Il grande disordine I

Dal momento che già ho scritto nel mio piccolo de “L’amica geniale”, ribloggo con piacere, anche perchè al momento sono fermo al primo libro.

hoppega

Non mi meraviglia che sulla quarta di copertina dell’ultimo volume dell’Amica genialesi citino esclusivamente recensioni di testate americane. E’ notorio il successo oltreoceano della tetralogia ed è probabile che già si stiano scrivendo tesi di laurea su quanto tale successo abbia contribuito a farne un caso letterario anche entro i confini patrii.

Certo è che quella della Ferrante è una narrativa “all’americana”, serrata, densa di fatti, evenemenziale si direbbe in storiografia. Una prosa lineare, semplice, e quindi traducibile senza grandi “tradimenti”. Il racconto omodiegetico (nel quale l’io narrante è anche protagonista della storia) è un ulteriore propellente, nel senso che accentua la visceralità della narrazione.

Si può dire di tutto. Che si tratti di un feuilleton, di un ottocentesco romanzo d’appendice, che lo stile sia un po’sciatto. Un librone poco amato dai critici di casa nostra (ma anche lì bisognerebbe avere tempo per fare le dovute ricerche…

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