata che dipende molto dall’uso che se ne fa del dispositivo. Per me è stata sufficiente durante i test eseguiti,ma mi metto anche nei panni di chi, magari Ipovedente, la deve usare tutta lagiornata e non so se riesce ad avere l’ausilio efficiente per il tempo che gli necessita.

Forse si potrebbe usare anche una batteria supplementare. Insomma, se il caricatore fosse composto dal trasformatore e da  un cavetto micro USB per ricaricare la batteria interna, al momento che si scarica la batteria e si è in mobilità, si potrebbe collegare il cavetto ad una Power Bank di quelle che già usiamo per gli smartphone.Poiché viene raccomandato di usare solo il caricatore originale,  mi induce a pensare che non è possibile una tale soluzione. Spero che gli ingegneri sviluppatori consentiranno in futuroquesta possibilità.

Una volta acceso il dispositivo, è necessario attendereun po’ di tempo per avere la reale disponibilità dell’ausilio. Infatti, una volta che il dispositivo è pronto all’uso, la sintesi vocale ce ne da informazione e lo si può fissare agli occhiali, pronto per poter essere usato.

Se non lo si usa per tre minuti, il dispositivo si mette in pausa automaticamente, per risparmiare la batteria, ma se lo stacchiamo dagli occhiali per tenerlo appeso al collo, quando viene staccato dal supporto magnetico si fa in fretta a premere il pulsante permetterlo in sospensione. Se il dispositivo rimane in sospensione per tre ore,si spegne in automatico. Per ripristinarlo dalla sospensione, occorre poco più di due secondi, quindi, si può dire che il ripristino è immediato.

Da tener presente che per ogni azione che si esegue, riceviamo in voce dei messaggi esplicativi che ci mettono in condizione di sapere sempre quello che stiamo facendo.

Or Cam prevede di utilizzare le seguenti funzioni:

– Riconoscimento testo. (OCR).

– Riconoscimento volti, previo addestramento.

– Riconoscimento oggetti, previo addestramento.

– Riconoscimento banconote in Euro.

– Riconoscimento altre banconote, previo addestramento.

– Lettura data ed ora.

– Riconoscimento colori.

– Riconoscimento codici a barre, ma è supportato solo per certi prodotti in Paesi specifici.

Vediamo l’utilizzo della funzione letturatesti.

Quando la luce è sufficiente, la lettura, sia se si indica con un dito il testo da leggere e poi si toglie il dito dal campo di inquadratura della telecamera, sia se si guarda verso il testo e si tocca lo schermo touch per fare una foto, quasi immediatamente il dispositivo ci ritorna in voce il testo riconosciuto con molta precisione.

Al di la di tutte le volte che l’ho provato,leggendo il menu al ristorante, i manifesti attaccati ai muri che mi facevo indicare, biglietti o brochure che spesso ti consegnano al volo i ragazzi che fanno volantinaggio, qualche targa di qualche ufficio, eccetera, proprio per poterne provare tutte le peculiarità anche per questa versione, devo dire che questo dispositivo, nonostante la miniaturizzazione,  ha mantenuto una precisione di riconoscimento e di lettura impressionanti, peculiarità già apprezzata con la versione precedente.

La funzione che ho apprezzato di più mentre si legge una pagina di testo riconosciuta, aggiunta in questa nuova versione,  è quella di poter scorrere il testo sia avanti, sia indietro. Infatti, scorrendo un dito sullo schermo touch dalla telecamera all’altoparlante, , si salta al testo precedente. scorrendo il dito in senso opposto, si salta in avanti nel testo che si sta leggendo. Praticamente si può navigare il testo riconosciuto.

Il doppio tocco sullo schermo touch permettere in pausa la lettura e per riavviarla, è un comando che mancava nella versione precedente e che è molto importante. Praticamente, consente di fermare la lettura se si hanno problemi di ascolto per poterla riprendere senza dover riconoscere di nuovo il testo.

Anche il gesto per interrompere la lettura è molto pratico, perché è molto semplice alzare una mano davanti alla telecamera mostrando ad essa il dorso con le dita in alto, come se si indicasse ad una persona di fermarsi.

Anche la lettura automatica implementata inquesta versione dell’ausilio è importante per chi deve leggere continuamente del testo. Infatti, se si attiva questa funzione da menu, ci basta guardare verso un testo per qualche secondo e ci verrà letto in automatico.Personalmente, questa modalità di lettura non la preferisco, perché è molto semplice leggere indicando il testo con un dito o toccando lo schermo touch per fare una foto al testo da riconoscere.

