Leggo di tutto, e voi?

Trovo edificante, ma soprattutto estremamente piacevole il tempo della lettura: ed è giusto così, altrimenti sarebbe assurdo leggere. I benefici e i vantaggi li conosciamo tutti, anche se non è automatico che ai benefici segua un comportameto consono: so ad esempio che il movimento ci farebbe bene ma, poi seguitiamo con la nostra proverbiale sedentarietà. Facciamo le cose buone o cattive solo per passione.

Leggi tutto “Leggo di tutto, e voi?”

Come prendete gli appunti, o non li prendete più?

Quante lezioni e quante conferenze! Ho visto di tutto: c’è chi scrive come un forsennato riempiendo ancora a penna ogni angolo di fogli e quaderni; Altri si sono evoluti e scrivono su pc, smartphones a penna o con tastiere addizionali o con il touch. Qualcuno registra con registratorini digitali o con i soliti smartphones. Altri hanno deposto penne e sussidi vari e, semplicemente hanno smesso. Ascoltano, oppure tranquillamente si abbioccano fingendo di seguire attentamente. Così più conferenze seguiamo e meno tratteniamo.

Credo che si perda la capacità di ascoltare e sintetizzare i concetti che, se non li fissiamo in un qualsiasi modo li perdiamo per sempre. A me piace prendere appunti e mi piace scrivere delle sintesi evitando di afferrare concetti sparsi, slegati dal contesto. Ricordo che quando ero alle prime armi, rileggendo appunti dopo giorni, non capivo più diverse concetti e soprattutto alcuni passaggi Ho imparato col tempo e per necessità: specialmente all’università non ci sono più testi in Braille, la scrittura che utilizzo preferibilmente.

I registratori e le barre Braille

Il problema era per me la velocità. Quando scrivevo a mano in Braille, non riuscivo a stare dietro ai relatori o professori. Mi ero inventato un sistema di stenografia che, che però ero l’unico ad interpretare. Sono passato alle registrazioni. Bello all’inizio: evitata la fatica di scrivere ma, poi c’era la necessità di sbobinare. Un’ora di registrazione costava ore di sbobinamenti. Ho cercato software di cattura delle registrazioni con risultati scarsi: la registrazione per essere convertita in testo deve essere praticamente perfetta.

La barra Braille

Finalmente mi è venuta in soccorso la tecnologia. Ho acquistato una Barra Braille con un bel sacrificio, è molto costosa. La barra Braille è un apparecchio che trascrive in Braille il contenuto di uno schermo del pc. La generazione successiva è stata la Barra Braille con la possibilità di scrivere mediante una tastiera a 8 tasti e di memorizzare il tutto su memory card o chiavette usb. Poi, collegandole ai pc, è possibile riversarne il contenuto rendendolo disponibile in txt o doc per word. Finalmente posso scrivere ad altissima velocità e in modo quasi silenzioso prendendo appunti senza fatica. Bello prendere appunti ora, bello poterli rileggere, modificare e completare.

Il Braille celebrato come un illustre defunto, più che praticato.

Recupero un articolo di Davide Cervellin, un imprenditore non vedente di Tyflosystem, azienda che produce e importa ausili per disabili, per confutare alcune considerazioni e svilupparne altre.

Lui sostiene che la nostra generazione di non vedenti si è macchiata di alcune colpe:
quella di aver ricevuto più di quello che ha dato.
quella di aver cercato il protagonismo piuttosto che aver lavorato sodo,
quella di aver scimiottato i comportamenti negativi dei nostri politici dilapidando crediti e benessere.
Questo è vero per tutte le generazioni: i padri creano, i figli il più delle volte mantengono o dilapidano: questo perchè ciascuno agisce in funzione del tempo in cui vive e spesso non condivide i valori dei padri.

Mi concentro però sull’ultima colpa che Davide attribuisce alla nostra generazione di non vedenti: quella di celebrare il Braille più che praticarlo: quanto è vero, in tutto il nostro bel paese assistiamo ad un fiorire di convegni, dibattiti, tavole rotonde sul Braille e la sensazione è quella che venga celebrato come se fosse già morto; in memoria di.

