MI PRESENTO

Ciao! Sono lieto di fare la tua conoscenza, mi auguro che questo blog ti incuriosisca almeno un po’. E’ facile dedurre, magari dalle immagini e dai video che saranno pubblicati, che sono non vedente; considero la comunicazione un valore aggiunto tra le persone, che devono prima di tutto comprendersi.

L’informatica è stata per me una passione coltivata al punto che ho abbandonato le velleità giuridiche, e ora divora il mio tempo. Si fa molta fatica ad aggiornarsi data la folle velocità delle innovazioni e si fa ancora più fatica ad utilizzare la tecnologia per dare più autonomia, occasioni di socializzazione e migliore qualità della vita.

Con questo scopo, ho aperto il mio canale youtube,  la mia pagina facebook  nei quali, partendo dalla mia realtà di fruitore di tecnologia, cerco di dare informazioni utili. Tecnologia ma non solo: anche opinioni, tutorial che possano aprirmi al dialogo e allo scambio di esperienze con tutti.

Opero anche all’interno dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sia per un debito di riconoscenza che per dare supporto a chiunque ne avesse bisogno.

Sono anche  su Instagram!

Il mammut Itunes va in pensione.

Ebbene si, io brinderei: questo mostro attraverso il quale Apple ci faceva scaricare musica, vedere video, ascoltare podcast e sincronizzare i nostri iphones e iphod, viene mandato in quiescenza.

Itunes, questa piovra, è stato il mio incubo per anni, dovendoci lottare con la sua inaccessibilità che costringeva a manovre complicate, tanto da lasciarlo sul pc utilizzandolo il meno possibile e ricorrendo a drobbox, google drive e altre possibilità. Riporto un frammento tratto dal Corriere della Sera.

“In una sorta di edipica uccisione del padre, Apple fa fuori iTunes, uno dei software più noti della storia dell’informatica, scaricato e installato miliardi di volte su Mac e pc, che in gennaio aveva appena compiuto 18 anni. iTunes è una delle idee di Steve Jobs, un’architrave del successo della musica digitale. All’inizio di questo secolo era l’insostituibile compendio dell’iPod e quando nel 2003 nacque l’iTunes Music Store (e arrivò la versione per i pc Windows) il quadro fu completo. Attraverso quell’unico software si potevano acquistare singoli e album, scaricarli sul computer, organizzarli in playlist e trasferirli sull’iPod per ascoltarli anche fuori casa. iTunes negli anni era diventato però un software ingombrante, elefantiaco, mal sopportato da molti utenti. Non era più al passo con i tempi: l’arrivo del cloud, ad esempio, aveva reso superflua la sincronizzazione degli iPhone e degli iPad con iTunes. In un’epoca in cui l’ascolto di musica in streaming ha messo in un angolo non solo i supporti fisici come il cd ma anche il download dei brani, Apple ha deciso di tagliare i ponti con il passato. iTunes sparirà dai computer, per lasciar posto a tre applicazioni: una per la musica, una per i video (serie e programmi tv, film), una per i podcast. L’annuncio è arrivato alla Wwdc, la conferenza per gli sviluppatori software della Mela cominciata ieri a San Jose, California. Tim Cook e gli altri manager Apple hanno illustrato le novità per ogni piattaforma. Le app e i servizi sono sempre più centrali per la casa di Cupertino, con la frenata del mercato degli smartphone (10 milioni di iPhone in meno, anno su anno, nel primo trimestre 2019, dati Gartner) e la guerra commerciale Usa-Cina che agita il settore hi-tech. Tra le novità c’è iOS 13, il sistema per iPhone che arriverà in autunno. A livello estetico ha un’interfaccia grafica scura (Dark Mode), che allunga l’autonomia e affatica meno la vista. Molta attenzione alla privacy: iOS 13 avviserà se un’app sta tenendo traccia della nostra posizione in modo nascosto. L’iPad avrà una sua piattaforma, iPadOs, che permetterà di usare i tablet in maniera più simile a un notebook. Infine, sul fronte dei dispositivi, ecco il potentissimo Mac Pro con un nuovo monitor da 32 pollici. Il tutto in attesa dei servizi al debutto dall’autunno: da Apple Tv+, che farà concorrenza a Netflix, ad Apple Arcade dedicato ai videogiochi fino a Apple News+ per le notizie.

