PARLIAMO DI BOT: COSA SONO E COME SI USANO!

Non mi riferisco ai buoni ordinari del tesoro, croce e cruccio di molti economisti e di parecchie famiglie di risparmiatori, per i quali dichiaro la mia assoluta incompetenza. Mi riferisco ai Bot, abbreviazione di Robot: in informatica quei programmini che utilizzano l’intelligenza artificiale e accedono alla rete attraverso gli stessi canali utilizzati da noi umani; messaggi, chat, siti web.

Mi sono incuriosito perché ultimamente li trovo sempre più presenti e attivi in skype, in telegram e altri social. In realtà comimnciamo a trovarli un po’ dappertutto, google ne fa largo uso per indicizzare le sue pagine, ma anche altri servizi li utilizzano per automatizzare operazioni troppo complesse o macchinose per l’uomo: compilazione di messaggi automatici in risposta a richieste di utenti per esempio. In questi giorni ho avuto modo di fare un mini corso nel quale l’insegnante, diciamo così, era un fantomatico Bot, opportunamente istruito con tanto di risposte e spiegazioni.

Naturalmente, purtroppo come ogni cosa, viene utilizzato anche per scopi non proprio benevoli: il vituperato spam, l’acheraggio avendo la possibilità di introdursi in pc e reti, i profili falsi di facebook ed altri social che cominciano ad essere una piaga per noi poveri ignari utilizzatori. Desidero però soffermarmi su uno scopo che potrebbe prendere piede nel futuro prossimo sul quale molto si sta investendo anche se al momento moltissimi Bot lavorano nell’ombra; Se opportunamente configurato il Bot, può sostituirsi nelle risposte agli esseri umani al punto che di mese in mese è sempre più difficile distinguere le nostre conversazioni con persone o bot appunto. Così, se provate su skype, potrete trovare un bot che vi darà informazioni sui voli, utilizzando gli algoritmi di sky scanner. Oppure bing music preview che vi farà vedere ed ascoltare brani di musicisti, o quello che vi informerà su atleti o squadre di qualsiasi sport, e molti altri saranno implementati. I progressi degli ultimi anni sono dati dal fatto che i Bot sono in grado di apprendere dai loro stessi errori ma anche dalla loro interazione con le persone reali, riuscendo a dare risposte sempre più pèuntuali e precise. Possiamo immaginare allora servizi clienti con Bot che lavorano per dare assistenza, vendere;Bot che ci informano del meteo, orari di voli, Bot medici, sportivi, giornalistici, giuridici ed altr. Difficile prevederne gli sviluppi.

Mi sono così divertito a fare un video sul mio canale youtube, nel quale interagisco con i Bot.

https://youtu.be/6Vfn8uBJPzk

LE MERAVIGLIE DI KODI.

Trovo kodi particolarmente interessante, soprattutto per me da quandoh funzionano anche gli screen readers.

Ma cosa è kodi? è sostanzialmente un aggregatore multimediale: una applicazione che ci consente di utilizzare al meglio i contenuti multimediali, audio e video, disponibili in internet e sui nostri pc. Grazie a kodi e ai suoi innumerevoli plugin (piccoli programmini satellite), possiamo vederci le tv da tutto il mondo anche organizzate per tematiche (sport, intrattenimento), ascoltarci radio da ogni dove, ordinare i files audio e video del nostro pc, registrare, giocare, lehgere i più disparati formati, ascoltare i vari podcast, gli audiolibri e fare molto altro.

Bene/ ma come funziona? Si installa kodi, da questa pagina https://kodi.tv/downloadsi cercano alcuni plugin per le varie possibilità offerte: youtube, youtube music, rai on demand, amazon video, netflix ecc, e si comincia. Esistono poi delle raccolte che contengono i plugin più funzionali: uno di queste è kodi mode. Si lancia kodi e possiamo già raggiungere migliaia di radio, video, musica. La comodità reale di questo programma consiste nel fatto che abbiamo tutto a portata di mano, senza andare a perderci nel mare magno di internet le varie stazioni radio o raccolte musicali o video. Poi esistono plugin per aggiungere ulteriori menu, registrare da qualsiasi fonte, giocare, utilizzare i torrent: insomma, tutto un mondo da scoprire; perchè non esplorarlo?

