DOROMIZU, ACQUA TORBIDA: RECENSIONE DI UN LIBRO.

Mi sono imbattuto in questo libro che non conoscevo, ogni tanto accetto di leggere a sorpresa e quasi mai resto deluso. “doromizu, acqua torbida” di Mario Vattani.
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doromizu.

https://amzn.to/2C2Ep2WFrancis Ford Coppola ha detto una volta di Apocalypse Now: «Il mio non è un film sul Vietnam. Il mio film è il Vietnam». Forse Doromizu non è un libro sul Giappone. È il Giappone, quello che proprio non ti aspetti.
aspetteresti il Giappone eterno, quello dei fiori di ciliegio che rifulgono nel riflesso di una spada ben affilata. E invece, aprendo Doromizu, ti ritrovi in piena Tokyo decadence, tra night club, stanze da karaoke e pornografia pixellata. Ti colpisce quasi deludendoti. C’è sesso, tanto sesso: quello che cercano i turisti rapaci nei quartieri a luci rosse, quello che il protagonista fa
con le figure femminili un po’ bambine e un po’ mistiche che incontra nel suo tragitto, quello sordido che egli si ritrova a riprendere quando trova lavoro come cineoperatore di pellicole hot. C’è una serata di bagordi che non finisce come dovrebbe, uno zaino pieno di yen, dei tizi che forse fanno parte di «quelli lì», come la gente chiama gli yakuza. Fra queste maschere da teatro kabuki si muove Alex, cineasta perdigiorno in quel di Tokyo, città che egli inizialmente vive con uno spirito vagamente Erasmus. Poi le cose cambieranno.
Alex è italiano, ma non parla mai dell’Italia, se non quando, in un ricordo d’infanzia, si rivede mentre cerca i nostri eroi di guerra in alcune illustrazioni della Seconda guerra mondiale. Ma non ci sono mai, vengono ritratti solo inglesi e tedeschi. Alex parla giapponese, ragiona da giapponese, frequenta solo giapponesi. Il libro è, anzi, proprio la storia del suo divenire giapponese: ha un senso il fatto che, man mano che la storia va avanti, tutti i personaggi occidentali si rivelino degli idioti o dei traditori. Solo che Alex giapponese non lo è, non lo sarà mai. Non a caso viene costantemente scambiato per americano o francese. Agli appuntamenti arriva sempre in anticipo, quasi a imitare la proverbiale precisione nipponica, ma con il vizio dell’ipercorrettismo che tradisce un ineliminabile eccesso di zelo da neofita. E più si va avanti, più cresce la sua consapevolezza, ma anche gli equivoci, i problemi, le contraddizioni.
«Doro-mizu», in giapponese significa “acqua torbida”. Se il «mizu-shobai», il «mercato dell’acqua» è quello dell’intrattenimento, il «doromizu kaigyou», il «mercato dell’acqua torbida», è quello del sesso. Ma è anche la mancanza dell’acqua cristallina in cui rispecchiarsi, in cui vedere con chiarezza chi si è, da dove si viene. Una visione che sfugge sempre, come quei soldati italiani ricercati nelle illustrazioni, ma che non c’erano mai. Come i soldati giapponesi delle vecchie foto, sereni e sorridenti difronte alla morte, simbolo di quell’autenticità che Alex è andato a cercare dall’altra parte del mondo, e invece ha trovato altro: un mondo ambiguo e, appunto, torbido. Ma qui è iniziato un percorso iniziatico simboleggiato dal suo tatuaggio tradizionale, un dragone che gli attraversa la schiena e che si viene a comporre pagina dopo pagina, fino ad aprire simbolicamente i suoi occhi sulla forza della lealtà e della comunità, incarnate dalla family allegra e un po’ malandrina del suo tatuatore.
Ma è stato un attimo, come il ciliegio che fiorisce e che, notoriamente, rappresenta l’uomo per eccellenza, il samurai. Quell’istante di perfezione, però, è fragilissimo, dura lo spazio di un tramonto, sfiorisce subito. Il resto è ricerca dell’ordine in mezzo al disordine, distillazione della luce a partire dal buio. Nulla di tutto questo è facile, ma bisogna tentare, cercando di fare del proprio meglio.
Una ricerca di luce nelle tenebre, una volontà di scoprire la purezza nonostante tutto, Mi ha colpito questo Giappone.