Auguriamoci a questo punto, in attesa che a Cupertino capiscano che una apertura consentendo di trasferire contenuti semplicemente collegando gli apparati ai nostri pc sarebbe auspicabile, ma cosa lo dico a fare, confidiamo almeno in 3 applicativi più snelli e accessibili.

La tecnologia per le persone, non il contrario.

Riporto un articolo da “Superando”, che trovo interessante fin dal titolo.

Come garantire che le nuove tecnologie, in continua evoluzione, siano anche accessibili, oltre ad evitare ulteriori potenziali rischi derivanti dalle stesse? A tale tema l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, sta dedicando una serie di preziosi documenti, dai quali emerge come il principio guida debba essere il design inclusivo, alla base di tutti i prodotti e servizi, con il costante coinvolgimento delle stesse persone con disabilità.

La tecnologia per le persone, non il contrario: è stato questo il motto della Global Accessibility Awareness Day, la Giornata Mondiale dell’Accessibilita del 16 maggio scorso, evento voluto principalmente per sensibilizzare tutti coloro che si occupano di tecnologie digitali sui temi dell’accessibilità e dell’inclusività.
In tale occasione, l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha reso pubblico il rapporto curato dai propri esperti di accessibilità e tecnologia, intitolato Plug and Pray? (letteralmente “Collega e prega?”), ovvero Una prospettiva per la disabilità su hhintelligenza artificiale, processi decisionali automatizzati e tecnologie emergenti (disponibile in lingua inglese a questo link).

Nella recente Direttiva dell’Unione Europea nota come European Disability Act o Euhropean Accessibility Act, si parla di accessibilità a largo raggio: treni, viaggi aerei, siti web pubblici, banche, e-commerce ecc. Con tale provvedimento, infatti, l’Unione Europea ha inteso fare pressione per regole e leggi coerenti e omogenee sull’accessibilità, più ambiziose di quelle vigenti in diversi Stati Membri.
E tuttavia, sebbene molti dei Fondi Europei non possano essere utilizzati per finanziare infrastrutture o progetti che non tengano conto dell’accessibilità per le persone con disabilità, resta ancora tanto da fare, rispetto alla continua evoluzione delle nuove tecnologie, sempre più presenti nelle nostre vite.
Oggi assistiamo quasi quotidianamente a nuove scoperte tecnologiche legate all’intelligenza artificiale, ad assistenti virtuali, alla cosiddetta “realtà aumentata”, alla robotica, agli ambienti intelligenti e così via. L’EDF, quindi, ha voluto esaminare l’impatto di queste tecnologie emergenti sulle vite di persone con disabilità, pubblicando nel proprio sito un vero e proprio “pacchetto” di documenti, ovvero:
° Un testo introduttivo di Shadi Abou-Zahra, esperto di strategie e tecnologie per l’accessibilità per il W3C (World Wide Web Consortium), il Consorzio Internazionale degli Standard del Web.
° Una presentazione del già citato rapporto Plug and Pray? (Una prospettiva di disabilità sull’intelligenza artificiale, il processo decisionale automatizzato e le tecnologie emergenti).
° Un webinar (seminario in rete) sul nuovo standard Design for All (“Progettazione per tutti”).
° Una video intervista del coordinatore politico del Forum, Alejandro Moledo, ad AXSChat, una community online aperta dedicata all’accessibilità.
Prossimamente, inoltre, è prevista anche una pubblicazione speciale, con la valutazione del Forum sull’European Disability Act e sui piani necessari a sostenerne l’implementazione.

Ma entriamo nel merito di quanto spiegato da Shadi Abou-Zahra. «Devo ammettere – scrive – che amo la tecnologia e le opportunità che offre a molte persone. Essendo tetraplegico, con problemi sia alle braccia che alle gambe, ho potuto completare la scuola e in seguito l’università con l’aiuto del computer portatile. Mi ha permesso, infatti, di prendere appunti, scrivere i compiti e organizzarmi in modalità impossibili per me con carta e penna. I progressi derivanti dal riconoscimento vocale e da quello dell’immagine, dalla connettività internet e dalla potenza di calcolo sono mozzafiato. È incredibile pensare che il cellulare nella mia piccola tasca sia di gran lunga superiore al mio ingombrante laptop che utilizzavo a scuola, e che sia anche notevolmente più economico. E tuttavia, nonostante le opportunità offerte dalla tecnologia, dobbiamo anche riconoscere e affrontare le numerose sfide e i rischi che pone. Ad esempio, con tutti i sistemi di pagamento contactless [“senza contatto”, N.d.R.] e con gli sportelli automatici (ATM), basta un terminale montato leggermente troppo alto per tenermi bloccato all’interno del parcheggio fino a quando non riesco a pagare il mio biglietto. Questo non accadeva quando i parcheggi erano gestiti da personale “umano”. Non mi si fraintenda: non sono contrario ai progressi tecnologici, chiedo solo che il terminale sia montato all’altezza appropriata, per rendere la tecnologia utilizzabile anche da me».

