Possiamo prendere in prestito una voce per farci leggere ogni cosa?

Da quando ho cominciato ad utilizzare le sintesi vocali, fine anni 80, ho sempre sognato di poter catturare la voce di qualcuno, magari prosodicamente ottima, ed utilizzarla per gestire il mio pc.

In stazione, in macchina, al telefono e al supermercato: le voci artificiali o sintetiche sono praticamente ovunque. Alcune sembrano così realistiche da spingere qualcuno a domandarsi se ci sia davvero una persona al microfono: e invece no.

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Alcuni vantaggi di essere non vedenti.

Valter con occhialini 3d

Tanto per chiarire, non sarò molto serio e il periodo di ferie mi induce ad essere leggero e giocoso. Non voglio fermarmi agli svantaggi che arreca la cecità: sono innumerevoli e cruciali: troppo facili da elencare e troppi per essere enumerati in questo articolino. Meno facile e più divertente individuare aspetti vantaggiosi di questo status, per riderci un po’ su, mandando al potere l’ironia.

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Leggo di tutto, e voi?

Trovo edificante, ma soprattutto estremamente piacevole il tempo della lettura: ed è giusto così, altrimenti sarebbe assurdo leggere. I benefici e i vantaggi li conosciamo tutti, anche se non è automatico che ai benefici segua un comportameto consono: so ad esempio che il movimento ci farebbe bene ma, poi seguitiamo con la nostra proverbiale sedentarietà. Facciamo le cose buone o cattive solo per passione.

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Differenze tra spotify, amazon music e apple music: quale è il migliore?

Reperire musica in internet ormai non è più un problema: lontanissimi i tempi eroici, si fa per dire, in cui esistevano sistemi di condivisione per scaricare musica, che venivano regolarmente neutralizzati e se ne dovevano escogitare altri. Ricordate napster, emule, torrent e simili? Chi non ha scaricato musica e swcambiata con gli amici riempiendo gli hardisk! Ora esistono colossi che gestiscono la musica in streaming per cercare di arginare la pirateria: google music, deezer, amazon music, youtube music, spotify, apple music e innumerevoli altri. Ma esaminiamo le differenze più eclatanti tra apple music, amazon music e spotify, forse i più quotati: quale sarà il migliore?

Il prezzo.

Tutti offrono lo stesso abbonamento a 9,99 euro con alcune piccole differenze: apple music ci consente di pagare 99 euro annualmente risparmiando qualcosa, come amazon music per gli abbonati ad amazon prime. Tutti offrono la prova gratuita di un mese per amazon music e spotify, mentre per apple music la prova sarà di 3 mesi. Per tutte le piattaforme esiste il piano family a 14,99 euro mensili consentendo l’utilizzo per 6 persone della famiglia. Spotify e apple music offrono l’abbonamento per gli studenti a 4,99 euro mensili. Amazon music offre il piano Eco a 3,99, solo per i possessori di amazon eco. Spotify batte però tutti perchè col suo piano gratuito consente l’utilizzo REALMENTE gratuito con varie limitazioni: non consente lo scaricamento dei brani, non si può scegliere la qualità, il brano o l’album specifico che si possono ascoltare solo in modalità casuale. Più interessante però la versione desktop (per pc), dove almeno possiamo selezionare ed ascoltare album e brani con poca pubblicità. Servizio semigratuito quello di amazon music: gli abbonati ad amazon prime possono compiere tutte le funzioni, scaricare brani, agire sulla qualità ma su un repertorio di 2 milioni di brani, anzichè sul totale di 50 milioni di brani, col limite di 40 ore mensili di ascolto. Spotify è il servizio multipiattaformapiù efficiente.

Qualità audio

QUALITA’ AUDIO DEI BRANI: mentre spotify arriva a 320 kb al secondo, amazon music ha 3 livelli di qualità anche se non ha mai svelato i suoi valori, apple musica riproduce a 256 kb. I brani stimati dai 3 servizi sono rispettivamente: 50 milioni per amazon music e apple music, mentre 35 milioni sono i brani di spotify.
SOCIAL: interessante su spotify la possibilità di rendere condivisibili le playlist, mentre su apple musica è bello poter vedere i brani che ascoltano i membri della famiglia nel caso si sia sottoscritto il piano family; su amazon music esiste l’opzione “gli utenti hanno ascoltato questo”. Sulle playlist e le radio, spotify a mio avviso è il migliore: la possibilità di farsi una radio a partire da un brano, ci porta a scoprire nuova musica interessante. La radio funziona anche su apple music ma l’algoritmo è meno preciso e può capitare di ascoltare brani di generi differenti rispetto al primo che si era scelto.

La ricerca dei brani

RICERCA BRANI: migliore in amazon music e spotify. Su apple music è più farraginosa e occorrono 2 passaggi per accedere direttamente al brano, così anche per mettere un like o dislike.
TESTI: Amazon music ne è totalmente privo, su spotify funzionano male, mentre su apple music li troviamo su tutti i brani e possiamo sincronizzare anche i brani sui nostri dispositivi come se fossero a tutti gli effetti brani di apple music.

Quale è il migliore?

Insomma, dopo questa disamina, quale è il migliore dei tre a vostro avviso?
Fatemelo sapere nei commenti 😉

Sorpresa su iPhone! Già da iOS 13.4 possiamo passare i dati via cavo

Ebbene si! Con iOS 12.4 si possono passare i dati tra due iPhone via cavo. Una svolta per Apple che tende a lasciare il suo sistema il più possibile impermeabile, mentre tutti, anche gli estimatori, lo vorrebbero più aperto.

L’indiscrezione era arrivata qualche settimana fa. Tutti immaginavamo che sarebbe stata disponibile da iOS 13, ma invece Apple ha deciso di anticiparla con iOS 12.4 rilasciato recentemente. Stiamo parlando del passaggio dei dati via cavo tra due iPhone.

Al momento, infatti, quando passiamo da un iPhone all’altro, magari perché ne compriamo uno nuovo, possiamo passare i dati con il Bluetooth/WiFi o con iCloud. Possiamo beneficiare dell’iCloud free che offre 5 GB, ma spesso i backup totali superano di gran lunga i 5 Giga canonici.

Qui entra in gioco il passaggio diretto tra due dispositivi autenticati. La modalità con il cavo velocizza il processo ed è utile se siamo in un luogo dove la connessione non è molto stabile.

Però…  quale cavo usare?

In realtà un cavo Lightning-Lightning non esiste. Dobbiamo passare per un accrocchio fatto da un adattatore Lightning per collegare una fotocamera all’iPhone, che integra l’ingresso USB. A questo ingresso bisogna collegare il classico cavo Lightning dell’iPhone.

Così facendo avremo un’uscita Lightning su entrambe le estremità. Dopo aver collegato i due iPhone tra di loro potremo attivare il passaggio dei dati quando uno dei due iPhone è da configurare da zero.

Attenzione a cosa si scrive

Prestiamo attenzione  a questa notizia perchè ormai scriviamo quasi esclusivamente le mail e sui social. I nostri scritti che un tempo finivano quasi sempre ai destinatari, ora possono essere letti e giudicati da persone che neppure conosciamo.

La sentenza della Cassazione.

La Corte di Cassazione con una recente sentenza ha consentito la piena prova per gli SMS e le email durante un giudizio.
In sostanza, la Cassazione ha considerato i messaggi di posta elettronica rientranti nelle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c.
Dunque formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime.

Posso disconoscerla?

Per il disconoscimento, tuttavia, non è sufficiente una generica contestazione, ma sono necessari elementi chiari, circostanziati ed espliciti che dimostrino la non corrispondenza tra la realtà fattuale e quella riprodotta.
Quindi attenzione a ciò che scrivete, perché potrebbe essere usato contro di Voi.
Sentenza n. 19155/2019

Elogio della leggerezza.

Perchè sempre ci si deve impegnare per essere migliori di quello che si è? tanto quelli che sono migliori di te tisgamano e lo sanno subito che sei peggiore e te lo fanno sapere. Tantovale essere se stessi, frase stra fatta: come se fosse semplice riuscire a strapparsi le mille maschere che indossiamo. E allora? Allora tanto vale agire come ci si sveglia, come viene. Ti senti impegnato e hai cose cruciali da dire e scrivere! bene, scrivile. Ti senti superficiale e vuoi fare e dire cose banali, frivole, insomma leggere! Va benissimo. Oggi, per dire, avevo voglia di leggere, ma libri leggeri, con storie poco significative o simboliche. E, senza indugio ho letto un libricino semplice e abbastanza breve da poterlo finire in 2 orette: il tempo di un film. Non dico neppure il titolo, non accendo neppure il pc per scrivere e mi affido all’iphone.

cosa sarebbe la leggerezza!

Sinceramente non lo so; tutto è relativo: per me è leggero un articolo di tecnologia, un racconto fatto bene, mentre per altri un giro in macchina o una cena fuori. L’importante è sentirlo come un piacere, il frutto di una scelta istintiva, senza ripensamenti. Siamo così bloccati dal senso del dovere, perlomeno io, che a volte crediamo che fare una certa cosaci possa fare addirittura piacere. Il piacere alla fine finiamo per non apprezzarlo e non capirlo pienamente. Troppi vincoli, troppi pensieri [seghe mentali], troppi rinvii, rimpianti, speculazioni ci opprimono. Siamo anche troppo dipendenti dai giudizi degli altri, non riusciamo in fin dei conti ad amarci. Chi si ama, credo, riesca a far cose impegnative o leggere perchè sa che lo fa un po’ anche per compiacersi.

88 lingue a portata di smartphone.

Con il nuovo aggiornamento dell’applicazione Google Traduttore le vacanze all’estero non dovrebbero essere più un problema: basta inquadrare il testo che si desidera tradurre con la fotocamera e l’intelligenza artificiale tradurrà automaticamente nella lingua desiderata. Che si tratti di cartelli stradali o di menu di ristoranti, l’app è in grado di dare risposte adeguate per orientarsi sia nella scelta della strada, sia del cibo da ordinare.

Da 60 a 88 idiomi diversi

Google ha effettuato in questi giorni un aggiornamento degli idiomi supportati, passando dai 60 agli 88, inserendo hindi, vietnamita, thailandese e molte altre lingue, in modo da poter aiutare sempre più persone a orientarsi quando viaggiano all’estero.

Come funziona!

Ovunque ci si trovi basterà inquadrare la scritta che ci interessa con la fotocamera dello smartphone per vederla comparire nella nostra lingua. “Nei viaggi all’estero, specialmente in zone in cui si parlano lingue poco conosciute, può essere complicato per le persone capire quale sia la lingua che si ha bisogno di tradurre. Nella nuova versione dell’app, potete selezionare ‘Rileva lingua‘ e il traduttore di Google capirà di quale lingua si tratta automaticamente e la tradurrà“, spiega il team di Google sul suo blog.

eCome di consueto, l’app consente di tradurre anche scrivendo un testo, o pronunciando a voce le frasi.

La mia esperienza.

L’applicazione è gratuita e si può scaricare su Play Store per utenti Android e su Apple Store per chi utilizza iPhone.
Io la utilizzo poco perchè mi piace fare la fatica di capire le lingue ma, mi è capitato ad esempio di ricevere un barattolo acquistato in Tainlandia e, ho potuto capire di cosa si trattava puntando l’etichetta con la fotocamera del mio iphone.

Niente male quindi, specialmente quando anche poche parole o frasi possono toglierci da gravi imbarazzi: quando si cerca da mangiare o dormire, oppure quando abbiamo bisogno di un aiuto più serio.

Pulizie d’estate

Ciao a tutti,

stiamo mettendo mano al sito per renderlo più accattivante e con uno stile in linea con quello di cui parlo.

Ogni giorno potrebbe cambiare qualcosa: date un’occhiata in giro e commentate per dire la vostra.

E poi, tornate: ci saranno novità!

Ferie finite, ma ci sono nuove energie e stimoli.

Guarda iLe ferie sono ormai archiviate e tornano le abitudini e i ritmi di sempre, e in fondo va bene così. Devo riconoscere però che quest’anno, ma in realtà accade sempre, le ferie sono state corroboranti sotto tutti i punti di vista. Ve le immaginate ferie per tutto il tempo, credo che alla fine si sogni il ritorno al tempo ordinario. 

Siediti e guarda il video

Perché ho ricominciato a scrivere

Ho ricominciato a scrivere, nonostante la grande scomodità di picchiettare sull’iphone, (o bisogna dire tappare sull’iphone). Ho ritrovato il gusto di fare qualche video, anche se raffazzonato e su cose molto leggere: le ferie appunto. Ecco, non ho letto molto: ci sono periodi nei quali si legge solo e non si scrive, altri in cui si fa l’esatto contrario; capita anche a voi?

Ho meditato, proprio allo scopo di fare un video su youtube e di lasciare qualche pensiero in questo piccolo spazio, al senso delle nostre ferie. Un tempo che fu le ferie non si facevano, forse mio padre le ha cominciate a fare in età matura. Oggi sono diventate indispensabili: fragili noi o stressanti e incalzanti questi ritmi che ci impone la società?

Il valore dell’introspezione

L’introspezione per capirci di più, per darci una scala di valori forse riusciamo a farla meglio in ferie, anche se possiamo e dobbiamo provarci a farla nel vortice dei nostri giorni: la cosiddetta Cella Interiore, sarebbe auspicabile, e questo sia per chi Crede che per chi vive tra mille incertezza. Comunque, per tornare leggeri, godetevi se volete le mie foto.

Il fascino delle sfide: abbattere i muri..

L’intento di questo post, non è proprio quello di incensarmi: credo di annoverare vittorie e sconfitte, come la maggior parte delle persone comuni. Piuttosto, l’ambizione, forse, di essere di stimolo, di dare coraggio, di raccogliere le sfide col sorriso e l’ironia: strumenti potenti e indispensabili.

Perché si raccolgono le sfide!

Il perchè non me lo spiego ma, nel momento preciso in cui mi si dice “non lo puoi fare”, o peggio, “non riuscirai a farlo”, scatta l’irresistibile voglia di provarci. Poi subentra anche la curiosità, il piacere e il divertimento che suscita la sfida. Mi viene in mente il libro di Bebe Vio, campionessa paraolimpica: “se sembra impossibile, allora si può fare”. https://www.youtube.com/watch?v=PrIPl3-JfJI&t=5s E ancora un video di Roberto Mercadini nel quale afferma di avere l’indole, come dice lui, della Ignorantezza: cioè di andare contro agli ostacoli con la testa a rischio di rompersela.

Mi domando se tutto ciò è positivo o negativo? Ovviamente ci sono pro e contro. Se da una parte è stimolante racogliere sfide, dall’altra è estremamente faticoso, devi essere pronto al fallimento e a riderci sopra, non devi alimentare superbia ed invidia, ti perdi e disperdi in mille rivoli, ti innamori di troppe cose, sei a rischio scaricamento batterie. I contro sono indubbiamente tanti ma, la sfida ti condisce l’esistenza, ti obbliga a cambiare, ti fa vivere momenti esaltanti.

Infatti…

Così: quando mi si diceva che, data la mia proverbiale fragilità fisica non ero portato agli studi, ho conseguito diversi titoli. Quando mi si diceva che avrei dovuto frequentare le medie superiori in una scuola speciale, ho optato per la scuola pubblica quando era difficile frequentarla. Quando mi si consigliava una facoltà letteraria, mi sono laureato in legge quando ancora non c’erano non vedenti con quel titolo e non esistevano libri in Braille e neppure computer o registrazioni. E per arrivare ai nostri giorni: quando mi si diceva che su youtube non avrei potuto esserci, ho creato il mio canale. E’ stato difficile ed è davvero difficile. La fatica è un ingrediente amaro ma salutare: bisogna fare fatica, non averne paura, quasi quasi ricercarla. Poi ci sono le squadre, come dice Bebe Vio, cioè quel gruppo di persone che ti supportano: famiglia, amici, persone che semplicemente ti vogliono bene, perchè da soli è una noia, perchè è innaturale per noi animali sociali stare da soli.

https://www.youtube.com/channel/UC5RsBNy04k0eqK8J4x7AZrw

Come prendete gli appunti, o non li prendete più?

Quante lezioni e quante conferenze! Ho visto di tutto: c’è chi scrive come un forsennato riempiendo ancora a penna ogni angolo di fogli e quaderni; Altri si sono evoluti e scrivono su pc, smartphones a penna o con tastiere addizionali o con il touch. Qualcuno registra con registratorini digitali o con i soliti smartphones. Altri hanno deposto penne e sussidi vari e, semplicemente hanno smesso. Ascoltano, oppure tranquillamente si abbioccano fingendo di seguire attentamente. Così più conferenze seguiamo e meno tratteniamo.

Credo che si perda la capacità di ascoltare e sintetizzare i concetti che, se non li fissiamo in un qualsiasi modo li perdiamo per sempre. A me piace prendere appunti e mi piace scrivere delle sintesi evitando di afferrare concetti sparsi, slegati dal contesto. Ricordo che quando ero alle prime armi, rileggendo appunti dopo giorni, non capivo più diverse concetti e soprattutto alcuni passaggi Ho imparato col tempo e per necessità: specialmente all’università non ci sono più testi in Braille, la scrittura che utilizzo preferibilmente.

I registratori e le barre Braille

Il problema era per me la velocità. Quando scrivevo a mano in Braille, non riuscivo a stare dietro ai relatori o professori. Mi ero inventato un sistema di stenografia che, che però ero l’unico ad interpretare. Sono passato alle registrazioni. Bello all’inizio: evitata la fatica di scrivere ma, poi c’era la necessità di sbobinare. Un’ora di registrazione costava ore di sbobinamenti. Ho cercato software di cattura delle registrazioni con risultati scarsi: la registrazione per essere convertita in testo deve essere praticamente perfetta.

La barra Braille

Finalmente mi è venuta in soccorso la tecnologia. Ho acquistato una Barra Braille con un bel sacrificio, è molto costosa. La barra Braille è un apparecchio che trascrive in Braille il contenuto di uno schermo del pc. La generazione successiva è stata la Barra Braille con la possibilità di scrivere mediante una tastiera a 8 tasti e di memorizzare il tutto su memory card o chiavette usb. Poi, collegandole ai pc, è possibile riversarne il contenuto rendendolo disponibile in txt o doc per word. Finalmente posso scrivere ad altissima velocità e in modo quasi silenzioso prendendo appunti senza fatica. Bello prendere appunti ora, bello poterli rileggere, modificare e completare.

Quando non esistevano.

Smartphones ed affini.

Riporto uno stralcio di questo post. Non per nostalgia dei tempi andati: non credo a tempi migliori o peggiori. Solo credo che l’equilibrio sia una meta difficile da raggiungere ma importante. Quando devi scrivere e dare una risposta che viaggia per settimane o giorni, devi ragionarle per evitare fraintendimenti. Avete notato quanto sia facile essere fraintesi o fraintendere con un normale messaggino?

Quando non esistevano gli smartphone e l’adsl, le comunicazioni erano più lente e perciò i rapporti interpersonali suscitavano alcune emozioni forse sconosciute agli adolescenti di oggi. Incontrarsi con amiche e amici, darsi appuntamenti, rendersi rintracciabili erano tutte operazioni che avvenivano senza l’eterna presenza di cellulari, whatsapp e simili. Esisteva un’intensa vita di relazione, declinata in forme differenti rispetto al presente.

Ad esempio, non c’era l’opportunità di scattare fotografie in ogni secondo della propria esistenza e di postarle, a qualsiasi ora del giorno e della notte, su Instagram o Faccialibro. E forse è quasi superfluo aggiungere che non si perdeva tempo a fotografare infinite immagini di cibi e bevande – pizzette, calici di vino, piattini di pesce e alimenti vari. Non si sprecavano i limitati scatti delle vecchie pellicole per cose di questo genere: le fotografie, infatti, erano oggetti un po’ preziosi, proprio perché non immediatamente fruibili, e guardarle in compagnia costituiva un piccolo avvenimento. Il dato interessante è che non stiamo parlando di molti anni fa.

Ecco, qualche volta è bello e fonte di calde emozioni non poter avere tutto e subito.

Il mio semplice buongiorno.

Sono in ferie e quindi è sicuramente un giorno speciale, se poi ci aggiungiamo che è domenica, allora è specialissimo.

La domenica ha per me un fascino particolare, non tanto perchè non si lavora, neppure perchè si mangia con più calma e sicuramente meglio: è un grande piacere anche questo. Da credente, apprezzo la Messa intesa come Banchetto della Comunità, anche se si fatica proprio a crederci. Abbiamo bisogno di utopie, di sogni per poter dare un senso al nostro quotidiano. Noi uomini infondo siamo gli unici animali che aspirano alla trascendenza, a migliorarsi e crescere. Quindi proprio di domenica si da fiato alla speranza, ai pensieri ddi solidarietà che puntano a spezzare o, quantomeno a scalfire la ruvida patina di individualismo.

Il mio piccolo buongiorno, dopo mesi di forzata assenza da youtube.

Cosa piace di più delle ferie: quale è il senso?

Sono in ferie da qualche giorno e apprezzo diverse cose di questo periodo, per altro in una località gradevole. Ovviamente tutto concorre per trascorrere buone ferie: cibo, bellezza del luogo, comodità varie, possibilità di scoprire, viaggiare. Cosa però ci piace di più? Per cosa lasciamo le nostre case, ci assentiamo dal nostro lavoro?

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I tormentoni dell’estate. Riflessioni di un meno tormentato.

Siete mai stati vittima dei tormentoni estivi? Mi riferisco ovviamente a quei brani di musica leggera che ti si impiantano nel cervello e lasciano una traccia indelebile. Magari quella canzone non ti piace, è banale, povera musicalmente e il testo è ripetitivo e banale. Ma è la canzone a sceglierti: te la ritrovi sotto la doccia, al supermercato in coda, mentre lavori; te la canti mentalmente ad un funerale.

Io detestavo questo modo di ascoltare musica, mi scagliavo contro le radio, i tormentati, i cantanti e poi, come tutti ne ero vittima e me la canticchiavo mentalmente. Ora ne sorrido e proprio ora che i tormentoni non hanno più presa su di me. La musica la amo e quindi non la consumo, nel senso che non inseguo più generi o etichette.

