QUELLO CHE MI PIACE DAVVERO DEL NATALE

Natale, speranza di un nuovo inizio.

Ebbene si, anche io scrivo sul Natale: dopo milioni e milioni di persone, fiumi di inchiostro, giga e tera di bit, E neppure sarò originale; quasi impossibile esserlo, del resto, si scrive più per sè, anche se si spera segretamente che qualcuno ci legga. Se il Natale ha ispirato comuni mortali, artisti, scrittori e musicisti da 2000 anni, qualcosa significherà ancora. 
Dai più il Natale è visto come un fastidio, e come non essere parzialmente daccordo: obbligo dei regali, preparativi fatti per dovere, insostenibili pranzi in famiglia. Si è costretti a recitare, ad inviare auguri non spontanei in un clima di spese sfrenate che mettono ansia, di tristezza pensando ai cari che non ci sono più, alla semplicità che non esiste più. 
Dobbian cercare con determinazione l'essenza di queta festa, scavare, provarci; lo dobbiamo a noi stessi. Quello che mi piace davvero del Natale, al di là della  famiglia riunita ?troppo allineato e retorico*? oltre gli aug-ri sinceri dei miei amici, è la Speranza di un nuovo inizio. La certezza che, se ci si impegna, ogni cosa si può aggiustare, si può sempre ricominciare. Non a caso si festeggia la nascita di un bambino povero tra poveri e i bambini donano sempre gioia, stupore, semplicità. è la vita che trionfa contro il pessimismo di chsa già come andrà a finire. 
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VUOI TU CONOSCEREL’UOMO CHE HA IL CUORE SCARDINATO?

“Lo riconoscerai] dal suo molto parlare, dal turbamento
dei suoi sensi, e dal fatto che in ogni cosa che si dice
litiga per prevalere in essa. Ma colui che ha gustato la
verità non litiga neppure per la verità. Colui che è
ritenuto zelante verso gli uomini a motivo della verità,
non ha ancora imparato la verità, qual essa è. Quando
infatti la impara in verità, desiste anche dallo zelo
per essa. Il dono di Dio e la conoscenza di lui non sono
motivo di turbamento e di urla, ma il luogo dove abita lo
Spirito è interamente pieno di pace, amore e umiltà; e
questo è il segno della venuta dello Spirito: che colui
nel quale egli ha preso dimora è perfetto in queste realtà.
La verità è Dio!”

Isacco di Ninive

Una frase di Isacco di Ninive, asceta, vescovo visswuto tra il 600 e il 700. Mi ero segnato questa frase da diversi anni sul pc perchè mi colpisce l’estrema attualità che è emblematica della sua conoscenza dell’animo umano.

Da questo frammento discendono diversi corollari:

le persone rissose, che si accapigliano per ogni cosa, hanno il cuore scardinato.

Il vero credente, colui che ha fatto esperienza di Fede, non difende le sue tesi con la spada, non è intransigente.

La mancanza di umiltà è propria delle persone che, pur coltivando la sapienza, non ne fanno sfoggio, lasciano andare, non prevaricano.

Semplicistico sarebbe allora affermare che il nostro tempo, fatto di urla alla tv e negli uffici, di sopraffazione delle persone, di fanatismo ideologico e religioso si nutre di superficialità. Divora secondo leggi prettamente consumistiche le idee che bruciano come cerini al vento, offende, insulta e violenta moralmente e fisicamente i credenti di altre religioni.

Probabilmente è sempre stato così, forse oggi i media amplificano situazioni e cose. Sicuramente la Cultura è di pochi, l’Ascesi è di pochi, l’Umiltà è di pochi, la Mansuetudine è di pochi. Sono quei Pochi che fanno progredire la storia. E allora, grazie a quei pochi!

AMORE LIQUIDO…. CERCHIAMO DI CAPIRE

Da parecchio avevo questo libro nella mia biblioteca elettronica ma, intuitane l’estrema complessità, lo evitavo, fino ad ora. In effetti Bauman è davvero impegnativo, questo libro è privo di una trama vera e propria: lo si può leggere da un certo punto o fino ad un certo punto. La fatica è ricompensata dalla possibilità di comprendere meglio la nostra situazione di uomini in questa società.

