Attenzione a cosa si scrive

Prestiamo attenzione  a questa notizia perchè ormai scriviamo quasi esclusivamente le mail e sui social. I nostri scritti che un tempo finivano quasi sempre ai destinatari, ora possono essere letti e giudicati da persone che neppure conosciamo.

La sentenza della Cassazione.

La Corte di Cassazione con una recente sentenza ha consentito la piena prova per gli SMS e le email durante un giudizio.
In sostanza, la Cassazione ha considerato i messaggi di posta elettronica rientranti nelle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c.
Dunque formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime.

Posso disconoscerla?

Per il disconoscimento, tuttavia, non è sufficiente una generica contestazione, ma sono necessari elementi chiari, circostanziati ed espliciti che dimostrino la non corrispondenza tra la realtà fattuale e quella riprodotta.
Quindi attenzione a ciò che scrivete, perché potrebbe essere usato contro di Voi.
Sentenza n. 19155/2019

Elogio della leggerezza.

Perchè sempre ci si deve impegnare per essere migliori di quello che si è? tanto quelli che sono migliori di te tisgamano e lo sanno subito che sei peggiore e te lo fanno sapere. Tantovale essere se stessi, frase stra fatta: come se fosse semplice riuscire a strapparsi le mille maschere che indossiamo. E allora? Allora tanto vale agire come ci si sveglia, come viene. Ti senti impegnato e hai cose cruciali da dire e scrivere! bene, scrivile. Ti senti superficiale e vuoi fare e dire cose banali, frivole, insomma leggere! Va benissimo. Oggi, per dire, avevo voglia di leggere, ma libri leggeri, con storie poco significative o simboliche. E, senza indugio ho letto un libricino semplice e abbastanza breve da poterlo finire in 2 orette: il tempo di un film. Non dico neppure il titolo, non accendo neppure il pc per scrivere e mi affido all’iphone.

cosa sarebbe la leggerezza!

Sinceramente non lo so; tutto è relativo: per me è leggero un articolo di tecnologia, un racconto fatto bene, mentre per altri un giro in macchina o una cena fuori. L’importante è sentirlo come un piacere, il frutto di una scelta istintiva, senza ripensamenti. Siamo così bloccati dal senso del dovere, perlomeno io, che a volte crediamo che fare una certa cosaci possa fare addirittura piacere. Il piacere alla fine finiamo per non apprezzarlo e non capirlo pienamente. Troppi vincoli, troppi pensieri [seghe mentali], troppi rinvii, rimpianti, speculazioni ci opprimono. Siamo anche troppo dipendenti dai giudizi degli altri, non riusciamo in fin dei conti ad amarci. Chi si ama, credo, riesca a far cose impegnative o leggere perchè sa che lo fa un po’ anche per compiacersi.

Ferie finite, ma ci sono nuove energie e stimoli.

Guarda iLe ferie sono ormai archiviate e tornano le abitudini e i ritmi di sempre, e in fondo va bene così. Devo riconoscere però che quest’anno, ma in realtà accade sempre, le ferie sono state corroboranti sotto tutti i punti di vista. Ve le immaginate ferie per tutto il tempo, credo che alla fine si sogni il ritorno al tempo ordinario. 

Siediti e guarda il video

Perché ho ricominciato a scrivere

Ho ricominciato a scrivere, nonostante la grande scomodità di picchiettare sull’iphone, (o bisogna dire tappare sull’iphone). Ho ritrovato il gusto di fare qualche video, anche se raffazzonato e su cose molto leggere: le ferie appunto. Ecco, non ho letto molto: ci sono periodi nei quali si legge solo e non si scrive, altri in cui si fa l’esatto contrario; capita anche a voi?

Ho meditato, proprio allo scopo di fare un video su youtube e di lasciare qualche pensiero in questo piccolo spazio, al senso delle nostre ferie. Un tempo che fu le ferie non si facevano, forse mio padre le ha cominciate a fare in età matura. Oggi sono diventate indispensabili: fragili noi o stressanti e incalzanti questi ritmi che ci impone la società?

Il valore dell’introspezione

L’introspezione per capirci di più, per darci una scala di valori forse riusciamo a farla meglio in ferie, anche se possiamo e dobbiamo provarci a farla nel vortice dei nostri giorni: la cosiddetta Cella Interiore, sarebbe auspicabile, e questo sia per chi Crede che per chi vive tra mille incertezza. Comunque, per tornare leggeri, godetevi se volete le mie foto.

Come prendete gli appunti, o non li prendete più?