Qui potete vedere sul mio canale youtube una dimostrazione di ciò che possiamo fare con kodi.

https://youtu.be/ysERSRpHwkg

L’ESTENUANTE FATICA DEL CAMBIAMENTO: (PARTE II).

L’allenamento al cambiamento diventa importante, compiendo alcuni esercizi come per esempio, accettando piccole sfide che ci portano a superare il nostro limite. Quando mi allenavo facendo judo in palestra, dovevo ripetere gli automatismi svariate volte: meglio fare mille volte sei cose, piuttosto che mille cose sei volte. Noioso? Si ma alla fine i risultati sono tangibili.

LE TRAPPOLE DEL CAMBIAMENTO:
1 – la prima e’ l’abitudine: “abbiamo fatto sempre cosi'”. L’abitudine da’ sicurezza e quindi tendiamo a reiterarla. Le grandi squadre, sono solite vendere i giocatori piu’ pregiati nonostante il mugugno dei tifosi;
2 – No a prescindere: proprio per l’emozione e la fatica che il cambiamento provoca inevitabilmente;
3 – La lamentela: terribile e distruttiva. Il linguaggio ha un potere degenerativo se utilizzato per le lamentele: se io dico che una persona e’ antipatica, tutti cominceranno a dirlo;
4 – Il pregiudizio: sempre in agguato. Generato dalla paura, dall’ignoranza di una situazione. Qui il link ad un mio video sul potere del pregiudizio:

https://youtu.be/f2HEK2nWcBc5 – La competenza: più sappiamo e più rischiamo. Siamo convinti di sapere cose che sono già cambiate.
6 – L’esperienza che può essere amica o nemica traendoci in inganno.

Per concludere, dobbiamo sempre tenere accesa la fiammella del dubbio, non avere l’orrore del possibile fallimento, non inseguire il successo coltivare il cambiamento solo con chi lo vuole veramente, non avere paura di condividere e avere il coraggio di investire una parte di se a fondo perduto. E’ davvero faticoso e rischioso, ma e’ l’unica cosa che si può e si deve fare per il futuro nostro e delle prossime generazioni.

L’ESTENUANTE FATICA DEL CAMBIAMENTO. (PARTE I)

Il cambiamento talvolta ci assale: lo temiamo, lo subiamo, ci mette in crisi, ci crea disagio facendoci sperimentare la nostra proverbiale inadeguatezza; mentre talvolta siamo proprio noi i protagonisti di un cambiamento, auspicandolo e lavorando alacremente per realizzarlo.
Ma perchè cambiare e cosa è il cambiamento? Il cambiamento è naturale, tutto è cambiamento: temperatura, ma anche il nostro umore, le circostanze: fattori interni ed esterni. Le persone per cambiare qualcosa, muovono energie perchè tendono a realizzare cose buone e nuove. Ma cambiare punti di vista, abitudini, modalità è estremamente faticoso: consuma molte energie il doversi riprogrammare, accettare il contributo e le idee degli altri. Dicono i soliti studiosi che, mentre nel 1940 la conoscenza cambiava ogni 2 anni, nel 2004 siamo passati a 18 mesi e oggi? Oggi cambia tutto ogni 11 ore; non è sorprendente?
E allora! mentre un tempo l’unità di misura era l’esperienza, oggi di questa non ce ne facciamo molto. Oggi il parametro sembra essere il sapersi districare in modo critico: il discernimento e soprattutto la flessibilità. Abbiamo tutti una zona di confort che, a dirla tutta, si è di molto assottigliata. Un tempo un padre poteva dire a suo figlio (lascia fare a me che ho esperienza”, oggi i figli ci prendono il telecomando o l’iphone e risolvono a noi i problemi. Non possiamo ovviamente avere tutte le risposte e diventa fondamentale sapere dove andare a prendere queste risposte, vagliarle criticamente e farne tesoro. Naturalmente tutto va troppo veloce ed è inutile e impossibile raggiungere la perfezione; dobbiamo dosare le nostre energie fisiche e soprattutto mentali per resistere appunto al cambiamento.
Il cambiamento ci costa paure, fatica e aggressività; dobbiamo dunque dialogare (valorizzare al massimo il lavoro in gruppo),, ascoltare, pensare alla crescita e ai benefici che ne derivano. Se ci si allena ai cambiamenti, sviluppiamo una muscolatura più forte.
Ci sono trappole che vanno scoperte e disinnescate…….

