Google maps aiuterà i non vedenti.

Da iNews del 11 Ottobre 2019 | 19:02:

Ora Google Maps aiuta non vedenti e ipovedenti!

Google va incontro alle esigenze degli ipovedenti.

Sfruttando l’idea di Lookout, l’App annunciata al Google I/O 2018 che aiuta non vedenti e ipovedenti ad affrontare i pericoli derivanti dall’ambiente circostante attraverso l’utilizzo di alcune notifiche vocali, Google ha introdotto una guida vocale apposita nelle sue Mappe.

La nuova funzione è pensata per i 36 milioni di persone non vedenti al mondo

e per i 217 milioni che hanno problemi seri alla vista, spiega la compagnia in un post.

Per loro, il navigatore ora offre indicazioni vocali ad hoc per raggiungere le destinazioni prefissate: la guida vocale indica la direzione da seguire e

rassicura il pedone di essere sulla strada giusta, lo avvisa quando è in prossimità di un incrocio e lo informa sui metri che dovrà percorrere prima di dover svoltare e imboccare un’altra via.

In pratica dà indicazioni in modo simile al normale navigatore, ma più precise e frequenti. Si tratta della prima funzionalità di Google Maps studiata da zero per gli utenti con problemi di vista.

La nuova funzione per la navigazione a piedi è disponibile da oggi su Android e iOS negli Stati Uniti e Giappone. Il supporto per le altre lingue e Paesi arriverà presto!

Gli svantaggi di essere non vedenti.

Faccio seguito all’articolo precedente sui vantaggi di essere non vedente, utilizzando lo stesso stile vagamente ironico. In questo frangente, vorrei soffermarmi sugli svantaggi dell’essere non vedenti, a parte quelli seri che richiederebbero la stesura di un libro, che nessuno leggerebbe; neppure io.Ecco il link:

Ecco il video

Deiezioni.

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Alcuni vantaggi di essere non vedenti.

Valter con occhialini 3d

Tanto per chiarire, non sarò molto serio e il periodo di ferie mi induce ad essere leggero e giocoso. Non voglio fermarmi agli svantaggi che arreca la cecità: sono innumerevoli e cruciali: troppo facili da elencare e troppi per essere enumerati in questo articolino. Meno facile e più divertente individuare aspetti vantaggiosi di questo status, per riderci un po’ su, mandando al potere l’ironia.

Leggi tutto “Alcuni vantaggi di essere non vedenti.”

Come prendete gli appunti, o non li prendete più?

Quante lezioni e quante conferenze! Ho visto di tutto: c’è chi scrive come un forsennato riempiendo ancora a penna ogni angolo di fogli e quaderni; Altri si sono evoluti e scrivono su pc, smartphones a penna o con tastiere addizionali o con il touch. Qualcuno registra con registratorini digitali o con i soliti smartphones. Altri hanno deposto penne e sussidi vari e, semplicemente hanno smesso. Ascoltano, oppure tranquillamente si abbioccano fingendo di seguire attentamente. Così più conferenze seguiamo e meno tratteniamo.

Credo che si perda la capacità di ascoltare e sintetizzare i concetti che, se non li fissiamo in un qualsiasi modo li perdiamo per sempre. A me piace prendere appunti e mi piace scrivere delle sintesi evitando di afferrare concetti sparsi, slegati dal contesto. Ricordo che quando ero alle prime armi, rileggendo appunti dopo giorni, non capivo più diverse concetti e soprattutto alcuni passaggi Ho imparato col tempo e per necessità: specialmente all’università non ci sono più testi in Braille, la scrittura che utilizzo preferibilmente.

I registratori e le barre Braille

Il problema era per me la velocità. Quando scrivevo a mano in Braille, non riuscivo a stare dietro ai relatori o professori. Mi ero inventato un sistema di stenografia che, che però ero l’unico ad interpretare. Sono passato alle registrazioni. Bello all’inizio: evitata la fatica di scrivere ma, poi c’era la necessità di sbobinare. Un’ora di registrazione costava ore di sbobinamenti. Ho cercato software di cattura delle registrazioni con risultati scarsi: la registrazione per essere convertita in testo deve essere praticamente perfetta.

La barra Braille

Finalmente mi è venuta in soccorso la tecnologia. Ho acquistato una Barra Braille con un bel sacrificio, è molto costosa. La barra Braille è un apparecchio che trascrive in Braille il contenuto di uno schermo del pc. La generazione successiva è stata la Barra Braille con la possibilità di scrivere mediante una tastiera a 8 tasti e di memorizzare il tutto su memory card o chiavette usb. Poi, collegandole ai pc, è possibile riversarne il contenuto rendendolo disponibile in txt o doc per word. Finalmente posso scrivere ad altissima velocità e in modo quasi silenzioso prendendo appunti senza fatica. Bello prendere appunti ora, bello poterli rileggere, modificare e completare.