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autonomia e tecnologia: un binomio inficiato da pregiudizi.

AUTONOMIA E TECNOLOGIA.

Vorrei trattare, per restringere il campo, di autonomia in relazione alle disabilità e al rapporto ormai assodato che esiste con la tecnologia. Facciamo però alcuni distinguo:
A – l’autonomia è auspicabile per tutti ma, è un traguardo che implica costanza e un dispendio in competenze ed energie e soprattutto, la si deve voler conseguire fortemente;
B – è un concetto ampio e ciascuno può raggiungere l’autonomia in un campo e non in altri, così: se posso essere indipendente in informatica, potrei non riuscire ad esserlo in mobilità o in cucinab
C – L’autonomia reale è impossibile per chiunque e, a magior ragione, è un miraggio per un portatore di handicap. Noi esseri umani, in quanto animali sociali, siamo sostanzialmente interdipendenti gli uni dagli altri: io potrei installare un sistema operativo su un pc ma, avrò bisogno di un meccanico per farmi riparare l’auto, che poi io in quanto non vedente, non potrei neppure guidare.
Ciò premesso, cominciamo a sgombrare il campo da qualche pregiudizio sull’argomento. è opinione piuttosto diffusa che la tecoologia rende autonomi e troppo spesso, ogni innovazione tecnologica è accolta con aspettative troppo alte: oserei dire miracolistiche.Sarebbe divertente elencare qualche articolo giornalistico dal titolo roboante del tipo: (inventata la nuova retina artificiale che donerà la vista ai ciechi), oppure, (con le nuove auto con guida automatizzata, anche i ciechi potranno utilizzarla) e potrei continuare con telecamere che leggono, riconoscono e via di seguito. ANzitutto una considerazione già esposta in articoli precedenti: la tecnologia, proprio perchè utilizza un apparato, rende dipendenti dall’apparato stesso. Io sto scrivendo ad esempio, con un display Braille che funziona alimentato o a batteria che, se fosse scarica, non mi consentirebbe di scrivere o leggere, ma di esempi ne potrei fare moltissimi altri: non potremmo viaggiare se il serbatoio dell’auto fosse vuoto eccetera. Allora è più corretto affermare che la tecnologia è un grande aiuto, e risolve gradualmente innumerevoli difficolt[. Rende possibili operazioni impensabili solo qualche anno fa, concede enormi opportunità. Però non risolve radicalmente la nostra “gognata autonomia, e a volte, bisogna volerlo risolvere. E poi, a parte le difficoltà psicologiche, i limitidi ciascuno di noi, la scarsa informazione, esiste, la grande difficoltà di comprendere la reale portata di certe tecnologie, la grande fatica per acquisire le competenze necessarie. Tutti ostacoli reali d non sottovalutare: insomma la lotta è ardua ma una grande motivazione, la soddisfazione di godere il frutto dei piccoli risultati conseguiti quatidianamente, ci rendono più forti e desiderosi di poocedere oltre.

IL TEATRO ON AIR “ACCESSIBILE” CHE SI AFFIDA SOLO ALLA PAROLA.

Da ” Redattore Sociale del 02-01-2019″.

Nessuna scenografia, nessun costume, un cartellone compostointeramente da spettacoli di lettura: è Teatro on air, il teatro pensato per chi, di solito, a teatro non riesce ad andare. Il pubblico potrà essere presente in sala o seguire gli spettacoli tramite la web radio dell’Istituto dei Ciechi di Bologna.