SE SEMBRA IMPOSSIBILE, ALLORA SI PUÒ FARE.

le sfide piccole e grandi, mi hanno sempre affascinato; sono state il viatico della mia vita, la molla che mi ha lanciato nel superamento degli ostacoli.

mi ha catturato il titolo di questo libro di beatrice vio, la famosa schermitrice paraolimpica, “se sembra impossibile allora si può’ fare”. mi sono sentito personalmente coinvolto: stesso approccio alla vita, stessa volontà’ di non arrendersi affrontando le difficoltà’ con il sorriso.

magari non diventerà’ una scrittrice, pero’ la lettura risulta scorrevole e finisce per diventare un libro motivazionale, di stimolo per tutti quelli che, pur avendo tutto, si deprimono, si piangono addosso e buttano via le energie migliori lamentandosi.

Ho letto-ascoltato il libro da audible, una piattaforma di libri letti da lettori professionisti che aggiungono valore all’opera stessa. Ho inserito qualche scampolo nel video che ho fatto per youtube.

https://youtu.be/PrIPl3-JfJI

IL DECALOGO DEL BUON LETTORE: 10 BUONI MOTIVI PER LEGGERE.

Il decalogo del buon lettore: 10 validi motivi per farlo.

1 – per diventare scrittori bisogna fare scorpacciate di libri;
2 – leggere è un cibo per la mente e per questo motivo deve essere buono;
3 – leggere trasforma la realtà: se sei sul metrò di primo mattino e ti aspetta una grigia giornata di lavoro e fuori piove, puoi sentire l’odore del mare solo con la magia della lettura;
4 – un libro ti aiuta a stare con i piedi per terra: può sembrare una contraddizione ma non lo è. Chi è depresso non legge e perde il contatto con la realtà. Entrare nelle storie degli altri è un esercizio semplice che ci aiuta a sentirci più leggeri;
5 – Ti impedisce di sbattere la testa contro il muro per lo stress: lo prova uno studio condotto da David Lewis neuropsicologo dell’università del Sussex. Ha dimostrato che bastano 6 minuti di lettura per abbassare lo stress del 68 per cento;
6 – Leggere è il segreto di chi ha successo: .questa condizione personalmente non mi affascina e non è detto che basta il successo per essere migliori;
7 – La lettura è il metodo migliore per non rimbambirsi davanti alla televisione: perchè, diciamocelo, tra un buon libro e una telenovela, la scelta non si pone;
8 – Ci evita cattive figure: arricchisce il vocabolario, sfrucullia le nostre sinapsi e insegna il corretto uso dei verbi: perchè se io non avrei letto pile di libri ””’
9 – cancella il piattume e ci permette di sperimentare i sentimenti e le emozioni dei personaggi dei libri che stiamo leggendo rinverdendo vecchi e nuovi fremiti;
10 – è una coccola per la mente. Quando leggiamo ci prendiamo il tempo per noi, è un momento solo nostro, scegliamo di regalarci altri spicchi di vita e emozioni.

https://youtu.be/8LR0wVSS1f4

NON DI SOLA CARTA: ESPERIENZE DI UN LETTORE!