MI PRESENTO

Ciao! Sono lieto di fare la tua conoscenza, mi auguro che questo blog ti incuriosisca almeno un po’. E’ facile dedurre, magari dalle immagini e dai video che saranno pubblicati, che sono non vedente; considero la comunicazione un valore aggiunto tra le persone, che devono prima di tutto comprendersi.

L’informatica è stata per me una passione coltivata al punto che ho abbandonato le velleità giuridiche, e ora divora il mio tempo. Si fa molta fatica ad aggiornarsi data la folle velocità delle innovazioni e si fa ancora più fatica ad utilizzare la tecnologia per dare più autonomia, occasioni di socializzazione e migliore qualità della vita.

Con questo scopo, ho aperto il mio canale youtube,  la mia pagina facebook  nei quali, partendo dalla mia realtà di fruitore di tecnologia, cerco di dare informazioni utili. Tecnologia ma non solo: anche opinioni, tutorial che possano aprirmi al dialogo e allo scambio di esperienze con tutti.

Opero anche all’interno dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sia per un debito di riconoscenza che per dare supporto a chiunque ne avesse bisogno.

Sono anche  su Instagram!

Sperimentato il voto completamente autonomo per i non vedenti.

Votare senza vedere, ma senza bisogno di assistente: la scorsa domenica 26, non è stato ancora possibile, ma presto potrebbe diventarlo, grazie a un dispositivo che in Israele è stato già sperimentato, in occasione delle ultime elezioni. Il dispositivo visivo “MyEye 2,0” è stato messo a disposizione di 12 seggi elettorali in tutto il Paese: ha permesso a chi ha una disabilità visiva di votare in completa autonomia. Sviluppato dall’azienda israeliana OrCam e presentato ufficialmente lo scorso anno a ExpoSanità di Bologna, questo dispositivo è una sorta di “occhiale parlante”, in grado di analizzare le informazioni scritte (in questo caso sulle schede) e comunicarle direttamente a chi lo indossa. Ciò permette agli elettori ciechi di selezionare il candidato corretto e quindi di confermare che la scelta è stata effettuata correttamente.

Lo avevo provato 2 anni fa, nella prima versione, con risultati abbastanza deludenti ma questa versione dovrebbe essere più performante; Il costo però è ancora direi proibitivo. L’ausilio consiste in una minuscola telecamera, che viene applicato magneticamente a un paio di occhiali e pesa poco più di 22 grammi. Altro dettaglio fondamentale: nessun dato viene memorizzato sul dispositivo, che elabora le informazioni offline in modo sicuro, tanto che gli esperti di sicurezza informatica in Israele ne hanno autorizzato l’uso durante le operazioni di voto.

Sono ovviamente molti altri gli ambiti in cui questo “occhiale parlante” può aiutare chi non vede: è in grado infatti di fornire indicazioni sulla strada o leggere un menù al ristorante, ma anche di memorizzare fino a 100 volti, in modo da informare subito le persone di chi si trovano di fronte. Può anche memorizzare i prodotti, o riconoscere le banconote – racconta ancora Geslevich – e ‘leggere’ i codici a barre: una persona andando in negozio e prendendo in mano il prodotto può sapere esattamente cos’è, ad esempio una bottiglia d’acqua, o la marca”.

OrCam Technologies è un’azienda israeliana fondata da due innovatori e scienziati israeliani esperti nella visione artificiale (sono anche i creatori di Mobileye, un sistema di assistenza alla guida per la prevenzione degli incidenti stradali). I due esperti hanno sviluppato OrCam MyEye nel 2010, ma il primo prodotto è stato venduto solamente nel 2015: i primi cinque anni sono stati dedicati esclusivamente allo sviluppo della tecnologia. Ora, per la prima volta, questo dispositivo viene impiegato durante le operazioni di voto, promettendo agli elettori ciechi quell’autonomia che oggi non possono avere.

“Questa è la prima volta al mondo che una tecnologia rivoluzionaria consente alle persone non vedenti e ipovedenti di esercitare il diritto di voto in modo indipendente e senza il bisogno di essere accompagnati – afferma il co-fondatore, presidente e CEO di OrCam Ziv Aviram – Grazie alla nostra cooperazione con il comitato elettorale, dimostreremo come la nostra tecnologia innovativa basata sull’intelligenza artificiale potenzia le vite di decine di migliaia di cittadini. Speriamo che il mondo adotterà il progetto pilota che sta guidando lo Stato di Israele e consentirà l’indipendenza per le persone cieche e altre persone ipovedenti in tutto il mondo”.

Ulteriori informazioni, immagini e video, qui:
http:\www.orcam.com/it/

Scarfia nuovo presidente unione ciechi Alessandria.

Pubblico anche qui nel mio blog per tenere in mente la linea da seguire in questa ennesima sfida di presidente di una associazione gloriosa in difficoltà.

https://mag.corriereal.info/wordpress/2019/05/07/scarfia-nuovo-presidente-unione-italiana-ciechi-le-tecnologie-sono-fondamentali-ma-contano-di-piu-i-rapporti-umani-i-nuovi-progetti-alessandrini/

In macchina: pensieri su 4 ruote.