A quanto scrive Shadi Abou-Zahra, va aggiunto anche che i dispositivi di pagamento POS, se mancanti di tastiera fisica e provvisti solo di un sistema touchscreen non vocalizzato, costituiscono una barriera per un cieco, che deve necessariamente dettare il proprio codice PIN a qualcuno per effettuare il pagamento!

«Se da un lato la tecnologia si evolve alla velocità della luce – prosegue l’esperto dell’EDF – vediamo anche che le opportunità e le sfide si moltiplicano: Un mio amico non vedente che viaggiava da solo per affari ha recentemente testato una App mobile che utilizza tecniche di intelligenza artificiale per riconoscere oggetti e testo con la telecamera e l’ha usata per orientarsi in un albergo in cui era appena arrivato. La App gli ha spiegato la collocazione dei corridoi e ha letto i numeri delle porte sui cartelli in modo che potesse trovare in autonomia la propria stanza. Ciò è incredibile, considerando anche che la diffusione e l’uso tradizionale dell’intelligenza artificiale sono solo alle fasi iniziali. E tuttavia, il fatto che il mio amico stia utilizzando questa App è un’indicazione per il distributore della stessa, per il fornitore del sistema operativo e potenzialmente anche per l’operatore di telefonia mobile, che lui è cieco. In altre parole, non ci rendiamo conto che lasciamo sempre maggiori informazioni personali quando usiamo le nuove tecnologie e non è sempre chiaro come questi dati vengano utilizzati oggi e domani. Con l’intelligenza artificiale che permea i processi decisionali, questa è una minaccia vera e imminente: ad esempio, poiché molte persone con disabilità sono attualmente disoccupate, un sistema di apprendimento automatico (machine-learning) potrebbe erroneamente concludere che il mio amico è meno adatto al lavoro perché ha anche una disabilità».

Qual è dunque il tema comune agli esempi esposti da Shadi Abou-Zahra e come possiamo garantire che la tecnologia sia accessibile?
Nel suo impegno in àmbito di e-accessibility, il Forum Europeo sulla Disabilità afferma che:
° I prodotti e i servizi possono essere accessibili soltanto coinvolgendo persone con disabilità. La mancanza di consapevolezza e la mancanza di coinvolgimento degli utenti finali durante i processi di progettazione e sviluppo costituiscono infatti delle barriere.
° I gruppi di lavoro che si occupano di nuove tecnologie non sono abbastanza diversificati; l’industria, cioè, deve assicurare che i propri team riflettano la diversità della popolazione generale.
° L’accessibilità e i principi del design universale dovrebbero far parte dei programmi di studio in ambito di formazione di design, informatica, esperienza dell’utente e altri argomenti correlati.
° Le organizzazioni di persone con disabilità e quelle che si occupano di diritti digitali devono lavorare insieme.

In conclusione, si può dire che per evitare errori come un terminale montato in modo errato, un POS non accessibile o un sistema di assunzioni basato sul machine-learning che arrivi a conclusioni erronee, il design inclusivo deve diventare il principio guida affinché la tecnologia non sia più una questione di Plug and Pray?, ovvero “attacca la spina e prega (che sia accessibile)”, come usa provocatoriamente l’EDF nel titolo del proprio rapporto, bensì di Plug and Play, vale a dire semplicemente “attacca la spina e usa (senza problemi)”!

Alessandria scolpita: riproduzioni da toccare.

[wpvideo SMlMyK51 ]placeholder://L’11 maggio sono stato invitato ad “alessandria scolpita”, per toccare 4 riproduzioni di statue lignee dell’arte sacra del 500 alessandrino.

Si trattava di riproduzioni eseguite con la stampante 3 d, ma la particolarità consiste nel materiale: una resina che, assicurando una definizione maggiore, garantisce una piacevolezza al tocco, nonchè una percezione migliore dei particolari.

