La fata carabina: recensione.

Adoro Pennaq: quel linguaggio frizzante, anche per indubbio merito della traduttrice stimatissima dallo stesso autore, quella capacità di portarti in giro per Parigi, e te la immagini proprio quel crogiuolo multietnico, segui quei personaggi al limite della realtà. Non poteva certo deludermi il secondo episodio dell’incredibile saga di Malaussene.

La delirante triby dei Malaussene.

Niente trama.

Non la pubblico perchè la si può reperire ovunque su internet; ma anche perchè la lascio interamente a chi leggerà il libro. Mi piace di Pennaq quella capacità di raccontare e di attribuire al racconto una importanza cruciale, dare al racconto un potere assoluto, una fascinazione ipnotica. È proprio vero, da sempre l’uomo vuole raccontare, raccontarsi, cibarsi dei racconti degli altri.

Dopo “il paradiso degli orchi”, la storia è più intensa, più movimentata. Con una generosa dose di ironia, sembra che casa Malaussene, compresi conoscenti che gravitano intorno, sia particolarmente predisposta a cacciarsi nei guai ad ogni pie sospinto, interferendo costantemente nelle indagini degli organi preposti. Il triller è avvincente, lo si legge tutto in un fiato e ti coinvolge. Se poi lo ascolti dalla voce di Claudio Bisio, allora apprezzi davvero le arguzie, la maestria nel dipingere a tinte forti la nostra società.

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