Prosegue la mia serie dopo il treno e il pulman, poteva mancare la macchina? Sono di ritorno da Milano, ovviamente in macchina. Naturalmente non guido e tengo saldamente il cellulare tra le mani come se fosse la barra del timone dei miei pensieri. Oggi abbiamo auto performanti e chissà come saranno nel futuro; chissà se arriverò a guidarne una da non vedente! Direi di no, casomai da un mondo parallelo, poi osserverò come le auto sapranno districarsi nel traffico da sole, come parcheggeranno.

Ma ricordate come erano le auto degli anni 70? sedili in finta pelle, senza aria condizionata, poco isolate dall’esterno, con moteri rumorosi e con il portapacchi sulla capotta. Noi piccoli con i pantaloni corti restavamo letteralmente incollati ai sedili e quando ti alzavi eri grondante anche per il caldo. Ma ricordate cosa era andare in ferie? da delirio: inscatolati in abitacoli risicati, col sole addosso, pieni di pacchi dappertutto e con le valige sul fatidico portapacchi. Io avevo sempre il terrore che i pacchi volassero via alla prima frenata. Ora non so quanto resisteremmo viaggiando a quel modo. Tutto è deformato dalla memoria che ci fa sembrare fantastico un passato lontano. Eppure mi piacerebbe stare per settimane in città senza i rumori dei motori, con la possibilità di poter attraversare le strade senza troppi patemi d’animo. Proprio vero che ogni nuova cosa se ti dà da una parte, ti toglie dall’altra.

Il Braille celebrato come un illustre defunto, più che praticato.

Recupero un articolo di Davide Cervellin, un imprenditore non vedente di Tyflosystem, azienda che produce e importa ausili per disabili, per confutare alcune considerazioni e svilupparne altre.

Lui sostiene che la nostra generazione di non vedenti si è macchiata di alcune colpe:
quella di aver ricevuto più di quello che ha dato.
quella di aver cercato il protagonismo piuttosto che aver lavorato sodo,
quella di aver scimiottato i comportamenti negativi dei nostri politici dilapidando crediti e benessere.
Questo è vero per tutte le generazioni: i padri creano, i figli il più delle volte mantengono o dilapidano: questo perchè ciascuno agisce in funzione del tempo in cui vive e spesso non condivide i valori dei padri.

Mi concentro però sull’ultima colpa che Davide attribuisce alla nostra generazione di non vedenti: quella di celebrare il Braille più che praticarlo: quanto è vero, in tutto il nostro bel paese assistiamo ad un fiorire di convegni, dibattiti, tavole rotonde sul Braille e la sensazione è quella che venga celebrato come se fosse già morto; in memoria di.

Chi vede, deve sapere che la scrittura braille, che ha rappresentato una autentica rivoluzione nella storia di emancipazione dei non vedenti, è praticata più o meno come la frequentazione delle nostre chiese cattoliche: il 10%, forse anche meno.

Le cause? l’impressione che le sintesi vocali lo possano sostituire, la scarsa o nulla conoscenza del Braille da parte degli educatori, insegnanti di sostegno e alcuni di loro lo sconsigliano, la minore predisposizione al sacrificio in generale. Ricordo i commenti ad un video sul Braille che avevo pubblicato durante una manifestazione dell’unione ciechi: “ok bravo ma, cosa continui a parlare del Braille che tanto ormai con l’iphone si fa tutto”. E’ sconsolante notare, da informatico, che un tempo per studiare avevamo tavoletta Braille, valigiate di libri Braille ma la motivazione era tale e tanta che non ci occorreva altro per studiare. Ora abbiamo pc, sintesi vocali che quasi non le distingui da quelle umane, intelligenza virtuale, iphone che ti leggono semplicemente dalla telecamera, navigatori sempre più performanti, elettrodomestici parlanti, e siamo diventati pigri mentali.

Ora che potremmo fare di tutto, finiamo per non fare quasi niente. Il tono è ovviamente provocatorio ma, è sconsolante vedere le potenzialità ma non i risultati; salvando e lodando naturalmente le eccezioni.

Seeing Ai: una strepitosa app per riconoscere testi e oggetti.