Il vero “eroe” è l’uomo senza legami: famiglia distrutta, allargata, ricomposta, lavoro precario o intermittente, ideologie che illudono e poi deludono.

Il tema principale della riflessione di Bauman è dunque

«la relazione umana e la sua sorte” in un’età in cui «gli uomini e donne disperati perché abbandonati a se stessi”, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di “instaurare relazioni, sono al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni “stabili”, per non dire definitive, poiché paventano che tale relazione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di … si, avete indovinato, di instaurare sempre nuove relazioni.

La relazione è dunque il terreno contemporaneo della più grande ambivalenza: deve essere leggera e flessibile per potersi rompere facilmente e dare la possibilità all’individuo contemporaneo di ricostituirsi, ritessersi, mantenendo intatta tutta la potenzialità relazionale di ognuno. In questo modo, ognuno è molto più solo che in passato, ma libero molto più che in passato di tentare forme e sistemi per uscire da questa solitudine; Questo lavorio genera inevitabilmente frustrazione e angoscia.

Oggi l’attenzione dell’uomo contemporaneo tende a concentrarsi sulle soddisfazioni che le relazioni si spera arrechino, proprio perché per qualche ragione esse sono frustranti (sono fragili e deludono le aspettative di eternità) o sono temute (perché si scopre che quando soddisfano pienamente, il prezzo da pagare per questo appagamento è eccessivo in termini di perdita di libertà, cioè di quel potenziale che si congela ogni volta che inizia una relazione).

Da qui il forte interesse nel boom di consulenze che si occupano di curare i legami (counseling, terapia familiare), agenzie matrimoniali, rubriche rosa o per cuori solitari ecc. Secondo l’autore tutte queste consulenze hanno lo scopo di aiutare i singoli a quadrare il cerchio», cioè a riuscire nel compito impossibile di costringere la relazione a dare senza prendere, a offrire senza chiedere, ad appagare senza opprimere.

Che cos’è l’amore? Si chiede allora Bauman. Si tratta di un’esperienza che si può apprendere, un sapere che si può imparare? O forse si tratta di un’esperienza irripetibile e dunque impossibile da imparare? Piuttosto che una domanda su che cos’è l’amore, dunque, bisogna chiedersi a quale dinamica risponde il bisogno di amare nel tempo presente. la soddisfazione, nell’amore individuale, non può essere raggiunta senza la capacità di amare il prossimo con umiltà, fede, coraggio», ma in una cultura in cui queste qualità sono rare, l’acquisizione della capacità di amare è condannata a restare un successo difficile e aleatorio. Perciò, osserva Bauman, «in una cultura consumistica come la nostra, che predilige prodotti pronti per l’uso, soluzioni rapide, soddisfazione immediata, risultati senza troppa fatica, ricette infallibili, assicurazione contro tutti i rischi e garanzie del tipo “soddisfatto o rimborsato”, quella di imparare ad amare è la promessa (falsa, ingannevole, ma che si spera ardentemente essere vera) di rendere l’esperienza dell’amore simile ad altre merci, che attira e seduce sbandierando tutte queste qualità e promettendo soddisfazioni immediate e risultati senza sforzi»

Ma l’eros, come ha notato Emmanuel Levinas, è diverso dal possesso e dal potere,

«è una relazione con l’alterità, con il mistero, vale a dire con il futuro, con ciò che è assente dal mondo che contiene ogni cosa che c’è […]», «il pathos dell’amore consiste nell’insormontabile dualità degli esseri». I tentativi di superare tale dualità, sono destinati a fallire.

Il libro affronta altre tematiche interessanti ma davvero complesse: la sessualità, il desiderio, la voglia, la scelta che finisce per essere un privarsi di possibilità non scelte.

Ma, si continua ad investire negli affetti in cerca di sicurezza, di consolazione anche se è errato considerarlo un Investimento. Davvero è un libro difficile da leggere da cima a fondo; Però, ne vale la pena. Sarò costretto a dedicarmi a qualche libro più abbordabile per un po’ di tempo!