Chi vede, deve sapere che la scrittura braille, che ha rappresentato una autentica rivoluzione nella storia di emancipazione dei non vedenti, è praticata più o meno come la frequentazione delle nostre chiese cattoliche: il 10%, forse anche meno.

Le cause? l’impressione che le sintesi vocali lo possano sostituire, la scarsa o nulla conoscenza del Braille da parte degli educatori, insegnanti di sostegno e alcuni di loro lo sconsigliano, la minore predisposizione al sacrificio in generale. Ricordo i commenti ad un video sul Braille che avevo pubblicato durante una manifestazione dell’unione ciechi: “ok bravo ma, cosa continui a parlare del Braille che tanto ormai con l’iphone si fa tutto”. E’ sconsolante notare, da informatico, che un tempo per studiare avevamo tavoletta Braille, valigiate di libri Braille ma la motivazione era tale e tanta che non ci occorreva altro per studiare. Ora abbiamo pc, sintesi vocali che quasi non le distingui da quelle umane, intelligenza virtuale, iphone che ti leggono semplicemente dalla telecamera, navigatori sempre più performanti, elettrodomestici parlanti, e siamo diventati pigri mentali.

Ora che potremmo fare di tutto, finiamo per non fare quasi niente. Il tono è ovviamente provocatorio ma, è sconsolante vedere le potenzialità ma non i risultati; salvando e lodando naturalmente le eccezioni.

Il Braille al microscopio, parte quarta: evoluzione continua.

Evoluzione continua del Braille
Il Braille è giovane, ha quasi due secoli, altro che vetusto e superato. Diversamente da come può sembrare, il Braille non incontrò i favori che possiamo credere. Per qualche tempo sembrò che il sistema dovesse morire col suo inventore; avversato dagli stessi educatori vedenti che lo consideravano ulteriormente emarginante. Persisteva l’idea che il Braille rendesse i ciechi dei diversi, come se a creare diversità fosse il sistema e non la minorazione sensoriale.
Tale idea la si trova concretizzata nell’accoglimento verso il sistema ideato dall’inglese William Moon, divenuto cieco a 21anni, il quale nel 1845 mise a punto un sistema tattile che si basava sulla rappresentazione delle lettere dell’alfabeto in rilievo, modificate e semplificate
per migliorare la percezione tattile: 5 lettere erano ridisegnate completamente, 14 modificate
parzialmente e 8 rimaste invariate.
Nel 1847, in Inghilterra, fu pubblicato il primo libro stampato col sistema Moon e l’idea ebbe un successo che perdurò. Ancor oggi, alcuni sostengono che chi è divenuto cieco in età avanzata, incontrerebbe meno difficoltà nell’apprendere la lettura col Moon piuttosto che col Braille.

Nel 1868, quattro studiosi non vedenti, guidati dal Dr. Thomas Armitage, fondarono la “British and Foreign Society for Improving the Embossed Literature of the Blind”. Questo piccolo gruppo di amici crebbe fino a diventare il RNIB (Royal National Institute for the Blind) il maggior sostenitore del Braille in Europa e la più grande associazione inglese dei ciechi.

Il Braille, in Francia, a metà del XX secolo, ebbe il riconoscimento dello stato. L’ONU, nel 1952, l’ha proclamato sistema universale di lettura e di scrittura dei ciechi.
Attualmente il Braille è utilizzato in quasi ogni lingua conosciuta e perciò è un sistema che ha avuto delle implementazioni nel tempo.
Quando Louis Braille mise a punto il primo alfabeto, lo fece basandosi su quello francese ed i segni erano bastanti per l’alfabeto. Col tempo e mano a mano che il Braille veniva adottato da altri Paesi, per esigenze di altri alfabeti, il codice originale ebbe delle implementazioni con nuovi segni.
Ciò è stato possibile perchè, come è poi stato dimostrato, la codifica di Louis Braille è di tipo “binario”, ossia ricorda quella che, molti anni dopo, si utilizzò per i calcolatori elettronici che tutti noi conosciamo.