Da qualche tempo già utilizzo con grande soddisfazione la app Seeing ai. Disponibile per iphone e sviluppata da Microsoft, che può riconoscere testi attraverso la telecamera, senza scattare le foto, semplicemente puntandola sul foglio. Si possono riconoscere documenti con una maggiore precisione scattando una foto con una guida vocale che permette di mettere a fuoco il testo. Può riconoscere i qr code e i codici a barre dei prodotti, può descrivere uno scenario, riconoscere le banconote, dare un beedback sonoro della luminosità e perfino riconoscere, ancora con difficoltà, gli scritti a mano.
Sviluppata da Microsoft appunto, è basata su algoritmi che utilizzano il riconoscimento visivo: sono così sofisticati da riuscire anche a capire l’umore delle persone.
L’intelligenza artificiale che colora le tue foto in bianco e nero.
Il riconoscimento visivo da parte delle intelligenze artificiali non viene applicato soltanto per ragioni di sicurezza. Infatti, questo tipo di tecnologia viene messa in campo anche per aiutare le persone ipovedenti o non vedenti. SEEING AI è un’applicazione che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale (basati sul deep learning), per riconoscere gli oggetti e descrivere il loro aspetto con una traccia audio. In questo modo, gli utenti possono riconoscere il mondo che li circonda.
Lanciata nel 2017 da Microsoft e disponibile solo per iOS, SEEING AI ha una nuova funzionalità che permette agli utenti di “toccare quello che hanno davanti”. Infatti, una volta toccato l’oggetto o il soggetto sullo schermo, è possibile ascoltare una loro descrizione.. E se si tratta di una persona in carne ed ossa «l’app riesce a descrivere l’aspetto fisico e a prevederne anche l’umore», ha scritto in un post il responsabile del progetto Saqib Shahik. Infine, la descrizione vocale permette anche di ricostruire la distanza tra un oggetto e un altro.
In pratica, scattando la foto di una stanza ad esempio, poi è possibile esplorarla col dito individuando gli oggetti: la porta, la scrivania e gli altri oggetti riconosciuti.
Il riconoscimento visivo era già presente nella prima versione dell’applicazione, ma con la nuova funzionalità è possibile aggirarsi per gli spazi e gli ambienti per capire dove sono gli oggetti o le persone che, ad esempio, possono essere viste solo muovendosi verso di loro. Insomma, l’app vuole offrire un’esperienza completa della realtà che circonda l’utente.
In questi ultimi giorni, Google ha reso disponibile LOOKOUT: un’applicazione che funziona in modo molto simile a SEEING AI. Disponibile sui telefoni Pixel (per ora solo negli USA), fornisce informazioni sugli oggetti inquadrati dallo smartphone.
Confidiamo in una prossima traduzione in italiano per apprezzarne ulteriori possibilità.

https://itunes.apple.com/it/app/seeing-ai/id999062298?mt=8

Telegram finalmente accessibile anche ai non vedenti.

Non è una notizia così rilevante in quanto riguarda una esigua minoranza di persone, ma testimonia una inversione di rotta importante: sensibilità o esigenze commerciali? Dal 27 febbraio comunque, telegram è parzialmente accessibile ai non vedenti. Come noto, gli sviluppatori russi di telegram, hanno da sempre ignorato tutti gli appelli, le petizioni per rendere accessibile la loro app. Così, alcuni sviluppatori iraniani avevano creato Telelight solo per android per il fatto che in quei paesi telegram è ancora più utilizzata che da noi. Di fatto, telegram ha innumerevoli funzioni che lo rendono unico e molto più performante di whats app. Ancora non si possono utilizzare a pieno tutte le funzioni ma, la strada è aperta.
Ma cos’è telegram e cosa può fare di più e di meglio rispetto a whats app?
Telegram è una app multipiattaforma che funziona per android, ios e windows. E’ una seria concorrente di messenger e whats app con diverse possibilità che solo ora whats app cerca di emulare. Si tratta di una via di mezzo tra messaggeria immediata e un social network, già utilizzata da milioni di persone.
Ma cosa si può fare con Telegram che non si può con whats app?

  • La qualità delle conversazioni telefoniche, grazie ad un particolare algoritmo, è indubbiamente superiore,
  • si possono inviare chat segrete, messaggi foto e video che si autodistruggono dopo un certo tempo, con buona pace di fidanzati e fidanzate,
  • da tempo si possono inviare allegati: doc, txt, pdf eccetera,
  • i canali sono delle chat pubbliche tematiche divisi per argomento,
  • recentemente sono stati integrati i Bot: una sorta di applicativi programmati per rispondere a quesiti specifici, si possono chiedere così orari di apertura dei cinema, voli aerei, e molto altro.
    Si possono avere più account e sempre nuove funzioni vengono implementate.

Far conoscere il vino ai ciechi e ai non vedenti.

Questa notizia mi ha incuriosito, perchè, non è che i non vedenti non conoscano il vino; qualcuno potrebbe conoscerlo anche molto bene. Mi fa piacere che ci sia una collaborazione più stretta tra associazioni per promuovere corsi speciali per avvicinare i ciechi e gli ipovedenti al vino. Ma cosa ci sarebbe di specifico e di diverso da imparare? La mia è ignoranza: forse il colore è una caratteristica fondamentale per comprendere, contrariamente all’olio le cui caratteristiche organolettiche che si scoprono solo lasciando il giudizio alle papille gustative; e allora! per il vino? chissà! Ma passiamo all’articolo.