Telegram finalmente accessibile anche ai non vedenti.

Non è una notizia così rilevante in quanto riguarda una esigua minoranza di persone, ma testimonia una inversione di rotta importante: sensibilità o esigenze commerciali? Dal 27 febbraio comunque, telegram è parzialmente accessibile ai non vedenti. Come noto, gli sviluppatori russi di telegram, hanno da sempre ignorato tutti gli appelli, le petizioni per rendere accessibile la loro app. Così, alcuni sviluppatori iraniani avevano creato Telelight solo per android per il fatto che in quei paesi telegram è ancora più utilizzata che da noi. Di fatto, telegram ha innumerevoli funzioni che lo rendono unico e molto più performante di whats app. Ancora non si possono utilizzare a pieno tutte le funzioni ma, la strada è aperta.
Ma cos’è telegram e cosa può fare di più e di meglio rispetto a whats app?
Telegram è una app multipiattaforma che funziona per android, ios e windows. E’ una seria concorrente di messenger e whats app con diverse possibilità che solo ora whats app cerca di emulare. Si tratta di una via di mezzo tra messaggeria immediata e un social network, già utilizzata da milioni di persone.
Ma cosa si può fare con Telegram che non si può con whats app?

  • La qualità delle conversazioni telefoniche, grazie ad un particolare algoritmo, è indubbiamente superiore,
  • si possono inviare chat segrete, messaggi foto e video che si autodistruggono dopo un certo tempo, con buona pace di fidanzati e fidanzate,
  • da tempo si possono inviare allegati: doc, txt, pdf eccetera,
  • i canali sono delle chat pubbliche tematiche divisi per argomento,
  • recentemente sono stati integrati i Bot: una sorta di applicativi programmati per rispondere a quesiti specifici, si possono chiedere così orari di apertura dei cinema, voli aerei, e molto altro.
    Si possono avere più account e sempre nuove funzioni vengono implementate.

Il Braille al microscopio: parte terza.Ma prima del Braille?

Oggi è il giorno del metodo di lettura e scrittura per non vedenti: il Braille. Ma prima, come si o non si scriveva, leggeva, si o non si istruivano i non vedenti.

Per molti secoli, il conciliare lettura e scrittura per ciechi, in un unico sistema, sembrava un ostacolo insormontabile e senza soluzione. Già nell’antichità si considerava l’immagine mentale del reale, quella percepita attraverso la vista. Le scritture erano una interpretazione grafica di linguaggi dei segni che rappresentavano visivamente oggetti o situazioni. L’associazione della scrittura coi simboli visibili, per millenni, ha escluso il cieco dal produrre delle sue scritture, nonostante il mito ci parli di ciechi poeti ed indovini e la storia ricordi ciechi valenti in matematica e musica. Pertanto la comunicazione tra ciechi o tra ciechi e vedenti, era per via orale o affidata alla scrittura di vedenti. Questa è una delle ragioni per cui non ci sono scritti vergati e tramandati da persone non vedenti. Passarono dei millenni prima che il problema della rappresentazione scritta, basata su rappresentazioni grafiche con metodi e codici fondati su altra percezione sensoriale diversa dalla vista, trovasse sperimentatori per una soluzione valida. Tra i diversi ricercatori, il gesuita, matematico e naturalista italiano, Francesco Lana de Terzi (1631-1687), che ideò un sistema con un codice che non si fondava sulla riproduzione in rilievo delle lettere dei vedenti, ma su un suo particolare alfabeto tattile che, purtroppo, il suo ideatore non comprese che il tatto riconosce meglio il punto della linea.

Un altro tipo di risposta al problema, venne daltipografo francese Pierre Morreau, il quale ideò, nel 1640, un suo sistema basatosulla lettura con caratteri mobili. Le varie proposte solutive e la crescentecoscienza verso i più deboli, ci porta nella Francia della seconda metà delSettecento, periodo nel quale la società è all’alba di importanti cambiamenti. Inquel periodo si erano avuti dei movimenti pedagogici in favore dei sordomuti,ed in misura minore in favore dei ciechi. Intorno al 1780, a Parigi, viveva Valentin Haüy, direttore dell’Istituto dei Ciechi, pare che rimase colpito dadei ciechi suonatori ambulanti, vestiti in modo ridicolo per divertire ilpubblico. Fu molto impressionato da come i ciechi riconoscessero al tatto lemonete date loro in elemosina. Da questa osservazione Valentin Haüy intuì chese i ciechi distinguevano le monete col tatto, avrebbero potuto farlo anche conle lettere dell’alfabeto. Tradusse in pratica l’idea, mise a punto e sperimentòcon successo un sistema tattile, basato su delle lastre metalliche, sulle qualierano incisi i caratteri che poi venivano impressi su fogli di carta inumidita.Era un sistema di lettura per ciechi, a segni orizzontali. I libri stampati conquesto sistema erano grandi e pesanti, lunghi 60 centimetri eciascuno pesava più di 6 o 7 chilogrammi.