Oggi la musica la consumiamo letteralmente: nei centri commerciali, al ristorante, in macchina e, talvolta anche al lavoro. Diventa un semplice sottofondo al quale quasi non ci si fa caso. Persino grandi musicisti ritengono che la musica non vada ascoltata ad ogni ora del giorno: bisogna un po’ desiderarla, come tutte le cose del resto. Così sono meno permeabile ai tormentoni e la mia musica è scelta, non ingurgitata passivamente dalle radio; che poi, ci sono radio e radio.

Windows 10 contro mac: considerazioni magari provocatorie.

Iniziamo col dire che fino a 10, forse 7 anni fa, la differenza, a favore della casa di Cupertino era evidente e manifesta dal punto di vista tecnico e tecnologico. Proviamo però a chiederci ora come stiano effettivamente le cose. Innanzitutto l’hardware utilizzato dai Mac è ormai da tempo lo stesso presente  nei computer Windows di fascia alta. Quindi un normale portatile da 1000 euro  avrà le stesse caratteristiche di un Mac intorno ai 1500 euro, potremmo anche azzardarci a dire che sono praticamente identici.

Dal punto di vista software, che vi piaccia o no, Windows 10 è una vera rivoluzione rispetto alle precedenti versioni, Windows 7 compreso. Installare ex novo un PC (decente) non impiega più di 20 o 30 minuti e nel 99% dei casi non sarà necessario cercare alcun driver aggiuntivo, oltretutto i requisiti hardware minimi sono rimasti gli stessi dai tempi di Vista.

Ma vediamo quali sono considerati, a torto o a ragione, i punti deboli rispetto ad Apple del sistema operativo Microsoft:

1)      Virus: la leggenda vuole che il Mac ne sia immune. In realtà non è vero affatto, certamente sono di meno ma spesso più insidiosi. Effettivamente Windows è più colpito per due semplici ragioni: innanzitutto è decisamente più diffuso, almeno a livello globale; questo rende più conveniente sviluppare malware per Windows per via dei grandi numeri. L’altro punto debole riguarda il fatto che quasi tutti gli utenti Windows utilizzano account amministrativi. Se notate invece con Mac ogni volta che dovete installare o fare modifiche al sistema operativo vi viene richiesta la password. Questo comportamento è facilmente riproducibile sui sistemi Microsoft, ma per qualche misterioso motivo quasi nessuno lo fa. E’ però effettivamente una pecca, se voluta o meno non saprei dire

2)      Aggiornamenti: ci si lamenta che quelli di Windows sono poco trasparenti e che a volte creano problemi seri. Diciamo che Apple decide lei quale hardware è supportato (e parliamo di una varietà limitatissima) e un Mac di 6 o 7 anni mediamente non riceve più aggiornamenti, pur trattandosi spesso di hardware assolutamente efficiente. Windows d’altro canto ha di fronte una varietà quasi infinita di configurazioni hardware, spesso anche vecchie di 10 anni o più. E’ normale che, soprattutto su macchine obsolete, dei problemi di compatibilità possano presentarsi, ma di solito risolvibili da un tecnico capace. Apple non dà proprio questa possibilità.

3)      Il Mac è più performante. Prendete un Pc Windows con un processore I7, scheda video dedicata, 16 Gb di RAM ed M2 per fare il confronto e vi accorgerete che forse non è proprio vero.

4)      Il Mac è più “fico”:  beh se volete spendere di più per il marchio liberissimi.

5)      SLpct funziona perfettamente su entrambi i sistemi, quindi fate come volete

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I siti più visitati del 2018.

Una classifica emblematica dei siti più visitati che, sono un rivelatore delle nostre abitudini quando navighiamo in internet. Google ovviamente la fa da padrone. Così anche i social con youtube che ruba lo scettro alle tv, con facebook con i suoi contenuti frivoli e superficiali. Non per criticare ma, solo per constatare che le persone hanno voglia di svagarsi, distrarsi, aggiungere like quasi senza sapere il perchè. Poi abbiamo amazon che testimonia l’ingresso sempre più massiccio dello shopping on line. Il quinto manifesta la curiosità, il bisogno di sapere al volo il significato di un termine, qualcosa di una disciplina o di un prodotto che non si conosce.  

 

SITI PIÙ VISITATI IN ITALIA (2018)

      1. google.it 284.9M
  1. youtube.com 157.9M
  2. facebook.com 115.4M
  3. amazon.it 35.6M

wikipedia.org 34.6M

Elogio della costanza.

Costanza, assiduità, perseveranza, stabilità, tenacia, saldezza, fermezza; e ancora: accanimento, ostinazione, pervicacia, continuità, coerenza e molti altri termini. Tutte accezioni che indicano il fermo proposito nel mantenere un impegno, di ripetere un atteggiamento o una situazione, generalmente in prospettiva di un risultato da conseguire.
Ma, come la mettiamo se noi non siamo così costanti? Il crogiuolo di contraddizioni che ci caratterizza, l’irrequietezza di cui siamo autentici campioni, mi inducono a ritenere che costanti non lo siamo proprio. La nostra instabilità è proverbiale e, forse in linea di massima è meglio così. La mutevolezza alla fine è un adattamento, una condizione necessaria per resistere, per riciclarsi, tentare nuove vie.
È anche vero però che il risultato è determinato si da una dote innata che si può avere, ma una grossa componente è data proprio dalla costanza. Ricordo bene quante volte ho dovuto ripetere le mosse di judo per acquisirle in automatico, e con quanta disciplina ho dovuto ripetere le materie giuridiche in vista di un esame. Come si conciliano dunque i 2 aspetti: costanza o incostanza? Decisamente l’elemento catalizzatore, il motore, la molla, è la passione. è lei che ci rende folli, irrazionali: se ci appassioniamo, ogni mezzo è utile e lecito pur di conseguire uno scopo, pur di raggiungere la Meta. Alla passione, al suo potere e fascino, vorrei dedicare un altro ennesimo elogio;
ma, riprendiamo il tema Costanza. Si tratta di una vera e propria dote che hanno i campioni, le persone speciali e, infatti, la costanza premia sempre chi la pratica. Il pianista percorre imperterito la tastiera del suo piano per ore, l’atleta percorre lo stesso percorso, la stessa vasca in piscina mostrando una disciplina fuori dal comune. La componente della dote innata esiste ma, se non fosse supportata dalla costanza, andrebbe irrimediabilmente sprecata. Capaci si quindi, ma costanti perchè ogni dote va opportunamente allenata.

Quando smarrisci lo smartphone — una Se smarrisci lo smartphone cosa fai?

Ribloggo volentieri, perchè ci può capitare.

Lunedì mattina ho preso l’autobus, cosa che non faccio mai perché vado sempre a piedi, e quando sono scesa mi sono accorta di non aver con me lo smartphone che avevo in tasca. Dopo aver fatto una ricognizione per terra ho realizzato che doveva essermi caduto mentre stavo seduta sul bus, ho subito contattato l’azienda […]

via Quando smarrisci lo smartphone — una Effe qualunque

 

Microsoft abbandonerà windows!

Microsoft è praticamente dov’è grazie a Windows. Il sistema operativo per PC è tra i più diffusi al mondo. Quindi ha senso pensare ad una sua dismissione? Al momento sappiamo che la nuova gallina dalle uova d’oro per Microsoft è Office 365, ma questo non giustificherebbe un eventuale dismissione di Windows.

In realtà, in vista di un ridimensionamento del mercato dei computer, la società di Redmond sta pensando all’evoluzione del settore. Da qui l’idea di sviluppare modern OS. Si tratta di un nuovo sistema operativo conosciuto internamente come Windows Core OS.

È in pratica una versione di Windows costruita per essere adattabile negli strumenti informatici del futuro, come HoloLens, Surface, xBox, smartphone pieghevoli e così via. Microsoft si prepara alla prossima evoluzione del mercato, evitando di rimanere incollata ad un sistema operativo, Windows, che potrebbe vedere ridurre le sue quote di mercato sempre di più.

Il nuovo “Windows” è costruito da zero per offrire qualcosa di più sicuro, veloce, semplice da aggiornare e scalabile. In pratica è un’alternativa ad iOS.

Alla base si prevede il supporto di tecnologie come quella cloud, intelligenza artificiale, sensori, adattabilità agli schermi e così via. Anche in questo caso come un’alternativa a iOS.

Al momento non si hanno indicazioni sul suo rilascio.

Come scaricare libri gratuiti legalmente.

Recupero alcune indicazioni per scaricare libri gratuitamente. Già ho scritto di ebook, di alcuni siti che consentono il download.

https://wordpress.com/posts/my/vscarfia.com
Da: Tech Pubblicato il 30 Maggio 2019

Una rapida carrellata sui principali siti che danno ai propri utenti la possibilità di scaricare dei libri gratis, con attenzione particolare alle caratteristiche e ai contenuti specifici di ogni portale.

Come tanti altri prodotti culturali, anche i libri sono stati recentemente sconvolti dal progresso e dalla diffusione di internet che hanno permesso la diffusione di testi in formato elettronico e procurato non pochi problemi alle aziende stampatrici. Con il passare del tempo, le librerie piene e polverose che eravamo abituati a vedere sono sempre meno, mentre sono aumentati a dismisura i dispositivi volti a migliorare l’esperienza di lettura in formato multimediale. Ma dove è possibile reperire libri in formato ebook con cui alimentare i nostri Kindle, Kobo o iPad? Forse non lo sai, ma, oltre che sugli store online che permettono di acquistare ebook, è possibile reperire libri in modo del tutto gratuito e legale su alcuni portali che permettono il loro download. Nelle righe seguenti ti spiegheremo quindi come scaricare libri gratis, in modo da fornirti diverse alternative fra cui scegliere per placare la tua sete di lettura, anche in formato elettronico.

Indice

1 Liber Liber

2 Archive.org

3 Progetto Gutenberg

4 Feed Books

5 Amazon

6 Rakuten Kobo

7 Many Books

8 Streetlib Store

9 Ebook gratis

10 Free Computer Books

11 Biblioteca della letteratura italiana

Liber Liber

Il primo sito che ti consigliamo è Liber Liber, Onlus italiana che conta su un archivio di più di 3500 opere digitalizzate, composto non solo da libri in formato elettronico e interamente in italiano, ma anche da audiolibri, musica e video. Tutte queste opere sono scaricabili liberamente e gratuitamente (anche se nulla vieta di effettuare una donazione attraverso i vari metodi segnalati nel sito), in quanto sprovviste di diritto d’autore o semplicemente concesse liberamente dai legittimi proprietari.

Attraverso una specifica area del sito, è possibile cercare i libri presenti in archivio, ordinati per autore, titolo, argomento o per maggior numero di download. Per ognuno di questi, si può inoltre procedere al download nei formati epub, odt e pdf, compatibili con la stragrande maggioranza degli ereader disponibili sul mercato. Se è nelle tue possibilità, puoi anche decidere di contribuire sia economicamente, sia segnalando refusi, sia realizzando in prima persona la digitalizzazione di un’opera, ovviamente seguendo scrupolosamente le indicazioni e le linee guida dell’associazione.

Archive.org

Un altro sito estremamente importante per la conservazione del sapere e per la diffusione gratuita e legale di esso è Archive.org, ovvero un vero e proprio database alimentato da tutto il mondo con libri, riviste, film, immagini e software non protetti da diritti d’autore. Tutte le opere, fra cui ovviamente i libri in formato elettronico, sono consultabili direttamente sul sito e anche scaricabili nella loro interezza, in diversi formati.

Progetto Gutenberg

Un altro sito che dovresti senza ombra di dubbio tenere in considerazione nel corso della tua ricerca di ebook gratis è quello del Progetto Gutenberg, nato nel 1971 con lo scopo di costruire una biblioteca libera ed elettronica di testi di pubblico dominio. Il Progetto Gutenberg ospita più di 58000 libri, e non richiede né pagamenti, né iscrizioni né download di app. I testi sono in formato epub o Kindle (con o senza immagini) e sono in continuo aggiornamento.

A questo sito puoi trovare tutti i libri in italiano presenti in questo grande archivio multimediale, ordinati in base all’autore. Se lo ritieni giusto e opportuno, puoi inoltre contribuire a questa nobile causa con una donazione di un importo a tua scelta, attraverso l’apposito link che trovi nella colonna di sinistra sul tuo schermo.

Feed Books

A meritare le tue attenzioni letterarie è sicuramente anche il portale FeedBooks, che, parallelamente al commercio di opere protette da diritto d’autore, propone anche un’ampia sezione di libri di pubblico dominio e interamente in italiano, fra i quali ci sono anche capolavori della letteratura di ogni tempo firmati da Italo Svevo, Giovanni Verga o Emilio Salgari.

Tutti i libri presenti su questo portale e liberi da qualsiasi tipo di copyright sono scaricabili in formato epub, e di conseguenza facilmente fruibili con la maggior parte degli ereader presenti attualmente sul mercato.

Amazon

Anche se non tutti sono a conoscenza di questa possibilità, anche il re dell’e-commerce Amazon mette a disposizione dei propri utenti un’ampia selezione di ebook gratuiti e totalmente in italiano. In questo caso, si tratta soprattutto di opere datate su cui sono scaduti i diritti d’autore, ma fra queste ci sono anche vere e proprie gemme della letteratura mondiale come La locandiera di Carlo Goldoni, Ultime lettere di Iacopo Ortis di Ugo Foscolo o Novelle rusticane di Giovanni Verga.

Per avere la possibilità di scaricare queste opere è necessario essere provvisti di un account Amazon e avere effettuato l’accesso a esso. Per coloro i quali dispongono di un Kindle regolarmente registrato ad Amazon, è inoltre possibile inviare l’ebook al dispositivo con un semplice clic.

Su questo sito, puoi trovare un elenco di tutti gli ebook gratuiti attualmente disponibili su Amazon, costantemente aggiornato con le ultime acquisizioni.

Rakuten Kobo

Sulla scia di quanto abbiamo appena visto per Amazon, l’azienda di commercio elettronico Rakuten e Kobo hanno unito le proprie forze in Rakuten Kobo, portale che mette a disposizione dei propri utenti un vasto elenco di ebook a cui attingere in maniera semplice ed estremamente rapida.

Il sito contiene una sezione dedicata agli ebook gratuiti, all’interno della quale è possibile visionare un impressionante numero di opere di autori noti o meno noti, in cerca di un portale frequentato da migliaia di utenti con cui mettere in mostra i propri lavori. Per usufruire degli ebook gratuiti, è necessario effettuare la registrazione al portale, che può essere fatta anche tramite Facebook.

Il portale Rakuten Kobo è inoltre affiliato al Mondadori Store, dal quale ti può capitare di essere redirezionato nel corso di una ricerca di un ebook.

Many Books

Un altro portale che devi assolutamente tenere in considerazione per la tua ricerca di ebook gratuiti è sicuramente ManyBooks, anch’esso in grado di mettere a disposizione dei propri utenti un vasto numero di opere letterarie libere dal copyright. Fra le pagine di questo notevole portale potrai trovare tante pietre miliari della letteratura di ogni tempo, come la Divina Commedia di Dante, Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello o Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll.

Gli ebook possono essere letti online attraverso un comodo reader oppure scaricati attraverso il tasto Free download. In questo caso, dopo una veloce registrazione, effettuabile anche attraverso Facebook, sarà possibile scaricare il libro desiderato in diverse estensioni, fra cui l’epub, il pdf e il txt, nonché nei formati specifici per diversi ereader sul mercaro, come il Kindle.

Streetlib Store

Fra i nostri consigli per i tuoi desideri letterari, non può mancare una menzione per Streetlib Store, che mette a disposizione della propria utenza un vasto catalogo di ebook a cui attingere. Il sito contiene inoltre un’ampia selezione di titoli totalmente gratuiti e in italiano, fra i quali è possibile trovare opere di giovani autori emergenti o addirittura vere e proprie riviste.

Per ogni prodotto gratuito disponibile in catalogo, è possibile procedere al download in formato epub o Kindle. Per portare a termine l’acquisto è necessario registrarsi al portale. L’utente creato su Streetlib Store sarà valido anche per altre attività che si possono svolgere sul portale, come la pubblicazione di cataloghi o l’azione di selfpublishing, ovvero la pubblicazione autonoma di proprie opere letterarie.

Ebook gratis

Un altro sito a cui dovresti prestare attenzione è Ebook gratis, utile risorsa per testi liberi da diritti d’autore di ogni genere. Fra le pagine del portale è possibile trovare romanzi di giovani autori, ma anche fumetti, saggi, manuali o riviste, liberamente consultabili online o scaricabili in locale.

Per ciascuna opera presente sul sito, puoi procedere alla lettura direttamente sul tuo browser, semplicemente cliccando sul pulsante con l’icona di un pdf che trovi sotto al titolo nella pagina dei dettagli dell’opera. Con un semplice clic con il tasto destro del mouse su questo pulsante, potrai invece procedere al download in formato pdf dell’opera, che potrai poi consultare sia sul tuo computer sia sui principali ereader attualmente in circolazione.

Free Computer Books

Se l’argomento della tua ricerca di ebook gratuiti è l’informatica, potrai certamente trarre giovamento da Free Computer Books, portale in lingua inglese che mette a disposizione dei propri utenti una sconfinata quantità di libri e pubblicazioni scientifiche. Per ogni opera presente in questo sito, è presente una sezione Read and Download Links, che conduce direttamente ai portali all’interno dei quali è possibile leggere o scaricare in locale questi preziosi testi.

Biblioteca della letteratura italiana

L’ultimo sito, ma non in ordine di importanza, che ci teniamo a consigliarti è la Biblioteca della letteratura italiana. Come si può evincere dal nome, in questo portale sono presenti diversi capisaldi della storia dell’arte letteraria italiana, sui quali sono scaduti ormai da tempo i diritti d’autore. Fra le spartane ma efficaci pagine di questo sito è così possibile imbattersi in opere di incalcolabile valore, come l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, Il milione di Marco Polo o I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Le opere sono ricercabili sia tramite il titolo sia tramite l’autore.

Con un semplice clic con il tasto sinistro del mouse su di esse è possibile leggerle online utilizzando il lettore di pdf predefinito del tuo computer o del tuo browser preferito. Facendo invece un singolo clic con il tasto destro del mouse procederai al download del libro, che anche in questo caso metterà a tua disposizione un file pdf compatibile con la stragrande maggioranza degli ereader che puoi trovare sul mercato!

Ebbene si: alla fine emigro.

Un caloroso saluto, forse meglio dire un rinfrescante saluto? a tutti i miei followers. Non mi sono mai direttamente rivolto a voi anche se siete una delle ragioni più importanti di questo blog: sgangherato, non accattivante e originale dal punto di vista estetico; ma il Mio blog.

Il titolo è, diciamo, simbolico. Emigro si ma non vado alle Maldive o a Tenerife. Semplicemente sposto il blog da wordpress’com a wordpress’org.

Cosa comporta questa transumanza? Sembra facile: cambi provider e loro ti trasferiscono gli articoli, i commenti, le impostazioni e, e i tuoi followers. Ah perfetto! faccio il tutto dopo ripensamenti, paghi subito, certo, porti gli articoli “ah ecco, dovrai reimpostare il tema e perdi formattazione, alcune impostazioni”; pazienza! si rifa. Gli articoli arrivano, poi se ne vanno dinuovo, sono 324 e un po’ mi dispiacerebbe; tornano, ma i followers? Niente! ci sono solo io. E allora? Allora cerchi tutorials, chiedi, apri tickets. Forse ce la farò a riportarvi nel nuovo blog che poi ha lo stesso indirizzo ma, al momento non riesco ancora. Invito, nell’attesa, ad iscriversi, per gli irriducibili, tanto so che non ci sono, entrando con lo stesso indirizzo. Così scrivo ancora qui che gli articoli ancora sono automaticamente condivisi. Allora ci si ritrova lì? Speriamo!

Nuove tutele per i disabili, automobilisti e non?

Riporto un articolo sufficientemente esaustivo tratto da Sicurauto.it del 19.06.2019

In arrivo nuove tutele per gli automobilisti disabili e, nel contempo, sanzioni più severe per chi utilizza irregolarmente il contrassegno riservato ai portatori di handicap. Sono questi, infatti, gli aspetti più significativi di un emendamento alla riforma del nuovo Codice della Strada presentato in commissione Trasporti alla Camera dal deputato pentastellato Carlo Ugo De Girolamo, primo firmatario della proposta. L’iter legislativo per l’approvazione definitiva delle modifiche inizierà a breve, quindi per la piena entrata in vigore bisognerà attendere ancora alcuni mesi. Salvo possibili stravolgimenti durante il passaggio in Aula.

LA DEFINIZIONE DI “UTENTI VULNERABILI” NEL NUOVO CODICE DELLA STRADA.
Il testo presentato dall’On. De Girolamo introduce nel CdS la definizione di “utenti vulnerabili”, che comprende anche i motociclisti. “Vogliamo introdurre un nuovo concetto di mobilità urbana, più sostenibile e sicura”, ha spiegato il deputato del M5S. “A chiunque circoli sulle strade italiane, che sia a piedi o su due ruote, dev’essere garantito il massimo della sicurezza. Tra gli utenti vulnerabili rientrano anche gli automobilisti disabili, per i quali si prevedono tutele specifiche”.

SANZIONI PIÙ PESANTI PER CHI OCCUPA GLI SPAZI RISERVATI AI DISABILI.
Nel dettaglio, se l’emendamento passerà esattamente come è stato presentato, ci saranno multe sempre più pesanti per chi parcheggia davanti agli scivoli riservati ai disabili. Un atteggiamento scorretto e disonesto che colpisce persone che hanno bisogno vitale di questi spazi, oltre ad averne diritto. Inoltre aumenteranno le sanzioni per gli incivili che posteggiano l’auto negli spazi riservati agli invalidi. E anche per chi utilizza irregolarmente il pass destinato ai portatori di handicap. Abitudine, se così vogliamo chiamarla, molto più radicata di quanto si pensi…

I VEICOLI PER DISABILI POTRANNO PARCHEGGIARE GRATIS SULLE STRISCE BLU.
“Proprio così”, ha confermato De Girolamo. “Nel mio emendamento all’articolo 1 del testo sulle modifiche al Codice della Strada è previsto il raddoppio della sanzione amministrativa e un incremento nella detrazione dei punti della patente al fine di prevenire la sosta indebita sugli stalli riservati alle persone disabili, oltre a punire l’abuso e l’uso indebito del contrassegno”. Al contrario, sarà consentito ai veicoli per disabili di parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu, nel caso in cui non ci siano posti riservati. “Su mia proposta”, ha concluso il deputato, “È prevista anche l’aggiunta di un nuovo tipo di segnale verticale che, integrando la segnaletica esistente, darà agli utenti della strada messaggi di tipo sociale o di sensibilizzazione su questioni di rilievo per la comunità. Tra cui il rispetto degli spazi per i disabili”.