Cronachedigusto.it del 25-02-2019

Far conoscere il vino ai ciechi e agli ipovedenti: siglata la prima intesa nazionale

L’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino – Onav e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – Uici hanno firmato il primo protocollo d’intesa nazionale per una collaborazione più stretta e continuativa tra le due associazioni con l’obiettivo di promuovere corsi speciali di avvicinamento al vino dedicati a ciechi e ipovedenti.

Dopo il successo dei corsi di Verona e Brescia nel 2018, dove il corso speciale riservato ai non vedenti e ipovedenti ha avuto un notevole successo di partecipazione, le due associazioni hanno deciso di confermare la proficua collaborazione. I responsabili del progetto, tra cui Pia Donata Berlucchi, Vice Presidente Onav, che si dedica con passione al coordinamento di tutti i progetti sociali dell’associazione, hanno studiato il primo corso per Assaggiatori di vino comune in tutta Italia dedicato ai soci Uici. Si tratta di moduli composti da 9 lezioni di 3 ore, dove docenti altamente qualificati, gli stessi dei corsi tradizionali Onav, guideranno gli aspiranti Assaggiatori alla scoperta del mondo del vino, supportati dal testo di studio tradizionale tradotto in braille o in formato audio. Anche il costo della partecipazione al corso per ciechi e ipovedenti sarà speciale e ridotto rispetto a quello storico (170 euro).

“Nel nostro programma, stilato proprio recentemente in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio – spiega il Presidente Onav Vito Intini – abbiamo inserito ufficialmente un canale preferenziale verso il sociale. Alla base di progetti come questo, c’è la forte volontà di tutti i soci della nostra Organizzazione di promuovere una cultura del vino e del bere consapevole realmente aperta a tutti, che consenta l’abbattimento di ogni barriera”. “La scelta di avviare un collaborazione fra Uici e Onav – dichiara il Presidente Uici Mario Barbuto – nasce dal desiderio di offrire a tutti i nostri associati la possibilità di accedere a un percorso formativo degustativo su una delle eccellenze del nostro Paese, il vino. La disponibilità e la sensibilità con cui i dirigenti dell’Onav si sono avvicinati al nostro mondo potrà sicuramente essere foriera di belle sorprese non ultima, per esempio, quella della nascita di un nuovo sbocco occupazionale con percorsi aggiuntivi specializzanti. Per il momento accontentiamoci di apprendere i primi rudimenti per riconoscere gli aromi e il gusto di quello che molto spesso ci servono a tavola. Gli auspici di partenza mi sembrano favorevoli con la speranza che possa nascere un nuovo modo di conoscere e capire la nostra vita, il nostro mondo che da circa 100 anni l’Uici rappresenta”.

Come sogniano i ciechi e cosa?