Nel 1786, orgoglioso della sua scoperta, Haüyintrodusse alla Corte di Luigi XVI i primi ciechi capaci di leggere, ma il Renon mostrò grande interesse. Nel 1787, sempre a Parigi, fu pubblicato il primolibro con questa tecnica, una pubblicazione che sintetizzava le teorie diValentin Haüy sull’educazione dei ciechi, con le quali sosteneva che letecniche ed i metodi educativi per i ciechi dovevano essere analoghi a quelliper i vedenti. Qualche anno dopo, nel 1791, la Costituente Francese dimostrògrande interesse e fondò l’Istituto dei Giovani Ciechi a Parigi. Però non tuttoandò bene per Valentin Haüy, ebbe situazioni e sorti non sempre favorevoli e lascuola venne chiusa. La scuola e le sorti di Haüy ebbero un andamento ed esiti,per certi versi, simili a quelli della Rivoluzione Francese. Al sistema diValentin Haüy va riconosciuto il merito d’aver cambiato la situazione che finoa quel tempo relegava il cieco al ruolo di assistito, portandolo a quello disoggetto di educazione. Come detto, era un’epoca in cui, sia nella stessaFrancia, sia in altri Paesi, cresceva l’attenzione per l’uguaglianza e spiegail motivo perchè ciò avvenga proprio in quel periodo, in cui avviene anche ilcambiamento del concetto di cecità che per lungo tempo aveva relegato il nonvedente in condizione di subumanità, principalmente dovuta alla preclusione all’accessoall’istruzione. Quindi la mancanza di cultura ed il pregiudizio nonriconoscevano al cieco parità di pieni diritti, e di doveri, come cittadinocapace di intendere e volere. Sempre in quell’epoca, furono fondate scuole diistruzione, educazione e preparazione professionale dei non vedenti, oltre chenella predetta Francia, anche in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda,Italia, Stati Uniti ed altri Paesi. Infine, sempre riferito all’epoca, nellasocietà avveniva una trasformazione che, da agricola, andava versol’industrializzazione (1780, James Watt inventa la macchina a vapore). Ilfattore lavoro investiva anche il cieco che, fino ad allora, poteva lavorarenei campi o nell’artigianato minore. Al lavoratore si richiedeva una crescenteprestazione fisica e sensoriale e pertanto ciò escludeva gli inabili. Torniamoalla ricerca di metodi; dopo quello di Haüy seguì quello dell’austriaco Johann Wilhelm Klein (1765-1848), il quale insegnava a Vienna il metodo inventato daHaüy e scoprì che il tatto è più stimolato dalla scrittura a puntini che daquella a tratto unico.

Un altro sistema, alquanto ingegnoso e basatosulla rappresentazione in rilievo con dei puntini, è quello dell’italiano Luigi Ballù e rappresentava un primo passo verso la scrittura da parte deiciechi. Il sistema di Ballù “riproduce” i caratteri del nero con una serie di puntiniin rilievo. Questa tecnica, anche se apprezzabile per la tattilità dei puntinie la leggibilità da parte del vedente, era di una certa complessitàrealizzativa da parte del cieco e comportava un dispendio notevole di carta edi tempo per scriverlo.

Sul sistema ideato da Ballù ci soffermiamo un po’in quanto merita qualche attenzione. Basato sulla giusta intuizione che ilpunto fosse più riconoscibile dell tratto, permetteva anch’esso, come per ilBraille, una forma di scrittura da parte dei ciechi ed una lettura sia da partedei vedenti, sia dei non vedenti. Purtroppo, presentava alcuni svantaggi,rispetto al Braille: non era semplice ed il numero elevato dei puntini non lo rendevafacile alla lettura tattile. Di seguito alcune immagini di scrittura Ballù,ormai una rarità, realizzate ai nostri giorni dal prof. Domenico

Scrittura Ballù.
Scrittura Ballù, altro esempio.