Il mammut Itunes va in pensione.

Ebbene si, io brinderei: questo mostro attraverso il quale Apple ci faceva scaricare musica, vedere video, ascoltare podcast e sincronizzare i nostri iphones e iphod, viene mandato in quiescenza.

Itunes, questa piovra, è stato il mio incubo per anni, dovendoci lottare con la sua inaccessibilità che costringeva a manovre complicate, tanto da lasciarlo sul pc utilizzandolo il meno possibile e ricorrendo a drobbox, google drive e altre possibilità. Riporto un frammento tratto dal Corriere della Sera.

“In una sorta di edipica uccisione del padre, Apple fa fuori iTunes, uno dei software più noti della storia dell’informatica, scaricato e installato miliardi di volte su Mac e pc, che in gennaio aveva appena compiuto 18 anni. iTunes è una delle idee di Steve Jobs, un’architrave del successo della musica digitale. All’inizio di questo secolo era l’insostituibile compendio dell’iPod e quando nel 2003 nacque l’iTunes Music Store (e arrivò la versione per i pc Windows) il quadro fu completo. Attraverso quell’unico software si potevano acquistare singoli e album, scaricarli sul computer, organizzarli in playlist e trasferirli sull’iPod per ascoltarli anche fuori casa. iTunes negli anni era diventato però un software ingombrante, elefantiaco, mal sopportato da molti utenti. Non era più al passo con i tempi: l’arrivo del cloud, ad esempio, aveva reso superflua la sincronizzazione degli iPhone e degli iPad con iTunes. In un’epoca in cui l’ascolto di musica in streaming ha messo in un angolo non solo i supporti fisici come il cd ma anche il download dei brani, Apple ha deciso di tagliare i ponti con il passato. iTunes sparirà dai computer, per lasciar posto a tre applicazioni: una per la musica, una per i video (serie e programmi tv, film), una per i podcast. L’annuncio è arrivato alla Wwdc, la conferenza per gli sviluppatori software della Mela cominciata ieri a San Jose, California. Tim Cook e gli altri manager Apple hanno illustrato le novità per ogni piattaforma. Le app e i servizi sono sempre più centrali per la casa di Cupertino, con la frenata del mercato degli smartphone (10 milioni di iPhone in meno, anno su anno, nel primo trimestre 2019, dati Gartner) e la guerra commerciale Usa-Cina che agita il settore hi-tech. Tra le novità c’è iOS 13, il sistema per iPhone che arriverà in autunno. A livello estetico ha un’interfaccia grafica scura (Dark Mode), che allunga l’autonomia e affatica meno la vista. Molta attenzione alla privacy: iOS 13 avviserà se un’app sta tenendo traccia della nostra posizione in modo nascosto. L’iPad avrà una sua piattaforma, iPadOs, che permetterà di usare i tablet in maniera più simile a un notebook. Infine, sul fronte dei dispositivi, ecco il potentissimo Mac Pro con un nuovo monitor da 32 pollici. Il tutto in attesa dei servizi al debutto dall’autunno: da Apple Tv+, che farà concorrenza a Netflix, ad Apple Arcade dedicato ai videogiochi fino a Apple News+ per le notizie.

Auguriamoci a questo punto, in attesa che a Cupertino capiscano che una apertura consentendo di trasferire contenuti semplicemente collegando gli apparati ai nostri pc sarebbe auspicabile, ma cosa lo dico a fare, confidiamo almeno in 3 applicativi più snelli e accessibili.

La tecnologia per le persone, non il contrario.

Riporto un articolo da “Superando”, che trovo interessante fin dal titolo.

Come garantire che le nuove tecnologie, in continua evoluzione, siano anche accessibili, oltre ad evitare ulteriori potenziali rischi derivanti dalle stesse? A tale tema l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, sta dedicando una serie di preziosi documenti, dai quali emerge come il principio guida debba essere il design inclusivo, alla base di tutti i prodotti e servizi, con il costante coinvolgimento delle stesse persone con disabilità.

La tecnologia per le persone, non il contrario: è stato questo il motto della Global Accessibility Awareness Day, la Giornata Mondiale dell’Accessibilita del 16 maggio scorso, evento voluto principalmente per sensibilizzare tutti coloro che si occupano di tecnologie digitali sui temi dell’accessibilità e dell’inclusività.
In tale occasione, l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha reso pubblico il rapporto curato dai propri esperti di accessibilità e tecnologia, intitolato Plug and Pray? (letteralmente “Collega e prega?”), ovvero Una prospettiva per la disabilità su hhintelligenza artificiale, processi decisionali automatizzati e tecnologie emergenti (disponibile in lingua inglese a questo link).

Nella recente Direttiva dell’Unione Europea nota come European Disability Act o Euhropean Accessibility Act, si parla di accessibilità a largo raggio: treni, viaggi aerei, siti web pubblici, banche, e-commerce ecc. Con tale provvedimento, infatti, l’Unione Europea ha inteso fare pressione per regole e leggi coerenti e omogenee sull’accessibilità, più ambiziose di quelle vigenti in diversi Stati Membri.
E tuttavia, sebbene molti dei Fondi Europei non possano essere utilizzati per finanziare infrastrutture o progetti che non tengano conto dell’accessibilità per le persone con disabilità, resta ancora tanto da fare, rispetto alla continua evoluzione delle nuove tecnologie, sempre più presenti nelle nostre vite.
Oggi assistiamo quasi quotidianamente a nuove scoperte tecnologiche legate all’intelligenza artificiale, ad assistenti virtuali, alla cosiddetta “realtà aumentata”, alla robotica, agli ambienti intelligenti e così via. L’EDF, quindi, ha voluto esaminare l’impatto di queste tecnologie emergenti sulle vite di persone con disabilità, pubblicando nel proprio sito un vero e proprio “pacchetto” di documenti, ovvero:
° Un testo introduttivo di Shadi Abou-Zahra, esperto di strategie e tecnologie per l’accessibilità per il W3C (World Wide Web Consortium), il Consorzio Internazionale degli Standard del Web.
° Una presentazione del già citato rapporto Plug and Pray? (Una prospettiva di disabilità sull’intelligenza artificiale, il processo decisionale automatizzato e le tecnologie emergenti).
° Un webinar (seminario in rete) sul nuovo standard Design for All (“Progettazione per tutti”).
° Una video intervista del coordinatore politico del Forum, Alejandro Moledo, ad AXSChat, una community online aperta dedicata all’accessibilità.
Prossimamente, inoltre, è prevista anche una pubblicazione speciale, con la valutazione del Forum sull’European Disability Act e sui piani necessari a sostenerne l’implementazione.

Ma entriamo nel merito di quanto spiegato da Shadi Abou-Zahra. «Devo ammettere – scrive – che amo la tecnologia e le opportunità che offre a molte persone. Essendo tetraplegico, con problemi sia alle braccia che alle gambe, ho potuto completare la scuola e in seguito l’università con l’aiuto del computer portatile. Mi ha permesso, infatti, di prendere appunti, scrivere i compiti e organizzarmi in modalità impossibili per me con carta e penna. I progressi derivanti dal riconoscimento vocale e da quello dell’immagine, dalla connettività internet e dalla potenza di calcolo sono mozzafiato. È incredibile pensare che il cellulare nella mia piccola tasca sia di gran lunga superiore al mio ingombrante laptop che utilizzavo a scuola, e che sia anche notevolmente più economico. E tuttavia, nonostante le opportunità offerte dalla tecnologia, dobbiamo anche riconoscere e affrontare le numerose sfide e i rischi che pone. Ad esempio, con tutti i sistemi di pagamento contactless [“senza contatto”, N.d.R.] e con gli sportelli automatici (ATM), basta un terminale montato leggermente troppo alto per tenermi bloccato all’interno del parcheggio fino a quando non riesco a pagare il mio biglietto. Questo non accadeva quando i parcheggi erano gestiti da personale “umano”. Non mi si fraintenda: non sono contrario ai progressi tecnologici, chiedo solo che il terminale sia montato all’altezza appropriata, per rendere la tecnologia utilizzabile anche da me».

A quanto scrive Shadi Abou-Zahra, va aggiunto anche che i dispositivi di pagamento POS, se mancanti di tastiera fisica e provvisti solo di un sistema touchscreen non vocalizzato, costituiscono una barriera per un cieco, che deve necessariamente dettare il proprio codice PIN a qualcuno per effettuare il pagamento!

«Se da un lato la tecnologia si evolve alla velocità della luce – prosegue l’esperto dell’EDF – vediamo anche che le opportunità e le sfide si moltiplicano: Un mio amico non vedente che viaggiava da solo per affari ha recentemente testato una App mobile che utilizza tecniche di intelligenza artificiale per riconoscere oggetti e testo con la telecamera e l’ha usata per orientarsi in un albergo in cui era appena arrivato. La App gli ha spiegato la collocazione dei corridoi e ha letto i numeri delle porte sui cartelli in modo che potesse trovare in autonomia la propria stanza. Ciò è incredibile, considerando anche che la diffusione e l’uso tradizionale dell’intelligenza artificiale sono solo alle fasi iniziali. E tuttavia, il fatto che il mio amico stia utilizzando questa App è un’indicazione per il distributore della stessa, per il fornitore del sistema operativo e potenzialmente anche per l’operatore di telefonia mobile, che lui è cieco. In altre parole, non ci rendiamo conto che lasciamo sempre maggiori informazioni personali quando usiamo le nuove tecnologie e non è sempre chiaro come questi dati vengano utilizzati oggi e domani. Con l’intelligenza artificiale che permea i processi decisionali, questa è una minaccia vera e imminente: ad esempio, poiché molte persone con disabilità sono attualmente disoccupate, un sistema di apprendimento automatico (machine-learning) potrebbe erroneamente concludere che il mio amico è meno adatto al lavoro perché ha anche una disabilità».

Qual è dunque il tema comune agli esempi esposti da Shadi Abou-Zahra e come possiamo garantire che la tecnologia sia accessibile?
Nel suo impegno in àmbito di e-accessibility, il Forum Europeo sulla Disabilità afferma che:
° I prodotti e i servizi possono essere accessibili soltanto coinvolgendo persone con disabilità. La mancanza di consapevolezza e la mancanza di coinvolgimento degli utenti finali durante i processi di progettazione e sviluppo costituiscono infatti delle barriere.
° I gruppi di lavoro che si occupano di nuove tecnologie non sono abbastanza diversificati; l’industria, cioè, deve assicurare che i propri team riflettano la diversità della popolazione generale.
° L’accessibilità e i principi del design universale dovrebbero far parte dei programmi di studio in ambito di formazione di design, informatica, esperienza dell’utente e altri argomenti correlati.
° Le organizzazioni di persone con disabilità e quelle che si occupano di diritti digitali devono lavorare insieme.

In conclusione, si può dire che per evitare errori come un terminale montato in modo errato, un POS non accessibile o un sistema di assunzioni basato sul machine-learning che arrivi a conclusioni erronee, il design inclusivo deve diventare il principio guida affinché la tecnologia non sia più una questione di Plug and Pray?, ovvero “attacca la spina e prega (che sia accessibile)”, come usa provocatoriamente l’EDF nel titolo del proprio rapporto, bensì di Plug and Play, vale a dire semplicemente “attacca la spina e usa (senza problemi)”!

Sperimentato il voto completamente autonomo per i non vedenti.

Votare senza vedere, ma senza bisogno di assistente: la scorsa domenica 26, non è stato ancora possibile, ma presto potrebbe diventarlo, grazie a un dispositivo che in Israele è stato già sperimentato, in occasione delle ultime elezioni. Il dispositivo visivo “MyEye 2,0” è stato messo a disposizione di 12 seggi elettorali in tutto il Paese: ha permesso a chi ha una disabilità visiva di votare in completa autonomia. Sviluppato dall’azienda israeliana OrCam e presentato ufficialmente lo scorso anno a ExpoSanità di Bologna, questo dispositivo è una sorta di “occhiale parlante”, in grado di analizzare le informazioni scritte (in questo caso sulle schede) e comunicarle direttamente a chi lo indossa. Ciò permette agli elettori ciechi di selezionare il candidato corretto e quindi di confermare che la scelta è stata effettuata correttamente.

Lo avevo provato 2 anni fa, nella prima versione, con risultati abbastanza deludenti ma questa versione dovrebbe essere più performante; Il costo però è ancora direi proibitivo. L’ausilio consiste in una minuscola telecamera, che viene applicato magneticamente a un paio di occhiali e pesa poco più di 22 grammi. Altro dettaglio fondamentale: nessun dato viene memorizzato sul dispositivo, che elabora le informazioni offline in modo sicuro, tanto che gli esperti di sicurezza informatica in Israele ne hanno autorizzato l’uso durante le operazioni di voto.

Sono ovviamente molti altri gli ambiti in cui questo “occhiale parlante” può aiutare chi non vede: è in grado infatti di fornire indicazioni sulla strada o leggere un menù al ristorante, ma anche di memorizzare fino a 100 volti, in modo da informare subito le persone di chi si trovano di fronte. Può anche memorizzare i prodotti, o riconoscere le banconote – racconta ancora Geslevich – e ‘leggere’ i codici a barre: una persona andando in negozio e prendendo in mano il prodotto può sapere esattamente cos’è, ad esempio una bottiglia d’acqua, o la marca”.

OrCam Technologies è un’azienda israeliana fondata da due innovatori e scienziati israeliani esperti nella visione artificiale (sono anche i creatori di Mobileye, un sistema di assistenza alla guida per la prevenzione degli incidenti stradali). I due esperti hanno sviluppato OrCam MyEye nel 2010, ma il primo prodotto è stato venduto solamente nel 2015: i primi cinque anni sono stati dedicati esclusivamente allo sviluppo della tecnologia. Ora, per la prima volta, questo dispositivo viene impiegato durante le operazioni di voto, promettendo agli elettori ciechi quell’autonomia che oggi non possono avere.

“Questa è la prima volta al mondo che una tecnologia rivoluzionaria consente alle persone non vedenti e ipovedenti di esercitare il diritto di voto in modo indipendente e senza il bisogno di essere accompagnati – afferma il co-fondatore, presidente e CEO di OrCam Ziv Aviram – Grazie alla nostra cooperazione con il comitato elettorale, dimostreremo come la nostra tecnologia innovativa basata sull’intelligenza artificiale potenzia le vite di decine di migliaia di cittadini. Speriamo che il mondo adotterà il progetto pilota che sta guidando lo Stato di Israele e consentirà l’indipendenza per le persone cieche e altre persone ipovedenti in tutto il mondo”.

Ulteriori informazioni, immagini e video, qui:
http:\www.orcam.com/it/

Alessandria scolpita: riproduzioni da toccare.

[wpvideo SMlMyK51 ]placeholder://L’11 maggio sono stato invitato ad “alessandria scolpita”, per toccare 4 riproduzioni di statue lignee dell’arte sacra del 500 alessandrino.

Si trattava di riproduzioni eseguite con la stampante 3 d, ma la particolarità consiste nel materiale: una resina che, assicurando una definizione maggiore, garantisce una piacevolezza al tocco, nonchè una percezione migliore dei particolari.

In macchina: pensieri su 4 ruote.

Prosegue la mia serie dopo il treno e il pulman, poteva mancare la macchina? Sono di ritorno da Milano, ovviamente in macchina. Naturalmente non guido e tengo saldamente il cellulare tra le mani come se fosse la barra del timone dei miei pensieri. Oggi abbiamo auto performanti e chissà come saranno nel futuro; chissà se arriverò a guidarne una da non vedente! Direi di no, casomai da un mondo parallelo, poi osserverò come le auto sapranno districarsi nel traffico da sole, come parcheggeranno.

Ma ricordate come erano le auto degli anni 70? sedili in finta pelle, senza aria condizionata, poco isolate dall’esterno, con moteri rumorosi e con il portapacchi sulla capotta. Noi piccoli con i pantaloni corti restavamo letteralmente incollati ai sedili e quando ti alzavi eri grondante anche per il caldo. Ma ricordate cosa era andare in ferie? da delirio: inscatolati in abitacoli risicati, col sole addosso, pieni di pacchi dappertutto e con le valige sul fatidico portapacchi. Io avevo sempre il terrore che i pacchi volassero via alla prima frenata. Ora non so quanto resisteremmo viaggiando a quel modo. Tutto è deformato dalla memoria che ci fa sembrare fantastico un passato lontano. Eppure mi piacerebbe stare per settimane in città senza i rumori dei motori, con la possibilità di poter attraversare le strade senza troppi patemi d’animo. Proprio vero che ogni nuova cosa se ti dà da una parte, ti toglie dall’altra.

Il Braille celebrato come un illustre defunto, più che praticato.

Recupero un articolo di Davide Cervellin, un imprenditore non vedente di Tyflosystem, azienda che produce e importa ausili per disabili, per confutare alcune considerazioni e svilupparne altre.

Lui sostiene che la nostra generazione di non vedenti si è macchiata di alcune colpe:
quella di aver ricevuto più di quello che ha dato.
quella di aver cercato il protagonismo piuttosto che aver lavorato sodo,
quella di aver scimiottato i comportamenti negativi dei nostri politici dilapidando crediti e benessere.
Questo è vero per tutte le generazioni: i padri creano, i figli il più delle volte mantengono o dilapidano: questo perchè ciascuno agisce in funzione del tempo in cui vive e spesso non condivide i valori dei padri.

Mi concentro però sull’ultima colpa che Davide attribuisce alla nostra generazione di non vedenti: quella di celebrare il Braille più che praticarlo: quanto è vero, in tutto il nostro bel paese assistiamo ad un fiorire di convegni, dibattiti, tavole rotonde sul Braille e la sensazione è quella che venga celebrato come se fosse già morto; in memoria di.

Chi vede, deve sapere che la scrittura braille, che ha rappresentato una autentica rivoluzione nella storia di emancipazione dei non vedenti, è praticata più o meno come la frequentazione delle nostre chiese cattoliche: il 10%, forse anche meno.

Le cause? l’impressione che le sintesi vocali lo possano sostituire, la scarsa o nulla conoscenza del Braille da parte degli educatori, insegnanti di sostegno e alcuni di loro lo sconsigliano, la minore predisposizione al sacrificio in generale. Ricordo i commenti ad un video sul Braille che avevo pubblicato durante una manifestazione dell’unione ciechi: “ok bravo ma, cosa continui a parlare del Braille che tanto ormai con l’iphone si fa tutto”. E’ sconsolante notare, da informatico, che un tempo per studiare avevamo tavoletta Braille, valigiate di libri Braille ma la motivazione era tale e tanta che non ci occorreva altro per studiare. Ora abbiamo pc, sintesi vocali che quasi non le distingui da quelle umane, intelligenza virtuale, iphone che ti leggono semplicemente dalla telecamera, navigatori sempre più performanti, elettrodomestici parlanti, e siamo diventati pigri mentali.

Ora che potremmo fare di tutto, finiamo per non fare quasi niente. Il tono è ovviamente provocatorio ma, è sconsolante vedere le potenzialità ma non i risultati; salvando e lodando naturalmente le eccezioni.

“Ti prendo e ti porto via”: ovvero, come non fare una recensione.

Da poco tempo ho terminato la lettura del libro di Nicolò Ammanniti: (ti prendo e ti porto via). Già scritto che quando si conclude una storia si è attraversati da sentimenti contrastanti? forse si, già scritto; Dispiace abbandonare i personaggi che popolano le storie, li si vorrebbero ancora presenti, conoscere il seguito della loro esistenza letteraria. Allo stesso tempo, si ha voglia di passare ad un’altra storia, anche se non subito: certe esperienze devono sedimentare, fondersi nella nostra mente con i brandelli di altre storie. La nostra mente è una fucina che acquisisce manufatti di forme e colori diversi per forgiarli e costruire la nostra particolare originalità. Questo libro mi ha scortato in questi giorni di preoccupazioni, ho assunto una carica e ne sento tutto il peso, ha vivacizzato le notti insonni: se devo stare ore vigile con i sensi all’erta senza fare nulla, tanto vale ascoltare un frammento di libro, affidando a lui il compito di tirarmi via da questo status. Sono poi anche le situazioni che rendono il libro in lettura più o meno significativo. E così ho trovato davvero significative le ultime parole del libro, che poi sono il titolo stesso. Posso davvero affermare che in questo periodo il libro mi ha preso portandomi via e questo mi ha fatto bene. La lettura è così del resto! Ti porta via per riportarti a casa più forte e più ricco.

In pulman: scrivere non è facile! tra scossoni e frenate.

Riprendo a fissare le idee nella scrittura fuori casa. Già ho scrito in treno lasciando rifluire il fiume dei ricordi:

ora provo a scrivere in pulman e quasi mi scappa il cellulare a causa di 2 frenate decise che hanno frenato i pensieri che, come il pulman, ripartono. Sono di ritorno dall’ufficio dove ho parlato per 6 ore: quando esco ho bisogno di minuti e minuti di silenzio e il ulman svolge questa funzione con metodo. Mi diverto a riorganizzare il pomeriggio, spesso passo in rassegna i vari social, le mail e a volte provo a concentrarmi sul niente. I continui scossoni mi tengono sveglio. Oggi invece aggrappato al sedile scrivo e, dopo un rodaggio di salti che mi fanno spostare le dita sulla tastiera, riesco perfino a scrivere come se le dita fossero delle sporgenze del cervello. C’era un tempo in cui prendevo l’autobus per andare a scuola; premuto e spremuto, in piedi, aggrappato disperatamente er resistere agli spintoni, ai pestoni ma, visto dal trampolino dell’età, era anche divertente. Ogni cosa a suo tempo, oggi non resisterei più a quelle sollecitazioni: son in un pulmino quasi vuoto e apprezzo lo stesso: il silenzio, l’attesa del pranzo, il flusso pigro e stanco dei pensieri.