Fin da piccolo ho amato incondizionatamente la lettura anche se, lo devo ammettere, ora le altre passioni, la musica e l’informatica, nonchè i doveri istituzionali,spesso rubano la scena, il tempo e lo spazio. Sempre da piccolo, lontano da casa recluso in collegio, baravo sull’età col bibliotecario per farmi dare libri che, a suo dire, non erano ancora adatti a me; Quando ha scoperto poi il mio imbroglio, ho dovuto esercitare l’arte della diplomazia per convincerlo a fingere di non averlo scoperto.
Leggendo i commenti su un gruppo dedicato ai libri, mi rendo conto che molte persone, per fortuna non tutte, si fissano più sul contenitore che sul contenuto: (io/ cartaceo a prescindere, (ma vuoi mettere l’odore della carta, il fascino dell’oggetto libro); (io con l’ibook posso ingrandire, evidenziare …). Poi succede che è la tecnologia a decidere per tutti noi, proprio come è stato con il vinile soppiantato dai cd, ora già al tramonto a vantaggio delle pen drive, hardisk e on line, ora i cultori del vinile sono una cerchia ristretta. Accade così che si amano gli smartphones a prescindere, gli abiti firmati a prescindere, le automobili a prescindere; ci si innamora appunto dell’involucro, dell’oggetto smartphone senza pensare a quanto può effettivamente esserci o non esserci utile. Io, per amore della lettura, dell’evadere, delle idee veicolate dal libro sotto qualsiasi forma, sono passato attraverso innumerevoli supporti. Dal libro Braille, voluminoso, rarissimo (poche migliaia in tutta Italia), ai libri letti da voci improponibili su musicassette, che mi hanno portato comunque alla laurea, per continuare sui cd, per approdare agli mp3 su hard disk, pen drive, memory card e on line. E ancora ai libri digitali letti con le barre Braille e con le sintesi vocali dei pc, sempre più performanti. Adattandomi gradatamente pur di continuare a leggere, a nutrirmi di cultura. Innamorarsi del contenitore è una grossa tentazione: è come dimenticare la meta per arrendersi al fascino della nave che alla meta ti ci dovrebbe portare. Mi piacerebbe che ciascuno lasciasse la sua esperienza: sarebbe davvero interessante.

Io, per amore della lettura, dell’evadere, delle idee veicolate dal libro sotto qualsiasi forma, sono passato attraverso innumerevoli supporti. Dal libro Braille, voluminoso, rarissimo (poche migliaia in tutta Italia), ai libri letti da voci improponibili su musicassette, che mi hanno portato comunque alla laurea, per continuare sui cd, per approdare agli mp3 su hard disk, pen drive, memory card e on line. E ancora ai libri digitali letti con le barre Braille e con le sintesi vocali dei pc, sempre più performanti. Adattandomi gradatamente pur di continuare a leggere, a nutrirmi di cultura.

Innamorarsi del contenitore è una grossa tentazione: è come dimenticare la meta per arrendersi al fascino della nave che alla meta ti ci dovrebbe portare. Mi piacerebbe che ciascuno lasciasse la sua esperienza: sarebbe davvero interessante.

LA NOVITA’ PIU’ ECLATANTE DI IOS 12? FORSE LA APP COMANDI.

Da qualche tempo è uscita la versione 12 di ios: il sistema operativo dei nostri iphone. Le novità non sembrano essere così evidenti, e comunque non sono di quelle che saltano all’occhio: un po’ di emoticons, qualche restiling grafico e poco altro.

Con la versione attuale di ios però. è stata resa disponibile una app che, con un po’ di dedizione, può esserci utile. Si chiama comandi e deve essere scaricata dall’appstore. Con questa app, è possibile programmare una serie di operazioni e farle svolgere lanciando il programma che viene generato, anche associandola ad una parola che può essere registrata su Siri: l’assistente del nostro cellulare. All’apertura della app, si presentano 2 sezioni: la libreria, dove ci saranno i programmi personali che produciamo, e la galleria, molti programmi già pronti all’uso. Si possnno condividere con gli amici. Qualche esempio: possiamo localizzarci, sapere quanto tempo impiegheremo per tornare a casa, comunicarlo ai nostri familiari via messaggio e farci, nel mentre, leggere un libro ascoltarci della buona musica. Possiamo associare questa procedura automatizzata ad una o 2 parole che registriamo su siri, per esempio (sto arrivando). Quello che si potrà fare dipende solo dalla nostra creatività, dal tempo che vogliamo dedicare per preparare questo programma e dal vantaggio che ce ne deriverà. Così possiamo trovare programmi già pronti di traduzione e invio per mail, conversioni tra formati diversi, generazione di codici qr per passare connessioni di reti, consultazione rapida di orari ferroviari, appuntamenti condizionati e innumerevoli altre cose.
Sul mio canale youtube ho prodotto un video che ne mostra le potenzialità.

https://youtu.be/ukYzqMQC1XI

SIAMO TUTTI PERENNEMENTE DISTRATTI!

