Memoria della disabilità: non un rituale ma un preciso impegno.

Il giorno della memoria e la disabilità: non un rituale, ma un preciso impegno.


«Il Giorno della Memoria del 27 Gennaio non sia un rituale, ma un impegno, per ricordare che di fronte a quei terribili eventi che portarono allo sterminio di centinaia di migliaia di persone con disabilità, non va mai abbassata la guardia, perché il pericolo di discriminazioni è sempre in agguato»: è questo il filo conduttore di una serie di eventi e iniziative promossi in occasione dell’imminente Giorno della Memoria del 27 Gennaio, dedicato a tutte le vittime dell’Olocausto, tra le quali vi furono anche tantissime persone con disabilità.

da “superando” del 24/01/2019.
«Com’è ben noto, il 27 gennaio di ogni anno si celebra il Giorno della Memoria, ricorrenza dedicata alle vittime dell’Olocausto. Una data non casuale: il 27 gennaio 1945, infatti, i soldati russi entrarono ad Auschwitz, scoprendo quell’orrore che gli storici chiamano “male assoluto”. C’è chi parla di 11 milioni di morti, alcuni si spingono fino a 17 milioni. Tanti furono gli ebrei, i dissidenti politici, i rom, gli omosessuali che perirono per la folle teoria della “razza pura”. Prima della “soluzione finale”, però, che portò alla morte milioni di persone, il regime nazista si “esercitò” sui disabili, ritenuti indegni di vivere, un peso economico per la società e un pericolo per la salvaguardia della popolazione “sana”. Un accanimento organizzato, iniziato nel 1939, chiuso ufficialmente due anni dopo, in realtà proseguito fino al termine del conflitto, segretamente e – se possibile – in modo ancora più crudele. Vennero uccise tra le 200.000 e le 300.000 persone affette da malattie ereditarie, tra loro moltissimi bambini. Un Olocausto parallelo tenuto seminascosto per quasi mezzo secolo, che soltanto negli ultimi anni è venuto alla luce, grazie soprattutto alle iniziative promosse in occasione del Giorno della Memoria».
Così Stefania Delendati aveva aperto, su queste stesse pagine, un suo esaustivo approfondimento, dedicato alla cosiddetta Aktion T4, ovvero allo sterminio di tantissime persone con disabilità durante il regime nazista, per far capire l’attenzione con cui ormai da anni seguiamo tali vicende, cercando di mantenere sempre accesi i riflettori sulle stesse, informando e diffondendo notizie su specifici eventi.

Un particolare impegno, poi, nel tenere viva la memoria su questa terribile realtà è arrivato in questi anni soprattutto dall’AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente) e dalla presidente di essa Silvia Cutrera, innanzitutto con la realizzazione di due documentari dal riconosciuto valore storico e sociale, dei quali ci siamo a suo tempo ampiamente occupati.
Si tratta di Vite indegne, dedicato appunto al Progetto Aktion T4 e di Otto Weidt – Uno tra i Giusti, sulla figura di un piccolo imprenditore con disabilità visiva, ricordato anche come “lo Schindler cieco”, che durante la seconda guerra mondiale attuò una serie di strategie per garantire la sopravvivenza degli operai ebrei della sua fabbrica di spazzole.
Nei vari convegni e incontri di cui ha partecipato in questi anni, Cutrera non ha mai smesso di ricordare che «non va mai abbassata la guardia, rispetto a quegli eventi, perché il pericolo di discriminazioni è sempre in agguato».

Sono tutti “semi”, questi, che un numero crescente di organizzazioni ha voluto raccogliere, promuovendo a propria volta mostre, incontri nelle scuole e altre iniziative.
Tra gli eventi organizzati in occasione dell’ormai imminente Giorno della Memoria di quest’anno, ne ricordiamo qui di seguito tre, il primo dei quali in una scuola superiore di Catanzaro – l’Istituto Giovanna De Nobili – in programma per la mattinata di domani, 25 gennaio, e intitolato semplicemente Vite indegne di essere vissute. Il programma di sterminio nazista “Aktion T4”.
A organizzare l’incontro, insieme alla scuola ospitante, è stata l’ANPI locale (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), rappresentata per l’occasione dal proprio presidente Mario Vallone. Ospite d’onore della giornata sarà proprio Silvia Cutrera, confermando in tal modo la propria attenzione ad esporre questi argomenti soprattutto all’interno delle scuole.

Degna di nota, poi, è la riproposizione, da parte dell’ANFFAS di Bassano del Grappa (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) della mostra intitolata Perché non accada mai più. Ricordiamo, aperta al pubblico dal 26 gennaio al 3 febbraio presso la Biblioteca Civica della vicina Rosà.
«Visitare questa mostra – dichiara Rosanna Frare, vicepresidente dell’ANFFAS di Bassano – è un’occasione per i nostri giovani di conoscere e per gli adulti di ricordare e celebrare i valori della pacifica convivenza umana, del rispetto della diversità e dell’uguaglianza del genere umano oggi così attuali».
«Siamo molto orgogliosi di collaborare con l’ANFFAS per questa importante mostra – aggiunge Chiara Granzotto, assessore alla Cultura del Comune di Rosà, che patrocina l’iniziativa – perché come Amministrazione Comunale vogliamo far comprendere appieno, soprattutto alle future generazioni, il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Il tutto con l’auspicio che si fortifichi la consapevolezza di quella che ha rappresentato una delle pagine più tristi che la nostra storia ricordi, affinché queste atrocità non si ripetano mai più».
Ad arricchire l’esposizione, vi saranno anche i documentari Mea Culpa e Berlin, Tiergartenstrasse. L’altra Shoah, che grazie a un lungo e meticoloso lavoro fatto di interviste a studiosi e testimoni, «riportano alla luce – come sottolineato dall’ANFFAS – il clima sociale, politico e psicologico nel quale teorie razziali e considerazioni economiche, insieme a una forte azione di propaganda hanno prodotto un vero e proprio progetto di annientamento dei malati, percepiti come un peso gravoso per la parte sana del “corpo sociale” ariano».

E da ultimo, ma non ultimo, il “dono” ai Cittadini che in occasione del Giorno della Memoria ha voluto fare l’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, all’insegna di un messaggio quanto mai preciso: «Il 27 Gennaio non sia un rituale, ma un impegno».
Si tratta di un video inedito (disponibile a questo link), realizzato lo scorso anno e intitolato Come tutti gli esseri umani anche tu nasci fragile, che si basa su un colloquio tra la presidente dell’Associazione Alessia Brunetti e Andrea Canevaro, docente emerito dell’Università di Bologna, studioso di prestigio internazionale, ritenuto uno dei “padri” della Pedagogia Speciale nel nostro Paese.
Testimonianza di grande spessore – curata dal Gruppo Multimediale dell’Associazione Impronta di Rimini, composto da persone con disabilità – il documento filmato fa emergere con semplicità, ma anche con tutta la potenza delle parole, la necessità di scegliere con chiarezza tra umanità e disumanità, e di farlo in ogni momento, contro ogni stigma, pregiudizio e discriminazione.
Il video rientra nell’àmbito di Vedo Curriculum, progetto con cui l’Associazione Italiana Sindrome X Fragile si è aggiudicata lo scorso anno il Premio della Giuria OMAR (Osservatorio Malattie Rare), dedicato alla comunicazione sulle Malattie Rare, come avevamo riferito a suo tempo. A tal proposito sono già stati ultimati alcuni nuovi video centrati sull’esperienza di persone con la Sindrome X Fragile, che prossimamente verranno anch’essi diffusi.

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