Catastrofico down sui social di Marchetto Zucchemberg.

Una tragedia per parecchi milioni di assidui frequentatori di Facebook, whats app e instagram. Da mezza europa è giunta una pioggia di comunicazioni allarmate: “i social non funzionano”. Per contro, i messaggi su Telegram sono aumentati in misura esponenziale. Chissà cosa accadrebbe se per una settimana i social si fermassero: qualcuno potrebbe anche suicidarsi, molte attività che ormai si basano sui social, subirebbero delle battute di arresto e le persone? Le persone si ritroverebbero con ore ed ore di tempo libero da non sapere come gestire. Vorrei quasi provare a starci io per una settimana senza i social per vedere fino a che punto ne sono stato intossicato: quasi quasi ……

Gli assistenti vocali invaderanno pure le nostre auto.

Dopo aver conquistato gli smartphone ed essere entrati nelle case con gli smart speaker, gli assistenti vocali si preparano a invadere le automobili. Lo prevedono gli analisti di Abi Research, secondo cui tra cinque anni, nel 2023, saranno 20 milioni le auto che usciranno dalle concessionarie con almeno un assistente virtuale nell’abitacolo.
L’offerta sarà generata dalla domanda: le persone si stanno abituando a usare Alexa di Amazon, Google Assistant e Siri di Apple, e sperano di poter dialogare con loro anche mentre guidano. “Le case automobilistiche hanno capito che un numero crescente di consumatori può vedere un valore nell’essere in grado di controllare in auto i propri dispositivi smart e nel poter sfruttare l’ecosistema Apple, Amazon o Google mentre è al volante”, spiega il ricercatore Shiv Patel.
“Allo stesso tempo, queste aziende tecnologiche guardano al mercato automobilistico come a un nuovo business verticale per espandere il proprio brand e ottenere dati preziosi dai consumatori”, rileva Patel. Google ha stretto accordi con Volvo e Nissan-Renault, mentre Amazon ha annunciato una partnership con Audi.
La strategia delle case automobilistiche sta cambiando, osservano gli esperti. Se inizialmente hanno cercato di sviluppare un proprio assistente vocale, negli ultimi tempi aziende come Bmw e Audi hanno deciso di sviluppare sistemi che consentono la convivenza del proprio assistente con quelli di Google e/o Amazon. Che ne dite, forse in questi casi gli assistenti vocali sono più utili? 

Elogio della condivisione: pro e contro!

è divertente darmi un tema e cercare di svolgerlo con tutti i miei limiti. Oggi vorrei condividere qualche pensiero sulla condivisione: il concetto di condivisione, la sua essenza, il perchè si condivide o non si condivide.
Ora con i social troviamo tutti gli strumenti per condividere, pensieri, immagini, video, grandi verità e colossali cavolate. Ma: si tratta di reale condivisione, cioè, condividiamo cose nostre o ci limitiamo a girare cose non nostre? Siamo tutti copiaincollatori doc, al punto che a volte incolliamo imprecisioni, strafalcioni pregiudicando la qualità di quanto si condivide.
Ma, andiamo per ordine, cosa è la condivisione. Potremmo definirla come: l’utilizzo in comune di una risorsa, o l’uso congiunto di un bene. Si può anche riferire al libero uso di una informazione? certo che si. Ci voleva lo scrittore e drammaturgo George Bernard Shaw per riassumere in una frase l’importanza della condivisione per il progresso di una società:
«Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, allora tu e io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora entrambi abbiamo due idee»
Proprio bella! Condivisione allora è per necessità: siamo animali sociali e dobbiamo condividere oppure eliminarci vicendevolmente. Tim Kring, il regista e sceneggiatore che ha firmato Touch, uno dei serial filosofici di maggior successo negli Stati Uniti, è partito proprio da questa certezza:
«Noi abbiamo l’impulso innato di condividere le nostre idee. Il desiderio di essere ascoltati risponde al nostro bisogno di comunità: per questo continuiamo a mandare segnali. E per questo li cerchiamo negli altri»
E se condividere in Rete, ormai, fa parte della nostra quotidianità, c’è ancora un palcoscenico tutto da (ri)scoprire: il mondo reale. Perchè una mostra, un festival, un concerto, valgono di più (e più a lungo) se chi li ha vissuti può confrontarsi e ritrovarsi, prima, durante e dopo l’evento, con chi ha vissuto la stessa esperienza. Ma come mai non basta più essere spettatori? Ormai sappiamo che la partecipazione ad un evento, stimola una serie di sistemi percettivi differenti e più efficaci nel far passare il proprio messaggio. Senza contare i sicuri effetti benefici se è vero che, come precisa la psicologa e psicoterapeuta Michela Rosati, «quando ci entusiasmiamo o ci commuoviamo di fronte a quello che osserviamo, sentiamo e annusiamo, aumenta il nostro benessere psicologico: per questo l’approccio esperienziale, di condivisione, è ormai universalmente riconosciuto come il miglior modo di apprendere e conseguire risultati. Anche i gruppi, i team, le squadre raggiungono risultati sorprendenti proprio grazie alla Condivisione delle esperienze e delle competenze. IL famoso adagio: “chi fa da sè fa per tre”, sembra non avere più molto senso: certo la fatica è maggiore, dover limare, mediare, prosciuga energie e mette a dura prova la nostra pazienza ma, la complessità di ogni cosa, ha reso indispensabile la condivisione. Tempi duri per gli egoisti.

Manca l’ispirazione e non riesco a rebloggare.

Sono stato una settimana al mare: per riposare, per staccare e raccogliere le forze e l’isp_irazione per i nuovi progetti. Purtroppo, o per fortuna, esistono le variabili: quegli imprevisti, quelle situazioni che ti costringono a deviare dalla meta. Ho trovato sulla via 2 ostacoli: il primo. Non riesco più a scrivere con regolarità e non riesco a programmare e realizzare nuovi video per il canale youtube www.youtube.com/c/valterscarfia e forse è giusto così. Dopo aver macinato articoli per 90 giorni consecutivi è necessaria una pausa. Poi ho il peso di questo nuovo incarico che mi consuma energie positive. L’altro ostacolo è più tecnico, banale forse. Voi riuscite a rebloggare? Trovavo interessante questa possibilità: perchè c’è sempre e sempre ci sarà chi è più bravo, più informato e rebloggare non vuol dire copiare ma, umilmente e semplicemente riconoscere la maestria dell’altro. La condivisione poi è davvero la molla che arricchisce e forma. Proprio non riesco più e non mi piace selezionare, copiare e incollare; come se l’articolo fosse mio. Ci studierò e cercherò di capire. Nel frattempo, perdonate questo articolo per nulla contenutistico! .

Mio compleanno: me lo auguro da solo.

Ebbene si, lo compio proprio oggi. Non dico quanti oggi ho già trascorso ma dico che, una volta tanto, faccio il vero bloggher: parlo di me. Ad ogni compleanno, cerco di trascorrerlo in modo diverso: forse per rientrare un po’ in me stesso, dedicarlo a me e tracciare un bilancio, fermarmi un momento.

Questa volta sono al mare, proprio io che ci vado poco. Decisamente fuori stagione apprezzo il poco affollamento, le passeggiate, la buona tavola, i buoni libri e i contatti umani che ti arricchiscono. Questo è il mio modo per farmi gli auguri, per darmi nuova linfa prima di tornare nell’arena.

Tanti auguri Valter.

Vita da “il collegio”, tra reality e ricordi.

Avevo programmato di andare a dormire ma, passando in cucina per bere il solito bicchiere di acqua, ho trovato la tv accesa sul reality “il collegio”. Dopo qualche secondo di indifferenza ostentata per non cadere nella trappola della tv, sono rimasto colpito dalla potenza di questo esperimento: forse perchè anche io qualche anno dopo la data di ambientazione del reality 1961, ho frequentato il collegio sperimenhtando gli stessi metodi, le stesse dinamiche.
Per chi non lo ha visto, si tratta di un gruppetto di ragazzi dall’età variabile tra i 14 e i 17 anni, teletrasportato in un collegio degli anni 60, con tutto quello che ne consegue in termini di metodi autoritari, abitudini, dinamiche eccetera. Dei ragazzi di oggi, alle prese con gli esami di terza media di allora da superare. Dal contrasto tra quello che sono i ragazzi di oggi e le loro abitudini e il dover essere come ci si aspettava da un adolescente nei primi anni 60 il cortocircuito si è rivelato molto interessante e anche divertente, sicuramente una esperienza che doveva essere vista da genitori e ragazzi insieme. Per i ragazzi, selezionati in modo da avere uno spaccato geografico e sociale composito tra quanti si erano proposti (con l’avvallo e talora la spinta di genitori esasperati), è stato un salto indietro nel tempo che ha comportato cambiamenti anche traumatici: non solo l’obbligo ad abbandonare gli smartphone (nella prima puntata si vede il loro tentativo per aggirare l’imposizione), ma quello di adeguare ai tempi abbigliamento (tutti in divisa, e persino con la biancheria fornita dalla produzione e quindi «vintage»), pettinature (con conseguente passaggio dal barbiere), di rinunciare a piercing e trucco, cambiare regole di comportamento, studio, alimentazione, tempo libero. «Da una libertà quasi totale si sono trovati in un mondo fatto di regole.
Come hanno reagito i ragazzi? Pur con i dovuti distinguo («C’è stato di tutto: rivolte, un’espulsione, uno sciopero delle lezioni»), alla fine i ragazzi si sono adeguati e abituati. «La cosa di cui più hanno sofferto forse maggiormente è stata la lontananza dalle famiglie: alcuni non si erano mai separati dai genitori. E infatti due non ce l’hanno fatta e si sono “ritirati”; ma anche l’assenza degli smartphone: proviamoci pure noi! Per il resto, sorpresa e curiosità l’hanno avuta vinta sulle difficoltà. Oltre alla «voglia di farcela». Alla fine non solo hanno scoperto un modo diverso di rapportarsi tra loro, ma anche la forza della solidarietà e della comunità come non le avevano mai provate. «Una delle più “scapestrate” tra le ragazze ha definito l’esperimento come “l’esperienza più bella della mia vita”. E il giorno dell’addio è stato accompagnato da lacrime e abbracci. «Certo, effetto della condizione di chi vive a stretto contatto e isolato dall’esterno per un periodo abbastanza lungo, ma anche del fatto che i ragazzi a quell’età vivono le proprie emozioni in modo più intenso e senza freni né filtri». Per quanto riguarda la presenza delle telecamere, «sono state ben presto dimenticate, quasi che una generazione abituata a riprendersi e farsi riprendere non vi prestasse più alcuna importanza. Per quanto mi riguarda è stata una vera emozione: non so come reagirei oggi, forse mi ribellerei più ancora dei ragazzi ma, so anche che quella vita mi ha temprato: la solidarietà nella precarietà ne esce notevolmente rafforzata, e Dio sa quanta solidarietà manca oggi e quanta ce ne vorrebbe.

I nuovi assistenti vocali casalinghi tra dubbia utilità e paranoie.

Da pochi mesi le nostre case, anche per il costo non proibitivo, sono state dotate di un nuovo soprammobile assai curioso che, diversamente da statuette e portaceneri che sono di godimento all’occhio ma sostanzialmente cattura polvere, esaudisce le richieste più varie, dando informazioni, attivando caloriferi, mettendo musica o declamandoci la ricetta degli gnocchi alla romana. Ma come facevamo prima? avevamo gli assistenti vocali sugli smartphone; ma ancora prima? consultavamo l’enciclopedia o il ricettario, oppure semplicemente non potevamo contare su questa informazione e ce ne facevamo una ragione. La pubblicità del ragazzo che chiede ad alexa di creare l’atmosfera giusta per la cenetta con la ragazza, è fuorviante: forse il ragazzo non può mettere la musica, accendere le luci, accendere il condizionatore o preparare un risotto o un koctail di gamberi in autonomia? Quel ragazzo deve sapere che, atmosfera o no, il buon esito della cena dipende da lui e lei. Insomma, tutto quello che i commercianti Amazon dicono sull’utilità di questo apparato, andrebbe ridimensionato. A

ltra storia è per le persone con disabilità: un non vedente che potrà gestire condizionatore e caldaia, oltre che luci e tv, la lettura di un libro, un disabile motorio che potrà aprire la porta, alzare tapparelle e tende esterne sarà evidentemente felice di poterlo fare in autonomia. Magari non si tratta ancora di intelligenza artificiale, che potrà prendere decisioni al posto dell’utente, e forse è ancora meglio così, nonostante quello che si afferma. Siamo solo agli inizi della domotica e ancora dovremo attendere sviluppi al momento imprevedibili. Siamo comunque alle solite: questi assistenti vocali rappresentano si una novità, ma non così eclatante, epocale come i venditori ci vorrebbero far credere per indurci all’accquisto, abbagliati dalle meraviglie che si possono fare e talmente impazienti da correre al primo centro commerciale pronti alla spesa.
Ma passiamo alle paranoie complottiste. Girano su youtube innumerevoli video che indurrebbero al sospetto che amazon eco lavori indirettamente per la Cia. Se si chiede infatti, cosa sia la Cia, Amazon risponde correttamente che si tratta della agenzia di spionaggio statunitense che rivolge le sue attenzioni all’estero, controllando anche i rapporti interpersonali e acquisendo informazioni. Se però chiedi (ma tu per chi lavori?” ti risponde che lavora per Amazon. Allora osi: “amazon lavora per la cia?” e qui amazon eco fa un gran lavoro: fino a qualche tempo fa, semplicemente si spegneva; ora ti risponde che Lei lavora per Amazon. Ma io non ti ho chiesto se tu lavori per la Cia, ti ho chiesto se Amazon lavora per la Cia; Alexa imperterrita risponde che Lei lavora per Amazon, eludendo la risposta diretta. Qualcuno ipotizza che viene data la solita risposta tipicamente giuridica anglosassone: “mi appello al quinto emendamento per non essere incriminato”. A mio avviso, semplicemente, proprio perchè ancora non è una intelligenza artificiale, gli operatori di Amazon non hanno implementato questa risposta nel database. La riprova è che, se chiedi se lavora per me, Lei continua con la solita risposta. Scherzi a parte però, non vi lascia un pochino in ansia il fatto di sapere che ci sono microfoni sensibili costantemente aperti in casa? Non più tardi di qualche mese fa, Amazon era finita sui giornali per aver erroneamente messo on line ore e ore di conversazione di un appartamento in Germania; perfino i discorsi degli occupanti e le loro cantate sotto la doccia. E allora, ne vale davvero la pena?

Seeing Ai: una strepitosa app per riconoscere testi e oggetti.

Da qualche tempo già utilizzo con grande soddisfazione la app Seeing ai. Disponibile per iphone e sviluppata da Microsoft, che può riconoscere testi attraverso la telecamera, senza scattare le foto, semplicemente puntandola sul foglio. Si possono riconoscere documenti con una maggiore precisione scattando una foto con una guida vocale che permette di mettere a fuoco il testo. Può riconoscere i qr code e i codici a barre dei prodotti, può descrivere uno scenario, riconoscere le banconote, dare un beedback sonoro della luminosità e perfino riconoscere, ancora con difficoltà, gli scritti a mano.
Sviluppata da Microsoft appunto, è basata su algoritmi che utilizzano il riconoscimento visivo: sono così sofisticati da riuscire anche a capire l’umore delle persone.
L’intelligenza artificiale che colora le tue foto in bianco e nero.
Il riconoscimento visivo da parte delle intelligenze artificiali non viene applicato soltanto per ragioni di sicurezza. Infatti, questo tipo di tecnologia viene messa in campo anche per aiutare le persone ipovedenti o non vedenti. SEEING AI è un’applicazione che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale (basati sul deep learning), per riconoscere gli oggetti e descrivere il loro aspetto con una traccia audio. In questo modo, gli utenti possono riconoscere il mondo che li circonda.
Lanciata nel 2017 da Microsoft e disponibile solo per iOS, SEEING AI ha una nuova funzionalità che permette agli utenti di “toccare quello che hanno davanti”. Infatti, una volta toccato l’oggetto o il soggetto sullo schermo, è possibile ascoltare una loro descrizione.. E se si tratta di una persona in carne ed ossa «l’app riesce a descrivere l’aspetto fisico e a prevederne anche l’umore», ha scritto in un post il responsabile del progetto Saqib Shahik. Infine, la descrizione vocale permette anche di ricostruire la distanza tra un oggetto e un altro.
In pratica, scattando la foto di una stanza ad esempio, poi è possibile esplorarla col dito individuando gli oggetti: la porta, la scrivania e gli altri oggetti riconosciuti.
Il riconoscimento visivo era già presente nella prima versione dell’applicazione, ma con la nuova funzionalità è possibile aggirarsi per gli spazi e gli ambienti per capire dove sono gli oggetti o le persone che, ad esempio, possono essere viste solo muovendosi verso di loro. Insomma, l’app vuole offrire un’esperienza completa della realtà che circonda l’utente.
In questi ultimi giorni, Google ha reso disponibile LOOKOUT: un’applicazione che funziona in modo molto simile a SEEING AI. Disponibile sui telefoni Pixel (per ora solo negli USA), fornisce informazioni sugli oggetti inquadrati dallo smartphone.
Confidiamo in una prossima traduzione in italiano per apprezzarne ulteriori possibilità.

https://itunes.apple.com/it/app/seeing-ai/id999062298?mt=8

Greta e la strumentalizzazione dei “grandi”.

Riporto un articolo da Vanity Fair.it del 19.03.2019. Si può dissentire, dibattere, ma non instillare sempre il veleno dell’odio. La vergogna non è solo nei social ma in ogni parola che si sente al bar, negli uffici, nelle tv di cosiddetta opinione. Bisogna spezzare questo filo nero che sta avvolgendo troppe cose in questo mondo. E’ pericoloso voler sempre ghettizzare nel ruolo di Persona Malata: forse non è vero che l’ambiente è degradato? la globalizzazione sta uccidendo le particolarità delle culture, anche se è una persona con asperger a dirlo? Mi domando, ma dovevamo sentircelo dire da lei oppure potevamo accorgercene noi? e ancora, il fatto che molti non sappiano esattamente cosa è l’asperger o che i ragazzi che scioperano non abbiano la minima idea di cosa sia il buco dell’ozzono cambia lo scopo di questa rivendicazione? Possiamo a confrontarci sulle idee, sulle situazioni senza considerare chi le porta avanti.

Diverse persone hanno sentito la necessità di sminuire il lavoro e il carisma dell’attivista svedese, parlando della sindrome in termini scorretti. Ne abbiamo parlato con la terapista Marya Procchio dell’ASA.

«Senza l’Asperger, non avrei lottato così». Greta Thunberg, l’attivista sedicenne per il clima, ha sempre parlato della «sua» sindrome come un «dono»: «Se fossi stata come tutti, avrei potuto continuare come tutti gli altri. Avrei potuto rimanere bloccata nel social game, galleggiare nelle convenzioni e nel tran tran, e continuare come prima. Ma non posso, anche volendolo. La mia sindrome fa sì che io veda il mondo o bianco o nero, senza vie di mezzo», ha raccontato al Financial Times. «E che senta l’esigenza improrogabile di salvarlo». Eppure, i suoi detrattori l’hanno accusata di essere una ragazzina strumentalizzata (Nadia Toffa), «personaggio da film horror» (Rita Pavone), «malata di autismo» (Maria Giovanna Maglie).

«Diverse persone sentono la necessità di sminuire il lavoro e il carisma di questa ragazza, ma hanno difficoltà a parlare della sindrome in termini corretti», ci spiega la dottoressa Marya Procchio, educatrice professionale che fa parte del comitato scientifico dell’Asa (associazione sindrome di Asperger).

Che cos’è esattamente l’Asperger?
«È una neuro-diversità: il cervello di chi ha la sindrome di Asperger funziona su canali diversi, ha un modo di recepire e elaborare le informazioni diverso dalla maggioranza (neuro-tipicità). È come un sistema operativo diverso, quindi non si può guarire. Il quoziente cognitivo degli Asperger, però, non è deficitario, ma nella media o superiore a quello della maggioranza».

Qual è la sua origine?
«Non si sa ancora nulla di definitivo: i ricercatori stanno cercando di approfondire le indagini, ma per ora si pensa a una costellazione di elementi in gioco, a livello genetico, ambientale e non solo. Probabilmente non esiste una causa unica».

Asperger e autismo sono la stessa cosa?
«Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, (Dms 5) parla solo di spettro dell’autismo: la sindrome di Asperger è scomparsa. Le aree in cui possiamo riscontrare diversità o difficoltà sono le medesime: comunicazione e relazione sociale e interessi. L’Asperger è all’interno del continuum dell’autismo, ma il dibattito è ancora in corso: ci sono gruppi di genitori e specialisti che vorrebbero differenziarlo dall’autismo, in cui la qualità delle abilità comunicative e sociali è compromessa e il quoziente cognitivo può variare ed essere al di sotto, nella media o al di sopra della maggioranza».

È facile strumentalizzare un Asperger?
«In ogni persona ci sono delle diversità, ma nel suo modo di essere Asperger, Greta non può essere stata strumentalizzata: è lei ad avere scoperto la «sua» causa. Ha visto un documentario con un orso polare in difficoltà e ha rivelato che, se per gli altri quella era un’immagine come tante altre, per lei è stata la scintilla che l’ha spinta a impegnarsi. Le assicuro che molti dei ragazzi con cui lavoro sono davvero difficili da convincere, ed è molto difficile che un loro interesse possa venire strumentalizzato».

Si è anche parlato di Asperger come di una malattia. Che cosa non è la sindrome?
«Non è una malattia e non è un disturbo psichiatrico. Gli Asperger non hanno nessuna forma di deviazione sociale, non sono psicopatici, non hanno un disturbo di personalità».

Gli attacchi degli haters possono ferire Greta?
«Mi auguro che chi le sta accanto sappia tutelarla da eventuali eccessi, casomai lei dovesse risentirne, intristirsi o sovraccaricarsi. Ma lei è consapevole della correttezza della sua lotta e ben determinata sulla sua causa. Sa che il mondo non è sensibile a questa battaglia e ha messo in conto che di battersi per una questione difficile».