Gli altri gesti per avere delle risposte,invece,  sono stati implementati in modo naturale con dei movimenti delle mani che, per una persona che ha visto o per un ipovedente sono quelli di uso comune, mentre per un cieco assoluto è molto semplice apprenderli. Vediamo quali sono:

Sono importanti e utili, nonché semplici,  i gesti per farsi dire l’ora e la data, ottenuti mostrando il dorso della mano con il pugno chiuso alla telecamera come se volessimo leggere l’ora sull’orologio al polso. Se si fa il gesto per qualche secondo, ci viene letta l’ora, se si protrae per qualche secondo in più, ci viene detta anche la data.

Con la stessa azione di indicare con un dito quello che si ha necessità di farsi riconoscere, si possono indicare le banconote in Euro e gli oggetti riconosciuti per farseli dire in voce. Quindi,con un’azione semplicissima si fa in fretta ad avere le indicazioni che servono.

La funzionalità per il riconoscimento volti.

Questa funzionalità è stata migliorata sotto tutti i punti di vista. Infatti, si può facilmente riconoscere un volto anche da cieco assoluto. Se si sta parlando  con una persona, guidati dalla sua voce si può facilmente inquadrare il suo volto guardando nella direzione della sua voce e,  tenendo un dito appoggiato e fermo sullo schermo touch del dispositivo, vengono effettuate una serie di foto. Mentre la persona parla, ho provato a spostarmi un poco a destra e un poco a sinistra,sempre fissando la persona che parlava, e dopo i 30 secondi che servono a memorizzare un volto, sono riuscito a memorizzarlo senza problemi e senza dover chiedere alla persona di spostare la testa a destra e a sinistra.

La funzione di salvataggio di un volto riconosciuto è stata migliorata. Il procedimento di memorizzazione ora è molto più semplice, così come anche l’indicazione di un volto dopo averlo riconosciuto in precedenza.

Riconoscimento oggetti.

Per tutti gli oggetti e gli alimenti, per quelli disponibili nel database e per certi paesi, viene riconosciuto direttamente il codice a barre, operazione che per un cieco assoluto è difficile da eseguire.

Però, il riconoscimento degli oggetti è statoanch’esso semplificato. Infatti, basta avere in mano l’oggetto, guardare verso di esso e su un lato, toccare lo schermo touch per alcuni secondi e fino al segnale acustico e si avvia il riconoscimento. Successivamente e guidati dai segnali e dai messaggi, procedere con il riconoscimento che si effettua come anche con la precedente versione di OrCam.

Per ogni lato dell’oggetto,  si indica con un dito e poi, togliendo il dito dal campo visivo della telecamera, il dispositivo scatta delle foto.

Alla fine basta confermare con il nome dell’oggetto.

Per gli oggetti che si vogliono riconoscere,la funzionalità è stata semplificata moltissimo. Infatti, la si effettua  poggiando un dito sullo schermo touch ed inquadrando l’oggetto che si ha in mano per alcuni secondi, fino ad ottenere il segnale acustico di avvio riconoscimento. Con questa versione di OrCam, avendo previstoil riconoscimento su 4 lati, si ottiene un risultato molto più accurato, con la certezza che difficilmente viene commesso un errore quando si inquadra l’oggetto per riconoscerlo.

E’ molto importante leggere attentamente ilmanuale prima di usare questo ausilio, come si dovrebbe fare per qualsiasi device che si acquista, ma consiglio di iniziare poco per volta ed imparando una funzione alla volta, passando alla successiva solo dopo che la si è appresa in maniera completa. Non è difficile, perché il manuale è stato scritto in maniera molto meticolosa, con una chiarezza da spiazzare chiunque  e per qualsiasi funzionalità di questo ausilio.

Avendo usato questo ausilio in casa ed in mobilità, l’ho apprezzato in tantissime situazioni, anche se in certi casi è stato necessario farmi indicare la posizione di quello che desideravo leggere.

Al di la del riconoscimento testo su carta,nelle varie occasioni e soprattutto per i menu al ristorante, la funzionalità che mi ha strabiliato di più è la possibilità di leggere il testo sullo schermo del computer. Infatti, restando spesso da solo a casa, quando si blocca lo screen-reader, disavventura che ti mette in crisi profonda e fino ad aspettare un occhio in prestito, se non si vuole riavviare forzatamente la macchina, con questo ausilio ho potuto leggere cosa c’era a schermo e, comprendendo quello che era accaduto,  ho potuto ripristinare la funzionalità dello screen-reader da solo.

Avendo avuto la fortuna ed il piacere di poter testare entrambe le versioni di OrCam, devo dire che mi ha fatto molto piacereconstatare che, con le ridotte dimensioni di questo ausilio, è molto comodo utilizzarlo anche in mobilità. Ricordo che la mia prima osservazione che feci al dott.  LEON PAULL quando mi fece provare la versioneprecedente nella sede UICI a Roma, fu quella del computer da allacciare alla cinta ed il cavo di collegamento tra computer e supporto telecamera.