Ravizza per questa pubblicazione.

Il Braille al microscopio: parte seconda. Flessibile e futuribile.

Dunque questi limiti della soglia percettiva del Braille, sono davvero invalicabili? Pare proprio di si; tenendo conto dei limiti invalicabili della soglia percettiva del tatto, Louis Braille, proprio perché si era avvalso della sua esperienza personale di non vedente insegnante di musica, aveva potuto definire con precisione le dimensioni dei caratteri del proprio sistema, tanto che non hanno ottenuto significativi successi tutti i tentativi di utilizzare caratteri con dimensioni ridotte. Mi è capitato tra le mani un tentativo giapponese di produrre scrittura con caratteri più contenuti che pregiudicavano notevolmente la comprensione e la velocità; Un altro esempio eclatante era la moneta delle vecchie 500 lire, lo ricordate? che la zecca aveva prodotto stampando la cifra con spazi talmente ridotti tra i puntini, che la comprensione era proprio compromessa. Dunque, la soglia percettiva tattile presenta limiti davvero invalicabili e la riduzione dello spazio e del volume deve passare da altre strade che vedremo.

In secondo luogo, vanno segnalate la semplicità e la razionalità del sistema, costituito dalle sessantaquattro combinazioni di sei punti, (compreso lo spazio vuoto). I punti sono organizzati in serie ricorrenti, in modo tanto razionale, da consentire ad un adulto di apprenderlo facilmente in poche ore.Braille.

Le lettere base sono 10, che vanno dalla a alla j, e possono essere facilmente memorizzate. Le seconde 10 lettere, dalla k alla t, sono la risultante delle prime 10 con l’aggiunta di un puntino in basso a destra. I segni di interpunzione, punto, virgola eccetera, sono le stesse 10 lettere spostate in basso sul casellino. Altri segni li otterremo con le solite 10 lettere con l’aggiunta dei due puntini in basso, mentre i numeri sono le ormai proverbiali 10 lettere precedute da un segno convenzionale chiamato Segnanumero. Queste 10 magiche combinazioni le utilizziamo anche per produrre musica, sostituendo il pentagramma. È tuttavia possibile, mediante l’unione di più segni, ottenere un numero anche più elevato di simboli, particolarmente utili per la trascrizione della musica, della matematica e delle scienze.
Ma le caratteristiche straordinarie del metodo Braille non finiscono ancora qui. Il sistema risulta estremamente duttile e flessibile, tanto che, con i soliti sei punti, ricorrendo a piccoli accorgimenti, i ciechi hanno la possibilità di leggere e di scrivere tutti i testi di loro interesse. Lingue antiche e moderne, le lingue slave, l’arabo, il cinese (i ciechi cinesi, per scrivere in braille, hanno sostituito gli ideogrammi con una scrittura fonetica, così come gli arabi e i russi).
Ma la grande sorpresa è rappresentata dal fatto che il Braille ha superato a pieni voti la sfida dell’informatica che, lungi dal decretarne la sua morte definitiva come era previsto da molti esperti pedagogisti e tiflologi, lo potenzia e ne riduce drasticamente i suoi limiti. Questo passaggio è importante al punto che sarà l’oggetto di un prossimo articolo.

La nuova Sala blu 2 + al servizio dei disabili.

Da:Giornale UICI

Disabilità, ecco la nuova app Salablu+:l’ausilio 2.0!

di Lorenzo Imperiale

La nuova Applicazione sarà dedicata allepersone con disabilità o ridotta mobilità (anche temporanea) che viaggiano intreno: dall’ausilio interattivo a quello pratico, ecco tutte le novità di“Salablu+”.

“Salablu+” (letta “Sala Blu Plus”) è lanuova app di RFI che consentirà di prenotare i servizi di assistenza della SalaBlu con maggiore semplicità e risparmio di tempo, dando la possibilitàall’utente di accedere anche a servizi aggiuntivi.