Sta anche aumentando la sensibilità sull’Asperger.
«Sì. Uno dei ragazzi con cui lavoro mi ha scritto che Greta «ha portato luce sull’Asperger come neuro-diversità e non come malattia». Le persone come lei possono lottare per qualcosa e fare la differenza».

di Monica Coviello

Proprio oggi, tanti auguri papà.

Oggi è il solito giorno dedicato ad un santo, la solita occasione per riferirlo a qualcuno e qualcosa. San Giuseppe è stata e sarà per sempre una figura forte, silenziosa, determinata, portatrice di valori significativi e testimone inequivocabile di una famiglia unita. Mio padre era silenzioso, sempre calmo: ricordo le nostre partite a dama: io con la frenesia e l’impazienza di vincere, lui con la flemma ad ogni mossa che la pazienza me la faceva perdere. E alla fine vinceva lui e qualche volta io quando utilizzavo la stessa sua strategia del silenzio e della flemma. Lui è andato troppo presto, lui che non si lamentava neppure negli ultimi momenti di sofferenza che non ha usato molte parole con me, nè io con lui. L’affetto però era palpabile, non si misura con le parole o con gli scritti, al solito scrivo per me, per riordinare, fissare, fare luce. Lui mi avrebbe preso in giro per questo scritto e io avrei fatto lo stesso con lui, infondo mi ha insegnato proprio questo. Il silenzio spesso è più eloquente, profondo delle parole. Il silenzio trattiene mentre le parole evaporano. Immagino che là dove sarai adotterai lo stesso stile: poche parole, passo lento e costante, lavoretti manuali di i infinita pazienza. E allora non ti dico nient’altro: tanti auguri papà.

Elogio dei nostri limiti.

L’ennesimo elogio di qualcosa che combattiamo per tutta la vita, che non accettiamo, che cerchiamo di superare ma siamo abilissimi ad individuarli negli altri. I nostri limiti: questa fragilità che ci perseguita, ci causa ansie e traumi. Questi nostri proverbiali difetti che ci fanno fallire, che ci mettono in competizione costante gli uni contro gli altri a casa, al lavoro, con gli amici. Tutti ne faremmo sicuramente a meno pur di non doverli mostrare, pur di evitare topiche. Ma, potete immaginarvi un mondo dove tutti vivono senza sbavature, ragionando correttamente su ogni cosa, dipanando lo scibile con la massima disinvoltura, sciorinando dotte elucubrazioni con dialettica fluente. Che noia sarebbe! non potremmo correggere i nostri colleghi, nostri figli, genitori, compagni, non avremmo le motivazioni per studiare e migliorarci, non potremmo millantare il nostro sapere. Soprattutto, non potremmo esercitare, quella si che è la vera qualità, la nostra umiltà. L’umiltà di riconoscere proprio i nostri limiti, la superiorità in quel campo del nostro amico, collega o addirittura nemico. In realtà si dovrebbe elogiare l’umiltà, ma io elogerei anche i nostri limiti che ci insegnano, talvolta con lezioni feroci e durissime a praticare l’umiltà. Dovremmo gareggiare: non a chi è più bravo ma a chi è più modesto. Certo che non ci sarebbe gara perchè la nostra modestia ci spingerebbe a perdere. Ma, caspita, cosè questo trillo infernale! ah ecco, è la sveglia: stavo sognando.

Se la società fosse più furba ….

Riporto un estratto da un articolo de “la repubblica”: perchè mi piacciono le iniziative originali e coraggiose e tanto meglio se provocatorie. Anche perchè davvero se la società fosse più furba, saprebbe cogliere dalle varie disabilità risorse e forze per ritemprarsi, per rigenerarsi. Chi combatte contro una disabilità, una ingiustizia, porta in sè valori positivi, è costretto a farlo e non perchè è migliore; Questi valori sono: la capacità di accettare, di lottare e di essere paziente.
La Repubblica del 08-03-2019

A spasso con Fiamma contro l’indifferenza

Fiamma Satta è una donna speciale, coraggiosa, con grande spirito di iniziativa.
«Le persone puntano a eliminare la disabilità. Quando giravo col bastone e non stavo ancora in sedia a rotelle, ai tempi del programma radiofonico Fabio e Fiamma, se andavo ospite in tv mi chiedevano: “Le dispiace se il bastone lo leviamo che non è tanto telegenico?”». Stavolta è protagonista con la sua carrozzella, si è inventata un format, A spasso con, con cui debutta domani su La7 alle 11 all’interno del programma di Myrta Merlino, che il sabato si intitola L’aria che tira- Il diario.
Va a spasso per Roma con Carlo Verdone. «Questo è un numero zero, ma la mia idea è cambiare il personaggio che mi spinge», racconta. «Non andiamo in giro a indagare, come faccio da anni sulla Gazzetta dello sport, quando denuncio l’inciviltà delle barriere o la mancanza di accessi per i disabili. Con il mio accompagnatore ci godiamo una passeggiata all’insegna della parola “inclusione”, perché la disabilità non sia più vista con compassione, paura o sospetto, ma sia considerata come un aspetto normale del vivere civile: vado al cinema, in libreria, a comprare un paio di mutande». La coppia non è passata inosservata: «Abbiamo girato a gennaio, è stato bellissimo», spiega la giornalista divertita, «pensavo che Carlo fosse più in difficoltà invece dopo dieci metri, nonostante Via Giulia sia una strada difficile, mi sono sentita sicura. Lo fermavano ogni dodici secondi, non c’erano le barriere architettoniche ma quelle umane. Ho scoperto quello che già sapevo, che è amatissimo». E con lei come si comportavano? «Con me erano incuriositi, non capivano bene cosa stessimo facendo, c’erano due operatori ma non giravamo un film».

“A spasso con” è una passeggiata contro il cinismo e l’indifferenza.
«Cosa vorrei che arrivasse al pubblico? Che la disabilità fa parte della vita, non si deve fare finta di niente, non bisogna voltarsi dall’altra parte. È ora di cambiare, stiamo tornando indietro col razzismo e l’emarginazione; è un momento difficile, lo sguardo si posa sempre su chi è diverso. Nella mia visione del mondo il disabile è portatore di forza. Chiunque stia combattendo è portatore di valori positivi, perché ha la capacità di accettare, lottare e essere paziente. La società dovrebbe farsi furba e usufruire di questa forza, ma viviamo in tempi ottusi».

Iphone come fare.

Una delle tattiche promozionali preferite da Apple ha sempre riguardato l’aspetto operativo dei propri prodotti, focalizzando l’attenzione dell’acquirente su quello che i dispositivi possono fare. A maggior ragione in questo periodo data la minore vendita dei suoi prodotti, delle difficoltà incontrate in Cina, India e Germania.
Al fine di mostrare le reali potenzialità di iPhone in termini pratici Apple ha pubblicato sul proprio sito ufficiale una nuova sezione pensata proprio per mettere in risalto quello che iPhone può fare. La nuova pagina web ha una conformazione strutturata in grossi tiles a scorrimento verticale evidenziando quelle che secondo l’azienda sono le caratteristiche più importanti come resistenza all’acqua, privacy, AirDrop, FaceTime di gruppo, ricerca di foto, Memoji, Non disturbare, Trova il mio iPhone, Apple Pay, effetti fotografici iMessage e altro. Ecco quindi i primi video hot-to che mostrano come utilizzare alcune funzioni dell’iPhone, dalle più semplici a quelle meno conosciute.
I nuovi cinque video pubblicati su YouTube.
I cinque nuovi video da circa 15 secondi ciascuno mettono in evidenza l’impermeabilitàdei nuovi iPhone e spiegano come configurare e utilizzare al meglio il Face ID per sbloccare il dispositivo tramite riconoscimento del volto, come trovare lo scatto perfetto sfruttando le Live Photo, come chattare con un esperto Apple in caso di assistenza e come utilizzare Wallet per i biglietti aerei.

https://www.youtube.com/watch?v=YMYvs5PhwXg
https://www.youtube.com/watch?v=FCJlGTGwBsc
https://www.youtube.com/watch?v=GoH6MW9qlv0
https://www.youtube.com/watch?v=cx5lXpxmPuI
https://www.youtube.com/watch?v=uV0yLzHWkGY

Conoscete l’anagramma della parola Tecnologia?

Mi piace parlare e scrivere di tecnologia: mi affascina e mi preoccupa ad un tempo. Mi affascinano, non tanto le innovazioni mirabolanti che magari poi non risultano essere all’altezza delle nostre aspettative o non così utili non rispondendo a bisogni reali ma indotti; Quanto le potenzialità che offre, remore e pregiudizi a parte. Ricordo qualche anno fa, che qualche buontempone aveva pubblicato un sito dove descriveva con una documentazione ricca e quasi credibile, l’imminente lancio sul mercato di una auto completamente autonoma, che poteva addirittura parcheggiare dopo aver raggiunto la meta; ebbene, diversi non vedenti, avrebbero già mandato la prenotazione per l’acquisto, se nessuno li avesse messi in guardia. Mi preoccupano i risvolti sociali, la vita che cambia molto più velocemente di quanto noi si possa metabolizzare. Seguo con interesse le nuove opportunità offerte a molte persone per liberare risorse che altrimenti non potevano essere espresse. Mi riferisco a diverse tipologie di disabili che ora potrebbero essere in grado di svolgere mansioni che anni fa non avrebbero neppure immaginato. Sono nel contempo preoccupato per la pigrizia mentale che le tecnologie induce, per l’impiego sempre meno massiccio della nostra memoria, per la costante distrazione e perdita di tempo che gli smartphones induconno, per il numero sempre più elevato di persone che restano tagliate fuori, per la solitudine provocata dai social. Il rischio è alto: ma voi lo sapete quale è l’anagramma della parola tecnologia? Ecco, se non risponderà a bisogni reali, la tecnologia rischia di essere una serie di cose come quell’anagramma.

Interessante workshop all’università di Alessandria, sulle sintesi vocali. Possono essere di supporto per gli studenti con DSA?

Possibile utilizzare una sintesi vocale per gli studenti con Dsa?
Pubblico nel mio blog un articolo da “corriere al”, perchè ho partecipato a questa iniziativa.
È possibile utilizzare strumenti come le sintesi vocali per aiutare gli studenti con DSA nel loro percorso di studi? A questa domanda hanno provato a rispondere Abilitando Onlus e il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale.
Mercoledì 27 febbraio gli studenti del DISIT hanno partecipato ad un incontro in cui è stato presentato un panorama sui software di sintesi vocale gratuiti attualmente disponibili per PC Windows e dispositivi mobili Apple. Queste soluzioni, originariamente nate per aiutare persone con disabilità visive, si dimostrano un valido supporto a costo zero anche per studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, per facilitarli nell’apprendimento delle materie di studio.
La sintesi vocale, infatti, è la trasformazione del testo scritto in testo parlato grazie alla particolare tecnologia text-to-speech (TTS), cioè “dal testo al vocale”: il testo in formato digitale viene trasformato in una traccia audio, ed è così possibile arrivare ad una autonomia nella lettura e, soprattutto, nello studio.
Nel corso dell’incontro, sotto forma di workshop in uno dei laboratori di informatica del Dipartimento, sono stati utilizzati lo screen reader gratuito NVDA in ambiente Office per la lettura di documenti ed è stata presentata la sintesi vocale Voice Over in ambiente Apple.
La singolare iniziativa, rivolta agli studenti e ai docenti del DISIT è stata organizzata dall’associazione Abilitando Onlus in collaborazione con Valter Scarfia, vicepresidente dell’Unione Ciechi Piemonte, e dal Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica.
Si tratta della prima iniziativa organizzata a seguito della convenzione che è stata recentemente sottoscritta dall’Associazione Abilitando che si occupa di tecnologie applicate al mondo della disabilità (e che organizza l’omonimo evento a Bosco Marengo e ha ricevuto importanti riconoscimenti come la Medaglia del Presidente della Repubblica e l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo) e il dipartimento alessandrino dell’Ateneo.
La convenzione suggella una collaborazione ormai consolidata da tempo che già aveva portato alla creazione dell’applicazione per smartphone “GuidApp”, creata per permettere a persone non vedenti o ipovedenti di fruire in piena autonomia di mostre e musei, e lanciata in occasione della mostra “Alessandria città delle biciclette”.
«Abbiamo sottoscritto questa convenzione – dice Paolo Robutti, presidente e fondatore di Abilitando – con il fine di collaborare stabilmente tra di noi e con altri enti di ricerca e associazioni. La nostra ambizione è di partecipare insieme a bandi di progetto a livello nazionale e internazionale e di realizzare progetti coinvolgendo gli studenti del DISIT, sostenendo e promuovendo tesi di laurea triennali e magistrali che affrontino il tema della disabilità e della tecnologia, per superare quegli ostacoli che ancora oggi si frappongono alla piena autonomia della persona con disabilità».
«La stipula della convenzione tra il DISIT e Abilitando – sottolinea il professor Massimo Canonico, docente di Informatica del DISIT – ufficializza una collaborazione che già da alcuni anni ci vede coinvolti. Infatti, grazie a questa collaborazione si è potuto erogare borse di studio che hanno reso possibile la creazione di vari progetti riguardanti lo sviluppo di applicazioni mobili atte a favorire l’accesso museale oppure la consultazione di quotidiani online per persone ipo o non vendenti. Questa convenzione è quindi un incentivo a proseguire questa strada con l’obiettivo di rendere sempre più inclusivi i prodotti informatici nell’immediato futuro».
Referenti scientifici della collaborazione sono: Paolo Robutti, presidente di Abilitando Onlus, e Massimo Canonico, docente di Informatica del DISIT.

Telegram finalmente accessibile anche ai non vedenti.

Non è una notizia così rilevante in quanto riguarda una esigua minoranza di persone, ma testimonia una inversione di rotta importante: sensibilità o esigenze commerciali? Dal 27 febbraio comunque, telegram è parzialmente accessibile ai non vedenti. Come noto, gli sviluppatori russi di telegram, hanno da sempre ignorato tutti gli appelli, le petizioni per rendere accessibile la loro app. Così, alcuni sviluppatori iraniani avevano creato Telelight solo per android per il fatto che in quei paesi telegram è ancora più utilizzata che da noi. Di fatto, telegram ha innumerevoli funzioni che lo rendono unico e molto più performante di whats app. Ancora non si possono utilizzare a pieno tutte le funzioni ma, la strada è aperta.
Ma cos’è telegram e cosa può fare di più e di meglio rispetto a whats app?
Telegram è una app multipiattaforma che funziona per android, ios e windows. E’ una seria concorrente di messenger e whats app con diverse possibilità che solo ora whats app cerca di emulare. Si tratta di una via di mezzo tra messaggeria immediata e un social network, già utilizzata da milioni di persone.
Ma cosa si può fare con Telegram che non si può con whats app?

  • La qualità delle conversazioni telefoniche, grazie ad un particolare algoritmo, è indubbiamente superiore,
  • si possono inviare chat segrete, messaggi foto e video che si autodistruggono dopo un certo tempo, con buona pace di fidanzati e fidanzate,
  • da tempo si possono inviare allegati: doc, txt, pdf eccetera,
  • i canali sono delle chat pubbliche tematiche divisi per argomento,
  • recentemente sono stati integrati i Bot: una sorta di applicativi programmati per rispondere a quesiti specifici, si possono chiedere così orari di apertura dei cinema, voli aerei, e molto altro.
    Si possono avere più account e sempre nuove funzioni vengono implementate.

Sempre più comandi rapidi di siri per le app sulla salute e fitness.

Apple ha pubblicato un nuovo articolo dedicato alle nuove app terze che integrano i comandi rapidi di Siri per migliorare le funzioni legate a salute e fitness.
Apple fa notare che sono sempre più numerose le app che offrono i comandi rapidi di Siri e che si aggiungono alle migliaia che li hanno integrati sin dall’introduzione con iOS 12.
I nuovi comandi rapidi di Siri mostrano statistiche delle prestazioni in tempo reale e contribuiscono a semplificare gli allenamenti. Gli sciatori, per esempio, potranno usare i comandi rapidi di Siri nell’app Snoww per iniziare una sessione (basta dire: “Ehi Siri, sciamo!”) e ricevere informazioni su velocità, dislivelli e distanza semplicemente sollevando il polso per attivare Siri sull’Apple Watch (“Ehi Siri, com’è andato l’allenamento?”).
Nell’ultimo aggiornamento di HomeCourt, gli utenti possono chiedere a Siri di iniziare un allenamento di dribbling su iPad o iPhone. E con l’app Nike Run Club, i runner possono usare Siri per avviare una corsa e ricevere suggerimenti proattivi basati sulle loro abitudini.
Anche dispositivi di terze parti per il monitoraggio della salute stanno integrando i comandi rapidi di Siri nelle loro app per semplificare il recupero e il controllo dei dati, da casa o da qualsiasi altro luogo.
Lo sfigmomanometro smart QardioArm consente ora di chiedere a Siri di controllare da remoto anche la pressione dei familiari. Per esempio, chi ha un genitore anziano può chiedere: “Ehi Siri, qual è la pressione della mamma?”. Riceverà informazioni aggiornate ovunque si trova, direttamente sul suo iPhone o Apple Watch.
Con il sistema di monitoraggio continuo del glucosio Dexcom, chi è affetto da diabete può monitorare e gestire in maniera più efficace la concentrazione di glucosio nel sangue chiedendo a Siri: “Qual è il mio valore di glicemia?”.
Grazie ai comandi rapidi di Siri, gli utenti possono monitorare le informazioni più importanti, che si tratti di alimentazione, qualità del sonno, interrompere una cattiva abitudine o ricordarsi di assumere farmaci o vitamine. Con app come Streaks, WaterMinder e Yazio, è possibile monitorare le abitudini quotidiane e quanto a lungo si riesce a mantenerle. Per esempio gli utenti possono chiedere a Siri di registrare pressoché qualsiasi tipo di attività: assunzione di liquidi, esercizio fisico, pulizia dei denti con il filo interdentale, assunzione di zucchero e caffeina e tanto altro.
Con AutoSleep, i comandi rapidi di Siri monitorano la qualità del sonno con Apple Watch o iPhone e fornisco informazioni su ore di sonno, qualità, sonno profondo, aggiornamenti sul raggiungimento di un obiettivo, fino a che ora si è rimasti alzati e tanto altro.
I comandi rapidi di Siri aiutano gli utenti a monitorare le abitudini quotidiane nell’app Streaks. Basta chiedere a Siri di registrare le varie attività, dall’assunzione di liquidi all’esercizio fisico, dall’assunzione di vitamine alle passeggiate con il cane.
Per gli utenti che desiderano personalizzare un’intera routine di fitness con Siri, l’app Comandi Rapidi consente di creare comandi rapidi multi-step su misura, che includono azioni da più app per dar vita ad automazioni efficaci. Per esempio, è possibile creare un comando rapido per dire a Siri: “Vado in palestra”. All’arrivo, la routine prevede l’inizio dell’allenamento con un’app come Nike Run Club, l’avvio di una playlist personalizzata e l’attivazione della funzione “Non disturbare” fino al termine della sessione.
In base a come gli utenti usano i loro dispositivi, Siri suggerirà comandi rapidi semplici e utili al momento più opportuno, sulla schermata di blocco o tramite la funzione di ricerca. Inoltre, gli utenti potranno cercare il pulsante “Aggiungi a Siri” nelle app che usano, oppure potranno vedere quali app offrono comandi rapidi da Impostazioni > Siri e Cerca > Tutti i comandi rapidi, quindi impostare una frase personalizzata per avviarli.

ELOGIO DELLA NOIA

Aggiorno oggi questo articolo con il video registrato ieri in una giornata quasi primaverile.

Siamoabituati a considerare la noia come uno status da evitare con tutte le nostreforze.

Riempiamo le nostre giornate già gremite di impegni con ogni genere di attività: non ultime le innumerevoli occhiate agli smartphones, che estraiamo alla fermata degli autobus, in attesa dal medico, in coda al centro commerciale. Portiamo i nostri poveri banbini in giro come pacchi postali ad ogni genere di corsi o attività facendoci anche noi del male per incastrare anche i nostri di impegni: palestra, tennis e quant’altro. Non ci diamo proprio il tempo di annoiarci, neppure davanti alla televisione dove, senon cadiamo in catalessi, facciamo zapping sfrenato. Eppure proprio la noia è un valore da non trascurare. Ricordo da bambino i momenti di noia pura nei mesi estivi, quando tornavo a casa dal collegio:  (mamma, dammi qualcosa da fare) e mia madre che rispondeva: stai tranquillo, riposati, leggi, scrivi; in pratica, arrangiati che io ho tanto da fare. Ora ringrazio: la noia attiva la mente, accende la creatività, la nostra fantasia. Magari avessi ora più momenti di noia per meditare soluzioni, per pensare e progettare. Per fortuna l’umiltà del mio lavoro di attesa, mi aiuta a crearmi bolle di pseudo-noia che mi consentono di rifiatare; altrimenti, come potrei scrivere nel blog e curare il canale youtube?

Persuffragare quanto già probabilmente sappiamo, i soliti studi suggeriscono che alcunimomenti di noia, costituiscono una pausa del nostro cervello ai box per fare unpieno di benzina creativa. In un saggio del 1930intitolato La conquista della felicitàBertrand Russellscriveva:“Una generazione che non riesce a tollerare la noia è una generazione diuomini piccoli, nei quali ogni impulso vitale appassisce”.

Dunque la noia è necessaria per la salute mentaledi un individuo e, paradossalmente, un ingrediente irrinunciabile per ilcorretto funzionamento dei processi creativi.La dottoressa Sandi Mann della University of Central Lancashire ha condottouna serie di esperimenti volti a studiare l’effetto di noia e distrazioni sullavoro creativo. In uno di questiesperimenti, Mann chiedeva a un gruppo di 40 studenti di svolgere un compito ripetitivo e pocostimolante come copiare numeri di telefono. In unaseconda fase a questo gruppo e a un gruppo di controllo veniva chiesto di trovareil maggior numero di utilizzi possibili per due tazze di polistirolo:il gruppo che aveva dovuto copiare i numeri delle rubriche si rivelava semprepiù inventivo di quello di controllo.

