Potremo annullare i messaggi su messenger.

Una notiziola insignificante, anche se in qualche caso, potrà riparare il danno da frasi troppo dirette, magari dettate dalla rabbia.

Tra qualche giorno sarà possibile anche su messenger e facebook cancellare i messaggi. Con un prossimo aggiornamento anche su messenger, così come su whats app, potremo rimuovere i messaggi entro 10 minuti per tutti, selezionando la opzione di rimozione per tutti. Potremo ovviamente anche rimuovere il messaggio solo per noi, lasciandolo all’utente al quale era diretto.

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Whats app “odio et amo”: mai per 10 minuti!

Può esistere un galateo per whats app? Beh! qualche piccola regola ci dovrebbe essere. Avete mai ricevuto messaggi di 10 o più minuti, con giri di parole, lunghe pause e ripetizioniche ti innervosiscono? Io si, e se fare un messaggio vocale può essere più semplice, per chi riceve un messaggio così tossico può essere quantomeno imbarazzante.
I messaggi vocali sono tornati in auge. Basta osservare quanta gente cammina con il cellulare davanti a sè mentre sta parlando con foga; l’inkedin li ha implementati ora seguendo viber, whats app e messenger. Ma anche facebook ed instagram si apprestano a renderli possibili sulle loro piattaforme. Negli anni 90 e anche dopo li abbiamo detestati perchè eravamo costretti a chiamare la segreteria, digitando codici, pagando, per poter ascoltare magari uno che buttava giù il telefono. Ditemi quanti di voi chiamava la segreteria! io quasi mai. Le nostre chat erano diventate esclusivamente scritte: più vantaggioso perchè potevi sbirciare velocemente e rispondere al volo anche in mezzo a molte persone, potevi rispondere dopo perchè erano in memoria. Addirittura nel 2012 uno studio, ma non potevano fare altro, si decretava la morte dei messaggi vocali: “per gli adolescenti esiste solo il Testing”. L’anno successivo whats app si reinventa la messaggeria vocale senza più passare dalla odiata segreteria, poi semplificandola ulteriormente consentendo di messaggiare a mani libere. Oggi il messaggio vocale è un odio-amore. Se da un lato chi invia un messaggio vocale lo può fare mentre cammina, cucina o è in auto evitando di scrivere in condizioni difficili, per chi lo riceve è un problema imbarazzante. Non puoi ascoltarlo difronte a molte persone a meno di accostarlo all’orecchio, pratica decisamente sconveniente se sei in compagnia. Non puoi immediatamente sapere se è una richiesta urgente o una semplice divagazione sulla finta bomba di neve. Il più delle volte non si va al punto, si divaga facendo perdere tempo.
Provo a dare qualche indicazione su come potremmo impiegare questa possibilità al meglio.
1 – utilizzarlo solo se per alcune circostanze non possono proprio essere sostituiti da un meno invadente messaggio scritto: quando si è in auto, si stanno sbucciando le cipolle, si hanno difficoltà di scrittura;
2 – Sulla lunghezza poi: pochi secondi perchè inducono a rispondere con messaggio vocale e se sappiamo fare sintesi, in pochi secondi possiamo lanciare un messaggio efficace;
3 – Inoltrare il meno possibile un messaggio audio. Proverbiale in proposito il messaggio inoltrato di Rocco Casalino, il pentastellato che era dispiaciuto del crollo del ponte perchè lo distoglievano dalle ferie facendogli saltare il ferragosto.
Spesso, negli audio, si tende a essere troppo assertivi. Spiega il sociologo della Comunicazione, docente a Messina, Francesco Pira: «Il messaggio audio è un nuovo codice comunicativo, perché la sua prima funzione è esprimersi senza contraddittorio. L’effetto è che lo mandi e ti senti liberato. Volevi dire una cosa e l’hai detta». È insomma una comunicazione che esclude la risposta e riceverlo può essere straniante.
Al solito, è l’utilizzo che se ne fa che pregiudica la validità o meno di uno strumento. Il messaggio vocale ha anche dei vantaggi: non è equivocabile, lo ascolti e non hai bisogno che sia chiarito dalle emoji. Sono proprio imbattibili quando vuoi far sentire la tua voce, l’emozione che il suono rende immediata, mentre se vuoi trasmettere emozioni per iscritto, devi saperlo fare. Un conto è scrivere ti amo e altra cosa è proprio dirlo con la tua voce, magari con la giusta prosodia.

Attaccata sui social perchè non vedente o donna?

Annalisa Minetti

Attaccata dai social perchè è non vedente o donna?