Spesso le persone si incuriosiscono dopo aver superato la soggezione iniziale e mi chiedono molte cose: alcune divertenti del tipo “come fai a vedere”? oppure “come puoi vivere senza i colori”, ma quella più ricorrente è proprio questa; “come sogni e soprattutto cosa”. Rispondo volentieri, prima con le risposte degli studiosi e poi con le considerazioni della mia personale esperienza.
Dell’interrogativo riguardante le modalità in cui sognano le persone non vedenti se ne sono occupati i ricercatori del Laboratorio del Sonno della Facoltà di Medicina dell’Università di Lisbona; gli studiosi sono giunti a una curiosa e inaspettata conclusione stabilendo che i sogni che animano il sonno delle persone non vedenti dalla nascita… Sono uguali a quelli di chi vede!
Lo studio dell’università portoghese ha integrato i precedenti studi in materia, che trattavano l’argomento dal punto di vista psicologico, con altri metodi di analisi. I ricercatori, in effetti, hanno utilizzato strumenti di misurazione dell’attività onirica sia qualitativi che quantitativi, arrivando a scoprire che i non vedenti, nei loro sogni, visualizzano le immagini proprio come i normodotati, seppur non ne abbiano mai avuto esperienza.
Helder Bértolo, biofisico responsabile dello studio, afferma che come per i vedenti, anche nella fase REM del sonno dei non vedenti ad attivarsi sia la corteccia visuale occipitale, ovvero quella parte del cervello in cui arrivano le immagini. Questo starebbe a significare che anche nei ciechi l’attività onirica è visuale.
Altra “prova” del carattere visuale dei sogni dei soggetti non vedenti dalla nascita è scaturita, sempre nello stesso studio, dalla cosiddetta analisi grafica dei disegni sui sogni realizzati dai volontari (sia ciechi che non) realizzati al risveglio. I ricercatori spiegano che, prendendo come esempio il disegno della figura umana, tra vedenti e non vedenti l’analisi grafica mostra come su ben 51 linee di identificazione grafica, l’unico elemento discordante lo si ritrova nella parte delle orecchie, che i non vedenti disegnano nettamente più grandi (probabilmente perché toccate nel processo di riconoscimento di una persona).
Appurato che i non vedenti sognano esattamente come i vedenti, è normale porsi un’altra domanda: come fanno i ciechi a vedere (seppur in sogno) cose che non hanno in realtà mai visto? La comunità scientifica, per ora, fa solo ipotesi. Si pensa, infatti, che le immagini possano generarsi dalla “cooperazione” tra l’attività della corteccia visuale con l’attività degli altri organi sensoriali, quali tatto, udito, olfatto e gusto. Non è poi escluso, però, che l’essere umano possieda una sorta di banca dati di immagini “innate”, utilizzate per preservare la specie.
Pubblicata su “Cognitive Brain Research”, la ricerca del laboratorio del sonno dell’Università di Lisbona è stata premiata al congresso della Società Europea di ricerca sul sonno.
In un certo qual modo i sogni sono una riproduzione, più o meno fedele, della realtà che viene percepita durante la veglia; ad esempio, mentre guido la macchina in sogno, non vedo le altre macchine che sfrecciano ma, semplicemente, non vado a sbattere e giungo al luogo prefissato, fantastico no? Quindi, il modo di sognare dei ciechi è pressoché simile alla percezione che essi stessi hanno della realtà quando sono svegli: ambienti, luoghi, persone, voci, impressioni tattili, emozioni, situazioni reali o inverosimili… l’unica differenza è che, a volte, nei sogni sai già quello che stai vivendo e che ti circonda, quindi non hai bisogno di toccare l’ambiente in cui ti trovi per esplorarlo e per capire dove sei.
Non ho mai sognato di vedere o di acquistare miracolosamente la vista. Ho fatto i sogni più assurdi in cui diventavo di tutto o mi capitava l’inverosimile; ma nei miei sogni ero e sono stato sempre cieco, avendo, quindi, percezioni e comportamenti dacieco.
Tra l’altro, altra curiosità, per molti ciechi dormire spesso è un vero problema.
Otto ciechi su dieci (esattamente l’ottantatre per cento, secondo una recente inchiesta condotta in Francia), si lamentano, sia di dormire male, sia di aver difficoltà a mantenersi svegli. Il disturbo è già presente nei bambini ciechi.
La natura ciclica di questa particolare insonnia, suggerisce come causa un difetto di sincronizzazione di quel ritmo (sonno/veglia) detto “circadiano” (cioè di quasi un giorno).
Il naturale succedersi della luce e dell’oscurità, fornisce ai vedenti gli elementi chiave per regolare quel ritmo di 24 ore che chiamiamo “ritmo biologico”. I segnali luminosi che giungono alla retina vengono convogliati al sistema nervoso centrale, fino a raggiungere l’orologio biologico centrale, localizzato in un nucleo di cellule nervose posto al di sopra del “chiasma ottico” (l’incrocio delle vie ottiche centrali) detto quindi “nucleo soprachiasmatico”. Questo nucleo è localizzato, a sua volta, nella zona dell’ipotalamo, una delle aree più cruciali per la regolazione delle funzioni vegetative.
Per un cieco, spesso, non è sufficiente l’uso di sveglie, adattarsi a ritmi di lavoro costanti, compiere pasti e sonno ad ore regolari per mantenere un ritmo “circadiano”. Malgrado ogni sforzo, esso tende a slittare in una condizione chiamata “di ruota libera” dominata dal ciclo naturale, che è più lungo di circa mezz’ora di quello planetario, e che tende a dominare su questo.
Tale errore tende a divenire costante, portando l’individuo fuori orario normale.
Circa una volta ogni due settimane, a volte anche meno, infatti, a me (che già normalmente mi addormento tardissimo!) capita di passare la notte completamente in bianco… altro che sogni, e, quando non dormo, penso a cosa scrivere nel blog o a quale video fare sul canale youtube.

Il Braille al microscopio, parte quarta: evoluzione continua.

Evoluzione continua del Braille
Il Braille è giovane, ha quasi due secoli, altro che vetusto e superato. Diversamente da come può sembrare, il Braille non incontrò i favori che possiamo credere. Per qualche tempo sembrò che il sistema dovesse morire col suo inventore; avversato dagli stessi educatori vedenti che lo consideravano ulteriormente emarginante. Persisteva l’idea che il Braille rendesse i ciechi dei diversi, come se a creare diversità fosse il sistema e non la minorazione sensoriale.
Tale idea la si trova concretizzata nell’accoglimento verso il sistema ideato dall’inglese William Moon, divenuto cieco a 21anni, il quale nel 1845 mise a punto un sistema tattile che si basava sulla rappresentazione delle lettere dell’alfabeto in rilievo, modificate e semplificate
per migliorare la percezione tattile: 5 lettere erano ridisegnate completamente, 14 modificate
parzialmente e 8 rimaste invariate.
Nel 1847, in Inghilterra, fu pubblicato il primo libro stampato col sistema Moon e l’idea ebbe un successo che perdurò. Ancor oggi, alcuni sostengono che chi è divenuto cieco in età avanzata, incontrerebbe meno difficoltà nell’apprendere la lettura col Moon piuttosto che col Braille.