Al di la delle migliorie di grandezza e deicomandi implementati che rendono l’ausilio molto pratico da utilizzare anche in mobilità, ho da fare delle osservazioni che spero saranno ascoltate ed implementate per la prossima versione di questo importante ausilio per la nostra autonomia personale.

L’utilizzo di questo ausilio, per persone poco pratiche di tecnologie, non è semplice per le impostazioni e per l’aggiornamento.Anche se sono cose che non si eseguono spesso, sarebbe meglio se fossero alla portata di tutti, anche per chi non utilizza correntemente le nuove tecnologie.Ecco le osservazioni.

Per un disabile visivo è molto difficoltoso collegare il dispositivo alla rete Wi-Fi con la modalità prevista. Con imoderni router che consentono di collegare alla rete i dispositivi con la pressione di un pulsante apposito sull’involucro del router, spero si possa agevolare questa connessione facendola avvenire automaticamente e senza riconoscere un QRCode che è molto difficoltoso intercettare. Avendo la possibilità di usare comandi con il pulsante fisico abbinato allo schermo touch, non è difficile creare dei comandi appositi per far avvenire una connessione al router e al sito per gli aggiornamenti.

Anche l’apertura del menu per le impostazioniè difficoltoso nella modalità attuale. Sarebbe molto meglio se si consentisse di aprirlo con un comando fisico, sempre creato tramite il pulsante e lo schermo touch.

Conclusioni.

Nonostante abbiamo tantissime app suglismartphone che ci eseguono le azioni di riconoscimento che questo ausilio unisce in un solo device, sicuramente siamo tutti frenati dal prezzo di vendita che costringe a pensarci qualche volta in più prima di fare l’acquisto. Però, aver avuto a disposizione questo ausilio per tre mesi, nonostante sono cieco assoluto, una tale esperienza mi induce a farci un pensiero per il futuro.

Spero che le indicazioni e le osservazioni  fornite in questa relazione, scritte cercandodi essere quanto più chiaro e preciso possibile, servono a tutti coloro che leggono per valutare meglio questo importante ausilio per i disabili visivi, migliorato tantissimo sia sotto l’aspetto fisico, sia nelle funzionalità aggiunte.

Per un ausilio così importante per gliIpovedenti e un po’ meno anche per i ciechi, normalmente dovrebbe essere supportato dallo stato attraverso il nomenclatore tariffario, totalmente o parzialmente,per dare la possibilità a tutti di poterlo utilizzare, proprio per l’autonomia che consente di avere. Come associazione, voglio sperare che si possa fare qualche azione importante per cercare di avere qualche agevolazione in tal senso.

Nunziante Esposito

Qui il link utile per saperne di più e vedere le immagine relative a orcam myeye. https://www.orcam.com/it/myeye2/

Coordinatore Commissione Nazionale Ausili e Tecnologie

IL VALORE DEL SILENZIO NELLA COMUNICAZIONE.

In un articolo precedente avevo analizzato la potenza delle parole, nel bene e nel male: (le parole sono chiodi), tanto per autocitarmi.
Qui mi piace parlare del silenzio nella comunicazione, della necessità del silenzio, del suo potere. La musica è fatta di note ma anche di pause. Il vero oratore che utilizza le parole in modo fluente,è colui che sa arricchire il suo eloquio con pause che dosa saggiamente per dare enfasi, per catturaremahgiore attenzione. I discorsi più significativi sono preparati da lunghi silenzi che ci servono a riordinare il groviglio dei nostri pensieri. Il silenzio, quando non è un muro di gomma e diventa allora negativo, consente di recuperare serenità nei confronti troppo serrati. Se io sono ahgressivo e l’interlocutore sta in silenzio, io sono costretto a fermarmi per capire questa reazione. Il silenzio poi, è fortemente legato all’ascolto: è ovvio, più facciamo silenzio e più ci predisponiamo all’ascolto, e sappiamo quanto questa pratica sia importante e disattesa dai più. Si ledge e si scrive in silenzio, si Prega in silenzio anche se non sempre, le cose più buone le mangiamo in silenzio, si pensa, quando lo facciamo, in silenzio, si dorme anche in silenzio. Quante frasi e proverbi di saggezza popolare magnificano il silenzio/
(Un bel tacer non fu mai scritto), (la parola è d’argento, il silenzio d’oro).
Ma dunque dovremmo tacere più spesso? si certo, sarebbe davvero meglio.