Ad un osservatore accorto non può sfuggire lo stato di distrazione nel quale siamo immersi. Non possiamo rinunciare al cellulare che consultiamo centinaia di volte al giorno: mentre lavoriamo, mangiamo, guidiamo, guardiamo un film, siamo a letto. Molte sono le conseguenze di questo nostro atteggiamento: intanto non riusciamo più a concentrarci su una cosa alla volta facendo tutto in modo approssimativo. E tanto per sfatare una leggenda metropolitana, il nostro cervello non è concepito per il tanto auspicato multitasking: attitudine a fare più cose contemporaneamente; purtroppo in questo le macchine ci battono clamorosamente. Riusciamo a portare avanti molte cose a patto che svolgiamo rigorosamente una attività dopo l’altra. Da qui lo stress, il senso di inadeguatezza che ci induce alla fretta del giudizio sulle persone e le cose. Ma c’è un altro fattore apparentemente positivo ma che è già diventato negativo: abbiamo debellato la noia. Non ci annoiamo più; non abbiamo più il tempo di farlo: quando dobbiamo aspettare l’autobus, guardiamo i post di Facebook sul cellulare o giochiamo. Ricordo che quando ero piccolo tornando a casa dal collegio mi annoiavo e chiedevo ai miei di farmi fare qualcosa: mi ingegnavo per trascorrere le lunghe ore pomeridiane con occupazioni varie. La noia è un meccanismo che ci rende creativi, stimola il pensiero che è anestetizzato quando siamo concentrati, si fa per dire, sui nostri cellulari. Già il tempo utilizzato per chattare, giocare, smanettare, è letteralmente rubato alle letture, agli incontri con gli amici. Cerchiamo di pensarci ogni tanto tra un messaggio di WhatsApp e l’altro.

NON SAPPIAMO ASCOLTARE!

Quante volte vi sarà capitato di assistere a dialoghi tra 2 persone che si parlano addosso senza prestare il minimo ascolto a ciò che hanno da dirsi; certo che a volte l’eloquio è povero e probabilmente non varrebbe neppure la pena di essere ascoltato. Tutti affannati sul loro binario parallelo che corre accanto a quello del loro interlocutore senza mai incontrarsi in un dialogo minimamente costruttivo. è piuttosto buffo assistervi ma, spesso questi dialoghi sono l’anticamera dell’aggressività e della violenza che da verbale sfocia in quella fisica. Tutti a far prevalere le proprie ragioni, sordi a quelle degli altri. Eppure siamo stati creati con un apparato fonetico e 2 organi preposti all’ascolto ma, evidentemente chi sente non è detto che ascolti. L’ascolto è una pratica complessa che esige un esercizio, una scuola, una disciplina: ne faccio esperienza quotidiana per la mia esigenza di dover leggere ascoltando. Se non sei abituato, dopo alcuni minuti lattenzione è già svanita e ben presto arriva un sonno profondo, pari a quello che sperimenti davanti alla televisione. Per qualcuno l’ascolto è una vera arte; eppure prevalgono i parlatori, quelli che ti intortano, ti plasmano, magari per venderti un prodotto o una ideologia. Ma perchè accade tutto ciò. Forse è sempre stato così, l’uomo apprezza sempre le cose più superficiali, da sempre, non c’è tempo per ascoltare, forse non serve? Servirebbe invece a noi stessi perchè l’ascolto è alla base dell’apprendimento, dell’accoglienza, della pazienza, della meditazione, della ricchezza interiore. La parola invece può essere violenta, maldicente, rumorosa e diventa, consolatrice, generativa, solo se sgorga dopo un lungo periodo di ascolto. Ascoltiamo quindi almeno il doppio di quanto parliamo/ auguriamocelo e lavoriamo per questo.

COSA SI POTREBBE FARE PER VALORIZZARE LE RISORSE DEI DISABILI!

Prendo spunto da un comunicato dell’agenzia Adnkronos del 17-07-2017, UN TANTINO VECCHIO MA ANCORA ATTUALE.