La cantante Annalisa Minetti, non vedente, è stata attaccata duramente sui social perché diventata mamma per la seconda volta. Confesso di non essere propriamente un estimatore della cantante: le sue sparate contro i cani guida, contro l’uso del bastone bianco e uno strano giudizio sull’autonomia personale, mi trovano in totale disaccordo, ma sono sempre più allergico a questi attacchi che nascondono, neanche poi troppo, una patologia da non sottovalutare. Il problema sono i social o davvero si pensa che una donna con disabilità non possa diventare madre? La sua disabilità condiziona il suo diritto di diventare genitore? Perchè Andrea Bocelli, non vedente pure lui, può avere figli e la Minetti no? Si è scatenata una tempesta dopo che lei ha pubblicato su Instagram una foto con in braccio la sua ultima nata, Elena, mentre festeggia un bel 27 all’università. Un duro affronto per gli haters (odiatori). Ma ecco un campionario di accuse: “ma come, sei disabile, canti, balli, presenti programmi, e ora diventi anche mamma per la seconda volta?” “Come’è possibile raccogliere così tante medaglie dal paniere della vita partendo da una condizione come la tua?”, “io certo non vorrei fare cose oltre la normalità solo per apparire normale”. E ancora: “sei una persona piena di sé, sei una privilegiata”, “io Non avrei messo al mondo dei figli che non potrei mai vedere”.
Ma non succede solo alla Minetti; Anche la campionessa paraolimpica Bebe Vio, ha dovuto incassare insulti anche più pesanti. Nel mio piccolo anche io sono stato apostrofato su Instagram dove ho inviato una foto: “abbiamo capito che non hai gli occhi, ma sono cazzi tuoi e non sei neppure intelligente, mi stai sul …. “. Naturalmente, dopo un minuto di stupore, il poveretto è stato immediatamente bloccato.

Secondo me i social stanno sfuggendo al nostro controllo e L’invidia sociale galoppa e monta sulla rete. I social network dovevano rappresentare l’alba di una democrazia finalmente compiuta e invece sembra stiano diventando uno strumento di odio e inciviltà. La tecnologia è molto più avanti rispetto alla comprensione che noi abbiamo dei suoi effetti su noi stessi. Tant’è vero che sta producendo delle conseguenze che non avevamo proprio previsto. Come sostiene la psicanalista americana Sherry Turkle, dovremmo amare “la nostra tecnologia a sufficienza da cercare di comprenderla e amare a sufficienza noi stessi da comprendere gli effetti che essa ha su di noi”. E’ evidente il fatto che un certo uso dei social sta innescando una pericolosa deriva, una inesorabile dissoluzione della civiltà. non esiste solo la mamma, ma anche la figura paterna e le rispettive famiglie. Chi sui social attribuisce alla Minetti il privilegio di avere chissà quale rete intorno, dimostra come oggi tendiamo a pensare agli altri come individui isolati e soli, fuori dalla comunità. Il problema è che oggi ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri. Invece dovremmo poter pensare a una società che ti aiuta e ti assiste, soprattutto se sei in una condizione di fragilità. E in Italia, esiste per fortuna una tradizione, non sempre adeguatamente valorizzata, composta dal terzo settore, dalle associazioni, dal volontariato». Una rete preziosa che si occupa delle nostre fragilità. Questa rete è messa a dura prova anche da questi atteggiamenti sui social; pensiamoci.

Servizi e contenuti di facebook e instagram più accessibili per i disabili? ma …. siamo sicuri?

Riporto il contenuto, al solito troppo, diciamo così, divulgativo di servizi utili su facebook e instagram in favore dei disabili. Ma poi mi corre l’obbligo di completare con alcune considerazioni da fruitore.
“da Disabili.com del 07-01-2019”.

Le novita' Facebook, Instagram, Skype, servizi e contenuti piu' accessibili agli utenti disabili

Dalla possibilità di inserire il testo alternativo delle immagini ai sottotitoli in tempo reale, come si muovono i big di internet per l’accessibilità dei contenuti grazie all’Intelligenza Artificiale.

Al ristorante è difficile resistere alla tentazione di immortalare e condividere immediatamente su Instagram il nostro piatto artistico (ah davvero sarebbe così difficile?); al concerto una serie di foto a raffica da sotto il palco non la fai per una story in diretta (anche un non vedente?)? Le famose ginocchia in primo piano su sfondo marittimo, poi, sono il tormentone visivo delle vacanze mostrate su Facebook, un po’ per restare in contatto per gli amici, un po’per dire io sono in spiaggia e voi no ?ma anche no*!
Insomma, la nostra vita ormai è sempre più distillata in immagini condivise in tempo reale sui social, dove la foto la fa da padrona, a discapito del testo.
In considerazione di questo, grazie all’intelligenza artificiale i colossi del web sociale si stanno adeguando per rendersi più accessibili anche alle persone con disabilità della vista i contenuti che quotidianamente tutti noi produciamo attraverso le immagini.