MASSA MARITTIMA. Portare il teatro alle persone che hanno difficoltà a raggiungerlo: persone cieche, con disabilità, malate e anziane. Un’intera stagione teatrale accessibile che rinuncia alla scenografia, ai costumi, alle azioni e si affida solo alla parola. Si chiama Teatro on air e il suo cartellone è composto interamente da spettacoli di lettura. Tutti gli appuntamenti andranno in scena all’ex Convento delle Clarisse di Massa Marittima: il pubblico potrà essere presente in sala, ma potrà seguire gli spettacoli anche online in diretta, gratuitamente, tramite la web radio dell’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza.

Teatro on air prenderà il via il 9 febbraio per concludersi il 4 maggio. Parte del cartellone è in via di definizione, ma alcune date sono già state confermate. Il giorno del debutto Giuseppe Cederna porterà in scena “Odisseo il migrante”; il 9 marzo Paolo Sassanelli reciterà il “Grande inquisitore di Dostoevskij”; Ivano Marescotti il 30 marzo sarà sul palco con “L’uomo nell’astuccio di Cechov”; il 4 maggio, la serata conclusiva, sarà la volta di “Parole note live”, con Giancarlo Cattaneo e Maurizio Rossato di Radio Capital.
“Sono tutti spettacoli di qualità, scelti e concordati con gli interpreti per poter essere fruiti in questo modo – spiega Massimiliano Gracili dell’associazione grossetana Liber Pater, direttore artistico di Teatro on air –. La fruizione dal vivo sarà identica a quella per radio: vogliamo contribuire allo sviluppo culturale di un territorio e compiere un atto di generosità a favore della collettività, dei giovani e delle persone meno fortunate. Non è stato un percorso semplice, abbiamo incontrato tanti problemi: la Siae, per esempio, non prevedeva norme per regolare iniziative di questo tipo”.

È possibile sostenere il progetto partecipando alla campagna di crowdfunding lanciata per l’occasione: “Mi chiamo Sonia e ho 53 anni – si legge nella presentazione –. Sono cieca, amo il teatro e le storie. Mi piacciono talmente tanto che, nonostante la mia cecità, faccio parte di una compagnia di teatro amatoriale”. Sonia è Sonia Lenzi, membro da anni di Liber Pater. “Andare a teatro, raggiungerlo fisicamente, per quelli come me è molto difficile, spesso impossibile, e quando riesco ad andarci ho bisogno di qualcuno che mi descriva e spieghi ciò che sta avvenendo. L’accesso alla cultura per moltissime persone non è affatto facile: così abbiamo deciso di provare a realizzare una stagione teatrale che colmasse almeno in parte la disuguaglianza che c’è tra chi può muoversi autonomamente e chi non può”. Liber Pater da anni propone letture ad alta voce, lo scorso aprile ha realizzato Parole e voci, festival di lettura scenica: “Collaborare con una persona cie ca, imparare a conoscerne le necessità, è stato fondamentale per convincerci a lavorare in questa direzione. Il suo apporto è stato innegabilmente importante”.

Il progetto, realizzato da Liber Pater con la cooperativa Arcobaleno e il sostegno del Comune di Massa Marittima, è frutto della collaborazione tra Unione italiana ciechi e ipovedenti, Lega italiana lotta alla distrofia muscolare, Anmil e Favo, la Federazione Italiana delle associazioni di volontariato in oncologia. (Ambra Notari)



A RICORDO DI UN BEL MOMENTO CULTURALE, SUL BUIO E LA LUCe.

Lo scorso 27 dicembre, praticamente lo scorso anno, ho partecipato ad un momento di festa organizzato dall’associazione Colibrì. Si è trattato di un momento di scambio di frammenti di letture che ciascuno ha proposto sul tema del buio e della luce: seguito da un ottimo rinfresco. Ho avuto modo di leggere, nella circostanza, un minuscolo frammento tratto da un libro di uno scrittore non vedente che conosco. L’autore Roberto Turolla in questo libro “I racconti del buio”, ambienta i suoi racconti al buio appunto, dove i colori, con hanno una valenza così determinante come il resto della letteratura. Mi piace lasciare in questa circostanza alcune parole della sua postfazione.