Quante lezioni e quante conferenze! Ho visto di tutto: c’è chi scrive come un forsennato riempiendo ancora a penna ogni angolo di fogli e quaderni; Altri si sono evoluti e scrivono su pc, smartphones a penna o con tastiere addizionali o con il touch. Qualcuno registra con registratorini digitali o con i soliti smartphones. Altri hanno deposto penne e sussidi vari e, semplicemente hanno smesso. Ascoltano, oppure tranquillamente si abbioccano fingendo di seguire attentamente. Così più conferenze seguiamo e meno tratteniamo.

Credo che si perda la capacità di ascoltare e sintetizzare i concetti che, se non li fissiamo in un qualsiasi modo li perdiamo per sempre. A me piace prendere appunti e mi piace scrivere delle sintesi evitando di afferrare concetti sparsi, slegati dal contesto. Ricordo che quando ero alle prime armi, rileggendo appunti dopo giorni, non capivo più diverse concetti e soprattutto alcuni passaggi Ho imparato col tempo e per necessità: specialmente all’università non ci sono più testi in Braille, la scrittura che utilizzo preferibilmente.

I registratori e le barre Braille

Il problema era per me la velocità. Quando scrivevo a mano in Braille, non riuscivo a stare dietro ai relatori o professori. Mi ero inventato un sistema di stenografia che, che però ero l’unico ad interpretare. Sono passato alle registrazioni. Bello all’inizio: evitata la fatica di scrivere ma, poi c’era la necessità di sbobinare. Un’ora di registrazione costava ore di sbobinamenti. Ho cercato software di cattura delle registrazioni con risultati scarsi: la registrazione per essere convertita in testo deve essere praticamente perfetta.

La barra Braille

Finalmente mi è venuta in soccorso la tecnologia. Ho acquistato una Barra Braille con un bel sacrificio, è molto costosa. La barra Braille è un apparecchio che trascrive in Braille il contenuto di uno schermo del pc. La generazione successiva è stata la Barra Braille con la possibilità di scrivere mediante una tastiera a 8 tasti e di memorizzare il tutto su memory card o chiavette usb. Poi, collegandole ai pc, è possibile riversarne il contenuto rendendolo disponibile in txt o doc per word. Finalmente posso scrivere ad altissima velocità e in modo quasi silenzioso prendendo appunti senza fatica. Bello prendere appunti ora, bello poterli rileggere, modificare e completare.

Quando non esistevano.

Smartphones ed affini.

Riporto uno stralcio di questo post. Non per nostalgia dei tempi andati: non credo a tempi migliori o peggiori. Solo credo che l’equilibrio sia una meta difficile da raggiungere ma importante. Quando devi scrivere e dare una risposta che viaggia per settimane o giorni, devi ragionarle per evitare fraintendimenti. Avete notato quanto sia facile essere fraintesi o fraintendere con un normale messaggino?

Quando non esistevano gli smartphone e l’adsl, le comunicazioni erano più lente e perciò i rapporti interpersonali suscitavano alcune emozioni forse sconosciute agli adolescenti di oggi. Incontrarsi con amiche e amici, darsi appuntamenti, rendersi rintracciabili erano tutte operazioni che avvenivano senza l’eterna presenza di cellulari, whatsapp e simili. Esisteva un’intensa vita di relazione, declinata in forme differenti rispetto al presente.

Ad esempio, non c’era l’opportunità di scattare fotografie in ogni secondo della propria esistenza e di postarle, a qualsiasi ora del giorno e della notte, su Instagram o Faccialibro. E forse è quasi superfluo aggiungere che non si perdeva tempo a fotografare infinite immagini di cibi e bevande – pizzette, calici di vino, piattini di pesce e alimenti vari. Non si sprecavano i limitati scatti delle vecchie pellicole per cose di questo genere: le fotografie, infatti, erano oggetti un po’ preziosi, proprio perché non immediatamente fruibili, e guardarle in compagnia costituiva un piccolo avvenimento. Il dato interessante è che non stiamo parlando di molti anni fa.

Ecco, qualche volta è bello e fonte di calde emozioni non poter avere tutto e subito.

Ebbene si: alla fine emigro.

Un caloroso saluto, forse meglio dire un rinfrescante saluto? a tutti i miei followers. Non mi sono mai direttamente rivolto a voi anche se siete una delle ragioni più importanti di questo blog: sgangherato, non accattivante e originale dal punto di vista estetico; ma il Mio blog.

Il titolo è, diciamo, simbolico. Emigro si ma non vado alle Maldive o a Tenerife. Semplicemente sposto il blog da wordpress’com a wordpress’org.