In parole povere, nei momenti di noia, il nostro cervello ha spazio a sufficienza per perdersi in divagazioni e sogni a occhi aperti che, come Moshe Bar e altri scienziati hanno dimostrato, hanno un ruolo cardine nei processi cognitivi. D’accordo, cosa dobbiamo fare, allora? La risposta non è così semplice. L’idea stessa di cercare volontariamente di annoiarsi è talmente stupida che nemmeno andrebbe presa in considerazione: un conto è decidere di dedicare tempo al relax, o al sonno, farsi una pennichella o una passeggiata. Ma come si fa ad annoiarsi di proposito? La risposta è: non si può. Semmai, questo sì, possiamo metterci nella condizione di poterci annoiare. Mettersi nella condizione di potersi annoiare (per esempio tenendo in tasca il proprio smartphone, o anche semplicemente accettando la possibilità di non passare del tempo senza nulla da fare), potrebbe non essere una cattiva idea. Fermo restando che la noia è un processo mentale ancora tutto da studiare che, a sua volta, presenta una serie di lati negativi. Dal punto di vista clinico, la noia viene spesso collegata a disturbi di controllo degli impulsi, episodi di bulimia, abuso di sostanze psicotropee persino ai problemi di gioco d’azzardo. Per non parlare del fatto che alcuni individui presentano una naturale predisposizione alla noia, che può diventare una condizione endogena e cronica.

Insomma, per quanto annoiarsi possa risultarefrustrante, forse, invece che evitarla come la peste, è il caso di imparare atollerarla. Dopotutto, come diceva Walter Benjamin: “Se il sonno è l’apogeo del rilassamento fisico,la noia è l’apogeo del rilassamento mentale.”

Qui il video dell’articolo. Leggi tutto “ELOGIO DELLA NOIA”

Far conoscere il vino ai ciechi e ai non vedenti.

Questa notizia mi ha incuriosito, perchè, non è che i non vedenti non conoscano il vino; qualcuno potrebbe conoscerlo anche molto bene. Mi fa piacere che ci sia una collaborazione più stretta tra associazioni per promuovere corsi speciali per avvicinare i ciechi e gli ipovedenti al vino. Ma cosa ci sarebbe di specifico e di diverso da imparare? La mia è ignoranza: forse il colore è una caratteristica fondamentale per comprendere, contrariamente all’olio le cui caratteristiche organolettiche che si scoprono solo lasciando il giudizio alle papille gustative; e allora! per il vino? chissà! Ma passiamo all’articolo.

Cronachedigusto.it del 25-02-2019

Far conoscere il vino ai ciechi e agli ipovedenti: siglata la prima intesa nazionale

L’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino – Onav e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – Uici hanno firmato il primo protocollo d’intesa nazionale per una collaborazione più stretta e continuativa tra le due associazioni con l’obiettivo di promuovere corsi speciali di avvicinamento al vino dedicati a ciechi e ipovedenti.

Dopo il successo dei corsi di Verona e Brescia nel 2018, dove il corso speciale riservato ai non vedenti e ipovedenti ha avuto un notevole successo di partecipazione, le due associazioni hanno deciso di confermare la proficua collaborazione. I responsabili del progetto, tra cui Pia Donata Berlucchi, Vice Presidente Onav, che si dedica con passione al coordinamento di tutti i progetti sociali dell’associazione, hanno studiato il primo corso per Assaggiatori di vino comune in tutta Italia dedicato ai soci Uici. Si tratta di moduli composti da 9 lezioni di 3 ore, dove docenti altamente qualificati, gli stessi dei corsi tradizionali Onav, guideranno gli aspiranti Assaggiatori alla scoperta del mondo del vino, supportati dal testo di studio tradizionale tradotto in braille o in formato audio. Anche il costo della partecipazione al corso per ciechi e ipovedenti sarà speciale e ridotto rispetto a quello storico (170 euro).

“Nel nostro programma, stilato proprio recentemente in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio – spiega il Presidente Onav Vito Intini – abbiamo inserito ufficialmente un canale preferenziale verso il sociale. Alla base di progetti come questo, c’è la forte volontà di tutti i soci della nostra Organizzazione di promuovere una cultura del vino e del bere consapevole realmente aperta a tutti, che consenta l’abbattimento di ogni barriera”. “La scelta di avviare un collaborazione fra Uici e Onav – dichiara il Presidente Uici Mario Barbuto – nasce dal desiderio di offrire a tutti i nostri associati la possibilità di accedere a un percorso formativo degustativo su una delle eccellenze del nostro Paese, il vino. La disponibilità e la sensibilità con cui i dirigenti dell’Onav si sono avvicinati al nostro mondo potrà sicuramente essere foriera di belle sorprese non ultima, per esempio, quella della nascita di un nuovo sbocco occupazionale con percorsi aggiuntivi specializzanti. Per il momento accontentiamoci di apprendere i primi rudimenti per riconoscere gli aromi e il gusto di quello che molto spesso ci servono a tavola. Gli auspici di partenza mi sembrano favorevoli con la speranza che possa nascere un nuovo modo di conoscere e capire la nostra vita, il nostro mondo che da circa 100 anni l’Uici rappresenta”.

Lettera aperta ai leaders della città di Alessandria.

Lettera aperta ai leader della città

Clan Alessandria 1 e Alessandria 3 – AGESCI

World Thinking Day 2019

 

 

Cari leader della città,

siamo i rover e le scolte (ragazzi dai 16 ai 21 anni) dei gruppi scout Alessandria 1 e Alessandria 3.

Ogni anno ci ritroviamo insieme per celebrare una giornata importante per lo scoutismo: il Thinking Day.

In questa data ricordiamo il compleanno del nostro fondatore Robert Baden-Powell ed è sempre un’occasione di incontro e confronto su grandi tematiche di interesse per la nostra comunità.

Quest’anno il tema proposto era la leadership e abbiamo ascoltato le testimonianze di alcune persone provenienti dallo scoutismo e che ricoprono un ruolo di leader in diversi ambiti: dal volontariato alle istituzioni, dalla scuola al mondo del lavoro.

Abbiamo poi voluto metterci in gioco per individuare alcune problematiche del nostro territorio per cercare insieme di offrire delle soluzioni, nello spirito di cittadinanza attiva e partecipazione che lo scoutismo ci insegna.

 

Di seguito troverete alcune delle nostre proposte.

Vi informiamo che questi progetti sono frutto di una simulazionegiocata in cui ogni squadra poteva lavorare a una sola problematica, scelta tra diverse criticità portate all’attenzione da ciascuno di noi. Ogni gruppo ha poi conquistato determinate risorse e strumenti utili alla realizzazione del progetto (budget, licenze, collaborazioni, risorse umane, ecc.) che, ribadiamo, sono frutto di una simulazione/un gioco e che quindi non sono stati modulati sulle vere esigenze e disponibilità dell’eventuale progetto.

 

COLLEGAMENTI CON LA PERIFERIA E TRASPORTI PUBBLICI

Il problema di cui vorremmo discutere è una rete di trasporti pubblici troppo poco efficiente in periferia, con svantaggi nei confronti di chi ci vive, specialmente i giovani e gli anziani. Proponiamo una cooperazione con ditte o aziende specializzate in trasporti e relative tecnologie al fine di avere un impatto ambientale minore e costi contenuti. Questa collaborazione offrirà inoltre l’aiuto di professionisti che eserciteranno controlli per non avere evasori. Il budget è contenuto e servirà per finanziare il primo anno di progetto per l’intera rete di trasporti sia limitrofa che cittadina.

 

ASSENZA DI MOMENTI DI CONFRONTO E SVAGO TRA I GIOVANI RAGAZZI ALESSANDRINI

Nome del progetto: “È tempo di svecchiare”

Problema: assenza di momenti di confronto e svago tra i giovani ragazzi alessandrini

Progetto: organizzare eventi culturali come concerti, conferenze, laboratori e manifestazioni sportive utilizzando spazi locali poco valorizzati (come la Cittadella, la Caserma Valfré, il Forte Acqui, la Casa di Quartiere, il Campo Scuola) e l’Università.

Tempi: 1 ogni 2 settimane

Risorse a disposizione: pubblicità, manifesti, tecnologie, risorse umane >10, spazi/ufficio, professionisti del settore.

Svolgimento del progetto: coinvolgimento di giovani alessandrini come risorse umane, che si occupino di creare le pubblicità sui manifesti, di contattare i professionisti (professori, musicisti, scrittori, atleti…) per organizzare gli eventi trovando lo spazio/luogo adatto. Sfruttare le tecnologie in base al budget che disponiamo e alle risorse di cui il posto dispone.

 

ASSEMBLEE DI ISTITUTO CON CONTENUTI POCO STIMOLANTI E OCCASIONI FORMATIVE LIMITATE IN AMBITO SCOLASTICO

Nome del progetto: “Creiamo cultura insieme”#investinyourfuture

Problematica: assemblee di istituto con pochi contenuti e occasioni formative in ambito scolastico limitate

Tecnologie: strumenti di supporto alle conferenze

Intervento di professionisti ed enti associativi

Esempi di conferenze: educazione sessuale, sensibilizzazione alla differenziata, introduzione a professioni innovative, sensibilizzazione/educazione civica, relazionarsi con le diversità, educazione al giusto utilizzo delle tecnologie.

 

CREAZIONE DI UN’AREA VERDE PER IL TEMPO LIBERO E LO SPORT

Indirizzata al Sindaco:

La contattiamo per richiedere una sua opinione in merito alseguente progetto: la creazione di un’area verde dedicata al tempo libero e all’attività sportiva.

Avendo a disposizione un budget consono e un appezzamento di terreno in Zona ORTI, abbiamo la possibilità di realizzare un sentiero/percorso salute e di pagare le risorse umane necessarie. Proponiamo anche la collaborazione con enti che possano mettere al servizio degli altri le proprie capacità. Le licenze ristorazione che abbiamo ottenuto ci permetteranno di realizzare un punto ristoro in un luogo panoramico lungo il percorso.

Vorremmo infine proporle l’utilizzo della tecnologia per pubblicizzare l’iniziativa sulle piattaforme social network e per la costruzione di attrezzi sportivi che verranno posizionati nell’area verde. 

 

Vi ringraziamo per l’attenzione e speriamo che queste proposte non restino solo idee ma possano diventare progetti concreti per lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato!

 

Buona Strada

 

Clan del Nord AL1 & Clan Croce del Sud AL3

Fare o non fare?

Oggi mi assilla un dubbio: ne scrivo qui perchè scrivere in un blog può servire anche a rischiarare la mente. Sono attivo in molti campi virtuali e non, partecipo a molte attività sociali di volontariato; forse a troppe. Credo che sia necessario in fondo sporcarsi le mani, impegnarsi quasi fino al limite, non lo faccio per cambiare il mondo, ma per mettere la mia goccia nell’oceano per risolvere qualche problema. Mettiamoci anche la passione per quello che faccio, la passione è una molla che ti fa compiere cose al di là della razionalità. A volte poi capita di farsi prendere un po’ la mano dall’iperattivismo con l’illusione che qualcosa cambi, che qualcosa si muova. Quando si supera il limite delle proprie forze e quando ci sono poche risorse perchè tutte già rastrellate, l’istinto sarebbe quello di fermarsi, rallentare.
Ecco, rallentare sarebbe auspicabile anche perchè, a parte l’inaridimento, la fatica, viene da pensare che per quanto uno faccia o si arrabatti, alla fine non cambia niente. Come scriveva Tiziano Terzani nel suo “la mia fine è l’nizio”, è un cerchio che si chiude: qualcosa cambia, si pensa che il progresso abbia prodotto dei risultati e ad un certo punto arriva un distruttore che cancella ogni cosa e si deve cominciare da capo. Allora meglio curare la crescita interiore? Meglio pensare a migliorare te stesso? Però, però, se pensi solo a te stesso migliori?

Come sogniano i ciechi e cosa?

Spesso le persone si incuriosiscono dopo aver superato la soggezione iniziale e mi chiedono molte cose: alcune divertenti del tipo “come fai a vedere”? oppure “come puoi vivere senza i colori”, ma quella più ricorrente è proprio questa; “come sogni e soprattutto cosa”. Rispondo volentieri, prima con le risposte degli studiosi e poi con le considerazioni della mia personale esperienza.
Dell’interrogativo riguardante le modalità in cui sognano le persone non vedenti se ne sono occupati i ricercatori del Laboratorio del Sonno della Facoltà di Medicina dell’Università di Lisbona; gli studiosi sono giunti a una curiosa e inaspettata conclusione stabilendo che i sogni che animano il sonno delle persone non vedenti dalla nascita… Sono uguali a quelli di chi vede!
Lo studio dell’università portoghese ha integrato i precedenti studi in materia, che trattavano l’argomento dal punto di vista psicologico, con altri metodi di analisi. I ricercatori, in effetti, hanno utilizzato strumenti di misurazione dell’attività onirica sia qualitativi che quantitativi, arrivando a scoprire che i non vedenti, nei loro sogni, visualizzano le immagini proprio come i normodotati, seppur non ne abbiano mai avuto esperienza.
Helder Bértolo, biofisico responsabile dello studio, afferma che come per i vedenti, anche nella fase REM del sonno dei non vedenti ad attivarsi sia la corteccia visuale occipitale, ovvero quella parte del cervello in cui arrivano le immagini. Questo starebbe a significare che anche nei ciechi l’attività onirica è visuale.
Altra “prova” del carattere visuale dei sogni dei soggetti non vedenti dalla nascita è scaturita, sempre nello stesso studio, dalla cosiddetta analisi grafica dei disegni sui sogni realizzati dai volontari (sia ciechi che non) realizzati al risveglio. I ricercatori spiegano che, prendendo come esempio il disegno della figura umana, tra vedenti e non vedenti l’analisi grafica mostra come su ben 51 linee di identificazione grafica, l’unico elemento discordante lo si ritrova nella parte delle orecchie, che i non vedenti disegnano nettamente più grandi (probabilmente perché toccate nel processo di riconoscimento di una persona).
Appurato che i non vedenti sognano esattamente come i vedenti, è normale porsi un’altra domanda: come fanno i ciechi a vedere (seppur in sogno) cose che non hanno in realtà mai visto? La comunità scientifica, per ora, fa solo ipotesi. Si pensa, infatti, che le immagini possano generarsi dalla “cooperazione” tra l’attività della corteccia visuale con l’attività degli altri organi sensoriali, quali tatto, udito, olfatto e gusto. Non è poi escluso, però, che l’essere umano possieda una sorta di banca dati di immagini “innate”, utilizzate per preservare la specie.
Pubblicata su “Cognitive Brain Research”, la ricerca del laboratorio del sonno dell’Università di Lisbona è stata premiata al congresso della Società Europea di ricerca sul sonno.
In un certo qual modo i sogni sono una riproduzione, più o meno fedele, della realtà che viene percepita durante la veglia; ad esempio, mentre guido la macchina in sogno, non vedo le altre macchine che sfrecciano ma, semplicemente, non vado a sbattere e giungo al luogo prefissato, fantastico no? Quindi, il modo di sognare dei ciechi è pressoché simile alla percezione che essi stessi hanno della realtà quando sono svegli: ambienti, luoghi, persone, voci, impressioni tattili, emozioni, situazioni reali o inverosimili… l’unica differenza è che, a volte, nei sogni sai già quello che stai vivendo e che ti circonda, quindi non hai bisogno di toccare l’ambiente in cui ti trovi per esplorarlo e per capire dove sei.
Non ho mai sognato di vedere o di acquistare miracolosamente la vista. Ho fatto i sogni più assurdi in cui diventavo di tutto o mi capitava l’inverosimile; ma nei miei sogni ero e sono stato sempre cieco, avendo, quindi, percezioni e comportamenti dacieco.
Tra l’altro, altra curiosità, per molti ciechi dormire spesso è un vero problema.
Otto ciechi su dieci (esattamente l’ottantatre per cento, secondo una recente inchiesta condotta in Francia), si lamentano, sia di dormire male, sia di aver difficoltà a mantenersi svegli. Il disturbo è già presente nei bambini ciechi.
La natura ciclica di questa particolare insonnia, suggerisce come causa un difetto di sincronizzazione di quel ritmo (sonno/veglia) detto “circadiano” (cioè di quasi un giorno).
Il naturale succedersi della luce e dell’oscurità, fornisce ai vedenti gli elementi chiave per regolare quel ritmo di 24 ore che chiamiamo “ritmo biologico”. I segnali luminosi che giungono alla retina vengono convogliati al sistema nervoso centrale, fino a raggiungere l’orologio biologico centrale, localizzato in un nucleo di cellule nervose posto al di sopra del “chiasma ottico” (l’incrocio delle vie ottiche centrali) detto quindi “nucleo soprachiasmatico”. Questo nucleo è localizzato, a sua volta, nella zona dell’ipotalamo, una delle aree più cruciali per la regolazione delle funzioni vegetative.
Per un cieco, spesso, non è sufficiente l’uso di sveglie, adattarsi a ritmi di lavoro costanti, compiere pasti e sonno ad ore regolari per mantenere un ritmo “circadiano”. Malgrado ogni sforzo, esso tende a slittare in una condizione chiamata “di ruota libera” dominata dal ciclo naturale, che è più lungo di circa mezz’ora di quello planetario, e che tende a dominare su questo.
Tale errore tende a divenire costante, portando l’individuo fuori orario normale.
Circa una volta ogni due settimane, a volte anche meno, infatti, a me (che già normalmente mi addormento tardissimo!) capita di passare la notte completamente in bianco… altro che sogni, e, quando non dormo, penso a cosa scrivere nel blog o a quale video fare sul canale youtube.

Il Braille al microscopio, parte quarta: evoluzione continua.

Evoluzione continua del Braille
Il Braille è giovane, ha quasi due secoli, altro che vetusto e superato. Diversamente da come può sembrare, il Braille non incontrò i favori che possiamo credere. Per qualche tempo sembrò che il sistema dovesse morire col suo inventore; avversato dagli stessi educatori vedenti che lo consideravano ulteriormente emarginante. Persisteva l’idea che il Braille rendesse i ciechi dei diversi, come se a creare diversità fosse il sistema e non la minorazione sensoriale.
Tale idea la si trova concretizzata nell’accoglimento verso il sistema ideato dall’inglese William Moon, divenuto cieco a 21anni, il quale nel 1845 mise a punto un sistema tattile che si basava sulla rappresentazione delle lettere dell’alfabeto in rilievo, modificate e semplificate
per migliorare la percezione tattile: 5 lettere erano ridisegnate completamente, 14 modificate
parzialmente e 8 rimaste invariate.
Nel 1847, in Inghilterra, fu pubblicato il primo libro stampato col sistema Moon e l’idea ebbe un successo che perdurò. Ancor oggi, alcuni sostengono che chi è divenuto cieco in età avanzata, incontrerebbe meno difficoltà nell’apprendere la lettura col Moon piuttosto che col Braille.

Nel 1868, quattro studiosi non vedenti, guidati dal Dr. Thomas Armitage, fondarono la “British and Foreign Society for Improving the Embossed Literature of the Blind”. Questo piccolo gruppo di amici crebbe fino a diventare il RNIB (Royal National Institute for the Blind) il maggior sostenitore del Braille in Europa e la più grande associazione inglese dei ciechi.

Il Braille, in Francia, a metà del XX secolo, ebbe il riconoscimento dello stato. L’ONU, nel 1952, l’ha proclamato sistema universale di lettura e di scrittura dei ciechi.
Attualmente il Braille è utilizzato in quasi ogni lingua conosciuta e perciò è un sistema che ha avuto delle implementazioni nel tempo.
Quando Louis Braille mise a punto il primo alfabeto, lo fece basandosi su quello francese ed i segni erano bastanti per l’alfabeto. Col tempo e mano a mano che il Braille veniva adottato da altri Paesi, per esigenze di altri alfabeti, il codice originale ebbe delle implementazioni con nuovi segni.
Ciò è stato possibile perchè, come è poi stato dimostrato, la codifica di Louis Braille è di tipo “binario”, ossia ricorda quella che, molti anni dopo, si utilizzò per i calcolatori elettronici che tutti noi conosciamo.

Attualmente l’U.N.E.S.C.O. ha un comitato permanente con il compito di adattare il Braille alle diverse lingue.
Come detto, il Braille fu arricchito di nuovi segni, man mano che nuovi alfabeti e nuove regole imponevano nuove espressioni.
Con l’avvento dell’informatica si presentò un nuovo problema, come adattare la segnografia del Braille, basata sui 6 puntini, quindi 64 combinazioni possibili, in una sola cella, alle 256 combinazioni dell’alfabeto informatico ASCII (American Standard Code for Information
Interchange ). Si trovò una soluzione e nacque il Braille informatico, basato su 8 puntini.

Se vi capiterà quindi di sentire qualcuno che parla di Braille informatico, è corretto, perchè anche tra i ciechi ci sono dei programmatori informatici.
E grazie a questo adattamento, l’informatica ha reso più giovane e duttile il Braille, eliminando quei limiti di cui accennavo negli articoli precedenti: peso e costo dei libri e del processo di produzione, deterioramento dei puntini, impossibilità di accedere alla gran parte della cultura. Da quel momento è stato possibile produrre stampanti a prezzi sempre inferiori, display Braille nei quali si possono immagazzinare centinaia di libri e documenti e che possono tradurre gli schermi dei pc e degli smartphones.
Anche in Italia ci sono stati degli aggiornamenti dei segni e quelli riportati nella tavola seguente, sono quelli in uso dal 1998, dove ci sono un paio di piccolissimi cambiamenti rispetto al codice precedente, codice tuttora largamente usato dai ciechi italiani.

Braille informatico a 8 punti.

Testi ed immagini da ” Braillaltramente” di Antonio Azzalin – Edibraille – 2015 e ristampa 2016.

Ho passato la notte con l’amica geniale.

