Essere assidui o no.

Ma è proprio necessaria la fatica per conseguire dei risultati? La costanza, l’abnegazione sono un valore per noi? Ma il sacrificio ……
Di Einsthein, illustre scienziato, non ci restano solo le sue geniali intuizioni nè solo la sua teoria della relatività ma, anche una serie di citazioni che ancora oggi sono fonte di ispirazione per la nostra generazione. Mi colpisce così quella sull’assiduità: “io so con assoluta certezza di non avere un talento speciale; la curiosità, l’ossessione e l’ostinata resistenza, unita all’autocritica, mi hanno portato alle mie idee”. E che idee! Certo, è fuori discussione il suo ingegno ma, indubbiamente l’assiduità gioca un ruolo determinante per il conseguimento di un qualsiasi risultato. Un campione in qualsiasi disciplina, è colui che, pur dotato di un talento naturale, lo coltiva con tenacia andando oltre al comune limite della stragrande mahgioranza di noi normali, che, affranti e spazientiti, semplicemente ci fermiamo. L’assiduità è un dato fondamentale quindi un po’ dappertutto. Nella Preghiera ad esempio, non è tanto importante la modalità, la quantità o la qualità; tra l’altro di modalità ce ne sono innumerevoli, la quantità chissà se conta davvero e quale sarebbe il canone della qualità della Preghiera al cospetto di Dio, resta un mistero. L’assiduità invece è davvero fonte di ricchezza interiore ed esteriore.
Oggi, dobbiamo ammetterlo, siamo carenti di assiduità: ci stanchiamo presto di tutto, siamo impazienti, vogliamo subito vedere il risultato intutto ciò che facciamo, non sappiamo più sacrificarci. E così tutto è all’insegna dello spontaneismo, dell’improvvisazione e lo vediamo davvero dappertutto: nel nostro lavoro, in politica, sui giornali. Già lo aveva detto molto bene Kierkegard in una sua citazione fulminante: “il mondo è una nave dove il timoniere spesso è il cuoco di bordo”.

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