Cosa piace di più delle ferie: quale è il senso?

Sono in ferie da qualche giorno e apprezzo diverse cose di questo periodo, per altro in una località gradevole. Ovviamente tutto concorre per trascorrere buone ferie: cibo, bellezza del luogo, comodità varie, possibilità di scoprire, viaggiare. Cosa però ci piace di più? Per cosa lasciamo le nostre case, ci assentiamo dal nostro lavoro?

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SI, VIAGGIARE MA….

Riporto una serie di intuizioni fulminanti scritte da Tiziano Terzani, indimenticato giornalista, sul viaggiare: perché si viaggia? In cosa consiste la strana inquietudine che ci prende prima di intrapprendere un viaggio, cosa si prova viaggiando. Terzani annota questi pensieri al volo negli anni novanta e, ciò che scrive ha ancora una forza di introspezione ricca per noi.

“Per me viaggiare è un modo di scappare dal conosciuto in cerca di qualcosa che non conosco… un modo per scappare da casa per cercare casa. « La strada è casa », dice Chatwin”.

“Di solito i viaggiatori scrivono di sé, come Naipaul, del mondo che si sono lasciati dietro o di quello che hanno davanti. Io viaggio perché mi rendo conto di non avere granché dentro di me e mi sarebbe impossibile voyager autour de ma chambre”.

Il viaggiatore, quello che non percorre le rotte turistiche, quello che si prende un po’ di tempo per conoscere e sperimentare, ha un suo bagaglio interiore, una sana curiosità e sete di conoscenza e il viaggio lo arricchisce facendolo crescere.

Ma continua: “Viaggiare è un’arte. Il problema è che oggi viaggiano tutti e con ciò si rovina il mondo, si inviliscono i veri viaggiatori. Ancora all’inizio del secolo si viaggiava senza passaporto, ma con un biglietto da visita, una lettera di presentazione.

Anche l’utilità del viaggiare è scaduta. Sven Hedin era corteggiato da Hitler per quel che sapeva; Richthofen era influentissimo per il suo aver viaggiato in Cina. In India ci andavano in cerca di spiritualità. Oggi coi satelliti non c’è più bisogno di viaggiatori.

Eppure i viaggiatori continuano a esistere perché, profondo nella psiche, si cela l’archetipo di tutta la mitologia: Gesù che

sempre viaggia; il figliol prodigo, l’eroe delle leggende, è il figlio degli dei che si perde e che torna dopo un lungo peregrinare.

Il sogno di ogni viaggiatore è di arrivare là dove nessuno è stato.

Le valigie con cui si parte sono diverse da quelle con cui si torna.

Le grandi gioie del viaggiatore: quelle del partire e quelle del tornare.

I               veri grandi viaggiatori seguono regole loro, spesso non scritte. Evitano gli altri, ma lasciano a volte tracce come per ingelosire chi passerà dopo, come i cani che marcano gli alberi per delimitare il loro territorio per dire: « Qui ci sono già stato ».

Adoro essere in mezzo alla folla, essere in incognito”.

Queste note, sono talmente interessanti che non ho potuto astenermi dal riportarle quasi integralmente. Vero è che viaggiando tutti a frotte intruppati nei voli charter o reclusi nei villaggi turistici, abbiamo svilito e sminuito il viaggio: i pensionati ballano il liscio a Varadero e questo è aberrante, oppure mangiano la bagna cauda nelle spiagge di Acapulco. Però i viaggiatori continuano ad esistere: quelli che sono in cerca, che cercano di capire usi e costumi, anche se la globalizzazione galoppante annacqua tutto. Ed è bello pensare che il Vero viaggiatore possa tornare con valige diverse da quelle con cui è partito.