Cosa comporta questa transumanza? Sembra facile: cambi provider e loro ti trasferiscono gli articoli, i commenti, le impostazioni e, e i tuoi followers. Ah perfetto! faccio il tutto dopo ripensamenti, paghi subito, certo, porti gli articoli “ah ecco, dovrai reimpostare il tema e perdi formattazione, alcune impostazioni”; pazienza! si rifa. Gli articoli arrivano, poi se ne vanno dinuovo, sono 324 e un po’ mi dispiacerebbe; tornano, ma i followers? Niente! ci sono solo io. E allora? Allora cerchi tutorials, chiedi, apri tickets. Forse ce la farò a riportarvi nel nuovo blog che poi ha lo stesso indirizzo ma, al momento non riesco ancora. Invito, nell’attesa, ad iscriversi, per gli irriducibili, tanto so che non ci sono, entrando con lo stesso indirizzo. Così scrivo ancora qui che gli articoli ancora sono automaticamente condivisi. Allora ci si ritrova lì? Speriamo!

In pulman: scrivere non è facile! tra scossoni e frenate.

Riprendo a fissare le idee nella scrittura fuori casa. Già ho scrito in treno lasciando rifluire il fiume dei ricordi:

ora provo a scrivere in pulman e quasi mi scappa il cellulare a causa di 2 frenate decise che hanno frenato i pensieri che, come il pulman, ripartono. Sono di ritorno dall’ufficio dove ho parlato per 6 ore: quando esco ho bisogno di minuti e minuti di silenzio e il ulman svolge questa funzione con metodo. Mi diverto a riorganizzare il pomeriggio, spesso passo in rassegna i vari social, le mail e a volte provo a concentrarmi sul niente. I continui scossoni mi tengono sveglio. Oggi invece aggrappato al sedile scrivo e, dopo un rodaggio di salti che mi fanno spostare le dita sulla tastiera, riesco perfino a scrivere come se le dita fossero delle sporgenze del cervello. C’era un tempo in cui prendevo l’autobus per andare a scuola; premuto e spremuto, in piedi, aggrappato disperatamente er resistere agli spintoni, ai pestoni ma, visto dal trampolino dell’età, era anche divertente. Ogni cosa a suo tempo, oggi non resisterei più a quelle sollecitazioni: son in un pulmino quasi vuoto e apprezzo lo stesso: il silenzio, l’attesa del pranzo, il flusso pigro e stanco dei pensieri.

Manca l’ispirazione e non riesco a rebloggare.

Sono stato una settimana al mare: per riposare, per staccare e raccogliere le forze e l’isp_irazione per i nuovi progetti. Purtroppo, o per fortuna, esistono le variabili: quegli imprevisti, quelle situazioni che ti costringono a deviare dalla meta. Ho trovato sulla via 2 ostacoli: il primo. Non riesco più a scrivere con regolarità e non riesco a programmare e realizzare nuovi video per il canale youtube www.youtube.com/c/valterscarfia e forse è giusto così. Dopo aver macinato articoli per 90 giorni consecutivi è necessaria una pausa. Poi ho il peso di questo nuovo incarico che mi consuma energie positive. L’altro ostacolo è più tecnico, banale forse. Voi riuscite a rebloggare? Trovavo interessante questa possibilità: perchè c’è sempre e sempre ci sarà chi è più bravo, più informato e rebloggare non vuol dire copiare ma, umilmente e semplicemente riconoscere la maestria dell’altro. La condivisione poi è davvero la molla che arricchisce e forma. Proprio non riesco più e non mi piace selezionare, copiare e incollare; come se l’articolo fosse mio. Ci studierò e cercherò di capire. Nel frattempo, perdonate questo articolo per nulla contenutistico! .

Fare o non fare?

Oggi mi assilla un dubbio: ne scrivo qui perchè scrivere in un blog può servire anche a rischiarare la mente. Sono attivo in molti campi virtuali e non, partecipo a molte attività sociali di volontariato; forse a troppe. Credo che sia necessario in fondo sporcarsi le mani, impegnarsi quasi fino al limite, non lo faccio per cambiare il mondo, ma per mettere la mia goccia nell’oceano per risolvere qualche problema. Mettiamoci anche la passione per quello che faccio, la passione è una molla che ti fa compiere cose al di là della razionalità. A volte poi capita di farsi prendere un po’ la mano dall’iperattivismo con l’illusione che qualcosa cambi, che qualcosa si muova. Quando si supera il limite delle proprie forze e quando ci sono poche risorse perchè tutte già rastrellate, l’istinto sarebbe quello di fermarsi, rallentare.
Ecco, rallentare sarebbe auspicabile anche perchè, a parte l’inaridimento, la fatica, viene da pensare che per quanto uno faccia o si arrabatti, alla fine non cambia niente. Come scriveva Tiziano Terzani nel suo “la mia fine è l’nizio”, è un cerchio che si chiude: qualcosa cambia, si pensa che il progresso abbia prodotto dei risultati e ad un certo punto arriva un distruttore che cancella ogni cosa e si deve cominciare da capo. Allora meglio curare la crescita interiore? Meglio pensare a migliorare te stesso? Però, però, se pensi solo a te stesso migliori?