Attenzione a cosa si scrive

Prestiamo attenzione  a questa notizia perchè ormai scriviamo quasi esclusivamente le mail e sui social. I nostri scritti che un tempo finivano quasi sempre ai destinatari, ora possono essere letti e giudicati da persone che neppure conosciamo.

La sentenza della Cassazione.

La Corte di Cassazione con una recente sentenza ha consentito la piena prova per gli SMS e le email durante un giudizio.
In sostanza, la Cassazione ha considerato i messaggi di posta elettronica rientranti nelle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c.
Dunque formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime.

Posso disconoscerla?

Per il disconoscimento, tuttavia, non è sufficiente una generica contestazione, ma sono necessari elementi chiari, circostanziati ed espliciti che dimostrino la non corrispondenza tra la realtà fattuale e quella riprodotta.
Quindi attenzione a ciò che scrivete, perché potrebbe essere usato contro di Voi.
Sentenza n. 19155/2019

Quando non esistevano.

Smartphones ed affini.

Riporto uno stralcio di questo post. Non per nostalgia dei tempi andati: non credo a tempi migliori o peggiori. Solo credo che l’equilibrio sia una meta difficile da raggiungere ma importante. Quando devi scrivere e dare una risposta che viaggia per settimane o giorni, devi ragionarle per evitare fraintendimenti. Avete notato quanto sia facile essere fraintesi o fraintendere con un normale messaggino?

Quando non esistevano gli smartphone e l’adsl, le comunicazioni erano più lente e perciò i rapporti interpersonali suscitavano alcune emozioni forse sconosciute agli adolescenti di oggi. Incontrarsi con amiche e amici, darsi appuntamenti, rendersi rintracciabili erano tutte operazioni che avvenivano senza l’eterna presenza di cellulari, whatsapp e simili. Esisteva un’intensa vita di relazione, declinata in forme differenti rispetto al presente.

Ad esempio, non c’era l’opportunità di scattare fotografie in ogni secondo della propria esistenza e di postarle, a qualsiasi ora del giorno e della notte, su Instagram o Faccialibro. E forse è quasi superfluo aggiungere che non si perdeva tempo a fotografare infinite immagini di cibi e bevande – pizzette, calici di vino, piattini di pesce e alimenti vari. Non si sprecavano i limitati scatti delle vecchie pellicole per cose di questo genere: le fotografie, infatti, erano oggetti un po’ preziosi, proprio perché non immediatamente fruibili, e guardarle in compagnia costituiva un piccolo avvenimento. Il dato interessante è che non stiamo parlando di molti anni fa.

Ecco, qualche volta è bello e fonte di calde emozioni non poter avere tutto e subito.

Ebbene si: alla fine emigro.

Un caloroso saluto, forse meglio dire un rinfrescante saluto? a tutti i miei followers. Non mi sono mai direttamente rivolto a voi anche se siete una delle ragioni più importanti di questo blog: sgangherato, non accattivante e originale dal punto di vista estetico; ma il Mio blog.

Il titolo è, diciamo, simbolico. Emigro si ma non vado alle Maldive o a Tenerife. Semplicemente sposto il blog da wordpress’com a wordpress’org.

Cosa comporta questa transumanza? Sembra facile: cambi provider e loro ti trasferiscono gli articoli, i commenti, le impostazioni e, e i tuoi followers. Ah perfetto! faccio il tutto dopo ripensamenti, paghi subito, certo, porti gli articoli “ah ecco, dovrai reimpostare il tema e perdi formattazione, alcune impostazioni”; pazienza! si rifa. Gli articoli arrivano, poi se ne vanno dinuovo, sono 324 e un po’ mi dispiacerebbe; tornano, ma i followers? Niente! ci sono solo io. E allora? Allora cerchi tutorials, chiedi, apri tickets. Forse ce la farò a riportarvi nel nuovo blog che poi ha lo stesso indirizzo ma, al momento non riesco ancora. Invito, nell’attesa, ad iscriversi, per gli irriducibili, tanto so che non ci sono, entrando con lo stesso indirizzo. Così scrivo ancora qui che gli articoli ancora sono automaticamente condivisi. Allora ci si ritrova lì? Speriamo!

Scarfia nuovo presidente unione ciechi Alessandria.

Pubblico anche qui nel mio blog per tenere in mente la linea da seguire in questa ennesima sfida di presidente di una associazione gloriosa in difficoltà.

https://mag.corriereal.info/wordpress/2019/05/07/scarfia-nuovo-presidente-unione-italiana-ciechi-le-tecnologie-sono-fondamentali-ma-contano-di-piu-i-rapporti-umani-i-nuovi-progetti-alessandrini/

Catastrofico down sui social di Marchetto Zucchemberg.