DESCRIZIONE FOTO INSTAGRAM. L’ultima novità arriva da Instagram, che ha annunciato due nuovi miglioramenti per favorire la fruizione dei suoi contenuti da parte delle persone ipovedenti o non vedenti che usano il principale social dedicato alle immagini, amatissimo in particolare dai più giovani, che lo scelgono sempre più spesso, abbandonando Facebook. Instagram, fanno sapere dal quartier generale dell’azienda, ha introdotto due funzioni: il testo alternativo automatico per le immagini, e la possibilità di inserirlo a mano da parte dell’utente. Il testo alternativo non è altro che la descrizione di ciò che è contenuto nell’immagine, che viene letta dallo screen reader della persona non vedente. Instagram ha quindi introdotto questa funzione che può essere sia manuale (l’utente scrive lui la descrizione della foto) sia automatica per Feed, Ricerca e Profilo della app, basata sulla tecnologia di riconoscimento degli oggetti. (qui viene spiegato come fare).

DESCRIZIONE FOTO TWITTER E FACEBOOK- Anche il social di microblogging tradizionalmente più legato alla scrittura, coi suoi 280 caratteri di cinguettii si sta aprendo di più alle immagini. Anche per questo motivo, ormai già da un po’ Twitter ha introdotto la possibilità di inserire a mano una descrizione della foto che si condivide, così che la persona non vedente possa conoscerne il contenuto attraverso lo screenreader. Facebook invece ha da tempo adottato l’intelligenza artificiale per la descrizione automatica di immagini e foto, attraverso l’ausilio del VoiceOver. Anche in questo caso, la descrizione è “ a grandi linee”, segnalando all’utente che la foto può contenere “due persone”, “un’automobile”, ecc.per attivare questa funzione basta andare nelle impostazioni generalidi Facebook.

SOTTOTITOLI IN TEMPO REALE SU SKYPE. Ma non ci sono solo immagini: i sistemi di messaggistica istantanea si adeguano per rendere le conversazioni sempre più accessibili ai propri utenti. Lo ha fatto anche Skype, che ha appena annunciato il lancio dei sottotitoli in tempo reale nelle videochiamate, luna funzionalità che verrà gradualmente resa disponibile per tutti, disponibile su Skype nella versione 8 su Android (6.0+), tablet Android, iPhone, iPad, Linux, Mac, Windows e Skype per Windows 10 (versione 14).
Utile in questo caso alle persone sorde o con problemi di udito, questa funzionalità dovrebbe permettere di leggere in tempo reale ciò che la persona dall’altro capo dello smartphone sta dicendo, grazie a sottotitoli che scorreranno sotto. Al vaglio sembra anche una futura opzione di sottotitoli in una finestra laterale. L’opzione può essere attivata in maniera predefinita dalle Impostazioni o attivata per la singola telefonata, selezionando + durante la chiamata, e scegliendo “attiva sottotitoli”.

Indubbiamente passi avanti se ne sono fatti, altri ce ne
sono da fare, ma la fame ci è venuta proprio mangiando ed è per questo
che a volte ci riteniamo più digiuni di quanto sia in realtà.
In effetti le app dei social sono generalmente più
accessibili, e lo sapete il perchè? perchè vengono realizzate da aziende statunitensi. Lungi da me magnificare la politica degli Stati Uniti, dove se fai un incidente per strada prima ti chiedono che tipo di assicurazione hai e poi
chiamano l’ambulanza. Ogni posto ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma
gli Stati Uniti sull’accessibilità sia del mondo fisico che digitale,
sono mille passi avanti all’Europa e 5000 alla nostra Italia.
Se da 20 anni usiamo i computer con Windows, è perché negli USA la legge
sull’accessibilità impone allo Stato di acquistare solo prodotti che
possano essere utilizzati dai disabili. Microsoft che voleva riempire
gli uffici delle amministrazioni pubbliche americane di computer con
Windows ha dovuto lavorare di concerto con l’allora Henter Joyce, oggi
Freedom Scientific, perché Jaws, il lettore dello schermo con sintesi vocale, funzionasse a dovere.
Oggi possiamo usare un computer Mac e anche Windows, fin
dalla prima accensione perché i sistemi operativi li fanno in America.
Venti anni fa neanche desideravamo la banca accessibile, perchè neppure ce la immaginavamo. Oggi la desideriamo perché Facebook e Whatsapp ci dimostrano che se si vuole, si può fare. Ora sta a noi
lavorare perché migliori il quadro normativo, perché le aziende che
producono il software siano informate delle nostre necessità.
Vogliamo parlare poi dei giornalisti che scrivono di accessibilità per i disabili? Bene! parliamone. Mi piacerebbe sapere se hanno provato a navigare su instagram o anche il più accessibile facebook con una sintesi vocale a bordo di iphone o smartphone. A parte le descrizioni delle immagini, che da sole non bastano per considerare accessibile, fruibile una app o software. Il focus delle sintesi non resta sempre su ciò che si vorrebbe fare, alcuni menu non sono navigabili e neppure è agevole fare un post. Non parliamo, anzi si, di telegram totalmente, desolatamente silenzioso nonostante richieste e petizioni, e potrei continuare con alcune app di banche, servizi di trasporto e siti della pubblica amministrazione locale e nazionale.
C’è la tendenza a semplificare, a far passare una notizia ordinaria come un autentico scoop. Ma un giornalista non dovrebbe vagliare, analizzare, domandare, verificare?