Attualmente l’U.N.E.S.C.O. ha un comitato permanente con il compito di adattare il Braille alle diverse lingue.
Come detto, il Braille fu arricchito di nuovi segni, man mano che nuovi alfabeti e nuove regole imponevano nuove espressioni.
Con l’avvento dell’informatica si presentò un nuovo problema, come adattare la segnografia del Braille, basata sui 6 puntini, quindi 64 combinazioni possibili, in una sola cella, alle 256 combinazioni dell’alfabeto informatico ASCII (American Standard Code for Information
Interchange ). Si trovò una soluzione e nacque il Braille informatico, basato su 8 puntini.

Se vi capiterà quindi di sentire qualcuno che parla di Braille informatico, è corretto, perchè anche tra i ciechi ci sono dei programmatori informatici.
E grazie a questo adattamento, l’informatica ha reso più giovane e duttile il Braille, eliminando quei limiti di cui accennavo negli articoli precedenti: peso e costo dei libri e del processo di produzione, deterioramento dei puntini, impossibilità di accedere alla gran parte della cultura. Da quel momento è stato possibile produrre stampanti a prezzi sempre inferiori, display Braille nei quali si possono immagazzinare centinaia di libri e documenti e che possono tradurre gli schermi dei pc e degli smartphones.
Anche in Italia ci sono stati degli aggiornamenti dei segni e quelli riportati nella tavola seguente, sono quelli in uso dal 1998, dove ci sono un paio di piccolissimi cambiamenti rispetto al codice precedente, codice tuttora largamente usato dai ciechi italiani.

Braille informatico a 8 punti.

Testi ed immagini da ” Braillaltramente” di Antonio Azzalin – Edibraille – 2015 e ristampa 2016.

Il Braille al microscopio: parte terza.Ma prima del Braille?

Oggi è il giorno del metodo di lettura e scrittura per non vedenti: il Braille. Ma prima, come si o non si scriveva, leggeva, si o non si istruivano i non vedenti.

Per molti secoli, il conciliare lettura e scrittura per ciechi, in un unico sistema, sembrava un ostacolo insormontabile e senza soluzione. Già nell’antichità si considerava l’immagine mentale del reale, quella percepita attraverso la vista. Le scritture erano una interpretazione grafica di linguaggi dei segni che rappresentavano visivamente oggetti o situazioni. L’associazione della scrittura coi simboli visibili, per millenni, ha escluso il cieco dal produrre delle sue scritture, nonostante il mito ci parli di ciechi poeti ed indovini e la storia ricordi ciechi valenti in matematica e musica. Pertanto la comunicazione tra ciechi o tra ciechi e vedenti, era per via orale o affidata alla scrittura di vedenti. Questa è una delle ragioni per cui non ci sono scritti vergati e tramandati da persone non vedenti. Passarono dei millenni prima che il problema della rappresentazione scritta, basata su rappresentazioni grafiche con metodi e codici fondati su altra percezione sensoriale diversa dalla vista, trovasse sperimentatori per una soluzione valida. Tra i diversi ricercatori, il gesuita, matematico e naturalista italiano, Francesco Lana de Terzi (1631-1687), che ideò un sistema con un codice che non si fondava sulla riproduzione in rilievo delle lettere dei vedenti, ma su un suo particolare alfabeto tattile che, purtroppo, il suo ideatore non comprese che il tatto riconosce meglio il punto della linea.

Un altro tipo di risposta al problema, venne daltipografo francese Pierre Morreau, il quale ideò, nel 1640, un suo sistema basatosulla lettura con caratteri mobili. Le varie proposte solutive e la crescentecoscienza verso i più deboli, ci porta nella Francia della seconda metà delSettecento, periodo nel quale la società è all’alba di importanti cambiamenti. Inquel periodo si erano avuti dei movimenti pedagogici in favore dei sordomuti,ed in misura minore in favore dei ciechi. Intorno al 1780, a Parigi, viveva Valentin Haüy, direttore dell’Istituto dei Ciechi, pare che rimase colpito dadei ciechi suonatori ambulanti, vestiti in modo ridicolo per divertire ilpubblico. Fu molto impressionato da come i ciechi riconoscessero al tatto lemonete date loro in elemosina. Da questa osservazione Valentin Haüy intuì chese i ciechi distinguevano le monete col tatto, avrebbero potuto farlo anche conle lettere dell’alfabeto. Tradusse in pratica l’idea, mise a punto e sperimentòcon successo un sistema tattile, basato su delle lastre metalliche, sulle qualierano incisi i caratteri che poi venivano impressi su fogli di carta inumidita.Era un sistema di lettura per ciechi, a segni orizzontali. I libri stampati conquesto sistema erano grandi e pesanti, lunghi 60 centimetri eciascuno pesava più di 6 o 7 chilogrammi.