Una tragedia per parecchi milioni di assidui frequentatori di Facebook, whats app e instagram. Da mezza europa è giunta una pioggia di comunicazioni allarmate: “i social non funzionano”. Per contro, i messaggi su Telegram sono aumentati in misura esponenziale. Chissà cosa accadrebbe se per una settimana i social si fermassero: qualcuno potrebbe anche suicidarsi, molte attività che ormai si basano sui social, subirebbero delle battute di arresto e le persone? Le persone si ritroverebbero con ore ed ore di tempo libero da non sapere come gestire. Vorrei quasi provare a starci io per una settimana senza i social per vedere fino a che punto ne sono stato intossicato: quasi quasi ……

Le nuove emoji sono più inclusive! ma servono?

Riporto l’estratto da un articolo dal “resto del Carlino” sulle nuove emoticons o emoji che saranno presenti sui nostri smartphones. Sono perplesso sulla necessità di creare sempre nuove emoji che dovrebbero servire poi a cosa? Va bene l’esasperazione dell’immagine, anzi non va bene per niente, ma l’immagine se dice qualcosa, ha bisogno sempre di essere approfondita. A meno che non si voglia rimanere sul piano della superficialità, e temo sia proprio così, la parola deve supportare l’immagine anzi è l’immagine che deve supportare la parola. Giudicate voi!

Il Resto del Carlino del 08-02-2019

La carica delle Emoji

Cani guida, bradipo, coppie interraziali e faccino che sbadiglia: ecco le 230 nuove icone delle emozioni 2019 Saranno integrate dai produttori di sistemi operativi e arricchiranno i messaggini sui nostri smartphone

BOLOGNA. Chi non riesce a fare a meno di arricchire un qualsivoglia messaggino, con faccine, fiori, animali, frutta (e chi più ne ha ne metta), presto avrà ancor più pane per i suoi denti. Nelle tastiere di smartphone e computer stanno infatti per entrare 230 nuove emoji, che come ogni anno, rispecchiano mode, costumi e umori del tempo. I pittogrammi del 2019, approvati dal consorzio Unicode che provvede alla loro standardizzazione, si preparano a inondare le chat di tutto il mondo. Un ventaglio di proposte che abbraccia gli argomenti più disparati: dalla gastronomia al tempo libero, passando per la musica e oggetti mai rappresentati in precedenza. Si segnala un’attenzione particolare alla disabilità, all’inclusività e al regno animale. Qualche esempio? Tra i disegnini spiccano la sedia a rotelle manuale e quella a motore, la persona sorda e l’apparecchio acustico, il non vedente, il bastone bianco, il cane guida, il braccio e la gamba meccanici. Nello zoo virtuale entrano l’orango e il bradipo, la lontra, la puzzola e il fenicottero, che ha imperversato la scorsa estate sulle spiagge, sotto forma di variopinti materassini. Tornando in ambito sanitario troviamo il cerotto, la goccia di sangue, che dovrebbe simboleggiare anche il ciclo mestruale, e lo stetoscopio. Altro tema evidenziato dai nuovi emoticon è l’introduzione delle coppie ‘gender inclusive’. È possibile selezionare diverse combinazioni di due persone che si tengono per mano: uomini, donne o di genere neutro, con varie tonalità di incarnato e capelli. Sul versante musicale arriva il banjo, in quello sportivo il paracadute, la scarpetta da ballo e la maschera con il boccaglio. Le icone dedicate alla cucina aprono alla multiculturalità, con il waffel, il felafel e il mate, cibi e bevanda entrati ormai sulle tavole di tutto il mondo. L’India è rappresentata con il sari, il tempio induista e la lampada diya. La comunicazione graficizzata forza persino i confini dell’opportuna riservatezza legata alla sfera sessuale, con un’icona nata per sintetizzare il concetto di ‘pene piccolo’, che ha fatto molto discutere i web addicted. Giorgio Triani, docente di sociologia all’università di Parma, studioso del fenomeno e autore del recente saggio Allegre apocalissi, commenta: «L’ampliamento continuo delle emoij esprime l’esigenza di una comunicazione sempre più veloce e anticipata. É come se ci fosse ormai la necessità di vivere di ‘anteprime’, in una realtà che resta comunque relegata al mondo virtuale. Secondo studi recenti, negli ultimi due anni sono stati prodotti, grazie al web, più dati di tutta la storia dell’umanità. Le faccine rappresentano la versione iconica di Instagram e ruotano intorno all’esasperazione dell’immagine, propria di questo momento storico». COSA ci stiamo perdendo professore? «Si perde in profondità e si rimane chiusi dentro a stereotipi. Non c’è non più niente di falso di quel detto che recita che un’immagine parli da sola. Un’immagine, seppur iconica, è sempre meritevole di un approfondimento», conclude l’esperto.