Richiedere e prenotare assistenzacomodamente dal proprio smartphone dunque, da oggi non è più utopia: questosarà infatti l’obiettivo di questa nuova applicazione, presentata alla stazioneTermini di Roma dall’ad e dg di RFI, Maurizio Gentile, da Simona Cristofari,Responsabile Servizi alla Clientela di RFI, da Carmela Apice, Project managerpresso RFI Rete ferroviaria Italiana e da Roberto Spina, Responsabile eDirettore ADR. Come spettatori interessati, erano presenti alla conferenzastampa di presentazione anche Annita Ventura, Consigliere Nazionale dell’UnioneItaliana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Roma e Salvatore Romano, DirettoreGenerale della medesima Onlus.

Questo nuovo servizio 2.0 permetterà atutti gli utenti disabili o con mobilità precaria che ne usufruiranno, dicostruire il proprio viaggio in maniera semplice, intuitiva ed immediata,consultando in tempo reale i tabelloni degli orari di partenza e arrivo diqualsiasi stazione, di ricevere notifiche riguardo il proprio itinerario e dicontattare un operatore di Sala Blu per un servizio di assistenza di qualsiasitipo. Quest’ultimo è inoltre arricchito con la nuova funzionalità web-chatdedicata alle persone con disabilità uditiva. L’Applicazione quindi,certificata ASPHI (Tecnologie Digitali per migliorare la qualità di vita dellepersone con disabilità), assisterà gli utenti in tutte le fasi del viaggio,dalla preparazione all’arrivo in stazione, passando al trasporto a bordo deltreno.

Ha spiegato Gentile: “È possibileeffettuare la prenotazione anche 1 ora prima. Tanta l’attenzione verso l’utentequanto la cura della scelta del personale delle imprese appaltatrici cheeseguono l’azione fisica dell’accompagnamento al treno. Stiamo anche pensando adelle forme meno impegnative come delle rampe che sto facendo progettare dallanostra direzione tecnica per rendere ancora più semplice e più immediata lapossibilità di muoversi. Stiamo inoltre effettuando un massiccio investimentoper quanto riguarda un ulteriore abbattimento delle barriere architettoniche,perché sia la possibilità di muoversi liberamente nella stazione che averebisogno di un’assistenza specifica, devono essere elementi che qualificano ilnostro servizio ed elementi che vengono incontro al cliente. Questa nuova appservirà proprio ad allargare questa possibilità di accesso, che ritengo unodegli elementi che avvicinerà ancora di più il cittadino ad un servizioferroviario di qualità”.

È intervenuta poi Simona Cristofari,Responsabile Servizi alla Clientela di RFI: “Oggi abbiamo inserito un nuovotassello molto importante, che è quello della frontiera dell’accessibilitàdigitale, sapendo che questo non è un tema non così scontato. Passiamo quindidal viaggio virtuale del nostro utente con disabilità al viaggio fisico,passando dal luogo storico della “Sala Blu” a quello digitaledell’applicazione, senza più vincoli di fasce orarie per prenotare i bigliettidi viaggio. I tempi dell’app erano quindi maturi e, grazie anche all’aiuto deivostri betataster delle vostre associazioni, abbiamo potuto realizzarla,venendo sempre incontro alle esigenze degli utenti e migliorandola”.

L’ingegnere Apice ha poi spiegato lefunzionalità dell’app nel dettaglio: “L’app “Salablu+” si pone come unassistente virtuale che accompagna il passeggero durante tutte le fasi del suoviaggio, come se fosse un’estensione della “Sala Blu”. Vi si può accedere conle stesse credenziali con le quali è possibile entrare nel sito “Sala BluOnline”, e si presenta con una Homepage semplice ed intuitiva con solamente 6box principali: “Nuova richiesta di assistenza”, “Viaggi in autonomia”,Tabelloni orari”, “Stazioni”, “I miei viaggi” e “Altro”. “Attraverso ilservizio “Nuova richiesta di assistenza” l’utente può chiedere un servizio alle“Sale Blu” e questa richiesta viene presa in carico in tempo reale daglioperatori. Ci sono casi in cui il passeggero viaggia in autonomia: in questicasi, l’utente può comunque pianificare il suo viaggio e attraverso lafunzionalità “Viaggi in autonomia”, specificando le stazioni di partenza e diarrivo, può seguire l’andamento del suo treno. C’è poi la possibilità divisionare il tabellone orari e l’elenco delle stazioni, alle quali sono poi legatetutte le info riguardanti l’accessibilità. Il pulsante “I miei viaggi” invece èriepilogativo: qui troverete l’elenco di tutti i viaggi che avete prenotatoattraverso la “Sala Blu” e anche attraverso “Viaggi in autonomia”, con lapossibilità anche di richiedere un contatto con un assistente della Sala. Lasezione “Altro” infine propone l’informativa della privacy ed un tutorial”. Haconcluso poi Apice: “Quest’app è integrata con gli strumenti nativi dei nostridevice: ad esempio, se noi abbiamo attivato la funzionalità “voice over”, l’appsarà in grado di leggere in “voice over”, così anche il non vedente potrà avereaccessibilità a tutte le informazioni presenti nell’app.

