Fare o non fare?

Oggi mi assilla un dubbio: ne scrivo qui perchè scrivere in un blog può servire anche a rischiarare la mente. Sono attivo in molti campi virtuali e non, partecipo a molte attività sociali di volontariato; forse a troppe. Credo che sia necessario in fondo sporcarsi le mani, impegnarsi quasi fino al limite, non lo faccio per cambiare il mondo, ma per mettere la mia goccia nell’oceano per risolvere qualche problema. Mettiamoci anche la passione per quello che faccio, la passione è una molla che ti fa compiere cose al di là della razionalità. A volte poi capita di farsi prendere un po’ la mano dall’iperattivismo con l’illusione che qualcosa cambi, che qualcosa si muova. Quando si supera il limite delle proprie forze e quando ci sono poche risorse perchè tutte già rastrellate, l’istinto sarebbe quello di fermarsi, rallentare.
Ecco, rallentare sarebbe auspicabile anche perchè, a parte l’inaridimento, la fatica, viene da pensare che per quanto uno faccia o si arrabatti, alla fine non cambia niente. Come scriveva Tiziano Terzani nel suo “la mia fine è l’nizio”, è un cerchio che si chiude: qualcosa cambia, si pensa che il progresso abbia prodotto dei risultati e ad un certo punto arriva un distruttore che cancella ogni cosa e si deve cominciare da capo. Allora meglio curare la crescita interiore? Meglio pensare a migliorare te stesso? Però, però, se pensi solo a te stesso migliori?

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