In questo comunicato si sostiene che 8 disabili su 10 sono disoccupati, e che quindi si dovrebbe porre una particolare attenzione per l’inserimento e la valorizzazione dei disabili.

Certo! siamo portati a considerare le persone per quello che non hanno, piuttosto che per quello che, in base ad una analisi più attenta, potrebbero avere, e finiamo per disperdere risorse, capacità facendo pesare sulla collettività questa miopia.

Hai voglia di parlare di valorizzazione e di inserimento con delle cifre così disarmantie deludenti: i pregiudizi, come serpenti, di cui parlavo in un video sul mio canale, resistono e si perpetuano.

http://www.youtube.com/watch?v=f2HEK2nWcBc

In quest ocontesto desolante, la nuova figura del Disability manager, che dovrebbe avere competenze manageriali ed economiche, oltre che psicologiche e sociali, potrebbe giocare un ruolo importante. In Italia si tratta di una figura ancora poco sperimentata ma già ampiamente diffusa in Europa. Mi piacerebbe capire di più, definire meglio il ruolo ma soprattutto sapere quanto margine di man ovra ha: in pratica, cosa può fare di concreto per valorizzare le risorse dei disabili che sono davvero tante e possono contribuire allo sviluppo umano ed economico dell’intera nazione. Chissà se se si riesce ad approfondire questo tema in un qualche modo! Nel caso si potesse, lascio la tribuna aperta:

che idee avete del disability manager?

Può operare concretamente per la valorizzazione delle risorse dei disabili?

Chi è tenuto a promuovere iniziative tese a valorizzare competenze e sensibilità, lo ripeto, utili per tutti?

ACCESSIBILITÀ DEI SERVIZI PUBBLICI A SPORTELLO; A CHE PUNTO SIAMO?

Tutto sembrerebbe scontato: legge Stanca, diversi regolamenti e circolari, che non lascerebbero scampo, ormai il disagio dei cittadini è vecchia storia ….. ma a chi non è mai capitato di aver trovato personale allo sportello decisamente non preparato ad affrontare problematiche inerenti le persone disabili

ma non solo, anche per gli anziani in difficoltà con la tecnologia, che balbetta frasi cariche di ansia che fanno inferocire chi le ascolta.

Già è difficile raggiungere lo sportello: corridoi, scale, tornelli, prenotazione del numero; per non parlare dei bancomat, vero spauracchio anche solo per gli anziani,posto dove apporre la firma, imbarazzo dell’impiegato che, se è incline alla bontà, magari ti aiuta! eccetera.

Nelle leggi e circolari si manifesta il diritto di esprimere la propria volontà in autonomia, ma come? Predisponendo, ad esempio, i servizi in tutti i canali di comunicazione possibili (telefono, mail, internet). In una circolare, 3/17, si raccomanda la formazione del personale, oltre che l’utilizzo dei nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia Vengono inoltre date indicazioni: sulla gestione delle attese agli sportelli, sulla mobilità all’interno degli uffici, sulla predisposizione di postazioni adeguatamente attrezzate con ausili assistivi con lo scopo di permettere alle persone di portare a termine le operazioni in autonomia. La circolare sembra chiara ….. ora gli enti pubblici non avrebbero più alibi per ottemperare a queste direttive. Ci riusciranno, oppure prevarrà ancora il pressappochismo, lo spontaneismo, la superficialità che si è impadronita di tutti noi? Ma, che dite! che conosco già la risposta?

Come un non vedente può “vedere” un film senza farselo raccontare?

