Quando non esistevano.

Smartphones ed affini.

Riporto uno stralcio di questo post. Non per nostalgia dei tempi andati: non credo a tempi migliori o peggiori. Solo credo che l’equilibrio sia una meta difficile da raggiungere ma importante. Quando devi scrivere e dare una risposta che viaggia per settimane o giorni, devi ragionarle per evitare fraintendimenti. Avete notato quanto sia facile essere fraintesi o fraintendere con un normale messaggino?

Quando non esistevano gli smartphone e l’adsl, le comunicazioni erano più lente e perciò i rapporti interpersonali suscitavano alcune emozioni forse sconosciute agli adolescenti di oggi. Incontrarsi con amiche e amici, darsi appuntamenti, rendersi rintracciabili erano tutte operazioni che avvenivano senza l’eterna presenza di cellulari, whatsapp e simili. Esisteva un’intensa vita di relazione, declinata in forme differenti rispetto al presente.

Ad esempio, non c’era l’opportunità di scattare fotografie in ogni secondo della propria esistenza e di postarle, a qualsiasi ora del giorno e della notte, su Instagram o Faccialibro. E forse è quasi superfluo aggiungere che non si perdeva tempo a fotografare infinite immagini di cibi e bevande – pizzette, calici di vino, piattini di pesce e alimenti vari. Non si sprecavano i limitati scatti delle vecchie pellicole per cose di questo genere: le fotografie, infatti, erano oggetti un po’ preziosi, proprio perché non immediatamente fruibili, e guardarle in compagnia costituiva un piccolo avvenimento. Il dato interessante è che non stiamo parlando di molti anni fa.

Ecco, qualche volta è bello e fonte di calde emozioni non poter avere tutto e subito.

Annunci

Ebbene si: alla fine emigro.

Un caloroso saluto, forse meglio dire un rinfrescante saluto? a tutti i miei followers. Non mi sono mai direttamente rivolto a voi anche se siete una delle ragioni più importanti di questo blog: sgangherato, non accattivante e originale dal punto di vista estetico; ma il Mio blog.

Il titolo è, diciamo, simbolico. Emigro si ma non vado alle Maldive o a Tenerife. Semplicemente sposto il blog da wordpress’com a wordpress’org.

Cosa comporta questa transumanza? Sembra facile: cambi provider e loro ti trasferiscono gli articoli, i commenti, le impostazioni e, e i tuoi followers. Ah perfetto! faccio il tutto dopo ripensamenti, paghi subito, certo, porti gli articoli “ah ecco, dovrai reimpostare il tema e perdi formattazione, alcune impostazioni”; pazienza! si rifa. Gli articoli arrivano, poi se ne vanno dinuovo, sono 324 e un po’ mi dispiacerebbe; tornano, ma i followers? Niente! ci sono solo io. E allora? Allora cerchi tutorials, chiedi, apri tickets. Forse ce la farò a riportarvi nel nuovo blog che poi ha lo stesso indirizzo ma, al momento non riesco ancora. Invito, nell’attesa, ad iscriversi, per gli irriducibili, tanto so che non ci sono, entrando con lo stesso indirizzo. Così scrivo ancora qui che gli articoli ancora sono automaticamente condivisi. Allora ci si ritrova lì? Speriamo!

In pulman: scrivere non è facile! tra scossoni e frenate.

Riprendo a fissare le idee nella scrittura fuori casa. Già ho scrito in treno lasciando rifluire il fiume dei ricordi:

ora provo a scrivere in pulman e quasi mi scappa il cellulare a causa di 2 frenate decise che hanno frenato i pensieri che, come il pulman, ripartono. Sono di ritorno dall’ufficio dove ho parlato per 6 ore: quando esco ho bisogno di minuti e minuti di silenzio e il ulman svolge questa funzione con metodo. Mi diverto a riorganizzare il pomeriggio, spesso passo in rassegna i vari social, le mail e a volte provo a concentrarmi sul niente. I continui scossoni mi tengono sveglio. Oggi invece aggrappato al sedile scrivo e, dopo un rodaggio di salti che mi fanno spostare le dita sulla tastiera, riesco perfino a scrivere come se le dita fossero delle sporgenze del cervello. C’era un tempo in cui prendevo l’autobus per andare a scuola; premuto e spremuto, in piedi, aggrappato disperatamente er resistere agli spintoni, ai pestoni ma, visto dal trampolino dell’età, era anche divertente. Ogni cosa a suo tempo, oggi non resisterei più a quelle sollecitazioni: son in un pulmino quasi vuoto e apprezzo lo stesso: il silenzio, l’attesa del pranzo, il flusso pigro e stanco dei pensieri.

Catastrofico down sui social di Marchetto Zucchemberg.

Una tragedia per parecchi milioni di assidui frequentatori di Facebook, whats app e instagram. Da mezza europa è giunta una pioggia di comunicazioni allarmate: “i social non funzionano”. Per contro, i messaggi su Telegram sono aumentati in misura esponenziale. Chissà cosa accadrebbe se per una settimana i social si fermassero: qualcuno potrebbe anche suicidarsi, molte attività che ormai si basano sui social, subirebbero delle battute di arresto e le persone? Le persone si ritroverebbero con ore ed ore di tempo libero da non sapere come gestire. Vorrei quasi provare a starci io per una settimana senza i social per vedere fino a che punto ne sono stato intossicato: quasi quasi ……