È nuovamente intervenuta Simona Cristofaririguardo i non udenti: “Questo fatto ci è stato segnalato dalle persone condisabilità uditive, le quali non avevano le stesse opportunità degli altriviaggiatori nell’interagire con le Sale Blu. Abbiamo quindi ufficializzato ilcanale chat di “Sala Blu Online”, il quale permette di chattare in tempo realecon assistenti di “Sala Blu”, dando la possibilità ai non udenti di chiedere lecose che tutti gli altri possono chiedere via telefono”.

Ha concluso poi la conferenza stampa ildottor Spina di Aeroporti di Roma: “Mi fa molto piacere far parte di questoprogetto. Siamo così in grado i offrire un servizio che facilitil’attraversamento dell’aeroporto, affiancato da un collegamento ferroviarioefficiente, integrato alla strutta aeroportuale. L’obiettivo adesso è quello dipromuoverne la fruizione affinché molte più persone potranno utilizzarla”.

Al momento delle domande, ha preso poi laparola Salvatore Romano, Direttore Generale UICI: “L’app va a completare questodiscorso importante della completa autonoma delle persone che viaggiano. Questoè un servizio eccellente: i numeri ci fanno capire quanto la clientela apprezziquesto servizio. Da parte nostra un plauso a quella che è l’iniziativa e ilmassimo della disponibilità a collaborare nella crescita di questo servizio.Noi chiediamo però la massima attenzione, perché può capitare, in un serviziocosì complesso, che non ci si ritrovi con gli appuntamenti con gli operatori: ame, come a tanti altri, è capitato di non riuscire ad incontrare l’operatore,così si rischia di perdere proprio il viaggio. Vorrei chiedere questo: qualisono attualmente all’interno dell’app le soluzioni implementate e quali no?”

Alla domanda ha risposto la dottoressaCristofari: “Una delle cose che lei ha citato, e alla quale teniamo molto, è iltema del disorientamento delle persone non vedenti che si muovono da soleall’appuntamento con gli operatori della “Sala Blu”: esiste un pulsante di“recall” che permette di richiamare l’operatore e che si avvia automaticamentein corrispondenza di un viaggio nel quale è stata richiesta assistenza, nonperò in caso di viaggi in autonomia”.

Ha poi aggiungo l’ingegner Apice:“Cliccando questo pulsante, dopo qualche minuto riceve la chiamatadell’operatore della “Sala Blu”, il quale ha tutte le info dell’utente e puòcosì sapere chi sta contattando”.

Ha ripreso poi la parola Romano perun’altra domanda: “Un’altra questione riguarda i tempi di prenotazione: l’appdovrebbe essere intelligente e riconoscere i tempi. Se io sulla tratta Roma –Bologna, come da regola, posso prenotare fino ad 1 ora prima, noi chiederemoche l’app quantomeno si avvicini a questi standard, perché 24 ore ci sembranodavvero troppe”.

La dottoressa Crtistofari ha poi risposto:“Le 24 ore sono cautelative: abbiamo utilizzato lo stesso criterio di mail e“Sala Blu Oline”. È ovvio che tutta la normativa chiede tempi più veloci, neltempo ci adegueremo e velocizzeremo il tutto. In questa fase abbiamo utilizzatoun metodo più cautelativo per evitare qualche defaillance, nel tempomiglioreremo”.Einsteindiceva: “Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mainessuna di esse potrà porne uno”. È proprio questo l’obiettivo di “Salablu+”:gli utenti pongono dei problemi, l’app li risolve in maniera rapida edefficace. L’aiuto 2.0 serve ad offrire al cittadino un’assistenza a 360 gradiche sia in grado di integrarlo sempre di più all’interno della società e direnderlo autonomo all’interno di contesti che, solo qualche anno fa, sembravaimpossibile che lo potesse diventare”!