Sono un appassionato di cinema: mi piace molto frequentare le sale cinematografiche, anche se oggi frequentare il cinema è piuttosto anacronistico: i film ce li vediamo a casa, anche se non è proprio lo stesso.
Il problema si presentava quando era necessaria una descrizione dell’accompagnatore di turno nei momenti privi di dialoghi. Ricordo ad esempio, uno spezzone del film “il pianista”, nel quale ci sono più di 10 minuti senza alcun dialogo: la scena riprendeva ciò che vedeva dalla finestra un ebreo nascosto, un assalto dei partigiani polacchi ad una caserma occupata dai tedeschi. Così poteva accadere che, o il film ci veniva descritto con dovizia di particolari a voce sostenuta provocando le ire dei vicini di posto, oppure quando i nostri accompagnatori, sopraffatti dalla vergogna o troppo presi dalle vicende cinematografiche, si dimenticavano di descrivere particolari significativi. Per non parlare di ciò che avviene a casa dove si finisce per stressare i familiari per sapere qualche particolare: “e allora! cosa sta succedendo”, e lascio solo immaginare il fastidio di dover chiedere e quello di dover rispondere.
Ora esiste una app sugli smartphone che può risolvere questo aspetto. Si chiama Movie Reading, ma come funziona? La si scarica, ci viene proposto un catalogo, ancora troppo povero, si scarica la audio descrizione e si porta il nostro smartphone al cinema. Si attende pazientemente l’inizio del film, si toglie l’illuminazione al cellulare per non dare fastidio in sala, ci si mette la cuffia e si attiva l’app. Questa si sincronizza con l’audio che viene captato e nei momenti in cui la descrizione è necessaria, la si può ascoltare dalla cuffia stessa.
Il video che propongo, consente di farsi un’idea di ciò che avviene. In https://youtu.be/lsguKNyqZEM questo modo si può andare al cinema con gli amici godendo a pieno dei vari passaggi del film.
Ma cos’è una audio descrizione? Praticamente è la lettura di ciò che lo scenografo scrive per dare istruzione agli attori di quali devono essere i gesti da compiere oltre al dialogo e va a coprire gli spazi vuoti nei quali, in assenza di parole, il non vedente non potrebbe avere alcuna informazione.
C’è da augurarsi che questa lodevole iniziativa possa continuare in modo da consentire di inserire nel catalogo l’audio descrizione dei film che escono.

RACCONTARE, RACCONTARSI: MA PERCHÉ?

Prima o poi ci sorprendiamo a raccontare e a raccontarci; Magari davanti ad una birra, con amici, nelle chat e nei social, ma questo aspetto meriterebbe un approfondimento a parte.

E’ innegabile che l’istinto al racconto abita in noi, è innato: proprio come l’aria che respiriamo: ha tramandato avvenimenti per millenni, personaggi politici, sportivi, di spettacolo sentono l’esigenza di raccontare la loro vita; anche noi nei blog, in Facebook raccontiamo con più
o meno superficialità le nostre piccole traversie quotidiane.

Ma perché raccontiamo, a cosa ci serve? Vorrei andare oltre all’esibizionismo pur presente, all’autocompiacimento narcisistico che prima trovavamo nei bar e ora in internet. Chi si racconta vuol riprendere in mano il tempo e coniugare passato, presente e futuro. Per chi crede la Fede cristiana è l’intreccio fra due racconti: quello della nostra esistenza quotidiana con la storia del Signore Gesù. E` che, con il racconto di sé a sé o di sé ad altri, noi ricuperiamo il gusto di vivere. Riprendiamo in mano il tempo e ne intuiamo il senso. Per chi racconta, il tempo non è un capriccioso procedere in balia del caso; né il rigido ripetersi dei cicli della storia. Chi racconta sa coniugare uno sguardo al passato fatto di gratitudine, uno al futuro carico di speranza e uno al presente percepito come ricco di significato e come appello di responsabilità. Raccontare aiuta dunque ad amare la propria vita. Certo, la nostra storia avrebbe potuto essere migliore, con qualche spreco di meno e forse con una dose maggiore di responsabilità. Ma raccontare aiuta a fare pace, a godere della propria vita così come è stata, semplicemente perché è la propria, nei suoi risvolti più nobili e in quelli meno gloriosi, nelle sue conquiste e nelle sue fragilità. Il miglior modo per trovare il «senso» (come significato e come direzione) della propria esistenza è dunque di raccontarla.

VIAGGIO NEL BENE E NEL MALE DEL NOSTRO TEMPO: UN LIBRO DI VALORE ASSOLUTO.

La recensione in video su YouTube. La mia, ovviamente.Questo libro di recensioni ne avrà avute innumerevoli e tutte sicuramente migliori della mia. Questa estate seguendo l’impetuoso fiume delle mie letture, accanto a libri meno impegnati, mi sono piacevolmente imbattuto in “un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani.