Nel 1786, orgoglioso della sua scoperta, Haüyintrodusse alla Corte di Luigi XVI i primi ciechi capaci di leggere, ma il Renon mostrò grande interesse. Nel 1787, sempre a Parigi, fu pubblicato il primolibro con questa tecnica, una pubblicazione che sintetizzava le teorie diValentin Haüy sull’educazione dei ciechi, con le quali sosteneva che letecniche ed i metodi educativi per i ciechi dovevano essere analoghi a quelliper i vedenti. Qualche anno dopo, nel 1791, la Costituente Francese dimostrògrande interesse e fondò l’Istituto dei Giovani Ciechi a Parigi. Però non tuttoandò bene per Valentin Haüy, ebbe situazioni e sorti non sempre favorevoli e lascuola venne chiusa. La scuola e le sorti di Haüy ebbero un andamento ed esiti,per certi versi, simili a quelli della Rivoluzione Francese. Al sistema diValentin Haüy va riconosciuto il merito d’aver cambiato la situazione che finoa quel tempo relegava il cieco al ruolo di assistito, portandolo a quello disoggetto di educazione. Come detto, era un’epoca in cui, sia nella stessaFrancia, sia in altri Paesi, cresceva l’attenzione per l’uguaglianza e spiegail motivo perchè ciò avvenga proprio in quel periodo, in cui avviene anche ilcambiamento del concetto di cecità che per lungo tempo aveva relegato il nonvedente in condizione di subumanità, principalmente dovuta alla preclusione all’accessoall’istruzione. Quindi la mancanza di cultura ed il pregiudizio nonriconoscevano al cieco parità di pieni diritti, e di doveri, come cittadinocapace di intendere e volere. Sempre in quell’epoca, furono fondate scuole diistruzione, educazione e preparazione professionale dei non vedenti, oltre chenella predetta Francia, anche in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda,Italia, Stati Uniti ed altri Paesi. Infine, sempre riferito all’epoca, nellasocietà avveniva una trasformazione che, da agricola, andava versol’industrializzazione (1780, James Watt inventa la macchina a vapore). Ilfattore lavoro investiva anche il cieco che, fino ad allora, poteva lavorarenei campi o nell’artigianato minore. Al lavoratore si richiedeva una crescenteprestazione fisica e sensoriale e pertanto ciò escludeva gli inabili. Torniamoalla ricerca di metodi; dopo quello di Haüy seguì quello dell’austriaco Johann Wilhelm Klein (1765-1848), il quale insegnava a Vienna il metodo inventato daHaüy e scoprì che il tatto è più stimolato dalla scrittura a puntini che daquella a tratto unico.

Un altro sistema, alquanto ingegnoso e basatosulla rappresentazione in rilievo con dei puntini, è quello dell’italiano Luigi Ballù e rappresentava un primo passo verso la scrittura da parte deiciechi. Il sistema di Ballù “riproduce” i caratteri del nero con una serie di puntiniin rilievo. Questa tecnica, anche se apprezzabile per la tattilità dei puntinie la leggibilità da parte del vedente, era di una certa complessitàrealizzativa da parte del cieco e comportava un dispendio notevole di carta edi tempo per scriverlo.

Sul sistema ideato da Ballù ci soffermiamo un po’in quanto merita qualche attenzione. Basato sulla giusta intuizione che ilpunto fosse più riconoscibile dell tratto, permetteva anch’esso, come per ilBraille, una forma di scrittura da parte dei ciechi ed una lettura sia da partedei vedenti, sia dei non vedenti. Purtroppo, presentava alcuni svantaggi,rispetto al Braille: non era semplice ed il numero elevato dei puntini non lo rendevafacile alla lettura tattile. Di seguito alcune immagini di scrittura Ballù,ormai una rarità, realizzate ai nostri giorni dal prof. Domenico

Scrittura Ballù.
Scrittura Ballù, altro esempio.

Ravizza per questa pubblicazione.