Fare o non fare?

Oggi mi assilla un dubbio: ne scrivo qui perchè scrivere in un blog può servire anche a rischiarare la mente. Sono attivo in molti campi virtuali e non, partecipo a molte attività sociali di volontariato; forse a troppe. Credo che sia necessario in fondo sporcarsi le mani, impegnarsi quasi fino al limite, non lo faccio per cambiare il mondo, ma per mettere la mia goccia nell’oceano per risolvere qualche problema. Mettiamoci anche la passione per quello che faccio, la passione è una molla che ti fa compiere cose al di là della razionalità. A volte poi capita di farsi prendere un po’ la mano dall’iperattivismo con l’illusione che qualcosa cambi, che qualcosa si muova. Quando si supera il limite delle proprie forze e quando ci sono poche risorse perchè tutte già rastrellate, l’istinto sarebbe quello di fermarsi, rallentare.
Ecco, rallentare sarebbe auspicabile anche perchè, a parte l’inaridimento, la fatica, viene da pensare che per quanto uno faccia o si arrabatti, alla fine non cambia niente. Come scriveva Tiziano Terzani nel suo “la mia fine è l’nizio”, è un cerchio che si chiude: qualcosa cambia, si pensa che il progresso abbia prodotto dei risultati e ad un certo punto arriva un distruttore che cancella ogni cosa e si deve cominciare da capo. Allora meglio curare la crescita interiore? Meglio pensare a migliorare te stesso? Però, però, se pensi solo a te stesso migliori?

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“La fine è il mio inizio”: pensieri liberi fuori dalla recensione.

Ho riletto con avidità il libro di Tiziano Terzani (la fine è il mio inizio) nell’edizione Audible con vari lettori che lo hanno reso ancora più coinvolgente. Ammiro ogni cosa di Tiziano Terzani, tra le pieghe dei suoi libri, possiamo reperire perle preziose e autentiche. In poco tempo ho letto 3 dei suoi libri. Rileggere per me è cosa rara, convinto come ero, che una volta letta una opera fosse giusto passare ad un’altra; e invece la rilettura apre ulteriori orizzonti perchè tra la prima lettura e la seconda è passata vita e sono maturate esperienze. Mi è piaciuto particolarmente lo scopo perseguito dall’autore di trasmettere ai figli e ai suoi lettori il suo testamento spirituale cioè: la sua vita, le sue illusioni e disillusioni. Ho amato quella sua apertura a tutte le culture e le religioni imbevendosene ma restando autenticamente fiorentino. Quel suo essere attratto sia dalle antiche civiltà che dalla tecnologia, quel saper prevedere situazioni o crisi. Il tutto con estrema semplicità affrontando temi tabù da sempre come la morte. Il cerchio ha inizio con la nascita e termina con la chiusura cioè la morte, che viene dal protagonista affrontata con tranquillità tipica di chi ha vissuto una vita fortunata e ora non si aspetta altro. Terzani qui esprime il suo credere in un Dio e nell’illuminazione intesa come risveglio dal torpore e dal sonno che pervade le nostre vite. Consapevole di aver vissuto una vita fortunata, ora vuole essere il nessuno, non più Terzani viaggiatore, scrittore, giornalista ma semplice uomo che vuole esser niente. “L’inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un’illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c’è progresso. Non c’è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.” Diversi i consigli che Terzani lascia al figlio attraverso quello che lui definisce un viatico perchè ognuno ha in sé una forma di immortalità relativa che si esplica attraverso una volontà di continuazione che solo la progenie può adempiere.
Folco prende nota dei consigli del padre che lo invita a vedere il mondo con i propri occhi, a cogliere la diversità e ad essere un uomo libero. È una confessione quella dunque che Terzani regala alla sua famiglia e ai suoi lettori per invogliare gli uomini a vedere un mondo migliore, un ultimo regalo dell’autore. Nel 2011 dal libro è stato tratto un film omonimo “La fine è il mio inizio” (Fandango), con Bruno Ganz e Elio Germano.
Sono stato talmente coinvolto dal suo ondeggiare tra il fatalismo e l’efficentismo, che per qualche giorno non sono riuscito a passare ad altri libri. Inizialmente mi ha spiazzato la sensazione spiacevole che a nulla vale il nostro lottare, argomentare, criticare: tanto il progresso, così mitizzato dal pensiero occidentale, porta a ripetere guerre, errori e prima o poi arriva il “distruttore” che rimette tutto in discussione. Poi ho capito che dobbiamo llavorare più su noi stessi che sugli altri, dare meno importanza all’esteriore e, semplicemente adoperarci per fare al meglio il proprio dovere. Sarà banale ma è proprio vero che la chiave sta nel mezzo tra due posizioni estreme. Arricchire se stessi quindi, per arricchire tutti e ho ripreso a coltivare le mie passioni.