Nel 1868, quattro studiosi non vedenti, guidati dal Dr. Thomas Armitage, fondarono la “British and Foreign Society for Improving the Embossed Literature of the Blind”. Questo piccolo gruppo di amici crebbe fino a diventare il RNIB (Royal National Institute for the Blind) il maggior sostenitore del Braille in Europa e la più grande associazione inglese dei ciechi.

Il Braille, in Francia, a metà del XX secolo, ebbe il riconoscimento dello stato. L’ONU, nel 1952, l’ha proclamato sistema universale di lettura e di scrittura dei ciechi.
Attualmente il Braille è utilizzato in quasi ogni lingua conosciuta e perciò è un sistema che ha avuto delle implementazioni nel tempo.
Quando Louis Braille mise a punto il primo alfabeto, lo fece basandosi su quello francese ed i segni erano bastanti per l’alfabeto. Col tempo e mano a mano che il Braille veniva adottato da altri Paesi, per esigenze di altri alfabeti, il codice originale ebbe delle implementazioni con nuovi segni.
Ciò è stato possibile perchè, come è poi stato dimostrato, la codifica di Louis Braille è di tipo “binario”, ossia ricorda quella che, molti anni dopo, si utilizzò per i calcolatori elettronici che tutti noi conosciamo.

Attualmente l’U.N.E.S.C.O. ha un comitato permanente con il compito di adattare il Braille alle diverse lingue.
Come detto, il Braille fu arricchito di nuovi segni, man mano che nuovi alfabeti e nuove regole imponevano nuove espressioni.
Con l’avvento dell’informatica si presentò un nuovo problema, come adattare la segnografia del Braille, basata sui 6 puntini, quindi 64 combinazioni possibili, in una sola cella, alle 256 combinazioni dell’alfabeto informatico ASCII (American Standard Code for Information
Interchange ). Si trovò una soluzione e nacque il Braille informatico, basato su 8 puntini.

Se vi capiterà quindi di sentire qualcuno che parla di Braille informatico, è corretto, perchè anche tra i ciechi ci sono dei programmatori informatici.
E grazie a questo adattamento, l’informatica ha reso più giovane e duttile il Braille, eliminando quei limiti di cui accennavo negli articoli precedenti: peso e costo dei libri e del processo di produzione, deterioramento dei puntini, impossibilità di accedere alla gran parte della cultura. Da quel momento è stato possibile produrre stampanti a prezzi sempre inferiori, display Braille nei quali si possono immagazzinare centinaia di libri e documenti e che possono tradurre gli schermi dei pc e degli smartphones.
Anche in Italia ci sono stati degli aggiornamenti dei segni e quelli riportati nella tavola seguente, sono quelli in uso dal 1998, dove ci sono un paio di piccolissimi cambiamenti rispetto al codice precedente, codice tuttora largamente usato dai ciechi italiani.

Braille informatico a 8 punti.

Testi ed immagini da ” Braillaltramente” di Antonio Azzalin – Edibraille – 2015 e ristampa 2016.

Il Braille al microscopio: parte terza.Ma prima del Braille?

Oggi è il giorno del metodo di lettura e scrittura per non vedenti: il Braille. Ma prima, come si o non si scriveva, leggeva, si o non si istruivano i non vedenti.

Per molti secoli, il conciliare lettura e scrittura per ciechi, in un unico sistema, sembrava un ostacolo insormontabile e senza soluzione. Già nell’antichità si considerava l’immagine mentale del reale, quella percepita attraverso la vista. Le scritture erano una interpretazione grafica di linguaggi dei segni che rappresentavano visivamente oggetti o situazioni. L’associazione della scrittura coi simboli visibili, per millenni, ha escluso il cieco dal produrre delle sue scritture, nonostante il mito ci parli di ciechi poeti ed indovini e la storia ricordi ciechi valenti in matematica e musica. Pertanto la comunicazione tra ciechi o tra ciechi e vedenti, era per via orale o affidata alla scrittura di vedenti. Questa è una delle ragioni per cui non ci sono scritti vergati e tramandati da persone non vedenti. Passarono dei millenni prima che il problema della rappresentazione scritta, basata su rappresentazioni grafiche con metodi e codici fondati su altra percezione sensoriale diversa dalla vista, trovasse sperimentatori per una soluzione valida. Tra i diversi ricercatori, il gesuita, matematico e naturalista italiano, Francesco Lana de Terzi (1631-1687), che ideò un sistema con un codice che non si fondava sulla riproduzione in rilievo delle lettere dei vedenti, ma su un suo particolare alfabeto tattile che, purtroppo, il suo ideatore non comprese che il tatto riconosce meglio il punto della linea.