“Gran parte delle persone vedenti forse non ha mai nemmeno immaginato che cosa voglia dire per un non vedente scrivere narrativa. Eppure credo sia davvero importante che se ne parli, affinché le disabilità escano dal recinto delle forme difettose e vengano invece percepite e trasformate in abilità precise, regolate da tecniche proprie. In questo modo i normodotati possono superare un’involontaria o pigra modalità pietistica di rapporto col disabile ed entrare in una piena e completa parità, seppure su territori diversi.
In sostanza è soltanto la conoscenza profonda del mondo dell’altro che cancella, azzera e annulla le distanze, perché se il vedente entra in profondità in relazione con il mio meccanismo compositivo e per così dire osserva la mia mente che si muove alla ricerca di parole che non posso marcare con l’etichetta visiva capirà che, semplicemente, funziono in un modo diverso dal suo, che sono una persona con caratteristiche proprie, anche se diverse dalle sue. In questo modo sparirà ogni forma di pietismo. Molte persone rispetto alla disabilità adottano comportamenti pietistici in buona fede, soltanto perché non hanno strumenti per comprendere che vi sono abilità altre dalle proprie, quindi non sanno come intercettare quel problema che il disabile segnala. Se invece le persone vengono messe al corrente del meccanismo, del motore operativo di un disabile si rendono conto che è semplicemente un altro motore, non che manca il motore”.

IL MIO PERSONALE 2018

La vita prende, la vita dà. Un inizio funesto: la scomparsa di 2 zii a distanza di 20 ore l’uno dall’altro, il doppio funerale dove la realtà è riuscita ad avere più fantasia di uno scrittore di gialli: doppio carro funebre, 2 bare allineate. La lunga e cupa lotta con le banche, la pazienza messa a dura prova per la burocrazia, la fatica dei viaggi, la responsabilità delle decisioni da prendere. La difficoltà di mantenere tutti gli impegni, nonostante tutto. Ma alla fine, la determinazione paga e si esce.
Decisamente più interessante la mia attività sui social. Mi ero ripromesso di abitare in modo più costruttivo i vari youtube, facebook e simili. L’attività di youtube mi ha portato ad un considerevole aumento degli iscritti al mio canale, ora 675, a 22000 visualizzazioni, ad una serie di video che mi hanno sostanzialmente fatto crescere e conoscere diverse persone. Verso fine anno ho voluto cimentarmi con il blog per alzare l’asticella dei contenuti ed essere autonomo. Il blog è proprio diverso: scrivi, forse più per te, hai meno persone disposte a leggere ma, quelli che lo fanno sono più partecipi, più interessati e sicuramente meno distratti.
Ho letto diversi libri tecnici: sul funzionamento dei social, ma anche libri in varie lingue che, almeno per l’inglese e lo spagnolo ora padroneggio meglio. Anche i romanzi d’autore hanno popolato le mie giornate.
Ho partecipato ad alcuni eventi culturalmente rilevanti dove ho potuto giocare alcuni ruoli e sperimentare. Dal laboratorio al buio del gusto ad Assisi, alla condivisione di frammenti di lettura di pochi giorni fa. Dalla partecipazione ad un concerto in veste giocosa di cameramen (decisamente inusuale per un non vedente), alle riprese video in occasione di una cena carica di solidarietà nella sede della Protezione Civile.
Ho finalmente potuto vivere serenamente le ferie sognate nel Trentino ritemprandomi con la mia famiglia che, mai come quest’anno ha rappresentato il mio fulcro dal quale partire e verso il quale arrivare.
Insomma, un anno vivo, intenso, carico di cose e persone; Una rivalsa della vita, degno sempre di essere vissuto al massimo delle possibilità. Nessun rimpianto quindi e una rinnovata voglia di esserci, di giocare, di soddisfare la mia curiosità innata. Un sincero augurio a tutti, tutti, di sentirsi sempre desiderosi di vivere, di credere e di crederci.