E così questa notte ho fatto le 2 per concludere il primo libro della Ferrante “l’amica geniale”, con la conseguenza logica che ho trascorso le ore successive in bianco. Il giorno seguente solitamente è un dramma: sbadigli continui, un caffè in più, fatica estenuante per restare attenti al lavoro; ma chi me lo ha fatto fare!
Quando finisci un libro ti assale una sensazione strana, mista al dispiacere di uscire da una storia, provo la voglia di restarci nella storia ma anche il desiderio di ritrovare un’altra storia per immergerti. Avevo visto, ed è strano per uno come me che potrebbe stare senza la televisione, il romanzo in tv che ho trovato piuttosto lento e a tratti noioso. Ero sicuro che il libro mi avrebbe però coinvolto e così è stato. Mi ha colpito la capacità di raccontare tenendoti incollato alle pagine, la sua abilità di osservare il mondo circostante. Il fascino comntraddittorio che sprigiona Napoli del dopoguerra con la sua miseria, la sua violenza nei nuclei familiari. Fascino contraddittorio perchè, se da un lato mi appassionavo alle sfacettature e ai particolari, dall’altro provavo repulsione per tutta questa violenza, questo melodramma. Sucuramente è stata per me una calamita per la mia testa. Ora aspetterò forse un giorno o due per rituffarmi in una altra storia.
Ho letto l’amica geniale dall’audiolibro su Audible: anche in questo caso la lettura di una profressionista che passava disinvoltamente dall’italiano all’accento napoletano ha reso le pagine più vivide e cariche di emozioni forti.

Il Braille al microscopio: parte terza.Ma prima del Braille?

Oggi è il giorno del metodo di lettura e scrittura per non vedenti: il Braille. Ma prima, come si o non si scriveva, leggeva, si o non si istruivano i non vedenti.

Per molti secoli, il conciliare lettura e scrittura per ciechi, in un unico sistema, sembrava un ostacolo insormontabile e senza soluzione. Già nell’antichità si considerava l’immagine mentale del reale, quella percepita attraverso la vista. Le scritture erano una interpretazione grafica di linguaggi dei segni che rappresentavano visivamente oggetti o situazioni. L’associazione della scrittura coi simboli visibili, per millenni, ha escluso il cieco dal produrre delle sue scritture, nonostante il mito ci parli di ciechi poeti ed indovini e la storia ricordi ciechi valenti in matematica e musica. Pertanto la comunicazione tra ciechi o tra ciechi e vedenti, era per via orale o affidata alla scrittura di vedenti. Questa è una delle ragioni per cui non ci sono scritti vergati e tramandati da persone non vedenti. Passarono dei millenni prima che il problema della rappresentazione scritta, basata su rappresentazioni grafiche con metodi e codici fondati su altra percezione sensoriale diversa dalla vista, trovasse sperimentatori per una soluzione valida. Tra i diversi ricercatori, il gesuita, matematico e naturalista italiano, Francesco Lana de Terzi (1631-1687), che ideò un sistema con un codice che non si fondava sulla riproduzione in rilievo delle lettere dei vedenti, ma su un suo particolare alfabeto tattile che, purtroppo, il suo ideatore non comprese che il tatto riconosce meglio il punto della linea.

Un altro tipo di risposta al problema, venne daltipografo francese Pierre Morreau, il quale ideò, nel 1640, un suo sistema basatosulla lettura con caratteri mobili. Le varie proposte solutive e la crescentecoscienza verso i più deboli, ci porta nella Francia della seconda metà delSettecento, periodo nel quale la società è all’alba di importanti cambiamenti. Inquel periodo si erano avuti dei movimenti pedagogici in favore dei sordomuti,ed in misura minore in favore dei ciechi. Intorno al 1780, a Parigi, viveva Valentin Haüy, direttore dell’Istituto dei Ciechi, pare che rimase colpito dadei ciechi suonatori ambulanti, vestiti in modo ridicolo per divertire ilpubblico. Fu molto impressionato da come i ciechi riconoscessero al tatto lemonete date loro in elemosina. Da questa osservazione Valentin Haüy intuì chese i ciechi distinguevano le monete col tatto, avrebbero potuto farlo anche conle lettere dell’alfabeto. Tradusse in pratica l’idea, mise a punto e sperimentòcon successo un sistema tattile, basato su delle lastre metalliche, sulle qualierano incisi i caratteri che poi venivano impressi su fogli di carta inumidita.Era un sistema di lettura per ciechi, a segni orizzontali. I libri stampati conquesto sistema erano grandi e pesanti, lunghi 60 centimetri eciascuno pesava più di 6 o 7 chilogrammi.

Nel 1786, orgoglioso della sua scoperta, Haüyintrodusse alla Corte di Luigi XVI i primi ciechi capaci di leggere, ma il Renon mostrò grande interesse. Nel 1787, sempre a Parigi, fu pubblicato il primolibro con questa tecnica, una pubblicazione che sintetizzava le teorie diValentin Haüy sull’educazione dei ciechi, con le quali sosteneva che letecniche ed i metodi educativi per i ciechi dovevano essere analoghi a quelliper i vedenti. Qualche anno dopo, nel 1791, la Costituente Francese dimostrògrande interesse e fondò l’Istituto dei Giovani Ciechi a Parigi. Però non tuttoandò bene per Valentin Haüy, ebbe situazioni e sorti non sempre favorevoli e lascuola venne chiusa. La scuola e le sorti di Haüy ebbero un andamento ed esiti,per certi versi, simili a quelli della Rivoluzione Francese. Al sistema diValentin Haüy va riconosciuto il merito d’aver cambiato la situazione che finoa quel tempo relegava il cieco al ruolo di assistito, portandolo a quello disoggetto di educazione. Come detto, era un’epoca in cui, sia nella stessaFrancia, sia in altri Paesi, cresceva l’attenzione per l’uguaglianza e spiegail motivo perchè ciò avvenga proprio in quel periodo, in cui avviene anche ilcambiamento del concetto di cecità che per lungo tempo aveva relegato il nonvedente in condizione di subumanità, principalmente dovuta alla preclusione all’accessoall’istruzione. Quindi la mancanza di cultura ed il pregiudizio nonriconoscevano al cieco parità di pieni diritti, e di doveri, come cittadinocapace di intendere e volere. Sempre in quell’epoca, furono fondate scuole diistruzione, educazione e preparazione professionale dei non vedenti, oltre chenella predetta Francia, anche in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda,Italia, Stati Uniti ed altri Paesi. Infine, sempre riferito all’epoca, nellasocietà avveniva una trasformazione che, da agricola, andava versol’industrializzazione (1780, James Watt inventa la macchina a vapore). Ilfattore lavoro investiva anche il cieco che, fino ad allora, poteva lavorarenei campi o nell’artigianato minore. Al lavoratore si richiedeva una crescenteprestazione fisica e sensoriale e pertanto ciò escludeva gli inabili. Torniamoalla ricerca di metodi; dopo quello di Haüy seguì quello dell’austriaco Johann Wilhelm Klein (1765-1848), il quale insegnava a Vienna il metodo inventato daHaüy e scoprì che il tatto è più stimolato dalla scrittura a puntini che daquella a tratto unico.

Un altro sistema, alquanto ingegnoso e basatosulla rappresentazione in rilievo con dei puntini, è quello dell’italiano Luigi Ballù e rappresentava un primo passo verso la scrittura da parte deiciechi. Il sistema di Ballù “riproduce” i caratteri del nero con una serie di puntiniin rilievo. Questa tecnica, anche se apprezzabile per la tattilità dei puntinie la leggibilità da parte del vedente, era di una certa complessitàrealizzativa da parte del cieco e comportava un dispendio notevole di carta edi tempo per scriverlo.

Sul sistema ideato da Ballù ci soffermiamo un po’in quanto merita qualche attenzione. Basato sulla giusta intuizione che ilpunto fosse più riconoscibile dell tratto, permetteva anch’esso, come per ilBraille, una forma di scrittura da parte dei ciechi ed una lettura sia da partedei vedenti, sia dei non vedenti. Purtroppo, presentava alcuni svantaggi,rispetto al Braille: non era semplice ed il numero elevato dei puntini non lo rendevafacile alla lettura tattile. Di seguito alcune immagini di scrittura Ballù,ormai una rarità, realizzate ai nostri giorni dal prof. Domenico

Scrittura Ballù.
Scrittura Ballù, altro esempio.

Ravizza per questa pubblicazione.

Il Braille al microscopio: parte seconda. Flessibile e futuribile.

Dunque questi limiti della soglia percettiva del Braille, sono davvero invalicabili? Pare proprio di si; tenendo conto dei limiti invalicabili della soglia percettiva del tatto, Louis Braille, proprio perché si era avvalso della sua esperienza personale di non vedente insegnante di musica, aveva potuto definire con precisione le dimensioni dei caratteri del proprio sistema, tanto che non hanno ottenuto significativi successi tutti i tentativi di utilizzare caratteri con dimensioni ridotte. Mi è capitato tra le mani un tentativo giapponese di produrre scrittura con caratteri più contenuti che pregiudicavano notevolmente la comprensione e la velocità; Un altro esempio eclatante era la moneta delle vecchie 500 lire, lo ricordate? che la zecca aveva prodotto stampando la cifra con spazi talmente ridotti tra i puntini, che la comprensione era proprio compromessa. Dunque, la soglia percettiva tattile presenta limiti davvero invalicabili e la riduzione dello spazio e del volume deve passare da altre strade che vedremo.

In secondo luogo, vanno segnalate la semplicità e la razionalità del sistema, costituito dalle sessantaquattro combinazioni di sei punti, (compreso lo spazio vuoto). I punti sono organizzati in serie ricorrenti, in modo tanto razionale, da consentire ad un adulto di apprenderlo facilmente in poche ore.Braille.

Le lettere base sono 10, che vanno dalla a alla j, e possono essere facilmente memorizzate. Le seconde 10 lettere, dalla k alla t, sono la risultante delle prime 10 con l’aggiunta di un puntino in basso a destra. I segni di interpunzione, punto, virgola eccetera, sono le stesse 10 lettere spostate in basso sul casellino. Altri segni li otterremo con le solite 10 lettere con l’aggiunta dei due puntini in basso, mentre i numeri sono le ormai proverbiali 10 lettere precedute da un segno convenzionale chiamato Segnanumero. Queste 10 magiche combinazioni le utilizziamo anche per produrre musica, sostituendo il pentagramma. È tuttavia possibile, mediante l’unione di più segni, ottenere un numero anche più elevato di simboli, particolarmente utili per la trascrizione della musica, della matematica e delle scienze.
Ma le caratteristiche straordinarie del metodo Braille non finiscono ancora qui. Il sistema risulta estremamente duttile e flessibile, tanto che, con i soliti sei punti, ricorrendo a piccoli accorgimenti, i ciechi hanno la possibilità di leggere e di scrivere tutti i testi di loro interesse. Lingue antiche e moderne, le lingue slave, l’arabo, il cinese (i ciechi cinesi, per scrivere in braille, hanno sostituito gli ideogrammi con una scrittura fonetica, così come gli arabi e i russi).
Ma la grande sorpresa è rappresentata dal fatto che il Braille ha superato a pieni voti la sfida dell’informatica che, lungi dal decretarne la sua morte definitiva come era previsto da molti esperti pedagogisti e tiflologi, lo potenzia e ne riduce drasticamente i suoi limiti. Questo passaggio è importante al punto che sarà l’oggetto di un prossimo articolo.

La nuova Sala blu 2 + al servizio dei disabili.

Da:Giornale UICI

Disabilità, ecco la nuova app Salablu+:l’ausilio 2.0!

di Lorenzo Imperiale

La nuova Applicazione sarà dedicata allepersone con disabilità o ridotta mobilità (anche temporanea) che viaggiano intreno: dall’ausilio interattivo a quello pratico, ecco tutte le novità di“Salablu+”.

“Salablu+” (letta “Sala Blu Plus”) è lanuova app di RFI che consentirà di prenotare i servizi di assistenza della SalaBlu con maggiore semplicità e risparmio di tempo, dando la possibilitàall’utente di accedere anche a servizi aggiuntivi.

Richiedere e prenotare assistenzacomodamente dal proprio smartphone dunque, da oggi non è più utopia: questosarà infatti l’obiettivo di questa nuova applicazione, presentata alla stazioneTermini di Roma dall’ad e dg di RFI, Maurizio Gentile, da Simona Cristofari,Responsabile Servizi alla Clientela di RFI, da Carmela Apice, Project managerpresso RFI Rete ferroviaria Italiana e da Roberto Spina, Responsabile eDirettore ADR. Come spettatori interessati, erano presenti alla conferenzastampa di presentazione anche Annita Ventura, Consigliere Nazionale dell’UnioneItaliana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Roma e Salvatore Romano, DirettoreGenerale della medesima Onlus.

Questo nuovo servizio 2.0 permetterà atutti gli utenti disabili o con mobilità precaria che ne usufruiranno, dicostruire il proprio viaggio in maniera semplice, intuitiva ed immediata,consultando in tempo reale i tabelloni degli orari di partenza e arrivo diqualsiasi stazione, di ricevere notifiche riguardo il proprio itinerario e dicontattare un operatore di Sala Blu per un servizio di assistenza di qualsiasitipo. Quest’ultimo è inoltre arricchito con la nuova funzionalità web-chatdedicata alle persone con disabilità uditiva. L’Applicazione quindi,certificata ASPHI (Tecnologie Digitali per migliorare la qualità di vita dellepersone con disabilità), assisterà gli utenti in tutte le fasi del viaggio,dalla preparazione all’arrivo in stazione, passando al trasporto a bordo deltreno.

Ha spiegato Gentile: “È possibileeffettuare la prenotazione anche 1 ora prima. Tanta l’attenzione verso l’utentequanto la cura della scelta del personale delle imprese appaltatrici cheeseguono l’azione fisica dell’accompagnamento al treno. Stiamo anche pensando adelle forme meno impegnative come delle rampe che sto facendo progettare dallanostra direzione tecnica per rendere ancora più semplice e più immediata lapossibilità di muoversi. Stiamo inoltre effettuando un massiccio investimentoper quanto riguarda un ulteriore abbattimento delle barriere architettoniche,perché sia la possibilità di muoversi liberamente nella stazione che averebisogno di un’assistenza specifica, devono essere elementi che qualificano ilnostro servizio ed elementi che vengono incontro al cliente. Questa nuova appservirà proprio ad allargare questa possibilità di accesso, che ritengo unodegli elementi che avvicinerà ancora di più il cittadino ad un servizioferroviario di qualità”.

È intervenuta poi Simona Cristofari,Responsabile Servizi alla Clientela di RFI: “Oggi abbiamo inserito un nuovotassello molto importante, che è quello della frontiera dell’accessibilitàdigitale, sapendo che questo non è un tema non così scontato. Passiamo quindidal viaggio virtuale del nostro utente con disabilità al viaggio fisico,passando dal luogo storico della “Sala Blu” a quello digitaledell’applicazione, senza più vincoli di fasce orarie per prenotare i bigliettidi viaggio. I tempi dell’app erano quindi maturi e, grazie anche all’aiuto deivostri betataster delle vostre associazioni, abbiamo potuto realizzarla,venendo sempre incontro alle esigenze degli utenti e migliorandola”.

L’ingegnere Apice ha poi spiegato lefunzionalità dell’app nel dettaglio: “L’app “Salablu+” si pone come unassistente virtuale che accompagna il passeggero durante tutte le fasi del suoviaggio, come se fosse un’estensione della “Sala Blu”. Vi si può accedere conle stesse credenziali con le quali è possibile entrare nel sito “Sala BluOnline”, e si presenta con una Homepage semplice ed intuitiva con solamente 6box principali: “Nuova richiesta di assistenza”, “Viaggi in autonomia”,Tabelloni orari”, “Stazioni”, “I miei viaggi” e “Altro”. “Attraverso ilservizio “Nuova richiesta di assistenza” l’utente può chiedere un servizio alle“Sale Blu” e questa richiesta viene presa in carico in tempo reale daglioperatori. Ci sono casi in cui il passeggero viaggia in autonomia: in questicasi, l’utente può comunque pianificare il suo viaggio e attraverso lafunzionalità “Viaggi in autonomia”, specificando le stazioni di partenza e diarrivo, può seguire l’andamento del suo treno. C’è poi la possibilità divisionare il tabellone orari e l’elenco delle stazioni, alle quali sono poi legatetutte le info riguardanti l’accessibilità. Il pulsante “I miei viaggi” invece èriepilogativo: qui troverete l’elenco di tutti i viaggi che avete prenotatoattraverso la “Sala Blu” e anche attraverso “Viaggi in autonomia”, con lapossibilità anche di richiedere un contatto con un assistente della Sala. Lasezione “Altro” infine propone l’informativa della privacy ed un tutorial”. Haconcluso poi Apice: “Quest’app è integrata con gli strumenti nativi dei nostridevice: ad esempio, se noi abbiamo attivato la funzionalità “voice over”, l’appsarà in grado di leggere in “voice over”, così anche il non vedente potrà avereaccessibilità a tutte le informazioni presenti nell’app.

È nuovamente intervenuta Simona Cristofaririguardo i non udenti: “Questo fatto ci è stato segnalato dalle persone condisabilità uditive, le quali non avevano le stesse opportunità degli altriviaggiatori nell’interagire con le Sale Blu. Abbiamo quindi ufficializzato ilcanale chat di “Sala Blu Online”, il quale permette di chattare in tempo realecon assistenti di “Sala Blu”, dando la possibilità ai non udenti di chiedere lecose che tutti gli altri possono chiedere via telefono”.

Ha concluso poi la conferenza stampa ildottor Spina di Aeroporti di Roma: “Mi fa molto piacere far parte di questoprogetto. Siamo così in grado i offrire un servizio che facilitil’attraversamento dell’aeroporto, affiancato da un collegamento ferroviarioefficiente, integrato alla strutta aeroportuale. L’obiettivo adesso è quello dipromuoverne la fruizione affinché molte più persone potranno utilizzarla”.

Al momento delle domande, ha preso poi laparola Salvatore Romano, Direttore Generale UICI: “L’app va a completare questodiscorso importante della completa autonoma delle persone che viaggiano. Questoè un servizio eccellente: i numeri ci fanno capire quanto la clientela apprezziquesto servizio. Da parte nostra un plauso a quella che è l’iniziativa e ilmassimo della disponibilità a collaborare nella crescita di questo servizio.Noi chiediamo però la massima attenzione, perché può capitare, in un serviziocosì complesso, che non ci si ritrovi con gli appuntamenti con gli operatori: ame, come a tanti altri, è capitato di non riuscire ad incontrare l’operatore,così si rischia di perdere proprio il viaggio. Vorrei chiedere questo: qualisono attualmente all’interno dell’app le soluzioni implementate e quali no?”

Alla domanda ha risposto la dottoressaCristofari: “Una delle cose che lei ha citato, e alla quale teniamo molto, è iltema del disorientamento delle persone non vedenti che si muovono da soleall’appuntamento con gli operatori della “Sala Blu”: esiste un pulsante di“recall” che permette di richiamare l’operatore e che si avvia automaticamentein corrispondenza di un viaggio nel quale è stata richiesta assistenza, nonperò in caso di viaggi in autonomia”.

Ha poi aggiungo l’ingegner Apice:“Cliccando questo pulsante, dopo qualche minuto riceve la chiamatadell’operatore della “Sala Blu”, il quale ha tutte le info dell’utente e puòcosì sapere chi sta contattando”.

Ha ripreso poi la parola Romano perun’altra domanda: “Un’altra questione riguarda i tempi di prenotazione: l’appdovrebbe essere intelligente e riconoscere i tempi. Se io sulla tratta Roma –Bologna, come da regola, posso prenotare fino ad 1 ora prima, noi chiederemoche l’app quantomeno si avvicini a questi standard, perché 24 ore ci sembranodavvero troppe”.

La dottoressa Crtistofari ha poi risposto:“Le 24 ore sono cautelative: abbiamo utilizzato lo stesso criterio di mail e“Sala Blu Oline”. È ovvio che tutta la normativa chiede tempi più veloci, neltempo ci adegueremo e velocizzeremo il tutto. In questa fase abbiamo utilizzatoun metodo più cautelativo per evitare qualche defaillance, nel tempomiglioreremo”.Einsteindiceva: “Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mainessuna di esse potrà porne uno”. È proprio questo l’obiettivo di “Salablu+”:gli utenti pongono dei problemi, l’app li risolve in maniera rapida edefficace. L’aiuto 2.0 serve ad offrire al cittadino un’assistenza a 360 gradiche sia in grado di integrarlo sempre di più all’interno della società e direnderlo autonomo all’interno di contesti che, solo qualche anno fa, sembravaimpossibile che lo potesse diventare”!

Il Braille al microscopio. prima parte.

Libro braille aperto.

Da oggi fino al 21 febbraio, dedicherò diversi articoli, qualche immagine o video al metodo di scrittura e lettura Braille, data la sua importanza cruciale per i non vedenti che, Grazie a questo grandissimo metodo inventato da Louis Braille, hanno acquistato dignità di uomini e donne, finalmente soggetti educabili. Ma perchè fino al 21 febbraio? Semplicemente perchè con l’approvazione della legge 126/2007 il Parlamento italiano ha stabilito che il 21 febbraio di ogni anno sia dedicato alla celebrazione della Giornata Nazionale del Braille.

http://www.youtube.com/watch?v=JfW95KsJmn4
Video in occasione della giornata nazionale del Braille.

Il braille è il sistema di lettura e scrittura in rilievo, ideato dal francese Louis Braille, per consentire anche ai ciechi di leggere e di scrivere, di comunicare, di fissare il proprio pensiero, di studiare, di lavorare e di integrarsi nel contesto sociale di appartenenza. Con l’approvazione della legge 126/2007, il Parlamento italiano, primo nel mondo, almeno in questo, ha riconosciuto l’importanza fondamentale di una scrittura dedicata, per una minoranza, altrimenti condannata irreparabilmente all’emarginazione. I ciechi di tutto il mondo sono consapevoli dell’importanza decisiva che l’invenzione di Louis Braille ha avuto per la loro vita. Senza l’alfabeto ideato da Louis Braille, essi sarebbero rimasti indefinitamente esclusi dalla cultura e dal lavoro, i soli mezzi grazie ai quali hanno potuto liberarsi dalla condizione di perenne dipendenza dalla compassione e dalla beneficenza, degli altri, per divenire protagonisti consapevoli della loro integrazione socialEvoluzione della scrittura.