Distratti dalle distrazioni che ci distraggono.

Scrivo di getto, qui sull’iphone. Oggi vivrò una giornata intensa, caotica: aggressiva. Ho letto prima di cominciare questo giorno, un frammento del libro !la fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani. Lo sto leggendo per la seconda volta e questo mi accade raramente. Mi ha colpito la frase riportata nel titolo che sarebbe poi una citazione di S. T. Eliot. I nostri pensieri sono corti, veloci, superficiali. L’uomo naturale, quello che può permettersi di stare ore all’aperto osservando la natura, è più autentico e per questo meno aggressivo. Noi, appunto, siamo troppo distratti dalle distrazioni che ci distraggono. Cominciamo dal silenzio, dalle televisioni spente; che ci vuole! Prima però, lasciate che guardi il telegiornale, per sapere cosa succede, ovviamente.

SI, VIAGGIARE MA….

Riporto una serie di intuizioni fulminanti scritte da Tiziano Terzani, indimenticato giornalista, sul viaggiare: perché si viaggia? In cosa consiste la strana inquietudine che ci prende prima di intrapprendere un viaggio, cosa si prova viaggiando. Terzani annota questi pensieri al volo negli anni novanta e, ciò che scrive ha ancora una forza di introspezione ricca per noi.

“Per me viaggiare è un modo di scappare dal conosciuto in cerca di qualcosa che non conosco… un modo per scappare da casa per cercare casa. « La strada è casa », dice Chatwin”.

“Di solito i viaggiatori scrivono di sé, come Naipaul, del mondo che si sono lasciati dietro o di quello che hanno davanti. Io viaggio perché mi rendo conto di non avere granché dentro di me e mi sarebbe impossibile voyager autour de ma chambre”.

Il viaggiatore, quello che non percorre le rotte turistiche, quello che si prende un po’ di tempo per conoscere e sperimentare, ha un suo bagaglio interiore, una sana curiosità e sete di conoscenza e il viaggio lo arricchisce facendolo crescere.

Ma continua: “Viaggiare è un’arte. Il problema è che oggi viaggiano tutti e con ciò si rovina il mondo, si inviliscono i veri viaggiatori. Ancora all’inizio del secolo si viaggiava senza passaporto, ma con un biglietto da visita, una lettera di presentazione.

Anche l’utilità del viaggiare è scaduta. Sven Hedin era corteggiato da Hitler per quel che sapeva; Richthofen era influentissimo per il suo aver viaggiato in Cina. In India ci andavano in cerca di spiritualità. Oggi coi satelliti non c’è più bisogno di viaggiatori.

Eppure i viaggiatori continuano a esistere perché, profondo nella psiche, si cela l’archetipo di tutta la mitologia: Gesù che

sempre viaggia; il figliol prodigo, l’eroe delle leggende, è il figlio degli dei che si perde e che torna dopo un lungo peregrinare.

Il sogno di ogni viaggiatore è di arrivare là dove nessuno è stato.

Le valigie con cui si parte sono diverse da quelle con cui si torna.

Le grandi gioie del viaggiatore: quelle del partire e quelle del tornare.

I               veri grandi viaggiatori seguono regole loro, spesso non scritte. Evitano gli altri, ma lasciano a volte tracce come per ingelosire chi passerà dopo, come i cani che marcano gli alberi per delimitare il loro territorio per dire: « Qui ci sono già stato ».

Adoro essere in mezzo alla folla, essere in incognito”.

Queste note, sono talmente interessanti che non ho potuto astenermi dal riportarle quasi integralmente. Vero è che viaggiando tutti a frotte intruppati nei voli charter o reclusi nei villaggi turistici, abbiamo svilito e sminuito il viaggio: i pensionati ballano il liscio a Varadero e questo è aberrante, oppure mangiano la bagna cauda nelle spiagge di Acapulco. Però i viaggiatori continuano ad esistere: quelli che sono in cerca, che cercano di capire usi e costumi, anche se la globalizzazione galoppante annacqua tutto. Ed è bello pensare che il Vero viaggiatore possa tornare con valige diverse da quelle con cui è partito.