Un altro tipo di risposta al problema, venne daltipografo francese Pierre Morreau, il quale ideò, nel 1640, un suo sistema basatosulla lettura con caratteri mobili. Le varie proposte solutive e la crescentecoscienza verso i più deboli, ci porta nella Francia della seconda metà delSettecento, periodo nel quale la società è all’alba di importanti cambiamenti. Inquel periodo si erano avuti dei movimenti pedagogici in favore dei sordomuti,ed in misura minore in favore dei ciechi. Intorno al 1780, a Parigi, viveva Valentin Haüy, direttore dell’Istituto dei Ciechi, pare che rimase colpito dadei ciechi suonatori ambulanti, vestiti in modo ridicolo per divertire ilpubblico. Fu molto impressionato da come i ciechi riconoscessero al tatto lemonete date loro in elemosina. Da questa osservazione Valentin Haüy intuì chese i ciechi distinguevano le monete col tatto, avrebbero potuto farlo anche conle lettere dell’alfabeto. Tradusse in pratica l’idea, mise a punto e sperimentòcon successo un sistema tattile, basato su delle lastre metalliche, sulle qualierano incisi i caratteri che poi venivano impressi su fogli di carta inumidita.Era un sistema di lettura per ciechi, a segni orizzontali. I libri stampati conquesto sistema erano grandi e pesanti, lunghi 60 centimetri eciascuno pesava più di 6 o 7 chilogrammi.

Nel 1786, orgoglioso della sua scoperta, Haüyintrodusse alla Corte di Luigi XVI i primi ciechi capaci di leggere, ma il Renon mostrò grande interesse. Nel 1787, sempre a Parigi, fu pubblicato il primolibro con questa tecnica, una pubblicazione che sintetizzava le teorie diValentin Haüy sull’educazione dei ciechi, con le quali sosteneva che letecniche ed i metodi educativi per i ciechi dovevano essere analoghi a quelliper i vedenti. Qualche anno dopo, nel 1791, la Costituente Francese dimostrògrande interesse e fondò l’Istituto dei Giovani Ciechi a Parigi. Però non tuttoandò bene per Valentin Haüy, ebbe situazioni e sorti non sempre favorevoli e lascuola venne chiusa. La scuola e le sorti di Haüy ebbero un andamento ed esiti,per certi versi, simili a quelli della Rivoluzione Francese. Al sistema diValentin Haüy va riconosciuto il merito d’aver cambiato la situazione che finoa quel tempo relegava il cieco al ruolo di assistito, portandolo a quello disoggetto di educazione. Come detto, era un’epoca in cui, sia nella stessaFrancia, sia in altri Paesi, cresceva l’attenzione per l’uguaglianza e spiegail motivo perchè ciò avvenga proprio in quel periodo, in cui avviene anche ilcambiamento del concetto di cecità che per lungo tempo aveva relegato il nonvedente in condizione di subumanità, principalmente dovuta alla preclusione all’accessoall’istruzione. Quindi la mancanza di cultura ed il pregiudizio nonriconoscevano al cieco parità di pieni diritti, e di doveri, come cittadinocapace di intendere e volere. Sempre in quell’epoca, furono fondate scuole diistruzione, educazione e preparazione professionale dei non vedenti, oltre chenella predetta Francia, anche in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda,Italia, Stati Uniti ed altri Paesi. Infine, sempre riferito all’epoca, nellasocietà avveniva una trasformazione che, da agricola, andava versol’industrializzazione (1780, James Watt inventa la macchina a vapore). Ilfattore lavoro investiva anche il cieco che, fino ad allora, poteva lavorarenei campi o nell’artigianato minore. Al lavoratore si richiedeva una crescenteprestazione fisica e sensoriale e pertanto ciò escludeva gli inabili. Torniamoalla ricerca di metodi; dopo quello di Haüy seguì quello dell’austriaco Johann Wilhelm Klein (1765-1848), il quale insegnava a Vienna il metodo inventato daHaüy e scoprì che il tatto è più stimolato dalla scrittura a puntini che daquella a tratto unico.

Un altro sistema, alquanto ingegnoso e basatosulla rappresentazione in rilievo con dei puntini, è quello dell’italiano Luigi Ballù e rappresentava un primo passo verso la scrittura da parte deiciechi. Il sistema di Ballù “riproduce” i caratteri del nero con una serie di puntiniin rilievo. Questa tecnica, anche se apprezzabile per la tattilità dei puntinie la leggibilità da parte del vedente, era di una certa complessitàrealizzativa da parte del cieco e comportava un dispendio notevole di carta edi tempo per scriverlo.

Sul sistema ideato da Ballù ci soffermiamo un po’in quanto merita qualche attenzione. Basato sulla giusta intuizione che ilpunto fosse più riconoscibile dell tratto, permetteva anch’esso, come per ilBraille, una forma di scrittura da parte dei ciechi ed una lettura sia da partedei vedenti, sia dei non vedenti. Purtroppo, presentava alcuni svantaggi,rispetto al Braille: non era semplice ed il numero elevato dei puntini non lo rendevafacile alla lettura tattile. Di seguito alcune immagini di scrittura Ballù,ormai una rarità, realizzate ai nostri giorni dal prof. Domenico

Scrittura Ballù.
Scrittura Ballù, altro esempio.

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