Di lui a me piace la curiosità instancabile del viaggiatore, la fascinazione del passato unita alla speranza del presente e del futuro, e molto altro. Di frasi estremamente significative riportate nel libro, bisognerebbe riempire un intero taquino così come di molte storie tratte dalla saggezza di varie filosofie e religioni. Ne riporto solo una emblematica sul fatto che per essere testimoni Veri occorre vivere pienamente l’esperienza di ciò che si vuole testimoniare: “Bisogna personalmente fare l’esperienza per capire. Altrimenti si resta solo alle parole che di per sé non hanno alcun valore, non fanno né bene né male”; e di parole nel nostro tempo se ne dicono e scrivono con piglio bulemico.

Ma ecco la storia:

“Gandhi conosceva questa verità e la praticava.

Un giorno una madre gli portò suo figlio. Aveva quindici anni e il medico gli aveva ordinato di non mangiare più zucchero altrimenti la sua vita sarebbe stata in pericolo. Il ragazzo non sentiva ragione, continuava a rimpinzarsi di dolciumi e la madre sperava che Gandhi la potesse aiutare. Gandhi ascoltò, poi disse: «Ora non posso farci niente. Tornate fra una settimana».

Quando tornarono, Gandhi prese il ragazzo da parte e gli parlò. Da allora il ragazzo non toccò più niente di dolce. «Gandhi-ji, come hai fatto?», gli chiesero i suoi seguaci. «Semplice», rispose la Grande Anima. «Per una settimana io stesso non ho toccato zucchero e così, quando ho parlato a quel ragazzo sapevo cosa voleva dire non mangiarlo e sono stato convincente.»

Ah, Gandhi!

Poco prima che fosse assassinato qualcuno gli chiese quale fosse il messaggio della sua vita. E lui rispose: «La mia vita è il mio messaggio»”.

Viaggiare per Tiziano Terzani è stata la sua ragione di vita e, quando gli è stato diagnosticato un cancro, la sua risposta è stata immediata e istintiva: continuare a viaggiare concretamente e simbolicamente alla ricerca … Anche il tema della morte che noi esorciziamo con metodo, è affrontato con originalità in questo libro.

Lascio il link per l’acquisto eventuale su Amazon, nel caso foste stati minimamente incuriositi. Io lo ho letto, o meglio ascoltato, su Audible: una piattaforma sempre più ricca ed interessante di audiolibri. L’ascolto, se il lettore è bravo, risulta davvero coinvolgente.

 

Audible:

www.audible.it

TECNOLOGIA: LUCI ED OMBRE.

Il mio video sulla tecnologia.La parola tecnologia indica: tutte quelle tecniche utilizzate per produrre oggetti atti a migliorare le condizioni di vita dell’uomo;
non sono solo realizzazioni concrete, ma anche procedure astratte. Di sicuro hanno cambiato la vita, i pensieri e le abitudini di ciascuno di noi. Ma in
meglio o in peggio? Le luci le vediamo tutti, anzi spesso ci abbagliano: comodità impensabili solo pochi anni fa, maggiore produttività, migliore gestione
del tempo, nuove insperate possibilità. Le ombre ci sfuggono, distratti come siamo. Davvero ci fanno bene la televisione, il cellulare, il wifi, i cibi
industriali, le auto? tanto per citare alcuni ritrovati della tecnologia. E che dire della nostra socialità, dei nostri pensieri anestetizzati, della nostra
pigrizia nei movimenti, della nostra noia, della nostra distrazione perenne, del nostro sentirci costantemente inadeguati. Di certo ogni progresso comporta
un prezzo da pagare ma purtroppo non possiamo ne riportare indietro la merce, ne recuperare il rimborso del prezzo pagato che a volte è troppo alto. Non
abbiamo il tempo e le forze per metabolizzare, elaborare strategie di difesa. Dobbiamo allora fare appello alla nostra capacità di discernimento al quale
bisogna essere educati: sapere cosa utilizziamo e quanto, imparare a rinunciare a qualcosa, darci i tempi per pensare, leggere e ancora leggere fidandoci
delle sentinelle che ci avvisano di pericoli in avvicinamento.