Se pensate che l’invenzione della scrittura risale a più di 4500 anni fa, e la scrittura Braille risale al 1825-50, avrete la consapevolezza di quanto tempo si sia perso e di quanto sia stato fatto in questi 180 anni. E’ stata dunque una autentica rivoluzione sociale e civile, che ha liberato risorse utili, la cultura dei non vedenti, non ancora valorizzate e sfruttate a pieno; ancora aleggiano pregiudizi che devono essere spazzati via dai non vedenti stessi che a volte non si sentono ancora liberi.
Ma analizziamo il metodo per comprenderne l’originalità: consiste in primo luogo nella perfetta rispondenza alle esigenze della percezione tattile che, contrariamente alla percezione visiva, parte dal particolare per approdare al globale: così, la persona normodotata entra in una stanza e abbraccia con lo sguardo la sua globalità per poi giungere ai particolari, sedie, tavolo, mobili, quadri. Il non vedente, esplora il tavolo, la sedia e gli altri oggetti che, grazie agli schemi mentali non deve esplorare in modo approfondito e si farà successivamente la mappa mentale della stanza nella sua interezza. Interessante sarebbe raccontare come si è giunti al sistema attuale, in estrema sintesi, prima venivano rapresentate le lettere in nero in rilievo e per esplorare solo una lettera, spesso il dito esploratore doveva attivare fino a 25 micro movimenti del polpastrello. Per questo i prerequisiti del Braille sono fondamentali per un bambino: lateralità, conoscenza dello schema corporeo, motricità. la fondamentale preoccupazione di Braille fu quella di trovare una scrittura leggibile per mezzo delle dita. «Il lettore cieco non conta i punti in rilievo, come non pochi sembrano credere, ma percepisce delle strutture costituite di punti, in modo tale che i complessi meglio individuabili non sono quelli costituiti da un minor numero di punti, bensì quelli rappresentati da forme più peculiari» (Henri). Semplificando, per percepire l’insieme di puntini sotto il polpastrello, non è necessario alcun micromovimento e la velocità ci guadagna considerevolmente.
Ma allora! possiamo diminuire la distanza dei puntini per recuperare spazio che è il limite più grave del Braille? è possibile con una combinazione che non supera i 6 punti rappresentare gli alfabeti delle varie lingue, la matematica, la musica e il disegno? Ce ne occuperemo.

WhatsApp: finalmente arriva il consenso per entrare nei gruppi

Novità in arrivo per il popolare sistema di messaggistica istantanea: l’iscrizione ai gruppi non potrà essere più automatica

Vi è mai capitato di trovarvi in gruppi WhatsApp senza aver fatto nulla per entrarvi? A me spesso: e la considero una seccatura. Questa potrebbe essere la notizia che stavate aspettando. Secondo un’indiscrezione pubblicata dal sito WABetaInfo, la popolare app di messaggistica starebbe lavorando all’introduzione di una funzione che permetterà all’utente di scegliere chi può aggiungerlo in un gruppo.

Con questa mossa, la compagnia acquisita nel 2014 da Mark Zuckerberg risponde a uno dei problemi più sentiti dal suo pubblico di riferimento, che storicamente non vede di buon occhio la possibilità di essere aggiunto “coattamente” in spazi virtuali frequentati anche da estranei. Ma il provvedimento prova anche a mettere una toppa ad una questione legale. Come ha fatto notare a più riprese il Garante della privacy, infatti, il numero di telefono rientra tra i dati personali che “con l’evoluzione delle nuove tecnologie hanno assunto un ruolo significativo” e per questo la sua condivisione fuori dal controllo dal possessore diventa materia molto delicata.

Lo scorso gennaio WhatsApp era già intervenuta in un’altra dinamica del rapporto tra l’utente e la comunità dell’app di messaggistica, limitando a 5 il numero di destinatari a cui poter inviare un singolo messaggio. La scelta andava nella direzione di comattere le cosiddette “catene di Sant’Antonio”, che si inserisce nella più ampia lotta di Zuckerberg alla disinformazione.

Come leggere i messaggi Whats app senza far comparire la spunta blu!

“E insomma! ti ho mandato un messaggio e so che lo hai letto, perchè non mi vuoi rispondere”. “Perchè non ti sopporto”, verrebbe istintiva la risposta; Bene! se sai di non poterti controllare, allora sappi che ci sono più modi per leggere senza far sapere allo scrivente che hai effettivamente letto, e che, per fatti tuoi, non vuoi rispondere nè ora, nè mai.
1 – puoi semplicemente disattivare nelle impostazioni le conferme di lettura;
2 – Su android puoi utilizzare il widget ufficiale di whats app;
3 – Su iphone puoi ricorrere a Siri “leggi nuovi messaggi su whats app” o “leggimi gli ultimi messaggi su whats app”;
4 – leggere i messaggi dalla schermata di blocco o dal centro notifiche;
Disattivare le conferme di lettura: piuttosto semplice sia da android che da ios ma devi sapere che poi neppure tu sarai più in grado di capire se sei stato letto e nei gruppi le conferme restano. Le conferme si disattivano dalle impostazioni, account, privacy e si possono riattivare per ripristinarle.
Leggere dalla schermata di blocco: è attivato di default sia su android che su Ios ma, meglio controllarlo. Se il messaggio è più breve di 200 caratteri, lo potrai leggere tutto senza entrare in chat dall’anteprima.

Widget whats app di android: è un ulteriore altra modalità per leggerti il messaggio. Purtroppo su Ios vengono aggiornate le chat più recenti e gli aggiornamenti di stato.
Leggile con siri: puoi, come ho già scritto o dicendo “hei siri”, oppure se lo hai disattivato come me per non consumare troppa batteria, esercitando la proverbiale pressione prolungata sul tasto laterale se hai l’iphone x e superiori, o il tasto home se hai iphone 8 o inferiori.

Cos’è la domotica, ci è utile allo stato attuale?

Da qualche tempo si sente sempre più parlare di casa intelligente, di domotica. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta, se allo stato attuale è così diffusa, e se ci può essere utile oppure si tratta di una esagerazione ad arte per convincere gli acquirenti ad acquistare prodotti ben noti come amazon eco o google home.
Vediamo cosa dice wikipedia: La domotica, dall’unione del termine domus, che in latino significa “casa”, e del suffisso greco ticos, che indica le discipline di applicazione, è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati. Questa area fortemente interdisciplinare richiede l’apporto di molte tecnologie e professionalità, tra le quali ingegneria edile, architettura, ingegneria energetica, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni, informatica e design. Quindi la casa intelligente implica una tecnologia integrata in una serie di apparati che avrebbero lo scopo di migliorare la qualità della vita, di garantire piu sicurezza e contenere i costi di gestione. Non intendo qui parlare delle varie tecnologie, del fatto che convenga utilizzare una unità centrale che gestisca una serie di dispositivi o, al contrario i dispositivi autonomi che possono essere controllati per coerenaz da una unità centrale. Mi preme capire se è già così diffusa la domotica, se è davvero più economica e se migliora davvero la qualità della vita rendendo la casa più confortevole.
Allo stato attuale posso affermare senza rischio di essere smentito, che la domotica non è proprio diffusa. Non Basta avere google home o amazon eco per dire di abitare imn una casa smart o intelligente. E questo anche se i due dispositivi fossero collegati a luci wifi o alzatapparelle o a tv smart.
Sul versante economico credo che ancora non ci siamo: non sono diffusi automatismi che ottimizzano i consumi energetici, che spengano le luci di un ambiente privo di persone, che impedisca sprechi; anzi, i nuovi dispositivi, sono ulteriori carichi per i nostri contatori.
In merito poi alla qualità della vita, possiamo discutere se ad esempio quella pubblicità del ragazzo che aspettando la ragazza a cena, chiede ad Alexa di abbassare le luci, di metter una canzone romantica possa considerarsi miglioramento reale della qualità della vita. Cosa ha aggiunto? Forse che non siamo in grado di scegliere una musica adatta per una cenettaoppure non siamo capaci ad abbassare una luce? Ecco, forse Alexa potrebbe leggere un libro ad un non vedente, dirgli se la luce è accesa, o alzare la tapparella a chi ha difficoltà motorie ma, questi sono casi limite.
I prossimi 10 anni saranno cruciali per l’intelligenza artificiale: potremo conversare con i nostri elettrodomestici, farli dialogare tra loro ma credo che allo stato attuale delle cose, ci mancano tecnologie veramente utili. Un robot che ci stiri i panni o che ci faccia le pulizie o che ci cucini una pizza ai 4 formaggi ancora non lo abbiamo anche se poi ci verrà a mancare il piacere e l’arte di cucinare un buon piatto e ce ne dimenticheremo. Le pubblicità attuali tendono a spettacolarizzare la tecnologia e di questo aspetto non ce ne facciamo proprio niente ma, al solito, siamo abbacinati da questa tecnologia e siamo troppo distratti per rendercene conto.


Le nuove emoji sono più inclusive! ma servono?

Riporto l’estratto da un articolo dal “resto del Carlino” sulle nuove emoticons o emoji che saranno presenti sui nostri smartphones. Sono perplesso sulla necessità di creare sempre nuove emoji che dovrebbero servire poi a cosa? Va bene l’esasperazione dell’immagine, anzi non va bene per niente, ma l’immagine se dice qualcosa, ha bisogno sempre di essere approfondita. A meno che non si voglia rimanere sul piano della superficialità, e temo sia proprio così, la parola deve supportare l’immagine anzi è l’immagine che deve supportare la parola. Giudicate voi!

Il Resto del Carlino del 08-02-2019

La carica delle Emoji

Cani guida, bradipo, coppie interraziali e faccino che sbadiglia: ecco le 230 nuove icone delle emozioni 2019 Saranno integrate dai produttori di sistemi operativi e arricchiranno i messaggini sui nostri smartphone

BOLOGNA. Chi non riesce a fare a meno di arricchire un qualsivoglia messaggino, con faccine, fiori, animali, frutta (e chi più ne ha ne metta), presto avrà ancor più pane per i suoi denti. Nelle tastiere di smartphone e computer stanno infatti per entrare 230 nuove emoji, che come ogni anno, rispecchiano mode, costumi e umori del tempo. I pittogrammi del 2019, approvati dal consorzio Unicode che provvede alla loro standardizzazione, si preparano a inondare le chat di tutto il mondo. Un ventaglio di proposte che abbraccia gli argomenti più disparati: dalla gastronomia al tempo libero, passando per la musica e oggetti mai rappresentati in precedenza. Si segnala un’attenzione particolare alla disabilità, all’inclusività e al regno animale. Qualche esempio? Tra i disegnini spiccano la sedia a rotelle manuale e quella a motore, la persona sorda e l’apparecchio acustico, il non vedente, il bastone bianco, il cane guida, il braccio e la gamba meccanici. Nello zoo virtuale entrano l’orango e il bradipo, la lontra, la puzzola e il fenicottero, che ha imperversato la scorsa estate sulle spiagge, sotto forma di variopinti materassini. Tornando in ambito sanitario troviamo il cerotto, la goccia di sangue, che dovrebbe simboleggiare anche il ciclo mestruale, e lo stetoscopio. Altro tema evidenziato dai nuovi emoticon è l’introduzione delle coppie ‘gender inclusive’. È possibile selezionare diverse combinazioni di due persone che si tengono per mano: uomini, donne o di genere neutro, con varie tonalità di incarnato e capelli. Sul versante musicale arriva il banjo, in quello sportivo il paracadute, la scarpetta da ballo e la maschera con il boccaglio. Le icone dedicate alla cucina aprono alla multiculturalità, con il waffel, il felafel e il mate, cibi e bevanda entrati ormai sulle tavole di tutto il mondo. L’India è rappresentata con il sari, il tempio induista e la lampada diya. La comunicazione graficizzata forza persino i confini dell’opportuna riservatezza legata alla sfera sessuale, con un’icona nata per sintetizzare il concetto di ‘pene piccolo’, che ha fatto molto discutere i web addicted. Giorgio Triani, docente di sociologia all’università di Parma, studioso del fenomeno e autore del recente saggio Allegre apocalissi, commenta: «L’ampliamento continuo delle emoij esprime l’esigenza di una comunicazione sempre più veloce e anticipata. É come se ci fosse ormai la necessità di vivere di ‘anteprime’, in una realtà che resta comunque relegata al mondo virtuale. Secondo studi recenti, negli ultimi due anni sono stati prodotti, grazie al web, più dati di tutta la storia dell’umanità. Le faccine rappresentano la versione iconica di Instagram e ruotano intorno all’esasperazione dell’immagine, propria di questo momento storico». COSA ci stiamo perdendo professore? «Si perde in profondità e si rimane chiusi dentro a stereotipi. Non c’è non più niente di falso di quel detto che recita che un’immagine parli da sola. Un’immagine, seppur iconica, è sempre meritevole di un approfondimento», conclude l’esperto.

Dovrei comperare un termometro parlante.

In questi giorni ho la febbre, capita. Volevo misurarla e i miei termometri parlanti sono risultati tutti non funzionanti a causa delle batterie esaurite: per fortuna lo si usa solo quando serve e in genere la febbre arriva una volta all’anno. Vado per cambiare le batterie e un termometro non funziona anche con le batterie nuove, mentre l’altro istantaneo, ti dà una temperatura variabile da 35 a 38, piuttosto inaffidabile. In farmacia non hanno termometri parlanti e neppure è servito telefronare da parte loro al magazino centrale. Alla fine ho utilizzato il termometro tradizionale che ha certificato la febbre giusta spedendomi a letto.
Ne dovrò acquistare un altro e vediamo cosa offre Amazon:
Beurer FT 70 Termometro Multifunzione 7 in 1 Parlante
di Beurer
3.0 su 5 stelle 27 recensioni clienti | 4 domande con risposta
Prezzo: EUR 40,90 | Spedizione 2 giorni
7 in 1: funzione lingua, temperatura auricolare, temperatura fronte, temperatura superficiale di oggetti e liquidi, allarme ottico alta temperatura, data e ora, 10 memorie
Funzione lingua: 6 lingue regolabili: G, GB, F, I, RUS e TR, volume rispettivamente regolabile e possibilità di disattivare completamente la funzione parlante
Ampio display di facile lettura, adatto a tutta la famiglia
Indicazione di temperatura normale o febbre tramite LED colorati: verde = tutto ok; rosso = allarme febbre oltre 38°C / 100,4°F
Design moderno e pratico, spegnimento automatico, indicazione di sostituzione batterie
Misurazione accurata, rapida, frontale e auricolare. Allarme ottico della temperatura
10 spazi di memoria
Safe + Sound senza contatto a infrarossi termometro parlante
di Safe and Sound
2.0 su 5 stelle 1 recensione cliente
Prezzo: EUR 22,95 + EUR 12,99 di spedizione
Colore: White
Taglia: l = 59.0 – 62.5 cm
Monitoraggio termometro senza contatto adatto per tutta la famiglia
Senza contatto a infrarossi tecnologia permette di prendere una veloce 1 seconda lettura della temperatura senza svegliare un bambino
Può essere utilizzato per il corpo, camera, cibo e liquidi, letture della temperatura con o senza voce attivato
Termometro Bambini Auricolare, Termometro Orecchio Digitale Febbre ad Infrarossi BROADCARE Per Neonati e Adulti, Approvato FDA e CE
di BROADCARE
3.5 su 5 stelle 119 recensioni clienti | 10 domande con risposta
Prezzo: EUR 14,99 | Spedizione 1 giorno

[misurazione istantanea e accurata]

tempo di misurazione di 1 secondo, con una precisione di ± 0,2°C (± 0,4°F), perfetto per famiglie con bambini

[robusto, con spegnimento automatico]

20 valori memorizzati richiamabili per tenere traccia delle variazioni di temperatura corporea; spegnimento automatico se non si effettuano operazioni per 30 secondi, così da risparmiare energia

[modalità di misurazione 4in1]

Modalità orecchio e fronte per misurare la temperatura corporea, modalità oggetto o ambiente per misurare la temperatura del latte, dell’acqua, del cibo o della temperatura della stanza

[confort e facilità d’uso]

Veloce, indolore e silenzioso per minimizzare il rischio di svegliare il paziente se sta dormendo; allarme febbre se viene rilevata una temperatura superiore ai 38°C; display retroilluminato facile da leggere: indispensabile per chiunque voglia rilevare a temperatura di un bimbo al buio per non svegliarlo

[igiene e sicurezza]

Certificazione CE / FDA / RoHS, ideale per i bambini e per tutta la famiglia; con 15 mesi di garanzia senza-problemi e un servizio assistenza professionale 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Ma proviamo ora a vedere i termometri smart: quelli associati agli smartphones.
Koogeek Bluetooth Smart Termometro da Fronte e Orecchi Sensore a Infrarossi Senza Contatto Lettura Istantanea per Bambino e Adulto–Apple & Android Compatibile
di Koogeek
3.4 su 5 stelle 104 recensioni clienti | 3 domande con risposta
Prezzo: EUR 25,99 | Spedizione 1 giorno
[Monitoraggio tramite Bluetooth] App gratuita Koogeek consente di monitorare la temperatura corporea del vostra o il vostro bambino in tempo reale attraverso lo smartphone via Bluetooth 4.0 e monitorare il tuo salute tendenze sempre e ovunque. (Disponibile su iOS e Android)
[Sensore a infrarossi tecnologia] Tecnologia dei sensori a infrarossi avanzata fornisce più sicura e accurata misurazione della temperatura. La temperatura corporea può essere misurata in 1 secondo con un solo clic, più veloce di altri termometri standard.
[Modalità dual misura] Cambia tra le due modalità: orecchio modalità temperatura e modalità di temperatura frontale. Con design curvo liscio e formato portatile, include un cappuccio protettivo. Ideale per casa, ufficio e in viaggio.
[Funzione di memoria] Memorizzare le ultimi 30 insiemi dei dati di misura e i precedenti dati di misurazione possono essere trasferiti all’app Koogeek tramite Bluetooth. La temperatura corporea può essere salvata e controllata facilmente.
[Sicuro & affidabile] Nessun contatto con la pelle, rendendola il più sanitario modo per prendere la temperatura. Il termometro produrrà un suono di allarme se la temperatura di misurazione è superiore rispetto a 107,9 ° F/42,2 ° C o inferiore rispetto a 93,2 ° F / 34° C.
Ok, questi coreani fanno ottimi prodotti ma l’italiano è un po’ approssimativo.
Termometro per neonati indossabile Koogeek Termometro professionale per microfono senza fili preciso da 4.0 ore senza disturbare il bambino
di Koogeek
4.0 su 5 stelle 5 recensioni clienti
Prezzo: EUR 17,99 | Spedizione 1 giorno
[Alta precisione] Ottieni una lettura estremamente accurata della temperatura del bambino in 2 minuti, con una deviazione di ± 0.05 ℃. Più preciso di un termometro medico convenzionale.
[Facile da usare] Basta scuotere il termometro 3 volte per accenderlo o spegnerlo. Posizionalo sotto l’ascella con una patch di gel adesivo, collegalo all’app Koogeek tramite wireless 4.0 e potrai monitorare la temperatura del tuo bambino sul telefono. Ricevi avvisi quando la temperatura sale oltre la soglia.
[Connessione wireless senza problemi] Attivare la funzione Bluetooth e l’app Koogeek sul telefono e il termometro si connetterà automaticamente al telefono. Nessuna password richiesta È possibile monitorare la febbre a più di 33 piedi di distanza.
[Condivisione intelligente dei dati] L’app Koogeek funziona con l’app Apple Health. Puoi esportare letture di misurazione nell’app Salute ogni volta che vuoi. I dati di misurazione verranno automaticamente caricati nell’app Salute ogni 5 secondi. Puoi anche condividere i dati con i medici.
[Facili da usare] I patch di sonda e gel sono morbidi e flessibili, che lo rendono comodo da indossare e facile da rimuovere. I 10 cerotti adesivi in allegato sono sicuri e privi di sostanze tossiche e non irritano la pelle. È possibile monitorare facilmente la temperatura del bambino (° C / ° F) attraverso il telefono senza disturbarli o svegliarli.
Mentre scelgo, la febbre sta scendendo e, siccome spero non torni prima di un anno o due, al momento resterò senza termometro parlante.

Lasciare in carica lo smartphone durante la notte può danneggiarlo?

Io sono uno di quelli che hanno preso l’abitudine di lasciarlo in carica, anche perchè sono solito leggere prima di addormentarmi.

Alcune persone dicono che lasciare il cellulare collegato alla presa per diverse ore sia dannoso, è vero?Da Federica Vitale – 14 Settembre 2019 – Aggiornato il: 14 Settembre 2019, 11:15

Leggi tutto “Lasciare in carica lo smartphone durante la notte può danneggiarlo?”

Cosa sono i widget e come usarli?

Articolo di Federico Aviano dal suo blog “imlestar”. Dovendo acquisire informazioni per il blog, mi sono imbattuto in questo articolo sui widget che condivido, data l’utilità.

I Widget sono delle estensioni che consentono di abbellire il proprio sito web, ma anche renderlo più funzionale.
Essi variano a seconda della piattaforma che ospita il sito (WordPress, Blogspot, Siteground…), ma di fatto, le funzionalità sono più o meno sempre le stesse.

Leggi tutto “Cosa sono i widget e come usarli?”

Roberto Saviano e Edward Snowden: “Lotto perché Internet torni di nuovo libero. Zuckerberg? Si pentirà” – Repubblica.it

Roberto Saviano e Edward Snowden: “Lotto perché Internet torni di nuovo libero. Zuckerberg? Si pentirà” – Repubblica.it

Roberto Saviano e Edward Snowden: “Lotto perché Internet torni di nuovo libero. Zuckerberg? Si pentirà” – Repubblica.it
— Leggi su hyperhouse.wordpress.com/2019/09/13/roberto-saviano-e-edward-snowden-lotto-perche-internet-torni-di-nuovo-libero-zuckerberg-si-pentira-repubblica-it/

“iPhone XS Max a prezzi stracciati”: falsi siti con il marchio di Repubblica usati per rubare i dati agli utenti

Attenzione massima alle truffe on line. Condiido. “iPhone XS Max a prezzi stracciati”: falsi siti con il marchio di Repubblica usati per rubare i dati agli utenti

https://notiziedi.it/iphone-xs-max-a-prezzi-stracciati-falsi-siti-con-il-marchio-di-repubblica-usati-per-rubare-i-dati-agli-utenti/
— Leggi su notiziedi.it/iphone-xs-max-a-prezzi-stracciati-falsi-siti-con-il-marchio-di-repubblica-usati-per-rubare-i-dati-agli-utenti/